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 Cara Anna Maria

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Vincenzo Cicala

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Numero di messaggi : 12
Età : 78
Data d'iscrizione : 16.10.08

MessaggioTitolo: Cara Anna Maria   Mer 24 Dic - 2:21

ho avuto all'inizio un moto di rigetto alle osservazioni tue. Dio mi appariva,nelle tue righe, come un padrone assoluto con una voglia di possesso e di dominio delle Sue creature. Ora, a riprendere la lettura, consento con quello che tu dici e ti ringrazio dell'attenzione che hai prestata alle mie righe. Tuttavia vengo a fare alcune precisazioni sulle quali credo che avrò da te medesima attenzione :
a) la reazione umana di Santa Teresa alla morte della madre fu quella totale di una bambina sensibilissima che, all'improvviso, si vede catapultata in un vuoto privo di appoggi. Cadendo si sostiene al ramo sporgente dell'appoggio di Paolina, suo modello già a quattro anni. Ed anche questo emigra lontano da casa nel Carmelo. E ,in occasione delle visite, neanche allora, può avere quel rapporto esclusivo e confidenziale che, a casa, la sosteneva. Al tempo della malattia del padre, era già al Carmelo. Aveva già fissata la sua dimora sulla roccia esclusiva dell'amore di Gesù. Un dolore più atroce del primo, che le provocò una sofferenza più cocente, immensa, ma più cosciente e che non mise in forse le radici della sua esistenza;
2) la seconda osservazione riguarda Dio. Il male fisico e morale, la morte stessa non viene da Dio. Egli è venuto a cancellare la morte ed il male offrendo se stesso. Egli non è invidioso dell'amore che abbiamo per gli uomini, che anzi ce lo chiede. Vuole evitarci di cadere in errore, vuole che noi ordiniamo i nostri affetti, secondo la verità e l'essere. Egli è la Verità e la Vita ed è la Via per la Resurrezione. Nessun sentimento può esistere ed essere vero se non è indirizzato a Lui, perché Egli è. Allora nell'ordine della Verità e dell' Essere Egli benedice i nostri affetti e li conserva per l'eternità.
Non ci sarà più né moglie né marito, né figli né genitori, ma in Lui vivrà l'Amore e, siccome noi saremo tornati nell'Essere, non potremo che amare tutte le creature che sono in Lui, anche in continuità con i sentimenti di amore, bene indirizzato, che già abbiamo avuto in vita. Egli non vuole Isacco, ma che Abramo riconosca che in Lui, in Dio è la vita e l'amore, e che, attraverso l'amore di Dio, passa anche quello per Isacco, cioè l'amore per Isacco è una manifestazione ed un ringraziamento per l'Amore di Dio oppure non è nulla, è apparenza e male che svanisce nel niente;
3) quello che non riesco a spiegarmi è il mistero della sofferenza di Gesù e nostra e come questa operi la redenzione e come si concilia
il bisogno della sofferenza per la redenziopne con l'onnipotenza di Dio. Però mi dico Tu sei nato al mondo e ci hai dato l'esempio di una vita e di una morte di Croce che è vita ed io, se Ti ascolto in me,
Ti sento più vivo di chi mi vive accanto nel mondo. Perché, allora, mi devo porre delle domande alle quali non saprò mai rispondere?

Cara Anna Maria, ho dovuto farmi molto coraggio ed attendere per scriverti e può darsi anche che abbia scritto delle sciocchezze. Tu correggimi fraternamente in modo da non tenermi nell'errore.
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Anna rita



Numero di messaggi : 220
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MessaggioTitolo: Isacco e Teresina   Gio 25 Dic - 19:10

Oggi è Natale, Dio si fa uomo... per ABITARE TRA NOI...

Dio non vuole Isacco per sè, certamente. Dio è Amore, l'Amore è DONO. Dio crea l'uomo per dargli la Vita nella Trinità, ma l'uomo vuole fare da sè. Così l'uomo sceglie di fare senza Dio, e per forza di cose cade nel NON - Dio= male, dolore.
Dio potrebbe fare la magia, e risistemare tutto, ma se non lasciasse libero l'uomo, allora Dio ne sarebbe il padrone, e Dio NON è padrone. Allora dona sè stesso, nel Figlio, nello Spirito= dona ciò che ha di più caro, la cosa migliore che ha, DONA TUTTO. E da lì viene la salvezza per noi.

Primo punto: nell'economia della realtà, o si fa come Dio, e si va bene, o si fa senza Dio, e capita quel che capita. Fare come Dio è dare tutto, non tenere nulla per sè, non dire "questo è molto bello non me lo lascio scappare"ecc. Dio vuole che Abramo sperimenti che amare è dare tutto: dare anche il proprio figlio, la cosa più grande che si ha, per la volontà del Padre. Questo è infatti quello che fa Dio stesso, dando persino il Figlio per la volontà di salvare gli uomini... Ma Dio non vuole il dolore, la morte: di fatti Isacco vive, e Gesù muore alla vita terrena, ma resuscita per tutti... (adesso lascio un po' da parte il fatto che Isacco anche è figura dell'Agnello di Dio)
A memoria ricordo " mi hai dato un corpo: ecco io vengo per fare la tua volontà" E questo non è la volontà di un Dio sultano assoluto, ma la volontà di un Dio Amore: che sposa tutto di noi, nel Figlio, fino a condividere con noi nel Figlio il dolore assoluto totale ontologico, determinato dal nostro limite umano dopo il peccato originale. Ma Dio non fa questo per gusto di soffrire, ma perchè solo Lui può ribaltare questa morte umana, abitandola fino alla fine... solo Lui può venire a dire di nuovo il sì che l'uomo non ha saputo dire all'inizio.

Secondo punto: quanto poi al fatto che Dio ci chieda di essere umanità aggiunta... è chiederci di seguirlo fino alla fine ... ma in ogni modo se lo chiede ne dà la avvertenza e la forza ... D'altra parte, nel farci suoi figli, ci dà di esserlo non solo individualmente, da soli, Lui-io, ma ci dà di essere corpo mistico: e questo è ancora più grande, perchè è sempre la Trinità che si espande all'infinito nel suo Dono della Vita.
Quindi essere umanità aggiunta è naturale... nel corpo mistico si condivide la Grazia totalmente, la linfa circola in tutti i tralci!!!!!! Abisso di Dio!!!!!!.

Terzo punto: per Teresina ed il dolore per il padre, mi pare si possa vedere un aspetto un pò diverso. Teresina amava il padre di amore assoluto, idealizzato, e ne aveva i motivi umani, naturalmente. Ma poi il padre è caduto, addirittura con la prova tremenda della malattia mentale che lo declassava anche socialmente, come accade ad ogni padre e ad uomo, del resto. E Teresina ha dovuto capire ed accettare che il padre era un uomo qualsiasi e non una persona irreale, come lei lo vedeva ancora adolescenzialmente. E ha capito anche, però, che l'amore che lei nutriva per il padre rispondeva alla esigenza incoercibile, presente nel suo cuore, di uscire da sè, nel dare un amore totale ed assoluto, "totalitario". E Teresina sperimentava in quel momento che un uomo NON può essere mai a misura di un tale amore, per sua natura. Teresina però era già avanti nel cammino spirituale, e sapeva che esiste Dio, che è DEGNO di tale amore: lei aveva per un po' solamente sbagliato mira e misura... E così, avendo già prima sperimentato COME Dio ama, non poteva altro volere che la pienezza ("voglio tutto")= cioè amare CON l'Amore di Dio, amare il padre IN DIO... amare il padre PERCHE' Dio lo ama, A MISURA dell'amore di Dio: che è il modo di Amore perfetto! E lì ha raggiunto la meta.

Dio non vuole MAI il dolore: tanto è vero, che è venuto a SPOSARE e ad ABITARE anche il nostro dolore in noi, per dividere il peso delle nostre scelte sbagliate, e se vogliamo lasciarlo fare, e seguirlo, si mette di mezzo Lui di persona, totalmente, per raddrizzare la realtà. La famosa SPAZZOLA di Jean lava solo il nostro pavimento, ma siamo stati noi che l' abbiamo sporcato.

Buon Natale: che Gesù Corpo Mistico possa continuare a nascere ogni giorno con sempre maggiore pienezza in ogni uomo. Anna Rita
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Cara Anna Maria   Mer 31 Dic - 3:33

Carissimo Vincenzo,
ti ringrazio molto per la tua risposta... ci terrei però a precisare che quelle che tu definisci “mie righe”, in realtà non sono mie, ma di Jean. Sono infatti estratte da un suo testo (L’Eros di Dio per l’uomo ), che ho segnalato in fondo alla citazione.
Sono felice che tu sia riuscito a superare l'apparente durezza del brano riportato. Credo infatti che sia da meditare bene, fino al midollo, per comprenderne la profondità!
E’ vero che a una prima lettura Dio possa sembrare “un padrone assoluto con una voglia di possesso e di dominio delle Sue creature”, come tu dici. Anche Jean lo afferma nel testo citato e scrive:

Si può trovare che sia di una crudeltà inaudita la richiesta che Dio fa ad Abramo o a Teresina! Umanamente parlando, questo giudizio sarebbe vero. (...) D'altra parte, il primo comandamento dichiara senza mezzi termini questo assoluto che Dio rappresenta per il cuore dell'uomo: amerai il tuo Dio con "tutto" il tuo cuore, "tutta" la tua anima, "tutti" i tuoi pensieri,"tutte" le tue forze. Notiamo bene come questi "tutto" si ripetano come per meglio ricordare all'uomo che il primo posto non possa essere occupato da nessuna creatura, per quanto essa sia la più santa o la migliore che possa esistere. Solo Dio può occupare il primo posto, solo l'infinito ha la sua sede nel nostro cuore! E l'essere umano si trova senza risorse, di fronte a questa dimensione "erotica", "totalitaria" di Dio!

Se però si riesce a penetrare in questa scorza dura, emerge il vero primo comandamento, che è il seguente: “Io sono il tuo Dio e ti amo con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e con tutte le mie forze”. Quello di Dio è un comportamento “maldestro” e “pudico”, come dice Jean. Egli nasconde se stesso per non mostrare la sua debolezza. E’ un Dio vulnerabile perché è Amore e ha come paura di esprimersi, quindi può sembrare duro.
Bisogna bucare la corazza, per trovare il frutto dolce, sconvolgente, dell’amore di Dio, il Suo vero volto. Attraverso la contemplazione scopriamo che Egli bussa alla nostra porta e ci dice di amarci con tutto se stesso, sussurrando a ciascuno di noi: “Il tuo cuore è fatto per me: tu vuoi questo?
Dio cerca di dirci: “siete al Mio livello, appartenete alla Mia categoria di esseri, siete degli Dei", noi invece guardiamo alla sofferenza, causata dalla necessaria rottura di tutti i nostri attaccamenti, e non andiamo oltre... non abbiamo lungimiranza!
La sofferenza è solo una delle facce di questo bellissimo cammino verso l’Unione con Dio e la Pienezza della Carità, dietro a essa si nasconde infatti una profonda gioia, come Teresina ci ha dimostrato. Spetta a noi scegliere su quale faccia soffermarci!

Spero di esserti stata un po' di aiuto, insieme ad Anna Rita e alla sua bella risposta, che condivido...
Colgo l'occasione per augurare a te e a tutti una buona fine d'anno!
A presto
Anna


Ultima modifica di Anna Maria il Sab 3 Gen - 15:59, modificato 1 volta
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Anna rita



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MessaggioTitolo: per non parlarsi addosso   Mer 31 Dic - 19:43

Vorrei evitare il rischio di cadere nel parlarsi addosso persino blasfemo.Da quanto ho detto sopra può sembrare che tutti i cerchi alla fine arrivino alla quadratura. Ovviamente non è così, e la fatica è improba.
Il dolore altrui, senza apparente motivo, il dolore innocente... ci atterrano. Ma davvero dobbiamo e possiamo lo stesso amare: da vicino o da lontano.

Pregare per le intenzioni di Maria.

Alcuni gruppi mariani hanno indetto una giornata di digiuno e preghiera per la pace, per il 2 gennaio 2009, primo venerdi del mese e del nuovo anno.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: L'amore per Cristo   Mer 28 Gen - 23:10

Avrei una piccola aggiunta a proposito della "evoluzione " mostrata da Teresina nell'amore per suo padre.
Ad un certo punto, Teresina ha riconosciuto- forse anche solo inconsciamente- che la spinta interiore ad amare "totalmente"da lei avvertita era Dio stesso. La sua intimità più radicale era Dio, Dio era lei. Dio amava in lei, e con lei, e quell'Amore poteva solo tornare a Colui che l'aveva generato, per affinità di natura, perchè Teresina avvertiva che quell'Amore non era interamente umano. Soltanto partendo da Dio quell'Amore poi sarebbe potuto tornare circolarmente alle persone.
Questo spiega anche la frase "Nel cuore della Chiesa sarò l'Amore": in Dio Teresina finalmente sarà compiutamente l'Amore stesso. Trasformata in Dio amerà con il Suo Amore.

Mi pare di aver trovato in una predica di P. Cantalamessa una spiegazione dell'impressione aggiunta qui; P. Cantalamessa aggiunge alla fine anche una indicazione per una possibile applicazione pratica

Permalink: http://www.zenit.org/article-115?l=italian
CITTA’ DEL VATICANO, 19 dicembre 2003 (ZENIT.org). "... padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, ... ha preso ad esempio la vicenda di Madre Teresa di Calcutta per spiegare l’amore per Gesù".

P. Raniero Cantalamessa - Avvento 2003 alla Casa Pontificia - Terza Predica
“CONOSCETE IL GESÙ VIVO?”
[...]
"4. L’amore per Cristo di cui non è possibile pensare uno maggiore"

[...] "Madre Teresa ci ha ricordato oggi qual è stata la molla segreta del suo servizio ai poveri e dell’intera sua vita: l’amore per Gesù. [...]
Ma dove trovare questo amore? Madre Teresa sapeva a chi chiederlo: a Maria! Una delle sue preghiere dice:
“Maria, Madre mia amatissima, dammi il tuo cuore così bello, così puro, così immacolato, così pieno di amore ed umiltà, che io possa ricevere Gesù come facesti tu e andare ‘in fretta’ a donarlo agli altri” .
Ma noi dobbiamo, su questo punto, essere più arditi ancora di Madre Teresa. Mi spiego. Madre Teresa ha una meravigliosa spiritualità, di cui ho cercato di mettere in luce qualche briciola. Ma la sua spiritualità, come del resto anche quella di Padre Pio, è segnata dal tempo in cui entrambi si sono formati.
Mancava dalla riflessione teologica (non dalla vita!) una chiara prospettiva trinitaria che ora, dopo il concilio, per esempio nella Novo millennio ineunte, appare la sorgente e la forma di ogni santità cristiana. La sua, come ricordava il Postulatore della causa, è una spiritualità “Gesù-centrica”, più che trinitaria.
Madre Teresa ha diverse e bellissime preghiere alla Vergine, ma nessuna (almeno negli scritti di lei finora conosciuti) allo Spirito Santo.
Questi viene nominato raramente e quasi solo per inciso, in occasioni di formule liturgiche tradizionali. Non c’è dubbio che la sua santità, come quella di tutti i santi, è da cima a fondo, opera dello Spirito Santo. San Bonaventura dice, della sapienza dei santi, che “nessuno la riceve se non chi la desidera e nessuno la desidera se non chi è infiammato nell’intimo dallo Spirito Santo” .
Solo che questo ruolo dello Spirito Santo non era abbastanza messo in luce nella formazione spirituale e teologica. Per fortuna non è l’ampiezza delle vedute teologiche che fa i santi, ma l’eroismo della carità." [...]

"Cosa scopriamo di nuovo circa l’amore per Gesù, partendo da una prospettiva trinitaria? Una cosa straordinaria: che esiste un amore per Gesù perfetto, infinto, il solo degno di lui, un amore “del quale non è possibile pensare uno maggiore”, e scopriamo che esiste per noi la possibilità di farne parte, di farlo nostro, di accogliere con esso Gesù a Natale.
È l’amore con cui il Padre celeste ama il suo Figlio, all’atto stesso di generarlo. Nel battesimo noi abbiamo ricevuto tale amore, perché l’amore con cui il Padre dall’eternità ama il Figlio si chiama lo Spirito Santo e noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo. Cosa crediamo che sia quell’”amore di Dio che è stato effuso nei nostri cuori dallo Spirito Santo” (cf. Rom 5,5) se non, alla lettera, l’amore di Dio, cioè l’amore eterno, increato, con cui il Padre ama il Figlio e da cui discende ogni altro amore?
Dicevo la volta scorsa che i mistici non sono una categoria a parte di cristiani, non esistono per stupire, ma per indicare a tutti, come all’ingrandimento, qual è il pieno sviluppo della vita di grazia.
E i mistici ci hanno insegnato proprio questo: che, per grazia, noi siamo inseriti nel vortice della vita trinitaria. Dio, dice S. Giovanni della Croce, comunica all’anima “lo stesso amore che comunica al Figlio, anche se ciò non avviene per natura, ma per unione… L’anima partecipa di Dio, compiendo, insieme con lui, l’opera della Santissima Trinità” .
È Gesù stesso che ci assicura questo a chiare lettere: “…perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro”, dice rivolto al Padre (Gv 17,26). In noi dunque per grazia c’è lo stesso amore con cui il Padre ama il Figlio.
Che scoperta, che orizzonti per la nostra preghiera e la nostra contemplazione! Il cristianesimo è grazia e la grazia non è che questo: partecipazione alla natura divina (2 Pt 1,4), cioè all’amore divino, essendo l’amore la “natura” propria, ciò di cui è fatto, il Dio della Bibbia.
Alcuni mistici, come Eckhart, hanno parlato di un Natale speciale, misterioso, che avviene nel “fondo dell’anima”. Esso si celebra quando la creatura umana, con la sua fede e umiltà, permette a Dio Padre di generare di nuovo in lei il proprio Figlio . Una massima ricorrente nei Padri - da Origene a S. Agostino e a S. Bernardo - dice: “Che giova a me che Cristo sia nato una volta a Betlemme, se non nasce di nuovo per fede nella mia anima?”.
L’uso di celebrare tre Messe il giorno di Natale viene tradizionalmente spiegato così: la prima commemora la nascita eterna dal Padre, la seconda la nascita storica da Maria, la terza la nascita mistica nell’anima.
Il mistico tedesco Angelo Silesio ha espresso questa idea in due versi: “Mille volte nascesse Cristo a Betlemme / Se in te non nasce sei perduto in eterno”. Questi versi meditava nel Natale del 1955 il noto convertito italiano Giovanni Papini; si chiedeva come potesse accadere questa nascita interiore e la risposta che diede a se stesso - e che può servire anche a noi – fu la seguente: “Questo miracolo nuovo non è impossibile purché sia desiderato e aspettato. Il giorno nel quale non sentirai una punta di amarezza e di gelosia dinanzi alla gioia del nemico o dell’amico, rallegrati perché è segno che quella nascita è prossima…Il giorno in cui sentirai il bisogno di portare un po’ di letizia a chi è triste e l’impulso di alleggerire il dolore o la miseria anche di una sola creatura, sii lieto perché l’arrivo di Dio è imminente".
"E se un giorno sarai percosso e perseguitato dalla sventura e perderai salute e forza, figli e amici e dovrai sopportare l’ottusità, la malignità e il gelo dei vicini e dei lontani, ma nonostante tutto non ti abbandonerai a lamenti né a bestemmie e accetterai con animo sereno il tuo destino, esulta e trionfa perché il portento che pareva impossibile è avvenuto e il Salvatore è già nato nel tuo cuore”.
Tutti questi sono “segni” dell’avvenuta nascita, ma la causa, ciò che la produce, è quella detta all’inizio: desiderio e attesa. Una fede piena di aspettativa, certa del fatto suo, expectant faith, secondo un’espressione cara ai cristiani di lingua inglese. Anche Maria concepì Cristo così: nel suo cuore, per fede, prima che fisicamente nella sua carne: prius concepit mente quam corpore.
Non occorre avere “sentimenti” particolari (chi può “sentire” una cosa del genere?); basta credere e, al momento di ricevere il corpo e il sangue di Cristo la notte di Natale, dire con semplicità: “Gesù, ti accolgo come ti accolse Maria tua Madre; ti amo con l’amore con cui ti ama il Padre celeste, cioè con lo Spirito Santo"."
[...]
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