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 L' equilibrio interiore

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Vincenzo Cicala

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Numero di messaggi : 12
Età : 78
Data d'iscrizione : 16.10.08

MessaggioTitolo: L' equilibrio interiore   Mer 10 Dic - 23:54

La grande sensibilità di Santa Teresa la rendeva fortemente vulnerabile agli avvenimenti dolorosi riguardanti le persone a
Lei più care, specialmente i genitori. La morte della madre stava per rendere croniche le complicazioni di una forte sofferenza della psiche. La malattia del padre la colse quando Ella era già matura per il cielo, perché aveva sistemati i suoi affetti, principalmente quelli per i suoi familiari in una visione eterna della vita e ne aveva fatto un fascio di fiori dal profumo eterno. Perciò la grande pena per quella che Ella chiama l' "umiliazione" del padre -poiché la forte arteriosclerosi toglieva la lucidità del ragionare e la stessa responsabilità degli atti ad una mente acuta e ad un sentire profondo e delicato - non le causò danno, ma ,come Ella dice, aggiunse un tratto di strada sulla via verso Gesù. Questo Amore per il Servo Sofferente riempie tutta la sua vita. Percò Ella dice che si presenterà a mani vuote, perché tutto quello che aveva l'ha posto nelle mani del Signore : l' affetto per i suoi , la ricchezza del suo sentire , l'amore per la natura. "Il Signore mi ha data la neve il giorno che sono divenuta Carmelitana. il Signore mi ha sempre accontentata". Queste parole di Santa Teresa mettono in luce come il Signore non lascia di corrispondere all'amore di chi l'ama. Nella vita di Santa Teresa non vi sono visioni e grandi ascesi, però il colloquio con il Signore è costante. Anche nella grandissima sofferenza del silenzio Di Dio, Ella lo chiama sempre e, quando la mente si riempie di pensieri tristi, quasi di miscredenza, la sua volontà proclama la sua fede. Ora questa fede la rende a noi vicina, perché Lei ci ha promesso che la sua assistenza e la sua opera missionaria sarebbe continuata fino alla fine dei tempi. Ma il suo AMORE MAI.

Vincenzo
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Anna Maria

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Numero di messaggi : 93
Data d'iscrizione : 29.10.06

MessaggioTitolo: Re: L' equilibrio interiore   Ven 12 Dic - 3:25

Vincenzo Cicala ha scritto:
La malattia del padre la colse quando Ella era già matura per il cielo, perché aveva sistemati i suoi affetti, principalmente quelli per i suoi familiari in una visione eterna della vita e ne aveva fatto un fascio di fiori dal profumo eterno. Perciò la grande pena per quella che Ella chiama l' "umiliazione" del padre -poiché la forte arteriosclerosi toglieva la lucidità del ragionare e la stessa responsabilità degli atti ad una mente acuta e ad un sentire profondo e delicato - non le causò danno, ma, come Ella dice, aggiunse un tratto di strada sulla via verso Gesù. Questo Amore per il Servo Sofferente riempie tutta la sua vita. Percò Ella dice che si presenterà a mani vuote, perché tutto quello che aveva l'ha posto nelle mani del Signore: l' affetto per i suoi , la ricchezza del suo sentire , l'amore per la natura.

Carissimo Vincenzo,
sono d'accordo con ciò che dici e ti ringrazio... vorrei solo fare una piccola precisazione.
La malattia del padre, si manifesta poco dopo l'inizio del noviziato di Teresina (che incomincia il 10 gennaio 1889).
In questo periodo, il suo affetto per il padre non è ancora stato purificato. Egli occupa ancora la parte più sensibile del suo cuore ed è il centro della sua affettività. E' la prova dolorosa di Caen che annienterà questa parte e la purificherà.
A partire dal suo noviziato, santa Teresina aveva aggiunto al suo nome il termine "del Volto Santo" e subito dopo aveva scoperto il passo di Is 53, in particolare il versetto 2b: "Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto".
Questo è forse il testo più forte della Bibbia, perchè in esso la gloria di Dio appare nel massimo del paradosso. Santa Teresina troverà rifugio in questo passo per "digerire" in Cristo la malattia del padre ed esso diventerà per lei una porta che le permetterà di utilizzare la sofferenza per progredire. La potenza di Cristo allora assorbirà un po' alla volta la sofferenza di Teresina e la trasformerà.

"Nei passi seguenti delle lettere di santa Teresina, si intravede l'intensità della sua sofferenza per la malattia mentale che colpì il padre e come la santa seppe leggere in questo fatto la richiesta di Dio di dare a Lui anche e soprattutto l'affetto per il padre terreno che era il centro della sua affettività:

"Ma so bene perché il buon Dio ci manda questa prova: è per farci guadagnare il bel Cielo; sa che il nostro amatissimo Padre è tutto quel che amiamo di più sulla terra, ma sa anche bene che occorre soffrire per guadagnare la vita eterna ed è per questo che ci prova in tutto quello che abbiamo di più caro." (Lettera del 25 novembre 1888 )

"Gesù ci ha inviato la croce scelta nel modo migliore che ha potuto inventare nel suo immenso amore. Come lamentarci quando Lui stesso è stato considerato un uomo colpito da Dio e umiliato? (allusione a Is 53,4)" (Lettera del 18 Luglio 1890)

"Ah, Celine!... Tre anni fa le nostre anime non erano ancora state infrante, la felicità era ancora possibile per noi sulla terra, ma Gesù ci ha inviato uno sguardo d'amore, uno sguardo velato di lacrime e questo sguardo è diventato per noi un oceano di sofferenza, ma anche un oceano di grazie e d'amore. Ci ha preso colui che amavamo con tanta tenerezza, in modo ancora più doloroso di quello con cui ci aveva tolto la nostra amatissima madre, nella primavera della nostra vita. Ma non è stato forse perché potessimo veramente dire: «Padre Nostro che sei nei Cieli»? (Mt 6,9) Oh, com'è consolante questa parola! Che orizzonte infinito apre ai nostri occhi!..." (Lettera del 26 aprile 1891)

Quando Dio chiede ad Abramo di offrire suo figlio in sacrificio sulla montagna, gli mostra chiaramente la dimensione del Suo Amore-Eros. Gli domanda una cosa che lo tocca "visceralmente", la cosa che costa maggiormente all'essere umano. Allo stesso modo, quando chiede a S. Teresa di Gesù Bambino di offrirgli suo padre, Egli le chiede la cosa che le è più cara.

Non importa affatto che l'eros umano sia investito nell'amore di un coniuge o di un amante, si può trattare assolutamente dell'amore per una madre, per un padre, per un figlio, per una figlia ecc... Ogni essere umano ha un punto nella sua sfera emotiva che gli è caro più di tutti gli altri! E sul più bello ecco che il Dio-Eros viene a chiederglielo, per appunto purificare ed elevare il suo eros umano alla dimensione stessa del Dio-Eros.

"Dio disse: "prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su un monte che Io ti indicherò" (Gen 22,2). In questo senso, ogni essere umano ha il suo Isacco, ha l'essere a lui più caro, al quale è legato strettamente! Non si tratta assolutamente di un legame peccaminoso! Abramo non commette peccato provando attaccamento per suo figlio, neppure pecca Teresa del Bambino Gesù, nemmeno coloro che si amano nella luce di Dio. Ma il Dio-Eros chiede anche questo legame sano e benedetto, perché infatti Egli vuole innalzare l'essere umano al Suo livello, perché il cuore dell'uomo è creato solo per Dio, e non per un essere umano, per quanto santo o buono egli sia!

Si può trovare che sia di una crudeltà inaudita la richiesta che Dio fa ad Abramo o a Teresina! Umanamente parlando, questo giudizio sarebbe vero. Tuttavia, dobbiamo ricordarci di un punto di capitale importanza, che è come la chiave che apre il significato di chi sia l'essere umano e di chi sia Dio per lui: l'essere umano è stato creato a immagine e somiglianza non di un'altra creatura, ma di Dio stesso! E questo fa sì che il cuore umano sia un Santuario che Dio vuole abitare da solo. D'altra parte, il primo comandamento dichiara senza mezzi termini questo assoluto che Dio rappresenta per il cuore dell'uomo: amerai il tuo Dio con "tutto" il tuo cuore, "tutta" la tua anima, "tutti" i tuoi pensieri,"tutte" le tue forze. Notiamo bene come questi "tutto" si ripetano come per meglio ricordare all'uomo che il primo posto non possa essere occupato da nessuna creatura, per quanto essa sia la più santa o la migliore che possa esistere. Solo Dio può occupare il primo posto, solo l'infinito ha la sua sede nel nostro cuore! E l'essere umano si trova senza risorse, di fronte a questa dimensione "erotica", "totalitaria" di Dio! Ci sono situazioni che creano nel cuore dell'uomo degli attaccamenti (per quanto assolutamente legittimi), di fronte ai quali egli preferirebbe essere solo umano, e nulla più che umano, per amare ed essere amato, e per godere di questo amore! E viene il momento in cui Dio lo strappa a se stesso, lo richiama a Sè, ed esige che l'uomo corrisponda alla sua grandezza: "Il tuo cuore è fatto per me: tu vuoi questo?"

Abramo dunque si è comportato con Dio per come Egli veramente era, cioè il Dio-Eros, il solo che ha diritto al cuore dell'uomo, e che gli proibisce ogni idolatria, anche legittima (cioè l'amore per qualcuno che ci è tanto caro da occupare il primo posto nel nostro cuore). Dio poi, quando vede che Abramo ha risposto alla sfida di tornare a Dio, all'autentico Dio-Eros, a Dio che è l'assoluto del cuore umano, giura per Se stesso (Gen 22, 16). Questo gesto infatti è un atto molto forte ed elevato, che ci risulta difficile da comprendere: giurare per se stesso! Cosa può significare per Dio, per un Dio, emettere giuramento nel proprio nome! E' un atto assoluto di Promessa da parte di Dio, di Promessa e di fedeltà nel Dono. Abramo si mette nella posizione di Padre di tutta l'umanità, colui che sottoscrive la possibilità di "ritornare" al Paradiso perduto. Abramo si pone nel ruolo di autentica Sposa di Dio. E questa relazione nuziale assoluta con il Dio-Eros genera una fecondità straordinaria, sconvolgente, perché si tratta della fecondità stessa di Dio. Abramo raggiunge la purezza di non anteporre nulla a Dio, e così questa purezza verginale fa sì che egli possa sposare Dio, e di conseguenza potrà generare, per Dio e in Dio, una moltitudine infinita di figli di Dio, di credenti.

"Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce" (Gen 22,16-18 )."

(Jean Khoury, L'Eros di Dio per l'uomo. Commento all'Enciclica di Papa Benedetto XVI "Deus Caritas est", Amor Vincit Publishing, London, 2007, pp. 10-12)

E Santa Teresina ci ha dimostrato questo!
Grazie ancora e a presto sunny
Anna


Ultima modifica di Anna Maria il Ven 19 Dic - 1:13, modificato 1 volta
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: L' equilibrio interiore   Ven 12 Dic - 9:30

Mi permetto di condividere, in particolare con Vincenzo, alcuni spunti a proposito dell'equilibrio interiore, e della questione della sofferenza, del " male del mondo".

Gesù, prima di ogni altra cosa, ci dice:"Tu non soffrire, soffro io per Te",perchè la sofferenza non è voluta da Lui per noi, e la sofferenza del mondo è trasformata da Gesù, come dice il paragone della spazzola che pulisce il pavimento. Gesù poi ci dice: "Sbrigati a seguirmi sul Calvario, io ti precedo e ti sto aspettando, muoviti!". Noi siamo riluttanti, perchè lungo la strada del Calvario la Croce schiaccia le spalle, il collo, di Gesù, è un dolore tremendo, disumano, ci pare, che lo fa addirittura stramazzare a terra: ma il Cireneo lo aiuta, umanamente, con solo amore fraterno, senza presumere di liberarlo dalla morte sulla Croce. Poi Gesù Dio risorge e ci fa risorgere.

L'equilibrio interiore si ottiene nell'affidarsi. Con "umiltà" e "cuore aperto", come ripete incessantemente Maria a Medj. , anche nell'ultimo messaggio del 2 dicembre 2008, a cui vorrei rimandare con forza.
Teresina è maestra nel riprendere questo e nell'esplicitarlo, per noi di questi secoli ultimi, altri suoi figli spirituali hanno aperto alcuni aspetti di questo.
Ho trovato una grande risposta all'approccio alla sofferenza in Teresa di Calcutta: di fronte alla sofferenza non siamo senza risorse, nonostante la nostra impossibilità costituzionale. Dio è Amore, noi siamo aspirazione all'amore, a Sua immagine. Per Amore Dio si è abbassato, cioè ha CONDIVISO la nostra miseria di morte radicale. Ha svelato che di fronte alla sofferenza possiamo fare la cosa sostanziale: POSSIAMO AMARE!!!!!Semplicemente ed all'infinito: possiamo prendere la mano di chi soffre, solo prendere la mano è sufficiente, è accogliere!. E questo senza aspettative di dare altro che amore. Quello che alla radice l'uomo chiede è amore: e a noi è data la possibilità di sollevare l'altro anche solo semplicemente amandolo. Essendo semplicemente nudi di fronte all'altro nudo. Cristo in Croce è radicalmente nudo, e da lì trasfigura il mondo. E' nella nudità che c'è l'incontro. E si può sperimentare così la liberazione da schemi che costringono e riducono all'impotenza.
Ho incontrato la testimonianza di un medico che ha fatto un periodo di volontariato nelle suore di Calcutta, NON come medico: ma come UOMO!! Ha sperimentato il dono di poter alleviare con l'amore la sofferenza, e ne ha ricevuto un dono di Pace, Consolazione, Luce e Amore infiniti. Come sempre ha sperimentato che ciò che si riceve è infinitamente oltre ciò che si dà. Siamo miseria, non possiamo risolvere il "male del mondo" che opprime avolte le nostre spalle, ma affidandoci tutto viene salvato, anche il male è" convertito" ( nel senso della metanoia).
André Louf mi ha aperto ulteriormente questo nel suo "elogio della debolezza" (anche Louf è naturalmente figlio di Teresina): di nuovo, è possibile salvare, ribaltare tutto, solo nell'affidarsi: accettare che la Parola Spirito trasformi noi e gli altri, attraverso la nostra miseria. La Croce, annientamento che salva, ci chiede di poter agire ogni attimo nella nostra miseria per capovolgerla, ci chiede solo di affidarci. "Padre se possibile...", ma subito:"Padre nelle tue mani..." e la Luce si svela e trasfigura...

Cammino infinito nel dolore, certo, ma nella speranza e attesa della Trasfigurazione, che avverrà - e non serve che noi sappiamo il quando e il come - ma che è possibile, credibile, e sempre data a chi la accoglie... ma solo chiedendo che ci sia dato il dono di accoglierla, perchè da soli neanche quello potremmo fare, data la sua insormontabile impossibilità umana.
Quanto cammino...
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