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 Legame tra Credo e Vita spirituale

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emanuela

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MessaggioTitolo: Legame tra Credo e Vita spirituale   Gio 22 Mag - 21:28

Caro Jean,
grazie per quanto ci spieghi circa le forme di Preghiera.
Vorrei chiedere per cortesia dove si può "posizionare" il Credo, una Preghiera speciale che come hai già detto in una occasione, riguarda molto da vicino la Preghiera del Cuore.
Grazie mille, a presto
Emanuela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Ven 23 Mag - 22:36

Cara Emanuela,

Non sono uno specialista della liturgia, ne della questione. Quindi la mia risposta è limitata. Direi questo:

Vediamo prima la questione del Credo, della sua nascita. Perché i due "Credo" che usiamo non sono dei tempi degli Apostoli. Sono ulteriori (quarto secolo il primo, quello di Nicea 325 e per il secondo probabilmente il VI secolo, "Quicumque", detto falsamente di Atanasio).
Si nota l'esistenza già nel Nuovo Testamento di piccole formule cantate di Credo (penso ad un passo di san Paolo quando parla a Timoteo: "Ricordati di Cristo…" (2 Tim 2,8 ) o anche a quella ai Filippesi nel capitolo 2)). E' solo nei secoli seguenti, quando c'è stata gente a contestare la divinità di Cristo, dello Spirito Santo ecc… che sono nati Credi più lunghi, con varianti nella struttura. (I più antichi hanno una struttura più contemplativa).
Nasce quindi il Credo nella Scrittura come testimonianza di Canti che avevano nelle loro preghiere (e il Canto è una preghiera cantata) che riassumevano la fede dei Cristiani. Al livello del contento avevano l'essenziale: morte e risurrezione di Cristo, e poi, si sono sviluppati per dopo contenere direi tutto (Padre, Figlio, Spirito Santo, Chiesa ecc…).

Oggi il Credo è inserito nella Messa e nel Rosario. Questo è il posto attuale. Non viene recitato dell'ufficio divino (le preghiere dei Salmi) occidentale, ma esiste nell'ufficio divino Copto (e forse altri riti).

Nel libro "Dogma e vita spirituale" cercavo di mostrare il legame (anzi, ritrovare il legame) tra il Credo e la vita spirituale, soffermandomi, in modo un po' nuovo, sul procedimento interiore (per esempio in san Atanasio) della nascita di queste affermazioni! È ovvio che è una ipotesi mia, ma non è solo una ipotesi perché mi appoggio su questa affermazione straordinaria di santa Teresa di Avila parlando della settima mansione e della sua dimensione contemplativa: li, (in questa settima mansione), cio' che si crede (cio' che si afferma nel credo) qui si vede!!!
Quindi il cerchio si chiude bene!
Diventa il Credo la più bella preghiera. Come sembra dirlo Maria in una apparizione (sapete, tra le migliaia di apparizioni (che non obbligano la fede), avevo un giorno letto questa sua affermazione che a Lei piaceva il Credo come la più bella preghiera!) Senza cadere in discussione sulle apparizioni, colgo come teologo questa frase e la analizzo come teologo spirituale, e trovo che è bella e giusta, perché il Credo contiene la totalità (Padre, Figlio, e Spirito Santo, Chiesa ecc..).

Sono tutte elucubrazioni mie… ma non vuol dire che sono vane!! Sono proposte, … a chi parla e piace questa proposta, la prende… se no, la lascia tranquilla riposare… c'è tempo per tutto.

Quindi il Credo si è una preghiera, il suo posto è durante la Messa, come anche il Padre Nostro si trova nella Messa!
Perché considerarlo come una "preghiera"? perché è espressione di una realtà interiore… dovunque ci troviamo sul cammino: sulla prima riva ancora, nel mare, o nell'altra riva, rimane la più grande dichiarazione, e la più contemplativa!
Sé è una preghiera, allora va ripresa privatamente, se lo vogliamo, nella nostra preghiera personale, durante la Preghiera del Cuore, si, perché no!
Ma è lunga!!
Chi dice: "Gesù", dice anche il Tutto… puo' anche essere il Credo suo!!
C'è una differenza tra la formula del Credo (lunga corta, media) e il Credo in quanto affermazione, proclamazione, testimonianza, preghiera, canto!

Ho aggiunto confusione? Ho tolto confusione? Mi direte.

A presto
Jean
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 2:24

L'altro giorno, per la Festa del Sacro Cuore, abbiamo avuto la lettura tratta dal capitolo 4 della prima lettera di san Giovanni. Mi ha colpito una parola che mi ha ricordato la nostra discussione sul Credo e il suo posto del credo nella nostra vita e nella nostra preghiera: "Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio." (1 Gv 4,15) Mi ha colpito perché nel testo del Messale Francese leggevo: "Chiunque professa che .." e professare è anche un modo nostro di fare riferimento al Credo. Il Credo è la nostra professione di Fede! Quindi questo versetto suonava cosi per me: "Chiunque ha come Credo che Gesù è il Figlio di Dio…". Ed è vero, è tutta la costruzione del Vangelo di Giovanni che poggia su queste parole: "Or Gesù fece ancora molti altri segni In presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. 31 Ma queste cose sono state scritte affinché voi crediate che Gesù è il Cristo il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome." (Gv 20,30-31)
Chi crede è nato da Dio dice anche san Giovanni. Chi crede con pienezza per san Giovanni è unito a Dio, è in uno stato di unità con Dio. Lo dice anche Giovanni (Gv 17). "Chi crede ha vinto il mondo" (1Gv 5), nel senso che Dio regna in lui. Ma torniamo a questa bella affermazione: "Chiunque professa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio." (1 Gv 4,15) Vedete? Chi è arrivato alla pienezza della Fede, è trasformato in Gesù, lo assomiglia, Gesù è in lui e lui in Gesù, è in Dio e Dio è in lui.
L'affermazione di san Giovanni qui è equivalente all'affermazione di santa Teresa di Avila a proposito di ciò che si vive nelle settime mansioni: ciò che si crede, li si vede!
Vediamo come il più corto Credo, e allo stesso tempo il più antico (è da notare questo, perché l'anzianità è importante perché è più vicina alla Fonte della Rivelazione, ed è più genuina) è quello di dire che "Gesù è Dio" (Figlio di Dio). In un certo senso, tutto è contenuto in questa affermazione. Gesù, che sappiamo essere umano, Gesù di Nazareth, è Dio. Non appare su di Lui la divinità, eppure, Dio ci dà una tale penetrazione, ci permette cosi di raggiungerLa, che, come Tommaso, tocchiamo la sua divinità e diciamo con lui: "Mio Dio". L'Unione con Dio, ci permette di "credere" (credere secondo l'uso che Gv fa del verbo) che Gesù è Dio.
Quindi come vedete c'è modo e modo di "professare" la sua propria fede!! Oggettivamente è la stessa affermazione, pero' soggettivamente, il soggetto (il credente) non è lo stesso!
Vediamo come allora l'adeguazione (uguaglianza) tra cio' che è detto (professato) e cio' che si vive dentro è la Fonte del canto, la Fonte della Preghiera! Nel più profonde del nostro essere lo Spirito di Dio prega e canta al Padre. Più lo Spirito si impadronisce del nostro essere più il Canto è forte e autentico! Più la Professione è autentica, densa, piena.
Ecco quindi il posto del Credo nella nostra vita, come ci viene espresso dalla Scrittura.
Mi faccio capire?


Ultima modifica di Jean il Lun 2 Giu - 21:38, modificato 2 volte
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 17:47

Correggo:
Jean ha scritto:
Oggi il Credo è inserito nella Messa e nel Rosario. Questo è il posto attuale. Non viene recitato dell'ufficio divino (le preghiere dei Salmi) occidentale, ma esiste nell'ufficio divino Copto (e forse altri riti).
Per caso, leggendo, ho trovato che si recitava il Credo degli apostoli, ogni giorno, nella liturgia delle ore (breviario) del Rito Romano, agli uffici di: Le Laudi e Prima. (ma non ho referenze precise). Oggi non si dice più nella liturgia delle ore del Romano.
Jean


Ultima modifica di Jean il Lun 2 Giu - 21:34, modificato 1 volta
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 17:58

PARTE PRIMA
LA PROFESSIONE DELLA FEDE

SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA

I SIMBOLI DELLA FEDE


185 Chi dice: « Io credo », dice: « Io aderisco a ciò che noi crediamo ». La comunione nella fede richiede un linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella medesima confessione di fede.

186 Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti. 228 Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo.

« Il simbolo della fede non fu composto secondo opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede. E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento ». 229

187 Tali sintesi della fede vengono chiamate « professioni di fede », perché riassumono la fede professata dai cristiani. Vengono chiamate « Credo » a motivo di quella che normalmente ne è la prima parola: « Io credo ». Sono anche dette « Simboli della fede ».

188 La parola greca "symbolon" indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l'identità di chi le portava. Il « Simbolo della fede » è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. "Symbolon" passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il « Simbolo della fede » è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi.

189 La prima « professione di fede » si fa al momento del Battesimo. Il « Simbolo della fede » è innanzi tutto il Simbolo battesimale. Poiché il Battesimo viene dato « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19), le verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità.

190 Il Simbolo è quindi diviso in tre parti: « La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del mistero della redenzione; la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione ». 230 Sono questi « i tre capitoli del nostro sigillo [battesimale] ». 231

191 « Queste tre parti sono distinte, sebbene legate tra loro. In base a un paragone spesso usato dai Padri, noi li chiamiamo articoli. Infatti, come nelle nostre membra ci sono certe articolazioni che le distinguono e le separano, così, in questa professione di fede, giustamente e a buon diritto si è data la denominazione di articoli alle verità che dobbiamo credere in particolare e in maniera distinta». 232 Secondo un'antica tradizione, attestata già da sant'Ambrogio, si è anche soliti contare dodici articoli del Credo, simboleggiando con il numero degli Apostoli l'insieme della fede apostolica. 233

192 Nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse epoche: i Simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche, 234 il Simbolo « Quicumque », detto di sant'Atanasio, 235 le professioni di fede di certi Concili (di Toledo; 236 Lateranense; 237 di Lione; 238 di Trento 239), o di alcuni Sommi Pontefici, come: la « fides Damasi » 240 o « Il Credo del popolo di Dio » di Paolo VI (1968). 241

193 Nessuno dei Simboli delle diverse tappe della vita della Chiesa può essere considerato sorpassato ed inutile. Essi ci aiutano a vivere e ad approfondire oggi la fede di sempre attraverso i vari compendi che ne sono stati fatti. Fra tutti i Simboli della fede, due occupano un posto specialissimo nella vita della Chiesa:

194 Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. È l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto: « È il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l'espressione della fede comune ». 242

195 Il Simbolo detto niceno-costantinopolitano, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381). È tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.

196 La nostra esposizione della fede seguirà il Simbolo degli Apostoli, che rappresenta, per così dire, « il più antico catechismo romano ». L'esposizione però sarà completata con costanti riferimenti al Simbolo niceno-costantinopolitano, in molti punti più esplicito e più dettagliato.

197 Come al giorno del nostro Battesimo, quando tutta la nostra vita è stata affidata « a quella forma di insegnamento » (Rm 6,17), accogliamo il Simbolo della nostra fede, la quale dà la vita. Recitare con fede il Credo significa entrare in comunione con Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ed anche con tutta la Chiesa che ci trasmette la fede e nel seno della quale noi crediamo:

« Questo Simbolo è un sigillo spirituale, è la meditazione del nostro cuore e ne è come una difesa sempre presente: senza dubbio è il tesoro che custodiamo nel nostro animo». (Sant'Ambrogio, Explanatio Symboli, 1: CSEL 73, 3 (PL 17, 1193).)


Ultima modifica di Jean il Lun 2 Giu - 18:10, modificato 1 volta
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 18:08

http://it.wikipedia.org/wiki/Simbolo_degli_apostoli dice:

Storia

È difficile definire una data esatta in cui il Simbolo degli Apostoli possa esser stato codificato, tuttavia alcuni indizi vanno a favore dell'origine apostolica di questa preghiera.
Scritti dei secoli V e VI indicano che questa preghiera, nei primi secoli della Chiesa, era considerata talmente sacra da non poter essere neppure scritta, ma soltanto memorizzata; questo spiegherebbe la mancanza di fonti scritte dirette antiche in favore di semplici allusioni o rimandi e di una tradizione orale.
Si sa inoltre che anche nella Chiesa antica i battezzandi pronunciavano una formula di professione di fede, ma non ne abbiamo traccia scritta. Dato che non abbiamo ragione di credere che un nuovo Credo abbia sostituito quello apostolico prima del Concilio di Nicea, si può ritenere che la formula usata fosse quella riportata in questa versione.

Fonti antiche

Si trova attestato fin dal IV secolo in Ambrogio e in Rufino, e all'inizio del VI secolo è presentato nella sua formula definitiva da san Cesario di Arles.

Formula

È composto di 12 articoli:


« 1. Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra
2. e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
3. il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
4. patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
5. discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
6. salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
7. di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
8. Credo nello Spirito Santo,
9. la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi,
10. la remissione dei peccati,
11. la risurrezione della carne,
12. la vita eterna. Amen. »
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Conoscenza di Dio   Lun 2 Giu - 21:27

Grazie Jean per la densità di quanto hai scritto, su cui varrebbe la pena di addentrarci a fondo.

Comunque: oggi nel rito ambrosiano si legge 2Pt 1,2-7: lì si parla ripetutamente di "conoscenza di Dio" e del "diventare" (per mezzo dei doni ricevuti) "partecipi della natura divina". Vorresti spiegare questa "conoscenza" di Pt? La conoscenza nella fede non è la conoscenza delle 7M, d'accordo. Qui Pt non dice un po' cose analoghe al brano di Gv che citi? Vorresti spiegare un po'? Grazie
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 21:36

Grazie Jean anche da parte mia,
ora mi sembra non solo di comprendere il legame che esiste tra il Dogma (il Credo) e la Vita Spirituale, ma anche quello che esiste tra quest'ultima e la liturgia. Mi è poco chiara però la frase seguente:
Jean ha scritto:
L'affermazione di san Giovanni non è equivalente all'affermazione di santa Teresa di Avila a proposito di ciò che si vive nelle settime mansioni: ciò che si crede, li si vede!
In base alle tue spiegazioni, a me sembrano equivalenti...l'affermazione di san Giovanni infatti mi pare che si possa riassumere nel seguente modo: ciò che si professa, lì si vive.
Grazie ancora e a presto!
Anna
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 21:41

Anna Maria ha scritto:
Grazie Jean anche da parte mia,
ora mi sembra non solo di comprendere il legame che esiste tra il Dogma (il Credo) e la Vita Spirituale, ma anche quello che esiste tra quest'ultima e la liturgia. Mi è poco chiara però la frase seguente:
Jean ha scritto:
L'affermazione di san Giovanni non è equivalente all'affermazione di santa Teresa di Avila a proposito di ciò che si vive nelle settime mansioni: ciò che si crede, li si vede!
In base alle tue spiegazioni, a me sembrano equivalenti...l'affermazione di san Giovanni infatti mi pare che si possa riassumere nel seguente modo: ciò che si professa, lì si vive.
Grazie ancora e a presto!
Anna
Grazie Anna,

si, è importante di vedere l'unità profonda che esiste tra Dogma, Liturgia (e anche Morale).... e l'unità interiore, è la Mistica, e la relazione con Dio che la Mistica serve, che ce la danno. E' vero che questo testo che ho scritto va sviluppato. E' cosi denso, implica cosi tante cose, e ricongiunge Proclamazione della Fede (Professione, Celebrazione, Lode, Canto divino) e realtà interiore. La Vita divina si riflette in noi come in uno specchio. Ma contempliamo l'archetipo di tutto questo, Maria, che riflette Dio. L'Umile che Canta il Magnificat. Come dice sant'Ambrogio, lasciamo Maria venire a cantare in noi il Suo Magnificat.

Per il resto hai raggione, è un errore mio. L'ho corretto. La frase giusta è: "è equivalente". Hai visto bene.
A presto
Jean
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 21:48

Anna rita ha scritto:
Grazie Jean per la densità di quanto hai scritto, su cui varrebbe la pena di addentrarci a fondo.

Comunque: oggi nel rito ambrosiano si legge 2Pt 1,2-7: lì si parla ripetutamente di "conoscenza di Dio" e del "diventare" (per mezzo dei doni ricevuti) "partecipi della natura divina". Vorresti spiegare questa "conoscenza" di Pt? La conoscenza nella fede non è la conoscenza delle 7M, d'accordo. Qui Pt non dice un po' cose analoghe al brano di Gv che citi? Vorresti spiegare un po'? Grazie
Grazie AnnaRita,

ecco prima il testo:

"Grazia e pace sia concessa a voi in abbondanza nella conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha fatto dono di ogni bene per quanto riguarda la vita e la pietà, mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua gloria e potenza.
Con queste ci ha donato i beni grandissimi e preziosi che erano stati promessi, perché diventaste per loro mezzo partecipi della natura divina, essendo sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l'amore fraterno, all'amore fraterno la carità." (2Pt 1,2-7)

Eh si, cio' che è stato scritto sopra va ripreso e approfondito. Me ne rendo conto. Grazie comunque.
Questo testo di oggi (anche nel Romano) è il grande e unico testo che menziona la "partecipazione alla Natura Divina"... grande espressione, grande realtà, vocazione dell'essere umano, che i Padri Greci chiama: Divinizzazione.
Non faccio qui una esegesi del termine in san Pietro, neanche in san Giovanni (che è molto ricca). È ovvio, ci sarebbero pagine da scrivere! Pero', qualche cosa puo' e deve essere detto per non rimanere cosi senza niente.
Parlo con l'angolo della scienza mistica (che non contraddice ovviamente il testo biblico, ma ne è uno sviluppo, c'è armonia tra i due anche se prende tempo per formarsi).

Prima definirei due tipi di conoscenza (gnosi):
1- Per l'anima (parte cosciente)
In modo condensato direi che la "conoscenza" (gnosi) è un termine che coinvolge (lo dicevo appena oggi nel Forum francese) sia l'intelletto che la volontà (e i sensi perché siamo un solo essere). Quindi non è una gnosi "pagana" che mira solo a riempirsi la testa, ma è un fenomeno che coinvolge sia l'intelletto che la volontà! Pensiamo per esempio a cio' che diciamo nella Lectio, la conoscenza (o contemplazione) specifica della lectio (lo dico nel mio libro a pagine: 73-74 e vedere anche 186-190) che coinvolge sia la volontà che l'intelligenza! Quindi si passa da un passo saputo a un testo conosciuto, sperimentato, che si è incarnato in noi o che è stato veicolo della LuceAmorosa della quale una parola si è incarnata in noi.
Qui si tratta della contemplazione che tocca l'anima, la parte consciente! Quindi "conoscenza" per l'anima!

2- Per lo spirito (parte sopracosciente)
Poi, c'è anche la conoscenza per lo spirito, che è partecipazione diretta alla vita Trinitaria, alla Generazione del Figlio e alla Spirazione dello Spirito (Ultime 5 strofe Cantico Spirituale, e Fiamma viva). Questa partecipazione alla Natura divina, nello spirito nostro (vetta dell'anima) si vive una cosa straordinaria, ma è aldilà sia dei sensi sia dell'intelletto cosciente (anima). Siamo nella sfera del sopracosciente, e della Preghiera del cuore, dell'immersione diretta in Dio. Questa è utile, e generatrice di carità/servizio, sia per noi stessi sia per gli altri, perché fa crescere la coscienza della fede e quindi la rinforza grandemente!

Ecco quindi per i due tipi principali di Conoscenze. La prima è parziale, e non è Dio direttamente (anche se comunica allo spirito nostro grazia che è unione con Dio), ma un eco creato in noi, e l'altra è Dio stesso, direttamente, spirito a spirito, bevuto o mangiato, manducato. Questa è necessaria, ed è il contenuto.

Secondo, vediamo la progressione:

tutti i due tipi di conoscenza, crescono, progressivamente, nel tempo! È il significato della nostra vita: crescere nella conoscenza di Dio. Quindi si parte di un Seme molto piccolo e vulnerabile, circondato di dubbi, di titubanze, e poi, si lotta, si lavora la terra, la si coltiva, si dà sole, vitamine, acqua ecc… si passa dalle diverse fasi che abbiamo visto varie volte (cfr "Quale Cristianesimo?" per esempio) finché la futura Sposa, dopo aver ricevuto "grazia su grazia" arriva alla visione del Fidanzato (strofa 13 Cantico spirituale) e poi, si va avanti, grazia su grazia, finchè si cresce e si arriva alle tappe successive!
Quindi c'è crescita,… "grazia dopo grazia"… la conoscenza di Dio cresce!
Possiamo ache prendere uno schema classico (che adatto per voi dando possibili paralleli coi misitici del Carmelo):
- Conoscenza di poca fede (allontanamento da Dio) (prime manzioni)
- Conoscenza di fede normale (soccorso generale),
- Prime conoscenze del soccorso particolare.
- Poi conoscenza spirituale addentrata (positiva) (fino alle quinte, convinta di sapere),
- Poi conoscenza che nega l'ultima (prima fase della notte, che perde tutto, "panico"),
- Poi conoscenza che trascende tutte e due precedenti (silenzio, buio, calma, dotta ignoranza, "olvido", riposo a occhi chiusi, abbandono) (seconda fase notte, più "rappacificata" e serena),
- Conoscenza più di "godimento" celebrativo nella gioia dell'Unione, conoscenza della Trinità, dello Sposo, dello Spirito.
- Pero', non si lascia la carne, il matrimonio è una maggiore Incarnazione, quindi dopo, si ricevono varie conoscenze di tutti i tipi, non solo cose che toccano Dio, la Trinità, ma soprattutto l'Incarnazione e ancora di più: la Redenzione. Conoscenza sempre più approfondita dell'essere umano ma dal punto di vista di Dio (da sopra).
- Conoscenza più addentrata della Redenzione.

Sono cose che conoscete già. Il materiale esiste nei libri che avete.

Aggiungerei nella vena di questo che quando si parla di conoscenza, implicitamente si pensa: conoscenza di Dio. Ma vorrei agiungere una nota importante: è vero che gli autori spirituale parlano spesso di Dio, ma cio' non vuole dire che non si tratta anche, in modo implicito, ma direttamente implicito, dell'essere umano! Mi spiego: non si cresce solo nella conoscenza di Dio, si cresce anche nella conoscenza che Dio ci dà sia di noi stessi, sia di conseguenza degli altri! Più si entra in Dio, più si partecipa alla vita divina, più anche si capiscono (con la LuceAmorosa di Dio) cose su noi stessi! Per esempio, la nostra ospitalità interiore degli altri, nel silenzio della Preghiera del Cuore si allarga, si comincia ad accettare delle categorie di persone (certi peccatori per esempio, certe miserie umane,…) nel nostro cuore, questo è l'effetto della carità! Si comincia a scoprire uno strano e nuovo tormento per gli altri! Si dice di san Domenico che piangeva per i peccatori, e diceva: cosa diventeranno, cosa diventeranno Signore Misericordia, cosa diventeranno i peccatori! Anche san Francesco e vari altri santi piangevano: l'Amore non è amato! Chi dava a loro questa conoscenza degli essere umani, questa compassione divina chi e come la riversava in loro? Santa Teresina dice bene: la più grande grazia che il Signore mi ha fatto è di mostrarmi il mio nulla, niente (néant). Questa è conoscenza di noi stessi concomitante alla conoscenza di Dio! Quindi non dimentichiamo questo lato capitale! Non si possono mai separare Dio dell'essere umano! Se no, è illusione! Attenti!
Quindi tutti i nostri discorsi che sembrano "stratosferici" per alcuni, sono molto incarnati in noi, e negli altri, se no, non è più vera mistica è illusione, è "piacere egoistico" ricerca di se, nel Nome di Dio! Quindi potete facilmente abbinare questa "scala" della conoscenza che ho fatto con due altre, concomitanti: la conoscenza di se e la conoscenza degli altri!
Il Signore, per 30 anni, cosa faceva? Ognuno dice quel che vuole! Io dico: studiava l'essere umano! Perché il libro nel quale il Redentore amoroso dell'essere umano, futura sua Sposa, è: l'unione con l'essere umano!
Se no, facciamo una spiritualità all'acqua di rose, che non porta a niente! Mentre la vera spiritualità è incarnata, contempla un Dio innamorato dell'essere umano! Che cerca di salvare a tutti i costi! (e non è facile)


A presto
Jean


Ultima modifica di Jean il Lun 2 Giu - 22:55, modificato 4 volte
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 21:58

Volevo aggiungere questo alla mia domanda di prima: nella lettera di Pt mi sembra che lui metta l'accento sui risvolti "pratici" della fede, anche.
Mi sembra che quando si crede, si "aderisce" (il "considerate" di S Teresa) e allora si ama. Quindi si cerca di fare quanto l'Amato chiede. In questo senso mi sembra ci siano analogie tra il discorso di Pt e di Gv nelle due lettere citate.

Mi resta una domanda ancora, oltre le altre di prima: mi sembra che il credere dia una conoscenza "non particolareggiata", non so come dire. Infatti "dopo" S Teresa "vedeva" più in particolare (es le Persone della Trinità nei loro rapporti, la loro vita, ad es). Certamente il "credere" in senso mistico dà "da subito" una adesione diversa da quella puramente intellettuale, è il solito discorso del"considerate". La mistica è sempre...un ...valore aggiunto. Mistica come amore.
grazie.
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 22:30

Anna rita ha scritto:
Volevo aggiungere questo alla mia domanda di prima: nella lettera di Pt mi sembra che lui metta l'accento sui risvolti "pratici" della fede, anche.
Mi sembra che quando si crede, si "aderisce" (il "considerate" di S Teresa) e allora si ama. Quindi si cerca di fare quanto l'Amato chiede. In questo senso mi sembra ci siano analogie tra il discorso di Pt e di Gv nelle due lettere citate.

Si, non si separa mai il credere del fare, sotto l'impulso della Grazia, si. Ma anche san Paolo... (cosa mi serve la scienza se non ho l'amore! ma possiamo dire: se non ho la conoscenza, che coinvolge l'amore ovviamente, la volontà, mossa e trasformata dallo Spirito, per amare).
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 2 Giu - 22:33

Anna rita ha scritto:
Mi resta una domanda ancora, oltre le altre di prima: mi sembra che il credere dia una conoscenza "non particolareggiata", non so come dire. Infatti "dopo" S Teresa "vedeva" più in particolare (es le Persone della Trinità nei loro rapporti, la loro vita, ad es). Certamente il "credere" in senso mistico dà "da subito" una adesione diversa da quella puramente intellettuale, è il solito discorso del"considerate". La mistica è sempre...un ...valore aggiunto. Mistica come amore.
grazie.

Credo di aver risposto a questo facendo la prima distinzione tra anima e spirito! capitale distinzione, se no, tutto l'edificio della vita spirituale si rovina!
E poi, crescendo, ho segnalato che c'è il passaggio comunque da quella conoscenza positiva (che crede sapere, affermare), con la Grazia ovviamente, ad una conoscenza molto molto più alta che è più Silenzio Transcendente, davanti al Santo Santo Santo!
Si impare qui il Timore di Dio... sperimentando il proprio nulla sia della conoscenza precedente, sia di se stessi.
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Gio 5 Giu - 16:42

Ecco un esempio nella lettura di oggi, di questi "Credo" brevi, di queste formule brevi che esistevano fin dall'inizio: (san Paolo a suo discepolo e Vescovo Timoteo): "Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti". (2Timoteo 2,8-15).
In Francia, questo passo breve è stato trasformato in un Canto liturgico dopo la Consacrazione. "Souviens-toi, de Jésus Christ Ressuscité d'entre les morts il est notre Salut notre Gloire éternelle". Anamnesi, fare memoria... Ma secondo me è anche proclamazione di Fede. Perchè è il contenuto di tutto.

A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Sab 14 Giu - 21:34

Carissimi,
leggevo, per caso, in Dionigi l'areopagita e in san Massimo il Confessore qualche cosa e ho trovato informazione sulla questione del Credo. Sono belle cose, allora ve li passo:

Nel suo libro: la "Gerarchia ecclesiastica", nel capitolo III, Dionigi parla della Sinassi (la Messa), e ne menziona le varie parti. Quando parlerà del Credo dirà che esso è: "inno della fede cattolica" e "cantico di lode", "simbolo di adorazione" e "azione di grazia gerarchica".
Trovo queste espressioni molto belle e molto forti. Ognuna, credo, puo' essere meditata, e contemplata. Notiamo le espressioni "inno" e "cantico". Prima di tutto si canta il Credo, cioè è una somma espressione (cantare è più che recitare, è gioire, celebrare la cosa cantata), e poi, si canta "per lodare", "per ringraziare".

Mentre San Massimo il Confessore lo chiama: "la confessione del simbolo della fede". Dice che questo rito (cantare il Credo) è compiuto da parte di tutti, è la confessione di cio' che Dio a compiuto per la salvezza degli uomini e lo qualifica di "azione di grazia" (Mistagogia 18, 696b)
Cio' che è da notare è che tutti e due situano il canto del Credo dopo la chiusura delle porte. In fatti, dopo il Vangelo, tutti i non battezzati erano mandati fuori, perché si entrava nel "mistero dei misteri": il Dono che Dio fa di se stesso, l'Eucaristia (la seconda parte della Messa). Notiamo in correlazione, che fino ad oggi, nei riti del Battesimo degli adulti, c'è la "consegna" del Credo, (come si consegna un tesoro prezioso che contiene tutto, e che fa parte del corredo della sposa)! Il Credo esprime la Vita che si sta per ricevere nel Battesimo. Esprime la totalità del mistero da ricevere e da vivere. La totalità del Dono di Dio.
Quindi senza il Battesimo, il Credo non è ancora ricevuto! Non siamo ancora generati in Dio, e Dio non è generato in noi. (Si vede anche qui il legame tra Credo e Battesimo, il Battesimo è immersione in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, e il Credo è proclamazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (ormai viventi in noi)).

Massimo il Confessore dice che: "La confessione del divino simbolo della fede che è fatta da tutti significa un anticipazione dell'azione di grazia mistica che sarà pronunciata nel tempo avvenire per le ragioni e i modi straordinari tramite i quali siamo salvati, ragioni e modi della Provvidenza della cui saggezza è cosi grande per noi; tramite questa azione di grazia, coloro che ne sono degni si mostrano essi stessi riconoscenti dei benefici divini, perché, eccetto essa, non possono portare niente di altro come contraccambio degli innumerevoli beni divini elargiti a loro." (Mistagogia, c. 18 )

Alcuni studiosi (B. Bobrinskoy) dicono che, forse, a partire del VI secolo, c'era come un'enfasi sulla recita del Credo a causa del fatto che le preghiere di consacrazione e preghiere seguenti si facevano in silenzio. Questo spiegherebbe sia il fatto che s. Massimo chiama il Credo "azione di grazia" (cioè Eucaristia) sia perché non menziona le altre preghiere (erano dette a voce bassa dai sacerdoti). In quel caso, sembrerebbe, che il Credo detto cosi da tutto il popolo a voce udibile compensa cio' che non lo era a voce udibile! Ma cio' che non era udibile era grande e forte (consacrazione e le preghiere che seguono), quindi l'equivalenza è grande: mostra quanto la recita del Credo è una cosa grande, è una AZIONE DI GRAZIA, EUCARISTIA (in greco).

Ecco, vedete quanto questo soggetto (Credo e vita spirituale) è grande.

A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 15 Giu - 0:15

Grazie anche di queste citazioni. La mia domanda è questa: cosa si intende per "azione di grazia gerarchica"?

Certo si rimane sempre più disorientati, perchè almeno a me non sembra possibile poter essere ammessa a far parte di una VIta di questa portata. Non resta altro, qui più che mai, aggrapparsi alla grazia di Maria...

Grazie.
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emanuela

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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 15 Giu - 0:48

Caro Jean,
grazie anche da parte mia per le citazioni e mi unisco alla domanda di Anna Rita circa la "grazia gerarchica" .
Aggiungo una domanda: il Credo come tu dici risale agli inizi del cristianesimo, è la preghiera degli Apostoli e come mai recita " credo nella Chiesa Cattolica" ? Quando e perchè si è iniziato a parlare di Chiesa Cattolica?
Grazie mille, a presto
Emanuela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 15 Giu - 1:53

Anna rita ha scritto:
Grazie anche di queste citazioni. La mia domanda è questa: cosa si intende per "azione di grazia gerarchica"?
"azione di grazia Gerarchia": Prima di tutto ecco il passo completo:
"Questo canto gli uni chiamano cantico di lode, gli altri simbolo del culto, altri poi, credo, in maniera più confacente al Divino, azione di grazia gerarchica, in quanto contiene i sacri doni che a noi giungono da parte di Dio. Infatti, mi sembra che tutte le operazioni divine celebrate nei canti siano state a nostro favore, in quanto esse hanno fatto sussistere con ogni bontà la nostra sostanza e la nostra vita, e hanno formato cio che è divino in noi secondo i modelli bellissimi e ci hanno posti nella partecipazione di uno stato divino e di una elevazione verso l'alto e, avendo visto l'abbandono dei doni divini, congenito a noi per nostra negligenza, i hanno richiamato allo stato di prima con beni redentori e con la totale accettazione delle nostre cose hanno trasmesso perfettamente le cose di Dio e ci hanno donato cosi la comunione con Dio e con le cose divine." (EH III,7)
In alcuni manoscritti "azione di grazia gerarchica" è sostituito con "azione di grazia sacerdotale" o anche con "azione di grazie iniziale".
"azione di grazia" è ringraziamento ma in quanto è un rigirare la grazia ricevuta, per dire "grazie". Quindi è un'azione della grazia che all'inizio parte da Dio, poi ci viene data, e noi, la ritorniamo a Dio (dicendo grazie), come uno specchio! Ma il rigirarla è una azione comune tra Dio e noi. Secondo Dionigi, la Grazia per arrivarci segue un cammino gerarchico, cioè passa da persone più alte. Questa è la dottrina di Dionigi. La "dispensatio" della Grazia sulla terra è gestita in modo gerarchico. Se volete, Dionigi vede le cose come avrebbero dovuto essere: chi appartiene ad un ordine superiore è più illuminato da noi, e cosi via. Quindi il Vescovo per primo, poi il Sacerdote, il Diacono, e cosi via. Chi è più basso riceve dal più alto, come tramite dei gradini.
Allora l'espressione "azione di grazia gerarchica" si capisce bene rileggendo il paragrafo, perché egli fa allusione a queste mediazioni gerarchiche della grazia: "secondo i modelli bellissimi", "hanno trasmesso perfettamente le cose di Dio e ci hanno donato cosi la comunione con Dio e con le cose divine". Parla di chi ci è superiore in grazia. Quindi il lodare Dio si fa, con questa arborescenza. Scendendo e risalendo.
Nota: Non c'è unanimità nel credere che egli fa allusione al Credo, ma molti studiosi lo pensano! Ma lo affermano con cautela.
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 15 Giu - 2:11

emanuela ha scritto:
Caro Jean,
Aggiungo una domanda: il Credo come tu dici risale agli inizi del cristianesimo, è la preghiera degli Apostoli e come mai recita " credo nella Chiesa Cattolica" ? Quando e perchè si è iniziato a parlare di Chiesa Cattolica? Grazie mille, a presto Emanuela

Cara Emanuela,
senza voler fare un "corso" di ecclesiologia (teologia della Chiesa), posso con molta semplicità al meno dire due cose per chiarire l'espressione: "credo nella Chiesa Cattolica".

Prima di tutto, l'espressione "chiesa" esiste fin dall'inizio del Cristianesimo. Per esempio, puoi trovarla facilmente sia nel libro degli atti degli apostoli, sia in san Paolo, sia in san Giovanni ecc…
Il termine ha origine in un termine greco che si trova nella traduzione greca delle Settanta, "ekklesia", che poi sarà scelto nel Nuovo Testamento per esprimere l'assemblea (convocazione) dei cristiani (At 19,32.39s). Ma possiamo anche risalire all'ebraico dell'Antico Testamento (Dt 4,10; Giosuè 8,35; Ne 8,2; Nu, 16,3; Dt 5,22) per trovare vari termini che verranno dopo tradotti nelle Settanta in "ekklesia".
L'espressione Chiesa, esiste nel Nuovo Testamento, in traduzione in lingua moderna un po meno di cento volte. Significa come dicevo assemblea, convocazione, comunità.

E' poi è importante notare che "Nel Simbolo degli Apostoli professiamo di credere la santa Chiesa (« Credo [...] Ecclesiam »), e non nella Chiesa, per non confondere Dio con le sue opere e per attribuire chiaramente alla bontà di Dio tutti i doni che egli ha riversato nella sua Chiesa." (CCC 750) Quindi credo la Chiesa e non "credo nella Chiesa". Si crede in Dio, ma non nella Chiesa! Perché la Chiesa non è Dio! È una creatura.
"751 La parola « Chiesa » [ekkelsia, dal greco ek kalein, chiamare fuori] significa « convocazione ». Designa assemblee del popolo, 122 generalmente di carattere religioso. È il termine frequentemente usato nell'Antico Testamento greco per indicare l'assemblea del popolo eletto riunita davanti a Dio, soprattutto l'assemblea del Sinai, dove Israele ricevette la Legge e fu costituito da Dio come suo popolo santo. 123 Definendosi « Chiesa », la prima comunità di coloro che credevano in Cristo si riconosce erede di quell'assemblea. In essa, Dio « convoca » il suo popolo da tutti i confini della terra. Il termine "kyriakè", da cui sono derivati Church, Kirche, significa « colei che appartiene al Signore ».
752 Nel linguaggio cristiano, il termine « Chiesa » designa l'assemblea liturgica, 124 ma anche la comunità locale 125 o tutta la comunità universale dei credenti. 126 Di fatto questi tre significati sono inseparabili. La « Chiesa » è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa corpo di Cristo."

(122) Cf At 19,39.
(123) Cf Es 19.
(124) Cf 1 Cor 11,18; 14,19.28.34-35.
(125) Cf 1 Cor 1,2; 16,1.
(126) Cf 1 Cor 15,9; Gal 1,13; Fil 3,6.

Poi, quando si dice: "Chiesa cattolica", l'espressione cattolica qui è un aggettivo, non un nome e significa "universale". Noi oggi capiamo l'espressione "Chiesa Cattolica" come "quella chiesa diretta dal Romano Pontefice e dai Vescovi uniti a lui", mentre il significato originale, senza negare l'attuale, ma includendolo, è di più ampio respiro, significa: "assemblea universale". "Cattolica" significa "universale", è un aggettivo, non un nome!

Quindi quando per esempio san Paolo dice che Gesù è morto per la Chiesa, parla di tutti i futuri Cristiani, quindi in un certo senso, pensa all'universalità dei Cristiani. Quindi fin dall'inizio, si pensava che l'assemblea che appartiene a Cristo si trova in vari posti. La Chiesa di Dio che si trova in Antiochia, o a Efeso ecc…

Vediamo il Catechismo cosa dice:

"III. La Chiesa è cattolica
Che cosa vuol dire “cattolica”?

830 La parola “cattolica” significa “universale” nel senso di “secondo la totalità” o “secondo l'integralità”. La Chiesa è cattolica in un duplice senso.
È cattolica perché in essa è presente Cristo. “Là dove è Cristo Gesù, ivi è la Chiesa cattolica” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Smyrnaeos, 8, 2]. In essa sussiste la pienezza del Corpo di Cristo unito al suo Capo, [Cf Ef 1,22-23 ] e questo implica che essa riceve da lui “in forma piena e totale i mezzi di salvezza” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 6] che egli ha voluto: confessione di fede retta e completa, vita sacramentale integrale e ministero ordinato nella successione apostolica. La Chiesa, in questo senso fondamentale, era cattolica il giorno di Pentecoste [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 4] e lo sarà sempre fino al giorno della Parusia.


831 Essa è cattolica perché è inviata in missione da Cristo alla totalità del genere umano: [Cf Mt 28,19 ]
Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio. Perciò questo Popolo, restando uno e unico, si deve estendere a tutto il mondo e a tutti i secoli, affinché si adempia l'intenzione della volontà di Dio, il quale in principio ha creato la natura umana una, e vuole radunare insieme infine i suoi figli, che si erano dispersi. . . Questo carattere di universalità che adorna il Popolo di Dio, è un dono dello stesso Signore, e con esso la Chiesa cattoli ca efficacemente e senza soste tende a ricapitolare tutta l'umanità, con tutti i suoi beni, in Cristo capo nell'unità del suo Spirito [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 13].

Ogni Chiesa particolare è “cattolica”
832 La “Chiesa di Cristo è veramente presente in tutte le legittime assemblee locali di fedeli, le quali, aderendo ai loro pastori, sono anche esse chiamate Chiese del Nuovo Testamento. . . In esse con la predicazione del Vangelo di Cristo vengono radunati i fedeli e si celebra il mistero della Cena del Signore. . . In queste comunità, sebbene spesso piccole e povere o che vivono nella dispersione, è presente Cristo, per virtù del quale si raccoglie la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 13].
833 Per Chiesa particolare, che è in primo luogo la diocesi (o l'eparchia), si intende una comunità di fedeli cristiani in comunione nella fede e nei sacramenti con il loro vescovo ordinato nella successione apostolica [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Christus Dominus, 11; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 368-369]. Queste Chiese particolari sono “formate a immagine della Chiesa universale”; in esse e a partire da esse “esiste la sola e unica Chiesa cattolica” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23].

834 Le Chiese particolari sono pienamente cattoliche per la comunione con una di loro: la Chiesa di Roma, “che presiede alla carità” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Romanos, 1, 1]. “È sempre stato necessario che ogni Chiesa, cioè i fedeli di ogni luogo, si volgesse alla Chiesa romana in forza del suo sacro primato” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 3, 2: ripreso dal Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3057]. “Infatti, dalla discesa del Verbo Incarnato verso di noi, tutte le Chiese cristiane sparse in ogni luogo hanno ritenuto e ritengono la grande Chiesa che è qui [a Roma] come unica base e fondamento perché, secondo le promesse del Salvatore, le porte degli inferi non hanno mai prevalso su di essa” [San Massimo il Confessore, Opuscula theologica et polemica: PG 91, 137-140].

835 “Ma dobbiamo ben guardarci dal concepire la Chiesa universale come la somma o, per così dire, la federazione di Chiese particolari. È la stessa Chiesa che, essendo universale per vocazione e per missione, quando getta le sue radici nella varietà dei terreni culturali, sociali, umani, assume in ogni parte del mondo fisionomie ed espressioni esteriori diverse” [Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 62]. La ricca varietà di discipline ecclesiastiche, di riti liturgici, di patrimoni teologici e spirituali propri alle “Chiese locali tra loro concordi, dimostra con maggior evidenza la cattolicità della Chiesa indivisa” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23]." (CCC)


Quindi, leggendo il pensiero di san Paolo all'inizio della sua lettera agli Efesini, si vede come egli risalendo al pensiero di Dio vedeva che Dio, aveva eletto noi, in Cristo, prima di tutta la creazione, e ci ha pensati puri.
Quindi vedi qui, come c'è già un pensiero sia della Chiesa, sia della sua purezza (santità) sia della sua universalità (cattolicità). Non è espresso cosi come noi lo diciamo a partire del Concilio di Nicea, ma è implicitamente presente. Ecco il passo di san Paolo:

"in lui [Cristo] ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell'amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesú Cristo secondo il beneplacito della sua volontà, 6 a lode della gloria della sua grazia mediante la quale egli ci ha grandemente favoriti nell'amato suo Figlio, 7 in cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia, [...]" (Ef 1,4-7)

L'importante non è di cercare la formula, ma l'implicito della fede! E vediamo come il concetto di Chiesa universale, di possibilità di salvezza offerta a tutti (universale) esiste già fin dall'inizio. Basta vedere negli Atti degli Apostoli come la venuta dello Spirito apre la via a tutti i popoli e a tutte le lingue, quindi apre la via all'universo per accogliere Cristo.

A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Mer 18 Giu - 3:35

Per vedere meglio il rapporto tra fede (credo) e la confessione di questa fede nella Somma Teologica di sant Tommaso d'Aquino: http://www.santorosario.net/somma/secundasecundae/3.htm
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Mer 18 Giu - 21:42

Sempre approfondendo il legame tra "Credo" e "vita spirituale":
Anche, per caso, leggevo una piccola storia dei Padri del deserto e ve la racconto qui, perché trovo che dà una luce molto interessante per la questione del rapporto tra "credo" e "vita spirituale":

"Si racconta questo dell'abate Agatone: un giorno i fratelli andarono a vederlo perché avevano sentito dire che era pieno di discernimento. Volendo vedere se riescono a farlo arrabbiare, gli dicono:
– " Sei tu Agatone? Abbiamo sentito dire che sei dissoluto e orgoglioso."
– "è vero" rispose. E aggiunsero:
– "Sei tu Agatone il chiacchierone e il maldicente?"
– "sono io" rispose.
– "Sei tu Agatone l'eretico?"
– "non sono eretico" replicò. Gli chiesero allora:
– "dici, perché quando ti abbiamo detto tante cose, le hai ammesse, e perché non hai sopportato quell'ultima?" Rispose:
– "le prime me le attribuisco, perché c'è profitto per la mia anima nel riceverle; mentre "eretico" significa "essere separato da Dio" e non voglio essere separato da Dio.
Avendolo ascoltato, ammirarono il suo discernimento, e poi se ne andarono edificati." (Detti dei Padri del deserto, Agatone, 5)

I Padri del deserto sono tra i primi grandi testimoni della "Teologia spirituale" se volete. Non sono "i primi" ma "tra i primi", perché abbiamo prima gli autori del Nuovo Testamento, poi abbiamo i Martiri, e poi abbiamo i "Padri apostolici", poi i Padri del deserto, poi i Padri della Chiesa, poi i Grandi Concili, specialmente quelli di Nicea (divinità di Cristo (e dello Spirito)), di Efeso (Madre di Dio) e di Costantinopoli III (due volontà in Cristo) ecc. I Padri del Deserto vivono tra il 3 e 5 secolo. Vivono in tempi dove ci sono degli eretici e eresie! Si racconta che nei tempi di Atanasio (quindi andando verso Nicea (la divinità di Cristo)) e Cirillo (quindi andando verso Efeso (Madre di Dio)) i monaci avevano le loro opinioni sull'ortodossia e si schierarono con o contro. Quindi erano sensibili alla questione dell'ortodossia e dell'eresia! Cio' che ci interessa qua è di ricevere da parte loro la loro sensibilità verso la questione, per capirne il perché! Loro erano dediti solo a Dio e alla ricerca di Dio, e quindi è questione di teologia spirituale, e quindi cade esattamente nel soggetto nostro: in che cosa e come l'eresia o l'ortodossia della professione di fede (il Credo) tocca la vita spirituale.
Sembra una domanda strana, o troppo evidente! Ma non lo è!
Perché questo monaco accetta tutte le false accuse fatte contro di lui, e considera che fanno del bene alla sua anima e non accetta l'accusa di essere eretico? In altri termini: come percepisce l'eresia? Come la percepisce al livello della vita spirituale? Cioè, qual è il legame tra il fatto di attaccarsi ad una "formulazione" giusta (o sbagliata) della fede, e l'esito spirituale di un tale attaccamento? In altri termini: la precisione nei termini della formulazione, influisce sulla vita interiore? Qual è il legame tra il fatto di confessare (cfr. gli articoli della Somma Teologica sopra menzionati (cfr il link del sito)) la fede in modo retto e la vita spirituale?!
Come lo dicevo nel mio libro "Dogma e vita spirituale" viviamo in un "mondo" dove si è perso il legame tra la confessione retta (orto-dossa) della fede e la vita spirituale! Viviamo in un "mondo" culturale nel quale si è perso il legame tra le parole che descrivono la nostra "fede" e la vita spirituale che ne segue, che ne scaturisce! Il legame, dicevo, è perso!! Vedete? I nostri figli non sapranno più il significato del Credo! Perché non vedranno più il legame tra vita spirituale quotidiana e rettitudine (orto) della confessione ("confessare" nel senso di "proclamare", "affermare", "cantare", "lodare", "rendere grazie"). La Parola è persa!
Mi piace quindi raccontare questa storia di questo monaco del deserto dove appare il suo discernimento! Rifiuta categoricamente questa "accusa" di essere eretico! (Eppure non cambia niente in lui se lo si accusa falsamente, è questione di considerazione esterna, percezione degli altri, esempio, carità. Lui dà l'esempio e quindi non vuole essere percepito come eretico!) Perché? Lui dice: non voglio essere separato da Dio! Quindi "confessione retta di fede" e "attaccamento interiore a Dio" sono legati per lui – è questo il suo messaggio per loro, è questo il discernimento che offre ai suoi compagni.
Non so se vi rendete conto del nodo di questo racconto!! Il nesso tra formulazione e vita interiore. Tra proclamazione retta (orto-dossa) e vita interiore.

Poi, bisogna dire che c'è una crescita in questo rapporto tra da una parte la "percezione" che abbiamo delle parole, la nostra "digestione" interiore di queste parole e dall'atra parte la loro qualità! Sono come una vetrata di Chiesa, o ancora come una Icona, esprimono i contorni della realtà interiore. Quindi c'è come un "andata-ritorno" constante, digestivo, di manducazione, tra gli aspetti esteriori del Credo e i suoi aspetti interiori, tra l'argento esteriore e l'oro interiore. E' come andare al restaurante per mangiare: ci offrono un calzoncino. Di fuori, il calzoncino dice una cosa ma porta in se cose che corrispondono all'espressione esterna (come era descritta nel Menu)! C'è un adeguazione tra i due. Ma non vediamo cio' che c'è dentro! Mangiamo, ci nutriamo, contando sull'apparenza (e sul Menu), sapendo che: "apparenza" e "interiorità" corrispondono perfettamente! Ecco che il monaco qua dice: io mangio cibo buono, non mangio "porcherie"! Non ha preso alla leggera la cosa! Perché appunto la Parola è Sacramento, porta in se un Cibo sacro, e lui voleva il Vero Cibo! Con quanta cura guarda che cosa mangia! Non mangia "porcherie"! E ci invita a fare lo stesso! Ecco il suo discernimento!
Lui vedeva e riconosceva l'adeguazione tra l'argento e l'oro del "calzoncino". Riconosceva la sacramentalità della parola del Credo (e di qualsiasi parola anche) e proclamava questo: non mi nutro di qualsiasi parola!
C'è gente, che nella vita, non ha cura di cio' che mangia: se è grasso, se fa bene, se fa male al corpo. Mangia porcherie! E diventa porc…. Si diventa cio' che si mangia! Il monaco, secondo me, sembrava implicitamente dire questo!
Abbiamo perso, in quanto essere umani, l'uso della parola. Da sacra, la parola umana è diventata di poco valore. Si è svuotata! Come quando Adamo si è svuotato di Dio quando si è allontanato da Lui. È per questo anche che Gesù quando descrive Satana dice che fin dall'inizio non si è tenuto nella Verità (cfr Gv), cioè, si è svuotato di Dio! Quindi dal suo "cuore" esce menzogna!!
"Chi ascolta le mie Parole, dice Gesù, abito in lui e lui in Me" (Gv)!!! La Parola è Sacramento, cioè permette a uno spirito di venire in me! Lo spirito di questa parola, la sua interiorità, la sua linfa! Per questo Giovanni, nella sua prima lettera, dice: "vagliate gli spiriti"… cioè, non mangiate qualsiasi cosa, perché se no, fate male alla vostra anima!
Tutto questo, per me, è ancora dentro il soggetto nostro "legame tra credo e vita spirituale", perché il Credo è composto di Parole, che hanno un significato, che portano (trasmettono) una Vita!
Ritroveremo il senso della sacramentalità della parola umana? Ritroveremo poi la Sacramentalità del Credo, in quanto Parole che portano Dio e poi Parole che ci danno Dio?
Perché Gesù ci dice: "renderete conto di ogni parola che esce dalla vostra bocca"? Perché ognuna porta in se uno spirito, un interiorità, un dinamismo! Ci sono spiriti che fanno il bene, e altri, a Dio spiacente, che fanno il male. E la parola, prima di diventare parola nella nostra bocca è verbo nella nostra mente! È li, nel silenzio della mente e del cervello, che si formino le parole nostre! Anche qui è valida la Parola di Gesù: renderete conto di ogni parola (pensiero) che esce dalla vostra mente! "Se qualcuno fra voi pensa di essere religioso, ma non tiene a freno la sua lingua, certamente egli inganna il suo cuore, la religione di quel tale è vana." (Giacomo 1,26). Lingua della mente prima anche della lingua della bocca! E' per questo che siamo molto attenti durante l'esame di coscienza al pensiero nostro, come è stato! ("confesso che ho peccato… in pensiero…")
È il ruolo dello Spirito Santo di ricreare in noi la Parola. Penetra in noi, nell'articolazione tra l'anima e lo spirito, per ricreare in noi uno spirito nuovo, un cuore nuovo!
Jean

PS Per vostra cultura, Giovanni della Croce, in una delle strofe del Cantico Spirituale affronta la questione del legame tra l'argento e l'oro delle proposizioni della fede (il Credo e il Dogma) , cioè tra il loro aspetto esteriore e il loro aspetto interiore (cfr. CS B 12,4 e anche 2Salita 21,3-6).
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paul



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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 22 Giu - 18:54

Jean ha scritto:
Ecco un esempio nella lettura di oggi, di questi "Credo" brevi, di queste formule brevi che esistevano fin dall'inizio: (san Paolo a suo discepolo e Vescovo Timoteo): "Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risuscitato dai morti". (2Timoteo 2,8-15).
In Francia, questo passo breve è stato trasformato in un Canto liturgico dopo la Consacrazione. "Souviens-toi, de Jésus Christ Ressuscité d'entre les morts il est notre Salut notre Gloire éternelle". Anamnesi, fare memoria... Ma secondo me è anche proclamazione di Fede. Perchè è il contenuto di tutto.

A presto
Jean

jean
naturalmente ho ben poco da aggiungere alle belle cose che tu e anche altri, avete già espresso sul Credo come preghiera, non ultime il pensiero dell'Aereopagita e San Massimo.
In questi ultimi mesi ho svolto un ciclo di incontri proprio sul Credo ed ho subito cercato di far capire, all'inizio, che il Credo può anche essere una preghiera.
Già l'hai espresso assai chiaramente, quindi non dico niente di nuovo.
Vorrei solo portare questa piccola esperienza, per aggiungere che un po' di meraviglia l'ho vista sulle facce Question di coloro che mi ascoltavano: loro pensavano il Credo come una solenne professione di fede, non come una preghiera.
E invece proprio questa professione, chiara e forte, detta in pubblico ogni domenica, è una preghiera, un professare con la bocca quello che crede il nostro cuore.
Forse a volte si cercano temi per la preghiera e per la meditazione spirituale: ecco, il Credo è un'ottima fonte, una chiara e semplice traccia di fede, pubblica e personale.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Dom 22 Giu - 21:57

Caro Paul,
ti ringrazio molto per la tua testimonianza... di aver osato parlare... e di averci raccontato la tua esperienza... e anche la perplessità di alcune persone che ti ascoltavano.
E' la preghiera, il canto, esterno, di una Vita divina che ha luogo nel nostro cuore. E' forse la più bella Preghiera.
Grazie ancora...
Non so se hai avuto modo di dare un occhiata al mio libro: "Dogma e vita spirituale". Se voi, cerchiamo di fartelo avere, o se sei di passaggio nella zona.
"Dogma e vita spirituale" è la terza lezione anche del Corso di primo livello, nella quale cerco di mostrare il legame tra Dogma e vita spirituale.
A presto
Jean
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   Lun 23 Giu - 2:08

Ciao Jean,
oggi mi sono soffermata sul seguente versetto del Vangelo di Matteo:
"Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all'orecchio predicatelo sui tetti." (Mt 10,27)
Mi sono ricordata che giovedì scorso nel Vangelo di Luca c'era un versetto simile, ma con un senso apparentemente diverso. Eccolo:
"Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti." (Lc 12,3)
Mi sembra che i due versetti si possano completare a vicenda ed esprimano la necessità di un'unificazione tra l'interno e l'esterno di una persona e tra questa e Dio. Se si raggiunge l'unità allora ciò che si professa e si celebra è realmente l'espressione della "Vita divina che ha luogo nel nostro cuore", come tu dici.
Grazie per tutto ciò che hai scritto e a presto!
Anna
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MessaggioTitolo: Re: Legame tra Credo e Vita spirituale   

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Legame tra Credo e Vita spirituale
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