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 Liturgia-Lectio

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Anna rita



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MessaggioTitolo: Liturgia-Lectio   Lun 16 Feb - 0:46

Nel testo "Per vivere la Liturgia" di Jean Lebon (Ed Borla 1996) sto trovando, tra l'altro, anche diversi spunti utili a proposito del problema Liturgia-Lectio di cui si è parlato sopra.
Tra l'altro, Lebon cita l'analisi della Cena di Emmaus fatta da L.- M. Chauvet (Symbolique et Simbole, ed. du Cerf) in cui il discorso si articola in tre momenti: Parola annunciata e ricevuta- Parola celebrata- Parola vissuta. Commenta Lebon a pag 56: " Non solo l'annuncio della Parola precede il Sacramento, ma al cuore di ogni Sacramento c'è sempre una liturgia della Parola...L'evangelizzazione acquista tutta la sua verità soltanto nel Sacramento... Evangelizzazione, celebrazione e vita cristiana missionaria sono tre anelli di una stessa catena"
Questo mi pare si collega all'affermazione fatta più sopra da Jean, che condivido, che abbiamo in un certo senso tolto la Lectio dalla sua sede ideale, staccandola dalla Messa.
Mi sembra questo il punto centrale di tutto il discorso, un fondamento evangelico (Emmaus!) che dà ragione dell'intimo legame tra Messa e Lectio -Orazione (Lectio ed Orazione viste come si diceva negli interventi precedenti)
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Lun 16 Feb - 0:52

Ho iniziato un argomento a parte per semplicità, ma se Jean vuole spostare nell'altro topic...
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Lectio sulle letture della Liturgia   Mar 17 Mar - 21:06

Sul "Portale della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli", trovo questo documento tratto dalla "Carta educativa" per gli alunni seminaristi del Pont. Collegio Urbano de Propaganda Fide - 2003, da cui stralcio un trafiletto:

"...1 .3. Ritmo della preghiera
... La Lectio divina, nella riflessione sul brano liturgico, è un’occasione ottima di formazione spirituale, tenuta regolarmente secondo un programma dai Direttori spirituali"


Mi pare in ogni modo evidente che la Lectio non possa essere obbligatoriamente circoscritta ai soli testi liturgici del giorno... non vorremmo imporre noi al Signore quando e entro quali limiti parlarci...
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Lun 23 Mar - 20:12

Anna rita ha scritto:
Nel testo "Per vivere la Liturgia" di Jean Lebon (Ed Borla 1996) sto trovando, tra l'altro, anche diversi spunti utili a proposito del problema Liturgia-Lectio di cui si è parlato sopra.
Tra l'altro, Lebon cita l'analisi della Cena di Emmaus fatta da L.- M. Chauvet (Symbolique et Simbole, ed. du Cerf) in cui il discorso si articola in tre momenti: Parola annunciata e ricevuta- Parola celebrata- Parola vissuta. Commenta Lebon a pag 56: " Non solo l'annuncio della Parola precede il Sacramento, ma al cuore di ogni Sacramento c'è sempre una liturgia della Parola...L'evangelizzazione acquista tutta la sua verità soltanto nel Sacramento... Evangelizzazione, celebrazione e vita cristiana missionaria sono tre anelli di una stessa catena"
Questo mi pare si collega all'affermazione fatta più sopra da Jean, che condivido, che abbiamo in un certo senso tolto la Lectio dalla sua sede ideale, staccandola dalla Messa.
Mi sembra questo il punto centrale di tutto il discorso, un fondamento evangelico (Emmaus!) che dà ragione dell'intimo legame tra Messa e Lectio -Orazione (Lectio ed Orazione viste come si diceva negli interventi precedenti)

Grazie AR,
nella ricerca di "forme" iniziali della Messa possiamo anche trovarne altre:
- c'è la Trasfigurazione, con le sue du parti, come archetipo della "Messa"... (equivalente all'episodio con i discepoli di Emmaus)...
- C'è anche l'ultima Cena: discorso + dono del Corpo e Sangue.
- C'è anche la struttura stessa del Vangelo, che ci offre il ministero di Cristo (in tre anni): 1- Predicazione di Cristo 2- Passione di Cristo
Ecc
Ecc
A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Lun 23 Mar - 20:14

Anna rita ha scritto:
Ho iniziato un argomento a parte per semplicità, ma se Jean vuole spostare nell'altro topic...
Non c'è problema, il soggetto in se è importante e merita una trattazione a parte, ok.
Spero anche un giorno poter scrivere un articolo/studio documentato, aggiornato, solido, chiaro, sulla questione (liturgia-lectio).
grazie
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Lun 23 Mar - 20:44

Anna rita ha scritto:
"...1 .3. Ritmo della preghiera
... La Lectio divina, nella riflessione sul brano liturgico, è un’occasione ottima di formazione spirituale, tenuta regolarmente secondo un programma dai Direttori spirituali"
Mi pare in ogni modo evidente che la Lectio non possa essere obbligatoriamente circoscritta ai soli testi liturgici del giorno... non vorremmo imporre noi al Signore quando e entro quali limiti parlarci...

I Direttori spirituali non sono al di sopra della Messa e della Chiesa e della logica dell'Incarnazione, e dell'Ecclesialità! Adattano ok! Ho anche sempre detto che per entrare bene nella "lectio liturgica" (quella fatta a partire delle letture della Messa) bisognava prima fare una prima conoscenza con il NT e leggerlo prima interamente.. con anche varie cose dell'AT. E questo primo passo è una piccola strada che porta verso l'autostrada (meta potente di Grazia): la lectio fatta con le letture della Messa.

Non è un "circoscrire" o un "porre dei limiti". E' un capire in che cosa consiste questa Grazia della Parola data durante la Liturgia e quindi, il "disporsi per riceverla" (che è la "lectio liturgica", o "lectio" tout-court).

Credo che non bisogna invertire "le questionnement". Chi viene prima, la gallina o l'uovo?!
Prima anche della formazione della Parola di Dio in uno scritto come il Nuovo Testamento, non c'è unicamente la "Tradizione catechetica" orale (come gli studi dei 70 ultimi anni hanno mostrato). C'è anche la Celebrazione stessa dell'Eucaristia. Lei viene prima anche della formazione del Nuovo Testamento!
Questa celebrazione (la frazione del Pane.. della Chiesa primitiva), è un momento molto centrale nella vita della prima Chiesa, fin dalla prima ora! Prima della Catechesi, prima dei libri del Nuovo Testamento. Questa celebrazione, a suo modo, riproduce quel momento raccontato da s Giovanni nel suo Vangelo quando Gesù, le porte Chiuse, appariva! "Ora, la sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, mentre le porte del luogo dove erano radunati i discepoli erano serrate per paura dei Giudei, Gesú venne e si presentò là in mezzo…" (Gv 20,19)
Ecco che la piccola Comunità iniziale, si raduna ogni ottavo Giorno, non "in ricordo" della Risurrezione, ma per sperimentare, a porte chiuse, il Risorto che si fà Presente tra loro, nelle letture dell'AT (e di altre della Nuova Vita) e nella Frazione.
Quindi quel Gv 20,19 è un modo anche di dire: a porte chiuse, il Risorto è qui presente.
Questa è una Grazia data fin dall'inizio, ogni 7 giorni...
E' la nostra Messa.
Il Signore viene. E ancora il NT non è ancora scritto o finito di essere scritto! Ma il Signore viene e parla nei cuori.
La Grazia della Sua venuta, come Parola che è Spirito e Vita è una Grazia insieme per tutti e per ognuno, inseparabilmente.

Che si possa leggere la Bibbia dopo, e che il Signore possa illuminarci con la Bibbia, questo è ovvio e chi puo' impedire questo al Signore! Nessuno. Siamo d'accordo!
Ma l'altra domanda, che precede: cosa si è fatto della Prima Grazia? "Prima" in ordine, e in importanza! Quindi anteporre a questa "lectio" - che è la Grazia della Sua Venuta Parlante - un'altra "lectio", per me è una cosa che mi pare non nel ordine delle cose! Ma per carità, quante cose non lo sono!
Se il Vat II ribadisce: "la Messa è Fonte e Culmine" della Giornata, cosa significa allora?

Tutti gli autori sono d'accordo nel dire che la fonte della Lectio è la liturgia della Parola! E non credo che si possa andare contro questo!

Ed è per quella raggione che sottolineo il fatto di questa deviazione: fare la lectio a partire di altre letture.

Fare una lectio a partire di altre letture è ok, certo! Ma fare "LA" lectio a partire di altre letture, mi pare seguire la deviazione dell'inizio del medioevo! Noterai, che verso il 6sto secolo, se non sbaglio, si cessa in molti riti di usare l'AT nelle prime letture! Ecco allora che l'esperienza del Risorto, a porte chiuse, non è più il Punto di Partenza della Communità (al livello della prima parte della Messa).

Tralasciare l'AT nei Lezionari a partire di questa epoca è una cosa dannosa dicono gli esperti/studiosi, e sono più che d'accordo con loro, perchè questa privazione toglie al Fedele la possibilità di avere ogni settimana al meno una esperienza della Trasfigurazione della Scrittura in Parola durante la PROCLAMAZIONE della Parola di Dio (durante la Messa).

Quindi in riassunto: mettere o rischiare di mettere allo stesso livello la Grazia data nella Parola durante la Messa e qualsiasi altra grazia "lectioica" (quindi tramite la Scrittura) data durante la giornata mi pare veramente strano! Ma, Pace, viviamo di queste stranezze da secoli.

Un ultima cosa: possiamo porci la domanda: - quale consegueze ha il fatto di aver diluito il Sale contemplativo della Trasfigurazione della Scrittura in Parola durante la Messa (che toglie una esperienza insostituible del Risorto, qui Presente tra noi, a porte chiuse)?
- Indebolisce la FEDE.

"A bon entendeur salut."

Che Dio possa parlare tramite qualsiasi pagina della Scrittura questo è ovvio – e siamo ugualmente tutti d'accodo su questo (scrittori, studiosi, maestri spirituali ecc.)! Ma che Egli abbia voglia piena di farlo, anteponendolo alla Grazia che comunque dà generosamente ogni giorno, non lo credo proprio! E' come dire a Dio che estende la mano dandomi il Cibo: - no, non voglio di questo cibo, voglio un altro cibo! (il mio io interviene qua) Allora perchè Dio lo fa (perché ci parla comunque (ma non con una forza uguale, di certo))? Vedi Gv della Croce dice che Dio, per non perderci, accetta di fare delle cose (che indeboliscono la vita spirituale) che non sono il Suo Disegno di Nutrimento iniziale.

Ripeto: dopo aver fatto LA Lectio, non significa che non si possa più studiare la Parola di Dio, e trarrne dei grandi frutti! Sono due dimensioni diverse, e complementari.

E si nota che, facendo la Lectio a partire della Grazia delle letture della Messa, si nota che varie cose durante la Giornata, concordano con essa, incluso lectio fatte con altre letture! E' l'unità del disegno della giornata come è fatta dalle Mani di Dio per ognuno di noi.

Non so se sono riuscito ad esprimermi bene.
Grazie

A presto

Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: La Parola si VIVE, non si impara   Mar 24 Mar - 0:33

Condivido molte cose dette da Jean in quest'ultimo intervento, anch'io sto riflettendio in questa direzione, ovviamente con i miei limiti. Ma mi incoraggia vedere che è un percorso condiviso.
Accenno solo alcuni dei "termini" che mi provocano, a proposito della Lectio liturgica: Parola che è Persona, Persona che si conosce attraverso una Relazione, è l'esperienza di Relazione ciò da cui si apprende, (si impara a parlare dagli altri, parlando, dopo si studia la grammatica), Liturgia come esperienza di Relazione: di Unione con Dio come Suo Popolo, qui ed ora. Popolo di Dio, Fede della Chiesa. L'unione data dall'Eucaristia - l'esperienza di essere Popolo di Dio qui e ora- si riceve per il dono di Dio, accogliendo il dono grazie e per la risposta della fede della Chiesa, per la fede della Chiesa (non guardare a me con la mia miseria, ma "alla Fede della Tua Chiesa") L'Eucarestia, la Liturgia Eucaristica Comunitaria, risalta come cuore e origine e giustificazione di tutto. Il Concilio: Liturgia fonte e culmine di tutta la VITA del POPOLO di Dio.
ecc ecc eccc
Abissi.
Non si può fare esperienza dell'Incarnazione della Parola al di fuori della Relazione con Dio e fratelli. Faccio la Lectio non con la mia fede, ma con la Fede della Chiesa. Da qui deriva tutto il resto.
Questo rende ragione e convalida il fatto che la Lectio Liturgica dia una esperienza di Grazia di Amore di potenza assolutamente non riscontrabile altrove.
Ma anche: non perdere di vista il continuum tra Parola e Pane, sono la stessa Persona indivisibile. Lectio mai vissuta a sè, perde la potenza. (Sono mie impressioni, possono essere sbagliate teologicamente: mi riferisco al fatto che la Lectio "sfoci, porti naturalmente" direttamente all'Orazione, come è per molti anche nella tradizione monastica, ed il fare Lectio "isolata" può apparire "mutilare" un'esperienza di Incontro: se l'Incontro è vero, naturalmente sfocia, si compie, con l'Unione: e da qui trae la Grazia Trasformante)
Questo Signore!
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Mistica e Lectio   Mer 25 Mar - 9:04

Può avere fondamento, alla fine, la Mistica della Lectio? L'uomo è essere unitario, quindi corpo anima spirito non si possono separare...
Se Jean vuole rispondere qualcosa, grazie
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 1:37

Anna rita ha scritto:
Può avere fondamento, alla fine, la Mistica della Lectio? L'uomo è essere unitario, quindi corpo anima spirito non si possono separare...
Se Jean vuole rispondere qualcosa, grazie
Non capisco la domanda... se puoi spiegare un po' di più per favore.
Cosa vuol dire: "la mistica della lectio"?
La lectio di per se, la vera lectio, è soprannaturale... pressupone una Grazia tipo "soccorso particolare della Grazia", "grazia infusa" come direbbe il Card. Martini.
D'altronde il Guigo parla bene di "contemplazione"... e la contemplazione è, di per se, una Grazia da ricevere... se no, come si riceverebbe la "parola" del giorno?
Tutta l'azione di Dio nel NT pressuppone l'azione dello Spirito... che è un Dono soprannaturale...
Ma vorrei capire meglio la domanda.
A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 12:14

Grazie Jean.

Jean dice:..."La lectio di per se, la vera lectio, è soprannaturale... pressupone una Grazia tipo "soccorso particolare della Grazia", "grazia infusa" ..."
Ecco: questo che dici è il appunto centro del discorso

Jean conclude:"Ma vorrei capire meglio la domanda"
La mia domanda nasce da due considerazioni pratiche:
1) la Lectio "vera" sfocia nella contemplazione;
2)l'azione dello Spirito non si ferma solo ad una dimensione dell'individuo, ma le comprende tutte.
Vedo in alcune persone che risulta un po'artificioso, nella pratica di ogni giorno, centrare l'attenzione soprattutto sul momento "intelletto-volontà" della Lectio, e questa difficoltà distoglie anche un po' dalla pratica della Lectio.
Mi sembra importante non "frazionare" una grazia che è unitaria...

Mi pare comunque che anche su questi punti sia necessario lavoro in abbondanza, almeno da parte mia.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 18:43

Grazie Jean.
Tu dici:"Se la parola di Dio è contemplata, ma non scende mai, non si incarna, allora dov'è l'ascolto? dov'è la messa in pratica. È la stessa Grazia che è contemplata, e che scende in noi (nella volontà) per essere incarnata".
Ho l'impressione che sia sempre difficile esprimersi chiaramente.
Quando dico:"La Lectio sfocia nella contemplazione" esprimo semplicemente un fatto che osservo, un comportamento comune. Lettura-ascolto-incarnazione-pratica sfociano naturalmente spesso nella preghiera del cuore. Prima la Lectio, poi la Contemplazione.
Può nascere forse da una risposta spontanea, di rendimento di grazie, di stupore, per esempio, per l'esperienza del dono appena ricevuto di nuovo? E ancora di più: è preghiera di adorazione e di lode che prorompe inarrestabile per la Bellezza di Dio.
La Grazia si contempla prima, e dopo, della Incarnazione, si può dire così? Due eventi diversi, ma consequenziali.
Tra parentesi: mi pare che il nuovo Lezionario ambrosiano, così ricco, soprattutto adesso in Quaresima, sia un'autostrada formidabile per la Lectio-Contemplazione.
Sono comunque assolutamente d'accordo che non si debba perdersi in inutili elucubrazioni, dato l'insegnamento base, ognuno deve poi "incarnare l'insegnamento" per proprio conto: trovare la sua via, col Signore.
D'altra parte, vediamo anche continuamente che la Mistica riguarda ogni atto e momento della nostra vita, ovviamente... anche se non è così semplice "descrivere" o "decifrare" il "come " questa cosa si svolga.

Per" singolo-comunità", se mai, ad un'altra volta...
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 18:54

Anna rita ha scritto:
2)l'azione dello Spirito non si ferma solo ad una dimensione dell'individuo, ma le comprende tutte.
Vedo in alcune persone che risulta un po'artificioso, nella pratica di ogni giorno, centrare l'attenzione soprattutto sul momento "intelletto-volontà" della Lectio, e questa difficoltà distoglie anche un po' dalla pratica della Lectio.
Mi sembra importante non "frazionare" una grazia che è unitaria...
Grazie Anna Rita,

Teologia dell'Ascolto

E' importante capire il legame vero e autentico, antropologico e biblico, che si trova in questi passi della lectio (il passare della luce nell'intelligenza e poi nella volontà, nella pratica): il fatto di capire cosa Egli vuole da me e di metterlo in pratica.
Capire (intelligenza), e mettere in pratica (la volontà).
Il Signore ci dà in una frase sia tutto il Vangelo, sia la teologia dell'ascolto, riassumendo tutto cosi:

1- bisogna ascoltare Dio
2- e poi bisogna mettere in pratica cio' che avremo ascoltato.

San Paolo lo ribadisce, san Giovanni nella sua prima lettera anche lo fà, e San Giacomo nella sua lettera.
Sono due passi semplici, ma parte sostanziale dell'ascolto, dell'arte e della teologia dell'ascolto!
Non è invenzione mia, è semplicemente un ritornare alla Parola di Dio, alle Parole di Gesù, alla Bibbia viva ed efficace.
San Paolo lo dice: faccio cio che non credo giusto, e non faccio cio' che credo giusto di fare... ! Qui san Paolo mette in evidenza queste due zone: il sapere cio' che è giusto (l'intelligenza), e il farlo, il metterlo in pratica (la volontà, gli atti).
Se la parola di Dio è contemplata, ma non scende mai, non si incarna, allora dov'è l'ascolto? dov'è la messa in pratica.

Unità e distinzione nel boccone

È la stessa Grazia che è contemplata, e che scende in noi (nella volontà) per essere incarnata. Siamo d'accordo nel dire che il boccone da ricevere è Uno Solo, uno come numero, e uno nella sua unità interna. Ma unità non significa fusione. Dio è allo stesso tempo Luce e Calore, Intelligenza e Amore, abbiamo questa "struttura" in Dio, sia nelle Persone (il Verbo e lo Spirito) sia nella Natura stessa di Dio che è allo stesso tempo Luce e Amore. Dopo, noi stessi siamo intelligenza e volontà, pensiero e atti. Certo i pensieri sono loro stessi atti, perché il "pensare" è una attività vera.
Quindi pur avendo un solo boccone, sia la struttura interna unitaria del boccone comporta questo doppio aspetto, sia la nostra struttura antropologica (sia ammalata sia sana). A maggior ragione una struttura antropologica ammalata, prova in se, nella sua pelle le divisioni interni. E se la guarigione porta con se unità (unità della volontà in se stessa, e unità tra intelligenza e volontà, ecc), questa unità non toglie il fatto che rimaniamo essere con intelligenza e volontà. Mi avresti detto che uno sguardo semplice contemplativo basterebbe per la lectio ti avrei detto: siamo piuttosto qua nella Preghiera del cuore, che ci fa vivere di più questa unità, perché è tutto il cuore che si mette nelle Mani di Dio e basta.. quindi tutte le facoltà superiori (lo spirito, "mens") che, pur avendo anche loro intelligenza e volontà passivi, si comportano più come una cosa che come varie cose! Ma secondo me, il discorso della lectio è diverso perché il suo contesto è un dialogo vivo e conscio con il Signore, nel quale abbiamo bisogno di capirci chiaramente con lui! La contemplazione unitaria e generale in quel caso non è lectio ma preghiera del cuore! Per carità, come l'ho sempre detto, alla fine della lectio, si è facilmente tentato di avere quei 5 minuti di silenzio immersione in Lui. Ma questo è Preghiera del cuore, o semplice fine della lectio.
Senza voler tagliare i capelli in pezzettini, credo queste distinzioni utili, perché alla fine si tratta di poter dire a noi stessi: ho ascoltato il Risorto oggi, e mi ha chiesto di fare questo, l'ho capito, e, con la Sua Grazia l'ho messo in pratica! E' audace dire questo, ma non possiamo negare il Dono di Dio nelle Parole che sono Spirito e Vita! Se no, si cade della vita spirituale vaga, approssimativa, pia, ma con pochi frutti! Dio si è incarnato si, ma attenti: il Verbo è diventato parole umane (nella loro corteccia), parole che sono Spirito Santo e Vita divina per noi, per fecondarci! Il processo di fecondazione prende tempo, e ha delle tappe, perché noi stessi siamo fatti cosi! Tale persona ha una casa con quattro piani! Ok? È una sola Casa, si, ma ha quattro piani, e cio' che si trova nel pian terreno, è diverso da quello che si trova nel terzo! Ecc. eppure è una sola casa!
E' importante riconoscere la ricchezza inaudita del nostro essere, e i passaggi tremendi che ci si trovino: corpo, anima, spirito, sono 3 tessuti diversi, ma è un solo essere! E' quello che diceva sant'Agostino ad un signore che li chiedeva di spiegare l'Incarnazione, trovando che era difficile capirla, sant'Agostino nella sua risposta dice: non è solo l'Incarnazione che è difficile e misteriosa da capire (natura incerata divina unita ad una natura creata, umana), ma è anche l'essere umano che è difficile da capire! L'anima non si vede, pero' c'è! La usiamo tutto il tempo! Il cervello c'è, si vede, ma non capiamo come la mente si ricollega al cervello! Che mistero, vedere una cosa palpabile come il cervello, funzionare cosi, mandando segnali elettrici, creando dei legami che non esistevano, ma come allora si ricollega alla mente (l'intelligenza)? Che mistero, eppure è visibile!
Ecco perché la lectio anche dura un bel po, perché la LuceAmorosa, quel Boccone di Parola, prende tempo per emergere nel mondo creato (la mente nostra, il cervello)… e dare chiarezza mentale, e azione fisica (la messa in pratica).

Semplificare senza edulcorare

Certamente possiamo cambiare le parole nostre che descrivono la lectio, in questo non c'è nessun problema; puoi ritrovare le parole "tue", che ti parlano meglio! Ognuno di noi fà la sua strada di comprensione, digestione, assimilazione e azione di cio' che è la lectio.
Pero', nulla toglie che il mio testo (il libro), il mio modo di presentare la lectio, è tutto tessuto dalla Parola di Dio, da esempi del Vangelo... e non ho mai avuto l'intenzione di ingombrare la mente del lettore con cose aggiunte! Noterai che tutto il libro si riassume nella teologia dell'ascolto. È meno medioevale (la Scala di Guigo), è piuttosto evangelico, coiè segue la teologia semplice dell'ascolto.
Se esprimere la lectio in questo modo (ascoltare e mettere in pratica) ti va meglio, allora dimentichi le cose non indispensabili nelle mie spiegazione, e tieni bene all'essenza. E cosi, anche per tutti noi.
Ognuno ha la sua strada di "semplificazione" senza edulcorare l'essenza. Lo Spirito Santo è il Maestro di questa "semplificazione". Chiediamo a Lui la grazia di camminare nelle Vie del Signore, in Spirito e in Verità.
a presto
e grazie per il tuo intervento
Jean

PS La Comunità è fatta di persone, la Chiesa è fatta di persone! La Persona è la pietra angolare della Chiesa. E quando si incontrerà Dio un giorno, alla fine, non ci dirà: "e la comunità, cosa ha fatto?" ci dirà purtroppo: "e tu, cosa hai fatto?".
Certo, si fà, non per noi stessi ma per Gesù, e si fà per tutto Gesù: Capo e sopratutto Corpo.


Ultima modifica di Jean il Ven 3 Apr - 19:48, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 19:24

Ecco le Parole del Martini:

"Secondo la mia abitudine, ho cercato di trasformare questa dizione in una domanda:
In quale modo utilizzare il testo biblico per una meditazione che sfoci in preghiera e in atti concreti di vita?
L'orazione infatti tende al cambiamento del cuore, alla conversione. E confesso che è la domanda a cui mi sforzo di rispondere da una vita. una domanda sempre da rinnovare, da rilanciare, da rimettere i cantiere.
Richiamerò dunque, brevemente, alcune parole chiave che formulo in latino perché non è facile trovare in italiano un equivalente sufficientemente comprensivo:
lectio,
meditatio,
contemplatio,
oratio,
consolatio,
discretio,
deliberatio,
actio.
Sono parole che mi permettono di cogliere come avviene il passaggio da testo biblico alla vita, transitando per la preghiera e la contemplazione."

(Preso da: http://animamea.splinder.com/post/17829407/Martini:+la+LECTIO+DIVINA)
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 20:09

Grazie Jean, alla fine forse si arriva a chiarirsi di più. Tu dici:

"Un chiarimento caso mai:
Ci sono due tipi di "contemplazione":1- Una contemplazione tipica della lectio: quella di capire la parola. È una vera Grazia (quindi soprannaturale) contemplativa, e di metterla in pratica, la continuazione di questa grazia.
2- Una contemplazione tipica della Preghiera del cuore. Silenzio, immersione, ma anche (come nel caso della fine della lectio): rendimento di grazie infuso".


ECCOO!!!! Questo mi spiega la cosa! Poi prosegui:

"Forse qui è il nostro problema! Spesso si pensa ad una sola contemplazione (quella della Preghiera del cuore), silenziosa, profonda... unitiva... infusa-passiva. Mentre ci sono due tipi di contemplazione di uguale dignità, uguale necessità vitale: le due Mense della Messa... Bisogna riconoscere che alla fine della lectio vera c'è un momento di contemplazione piuttosto tipico della contemplazione della Preghiera del Cuore non significa che questa contemplazione sia l'essenza della lectio! "

E neanch'io ho mai inteso dire questo. ....

Poi prosegui:" patisce da questa imprecisione, che, pur cominciando a gustare la grazia, finisce nel vuoto di una contemplazione sospesa tra cielo e terra che non si incarna!" ....

E' questo il rischio comune che mi pare di intravvedere, soprattutto in persone abituate alla contemplazione unitiva...


"L'aggiustamento del Martini è molto importante per capire bene il senso della contemplazione vera tipica della lectio e della sua direzione (dove va, a che cosa porta). E non sono sicuro che molti l'abbiano capito... "


Condivido. Oltre a questo, molte volte anche peggio: ci si ferma a chiamare "lectio" una operazione "esegetica-meditatativa" che proprio non lascia spazio alla contemplazione "

"...nel mio modo di presentare la contemplazione della lectio dico la stessa cosa che il Martini, ma in un modo più "evangelico", più semplice, più fisico: ascoltare e mettere in pratica!
Credo che questo sia il punto focale della nostra discussione e ricerca di chiarezza. No?"


Sì, sono d'accordo, grazie.
Vedrò gli sviluppi pratici...

"PS Aspetto di scoprire il vostro nuovo lezionario... sarà una esplorazione contemplativa, liturgico-spirituale, teologica, ecc..."

[i]Il Nuovo Lezionario è una BOMBA!!!!


"Bella la tua icona no? "Eccolo che appare in mezzo a loro..." è il mistero spirituale, contemplativo della liturgia"

Grazie...
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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 20:22

Da rileggere perchè ho aggiunto cose:

Anna rita ha scritto:
Grazie Quando dico:"La Lectio sfocia nella contemplazione" esprimo semplicemente un fatto che osservo, un comportamento comune. Lettura-ascolto-incarnazione-pratica sfociano naturalmente spesso nella preghiera del cuore. Prima la Lectio, poi la Contemplazione.

Grazie Anna Rita,

Un chiarimento caso mai:

Ci sono due tipi di "contemplazione":

1- Una contemplazione tipica della lectio: quella di capire la parola e di metterla in pratica (che fa passare da una scienza, pur contemplativa, ad una vera conoscenza che coinvolge verità e amore, luce e amore, intelligenza e volontà). Il primo passo di capire cosa Egli vuole da me è già una vera Grazia (quindi soprannaturale) contemplativa. Metterla in pratica, è la continuazione di questa Grazia e il compimento di questa contemplazione (vedi che finisce nella terra, non in cielo come con Guigo).

2- Una contemplazione tipica della Preghiera del cuore. Silenzio, immersione, ma anche (come nel caso della fine della lectio): rendimento di grazie infuso. È l'immersione della parte più profonda del nostro essere, immersione vera, che permette a Dio di comunicarSi a noi, in modo infuso, e sopraconscio. Quindi è una contemplazione di un altro tipo quella che cade nello spirito.

Forse nel distinguere due contemplazioni è il nostro vero "problema"! Spesso si pensa ad una sola contemplazione (quella della Preghiera del cuore), silenziosa, profonda... unitiva... infusa-passiva. Mentre ci sono due tipi di contemplazione di uguale dignità, uguale necessità vitale = le due Mense della Messa.

Distinguere le due contemplazioni è capitale. Confonderli sterilizza enormemente, perché alla fine non si fa ne l'una ne l'altra! Si và alla Preghiera del cuore aspettando luci/parole, e si và alla lectio aspettando una sospensione contemplativa tra cielo de terra! Si fa un po di lectio e un po di Preghiera del cuore, senza veramente ne compiere bene l'una ne l'altra. Non si sa cosa aspettarsi qua e là.
Vige tutt'ora questa confusione. Ed è apparso con grande forza il desiderio degli studenti in specializzazione e anche degli uditori liberi presenti nel corso e che sono in attività in vari campi nella chiesa, presenti nel Corso, di capire meglio la distinzione tra lectio e preghiera del cuore. Veniamo da una lunga tradizione di preghiera del cuore (orazione mentale, meditazione), figlia della devotio moderna, e poi, è apparsa dopo il Concilio la lectio! Quindi, la mancanza di chiarezza si capisce, perché siamo un po' stati colti dalla felice sorpresa della lectio, ma siamo impreparati.
Il fatto mio, istintivo, di tornare alle due Mense della Messa, come due momenti contemplativi, di Grazia, manducativi, è stato credo illuminante per gli studenti.
D'altronde c'è tutta una sezione nel mio libro, nella quinta parte, che spiega il rapporto tra lectio e orazione (preghiera del cuore), e noterai che leggo il versetto 14,23 di san Giovanni in questo modo, distinguendo i due momenti: 1- "Se uno mi ama, osserverà la mia parola (lectio divina)"; 2- "e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui (preghiera del cuore)."

La distinzione da fare tra questi due tipi complementari di contemplazione è dello stesso tipo (antropologico-manducativo) di quella da fare tra le due Mense della Messa. Si tratta per noi, alla fine, di poter distinguere le due contemplazioni-manducazioni, i loro meccanismi, i loro frutti, ecc.. senza separarli, e di unirli senza confonderli.

Bisogna anche riconoscere che alla fine della lectio-vera (cioè soprannaturale) c'è un momento di contemplazione piuttosto tipico della contemplazione della Preghiera del Cuore ma che cio' non significa che questa contemplazione sia l'essenza della lectio! No! Per favore. Spostare il baricentro è grave, sterilizza. Metterci tutto il peso e la finalità della lectio è pericoloso. Di fatti c'è molta gente (che rimane nella confusione dei due tipi di contemplazione) che contempla la Parola durante la lectio, ma questa contemplazione subisce un costante "aborto", non si incarna mai, non scende (non è manducatio)! Assurdità molto molto molto sparsa nella Chiesa.
Non puoi immaginare quanto il movimento odierno della lectio (suscitato dal Concilio e anche dopo da varie persone sante e di spicco come E. Bianchi, Martini, ed altri) patisce da questa imprecisione, che, pur cominciando durante la lectio a gustare la grazia, finisce questo inizio di esperienze soprannaturale nel vuoto di una contemplazione sospesa tra cielo e terra che non si incarna (è semplice illusione, quasi di tipo "gnosi eterodossa")!

È doveroso qua, sottolineare il fatto che il Cardinale Martini, da vero Gesuita, ha ben colto questo pericolo, aggiungendo (in un modo un po "alambiccato" (alambiqué: acrobatico, complicato), ma perspicace lo stesso) alla Scala medievale e un po semplicistica di Guigo (usata ormai da tutti) la "consolazione", il "discernimento", "l'elezione" ecc e finalmente: "l'azione"! Bisogna dire che questo aggiustamento del Martini è molto importante per capire bene il senso della contemplazione vera tipica della lectio e della sua direzione (dove va, a che cosa porta: incarnazione della Parola nella nostra carne). E non sono sicuro che molti abbiano capito questo gesto fondamentale del Martini! Si continua a seguire la forma schematico-semplicistica di Guigo che finisce salendo, non si sa dove, verso una contemplazione persa, tra cielo e terra! Mah!
La lectio, per funzionare, esige un desiderio serio conversione quotidiana! La Parola da ricevere non và sempre nella direzione del pelo (ne va pas toujours dans le sens du poil).

Nel mio modo di presentare la contemplazione tipica della lectio dico la stessa cosa che il Martini, ma in un modo più "biblico", cioè, più mediorientale, più semplice, più fisico: due momenti: ascoltare la Parola di oggi e metterla in pratica!

Credo che questo sia il punto focale della nostra discussione e ricerca di chiarezza. No? Discorso molto importante e utile oggi! L'interesse pressante degli studenti e la confusione che si sente ne sono un testimone di più.

Jean

PS Aspetto di scoprire il vostro nuovo lezionario... sarà una esplorazione contemplativa, liturgico-spirituale, teologica, ecc...

Bella la tua icona no? "Eccolo che appare in mezzo a loro..." è il mistero spirituale, contemplativo della liturgia.


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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 20:32

Anna rita ha scritto:
Oltre a questo, molte volte anche peggio: ci si ferma a chiamare "lectio" una operazione "esegetica-meditatativa" che proprio non lascia spazio alla contemplazione"

Il Nuovo Lezionario è una BOMBA!!!!

Hai perfettamente ragione! Questo svia completamente il significato della lectio!
E peggio: hai una moltitudine di libri oggi che hanno nel loro titolo: "lectio su..." e sono dei semplici commenti fatti da alcune persone (anche di spicco) su testi della Sacra Scrittura! Quindi qui assistiamo ad un altro significato della Parola "lectio" e dell'affogamento del suo significato di "esperienza soprannaturale quotidiana del Risorto che mi Parla".

Sono daccordissimo quindi su questa deviazione della lectio, sul fatto di uccidere la Vita Soprannaturale! Quanti "aborti" si fanno, da studiosi! A Roma, ho incontrato un libraio che mi diceva tutto questo, a suo, modo! Mi diceva: la lectio è diventata una cosa che appartiene a un "club select" di esperti. Presentata cosi non è più praticabile dal popolo di Dio!
Ancora una volta - posso dire io - hanno tolto la Bibbia dalle mani del povero popolo, sembrando dire che, per leggerla, bisogna aver fatto anni di esegesi! Non sono entrati nel Regno, e non hanno fatto entrare! Avevano le chiavi? Comunque non li danno e non si attivano nel cercarli bene! Povero Gesù che usava parole semplici per far capire i grandi Misteri del Regno! Vige ancora la parola: hai tolto ai sapienti e ai scienziati la vera conoscenza, e l'hai data ai semplici e agli umili. Maria.

C'è moltoooooooo da dire su questo... pur mantenendo l'utilità di una prima fase sempre rinnovata di comprensione "esegetica" del testo (non la tolgo, anzi, rimane per necessario questo sforzo personale, adatto alle forze di ciascuno). Ma tutto non finisce qua, sfocia sulla contemplazione... e quella sfocia sull'Incarnazione della Parola contemplata.

a presto
Jean

PS Condividi con noi la Bomba, per favore... se hai tempo.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Liturgia-Lectio   Ven 3 Apr - 22:57

Scusa Jean ma ripeto le cose dette qui da te, dato che mi sembrano fondamentali perchè rispondono a problemi ben presenti e forse non in piena luce per tutti. A me pare indispensabile per tutti, anche quelli al di fuori dell'ambito ristretto dei tuoi, avere ben in mente e utilizzare questi chiarimenti. Sono cose di cui c'è esigenza da diverso tempo. Quindi grazie in modo particolare.

"Distinguere le due contemplazioni è capitale...capire meglio la distinzione tra lectio e preghiera del cuore. Veniamo da una lunga tradizione di preghiera del cuore (orazione mentale, meditazione), figlia della devotio moderna, e poi, è apparsa dopo il Concilio la lectio! Quindi, la mancanza di chiarezza si capisce, perché siamo un po' stati colti dalla felice sorpresa della lectio, ma siamo impreparati.
Il fatto mio, istintivo, di tornare alle due Mense della Messa, come due momenti contemplativi, di Grazia, manducativi, è stato credo illuminante...
...D'altronde c'è tutta una sezione nel mio libro, nella quinta parte, che spiega il rapporto tra lectio e orazione (preghiera del cuore), e noterai che leggo il versetto 14,23 di san Giovanni in questo modo, distinguendo i due momenti: 1- "Se uno mi ama, osserverà la mia parola (lectio divina)"; 2- "e il Padre mio l'amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui (preghiera del cuore)."

La distinzione da fare tra questi due tipi complementari di contemplazione è dello stesso tipo (antropologico-manducativo) di quella da fare tra le due Mense della Messa. Si tratta per noi, alla fine, di poter distinguere le due contemplazioni-manducazioni, i loro meccanismi, i loro frutti, ecc.. senza separarli, e di unirli senza confonderli....
Bisogna anche riconoscere che alla fine della lectio-vera (cioè soprannaturale) c'è un momento di contemplazione piuttosto tipico della contemplazione della Preghiera del Cuore ma che cio' non significa che questa contemplazione sia l'essenza della lectio! ) ...patisce di questa imprecisione, che, pur cominciando durante la lectio a gustare la grazia, finisce questo inizio di esperienza soprannaturale nel vuoto di una contemplazione sospesa tra cielo e terra che non si incarna (è semplice illusione, quasi di tipo "gnosi eterodossa")!"
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