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 Il pensiero della morte

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Anna rita



Numero di messaggi : 220
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MessaggioTitolo: Il pensiero della morte   Mar 20 Mag - 23:38

Del card. Martini esce in Germania "Colloqui notturni di Gerusalemme", editi da Herder. In un passo il cardinale dice che ha avuto diverse difficoltà con Dio, ad es. a proposito della Croce. Non riusciva ad accettare la morte di Gesù in Croce, e neanche la morte degli uomini, dopo quella di Gesù. Poi ha capito che " senza la morte non potremmo darci totalmente a Dio. Ci terremmo aperte delle uscite di sicurezza" E aggiunge anche:"Io spero di poter pronunciare nella morte questo SI' a Dio"
Non resta che affidarsi a Dio, credere alla sua Misericordia, sperare in Lui. Per poter arrivare ad accettare la croce man mano più autentica.
Nell'ultimo secolo le testimonianze di santi e veggenti parlano tutte di Misericordia di Dio. Solo credendo a fondo nella Misericordia ci si può dare totalmente a Lui, e si arriva ad accettare la Croce. Croce di dolore condiviso, di amore, di espiazione, di accoglienza: di gioia infinita nella pace infinita. Solo accettando la Croce si comincia a sperimentare la resurrezione. Non dobbiamo avere paura.
Maria in diverse apparizioni, al momento di lasciare il veggente, appare con la Croce di luce ineffabile, di gloria!
Preghiamo chiedendo la grazia di non avere paura, di ricevere la grazia di saperci affidare totalmente.


Mi permetto di aggiungere una specificazione, visto che Jean ha iniziato un nuovo argomento. .
Da queste parole del card. Martini che parlava della morte "finale", la fine della vita terrena, io poi ho allargato il discorso a tutti i tipi di morte, o meglio di croce, nostri od altrui. E pensavo all'accettazione della croce personale di ognuno, in ogni sua forma, ed anche all'accettazione - a volte molto più difficile e dolorosa - della croce che vediamo portare ad altri, e per i quali non possiamo fare niente che li tolga da tale sofferenza...(in tanti modi però ci è dato di condividere tale sofferenza, direttamente, o nella preghiera) Mi è sembrato che il senso ultimo che Martini dava alla morte "finale" è lo stesso che mi pare possano avere anche le nostre piccole croci quotidiane, che ci sembrano quasi delle morti, a volte, ma che sempre lasciano intravedere la Sapienza misericordiosa e l'Amore del Padre.
Come la Croce di Cristo testimonia.
Scusate se ho rubato ancora spazio.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il pensiero della morte   Mar 20 Mag - 23:46

Grazie Anna Rita,
Ogni essere umano è chiamato presto o tardi ad affrontare la morte, sua, degli altri, di Dio, di Gesù, La Morte. I Filosofi ci hanno sempre detto che era l'unica cosa sicura in questa vita! Bello, ma non riconfortante.
Per la Pasqua gridiamo di gioia (senza renderci conto troppo della drammaticità) dicendo: con la Sua morte ha vinto la morte!
Gli spirituali hanno fatto un passo in avanti. Dopo le grida di gioia, hanno meditato sulla morte. Chiamavano il sonno la piccola morte. Perché appunto quando uno si corica non sa niente di cosa diventerà! È per quella ragione che per la Preghiera di Compieta si chiede l'aiuto contro i nemici della notte.
Sant'Antonio meditava sulla morte, e spesso si presentavano gli spirituali (nella pittura) con un cranio!

Parentesi: Poi ogni atto fatto in Dio è una morte dell'uomo vecchio e una nascita dell'uomo nuovo! È partecipazione alla morte di Cristo e partecipazione alla Sua Resurrezione.
La Sofferenza nostra, se viene accettata (prendere la nostra croce), se viene unita alla potenza elevatrice e transformante della Croce di Cristo, fa si che la sofferenza e le piccole croci divento strumenti di cambiamento e di crescita… di trasformazione! Ma è la Potenza della Croce che lo fà. E solo qui si puo' parlare di esperienza!! Se no… non si capisce! (ma neanche si abusa di questo discorso parlando o consigliando gli altri, perché davanti alla sofferenza altrui è troppo facile parlare! È meglio tacere, pregare, e portare.)


Pensare alla morte era un consiglio dato al principiante nelle vita spirituale per appunto sia vedere la brevità della vita, sia allontanare le persone dai piacere terrestri, mostrare la vanità delle cose!
Ma è ovvio che per qualsiasi persona, è spesso con terrore e tremore che si pensa alla morte (propria o altrui).
Si dice anche che la morte cristiana (o la morte tout-court) è stata addolcita con la Morte di Cristo. La morte non è più la stessa!
Si parla anche della vera causa della morte: è l'età, la malattia (o altro) o l'amore (come un estasi). (vedere questo tema in san Giovanni della Croce (commento ultimo versetto della strofa 2 della FV), e in santa Teresina ("la malattia è una troppo lente conduttrice" preferisce l'Amore di Dio).
Gli antichi maestri spirituale consigliavano di mantenere sempre il "pensiero della morte" davanti a se! E invitavano a vivere la giornata come l'ultima giornata della vita! Per molte persone questo tipo di metodo è rinvigorante! Ma non per tutti forse!
Credo giusto dire che è normale nel nostro cammino spirituale di affrontare questa questione (con prudenza per chi non ha equilibrio mentale minimo!!!!) della morte. È normale passare dalla paura tremenda ad una certa pace (che non toglie niente del momento tragico e doloroso, grave, solenne, e un po anche assurdo (perché Dio non ha creato la morte))…
E' una grazia anche di vivere la morte in un Monastero di monache anche, ma pochissime persone hanno questa grazia! Perché li si vede anche a volte degli aspetti che rimangono un po' nascosti per i cristiani "medi" (morire circondati, minuto dopo minuto dai membri della comunità in preghiera, è quasi un lusso). Si vede questo aspetto che chiamerei addolcito!
Chi è in ospedale e vede ogni giorni dei morti, è ovvio che la cosa non è piacevole, e non è sempre "portata cristianamente".
Rimane una realtà grave, e dolorosa, ma aver affrontato la cosa dentro il cammino della vita spirituale è una tappa interiore al dialogo con Cristo, come viene segnalato per esempio sopra a proposito del Card Martini.
Credo importante di poter vivere un approfondimento spirituale per poter entrare con più forza nelle parole di Cristo: "chi crede in Me non morirà" (Gv) Eppure tutti sono morti! Allora di quale morte si tratta nel "non morirà"? o anche, quando la Sposa del Cantico dei cantici dice: "dormo ma il mio cuore veglia" (cioè, non dorme)… questo significa che la crescita spirituale del uomo nuovo, crea una nuova densità interiore di vita con Dio, che fa si che "ci svegliamo in Dio". L'anima risorge dalla morte spirituale, dalla lontananza di Dio.

Anche se non è abitudine nella teologia, mi piacerebbe molto qui menzionare tutte le esperienze di morte vicina, le cosiddette NDE (near death experience). Questo è un grande campo ormai aperto a tutte le scienze, anche ovviamente alla teologia e alla mistica. Cio' che mi colpisce molto durante queste esperienze di incontro con Dio, con esseri celesti ecc… è l'impressione fortissima indescrivibile di un Amore incondizionale, quasi insopportabile. Ho il coraggio di parlare di questo per la semplice ragione che nella mia vita ho incontrato abbastanza persone di fiducia che hanno vissuto questa esperienza che non ho dubbi di essa, e non ho dubbi anche dei suoi frutti dopo, dopo il ritorno alla vita "normale". La loro vita è radicalmente cambiata, a causa di questa esperienza mistica (degna delle grazie delle quinte mansioni).
Questa esperienza di Dio, nelle zone della morte clinica o quasi, sono un conforto e un oggetto di ricerca. Ci danno una diversa impressione di cio' che ci aspetta dall'altra parte.
E poi, ricordiamoci che in un certo senso, l'esperienza di san Giovanni apostolo del suo martirio mancato a Roma, può in un certo senso essere assimilata ad una NDE, ma comunque è certamente una Grazia mistica straordinaria che forse la Prima visione dell'Apocalisse può rendere conto. Ha scritto solo dopo questa grazia della morte!! Ma morire martire è morire con cottura giusta!! Non ancora mezzo cotto o crudo!

Pensiamo alle parole di Cristo, del catechismo e dell'Ave Maria: perseverare nella fedeltà fino alla fine, chiedere la grazia della perseveranza finale, e contare molto sulla Presenza e Preghiera di Maria nel momento della nostra morte: "e nell'ora della nostra morte".
Pensiamo a tutte le persone nascoste (spesso monaci monache) alle quali Dio affida la vicinanza mistica agli agonizzanti, per portarli nella preghiera, ma portarli interiormente. Cosi, non muoiano "soli"!

Sono soggetti che meritano attenzione, ma affrontiamoli con prudenza ed equilibrio.
A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Bellezza della morte   Mer 21 Mag - 0:01

Sono convinta che la morte non sia "il Male". Mi turba la sofferenza che la precede, quanto si debba soffrire per morire. Ma poi... è la liberazione. E' l'Inizio.
Mi commuove sempre, e mi riempie di felicità, la descrizione della bellezza della morte di diversi santi (Teresina per dirne una), e la bellezza fisica del viso di tali santi dopo la morte, la luce su tali visi. Esperienza che ho potuto sperimentare direttamente anche con una persona (certamente santa) che ho conosciuto. Come ho testimonianza ripetuta di come Gesù sia presente ai malati gravi, ritenuti "incoscienti", o a quelli in punto di morte, spesso. Nostra tremenda inadeguatezza nel non saper offrire il suggerimento a tutti i sofferenti di come è possibile aprirsi a tale esperienza.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Il pensiero della morte   Sab 1 Nov - 22:33

E' in libreria adesso il libro del Card. Martini di cui ho accennato sopra, edito in italiano. Contiene le conversazioni con un confratello gesuita a proposito di diversi argomenti direi fondamentali, oltre alla esperienza che il cardinale sta facendo della propria malattia e della prossimità della propria morte, nella speranza della fede, ma anche nello sgomento della piena umanità. Una testimonianza che tra l'altro mi pare si allacci, in parte, a quella data da Giovanni Paolo II
Anna rita
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il pensiero della morte   Dom 2 Nov - 1:36

Anna rita ha scritto:
E' in libreria adesso il libro del Card. Martini di cui ho accennato sopra, edito in italiano. Contiene le conversazioni con un confratello gesuita a proposito di diversi argomenti direi fondamentali, oltre alla esperienza che il cardinale sta facendo della propria malattia e della prossimità della propria morte, nella speranza della fede, ma anche nello sgomento della piena umanità. Una testimonianza che tra l'altro mi pare si allacci, in parte, a quella data da Giovanni Paolo II
Anna rita
Grazie Anna Rita....
C'è anche la Nuova Bibia che è uscita in Italia... (nuova edizione della CEI, rivista)
A presto
Jean
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