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 Come diventare santi?

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Guido1



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MessaggioTitolo: Come diventare santi?   Gio 31 Lug - 15:54

Sono nuovo del forum e invio un cordiale saluto a tutti. Dopo di che faccio i complimenti all’amministratore per il bel sito e i contenuti del forum. E’ una scuola di nome e di fatto! Io vi attingo molto nutrimento per la mia fede e sento di ringraziarvi tutti. Pongo adesso un quesito e se qualcuno mi verrà incontro, lo ringrazio fin d’ora.

Anni fa, ho partecipato a un convegno ecclesiale, dove un relatore ha affermato due cose che mi hanno lasciato molto perplesso e disgustato.

1. Diceva che in passato si diventava santi individualmente. Chi voleva arrivare a Dio, vi s’incamminava da solo, senza gli altri, non interessandosi della santità degli altri, abbandonando purtroppo gli altri al loro triste destino. Oggi, invece e grazie a Dio, vi si diventa insieme, in compagnia, non senza gli altri.
Mi chiedo: ma quando mai la Chiesa ha fatto un santo dopo essersi accorta che questi fosse disinteressato dei fratelli? Leggendo le agiografie non ne ho mai incontrato uno che, o in solitudine o nel servizio della carità, non abbia speso tutto il suo tempo, le sue energie, la sua vita per gli altri. Mi domando anche: e se gli altri non vogliono diventar santi, mi adeguo anch'io per non allontanarmi da loro? Mi sembra che Gesù dica il contrario.

2. Diceva ancora che i dottori mistici, per arrivare all’Unione con Dio prevedevano tantissimi anni e grandi sacrifici. Oggi lo Spirito Santo ha suscitato una via semplice, brevissima, nuova. Cioè l’amore ai fratelli, che porta immediatamente a Dio.
In realtà, e dico ciò che penso, il cammino ascetico che dura tanti anni e costa grandi sacrifici, oltre a far arrivare a Dio porta contemporaneamente all’unione con i fratelli, perché dove c’è Dio ci sono anche i suoi figli, chi ama Dio ama anche chi Dio ama. Chi, invece, va direttamente agli altri, non passando per Dio, rischia seriamente di fermarsi agli altri e non arrivare mai a Dio. Per non dire che rischia di non arrivare nemmeno agli altri, perché non ne ha le capacità e le forze.

In seguito ho preso atto che questo tipo di idee era portato avanti (e lo è tutt’oggi) da un gruppo ecclesiale. Considero queste idee molto pericolose per la genuina spiritualità cristiana. Che ne pensate voi?
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Come diventare santi?   Lun 15 Set - 20:55

Caro Guido,

benvenuto a te in questo Forum e grazie per i complimenti, anche se da alcun anno, il Forum si riposa un poco del grande lavoro che ha prodotto.
Grazie per la tua fiducia nel Forum e per la tua umile semplicità nello sottoporre queste idee, chiedendo il mio parere o quello degli altri.

Prima, questa lettura che ci presenti è una lettura un po purtroppo diventata un po' "cliché", cioè stigmatizza una certa epoca nella storia della spiritualità descrivendola in un modo peggiorativo. Cioè, se tu assisti a un corso di Storia della Spiritualità Cattolica, vedrai che, giunto all'epoca cosiddetta della Devotio Moderna (epoca che è esemplificata dal grande libro dell'Imitazione di Cristo), ti diranno esattamente cio' che tu hai citato, cioè:
Guido1 ha scritto:
in passato si diventava santi individualmente. Chi voleva arrivare a Dio, vi s’incamminava da solo, senza gli altri, non interessandosi della santità degli altri, abbandonando purtroppo gli altri al loro triste destino. Oggi, invece e grazie a Dio, vi si diventa insieme, in compagnia, non senza gli altri.
E ti aggiungeranno che, grazie a Dio, il Concilio - rivolto tutto verso il Mistero della Chiesa - ci ha salvati, ci ha ricordati che non si va a Dio soli, e che siamo Chiesa, che siamo comunità, ecc.
Secondo me, questo è un discorso più sulle sfumature, o tonalità o caratteristiche culturali o devozionali di certe epoche e non sul fondo delle cose. In questo senso tu hai dato la perfetta risposta:
Guido1 ha scritto:
ma quando mai la Chiesa ha fatto un santo dopo essersi accorta che questi fosse disinteressato dei fratelli? Leggendo le agiografie non ne ho mai incontrato uno che, o in solitudine o nel servizio della carità, non abbia speso tutto il suo tempo, le sue energie, la sua vita per gli altri.
Certamente non c'è santità senza crescita della carità in noi. Dicevo sempre: l'Eremita che fugge i suoi fratelli non è un vero eremita, si squalifica. Quindi anche l'eremita, che ha tutta la legittimità nell vivere la sua chiamata e il suo stato di vita, anche lui o lei, non cammina solo e non ha mai questa intenzione nel suo cuore. Quando l'Amore di Cristo cresce in noi ci apre verso i membri del suo Corpo. Se no, non c'è crescita e la persona vive nell'illusione.

Pero' pero', vorrei chiarire qualche cosa: c'era prima una forte tendenza all'individualismo, questo si. Ma che l'individualismo porta alla santità vera, mi dispiace di dire: no, non è impossibile. E' semplicemente impossibile, perché la santità è la crescita dell'Amore di Dio in noi, e l'amore del prossimo non è un altro amore; è lo Stesso Amore, riversato in noi: lo Spirito Santo. Chi va verso Dio individualmente dimenticando suo fratello, non va verso Dio, ma verso l'illusione. Quindi neanche si parla di santità.

Ma, ti invito lo stesso a prendere due libri per solo capire la sfumatura: prendi l'Imitazione di Cristo e prendi la grande opera-sintesi della Teologia Spirituale ante-conciliare del Garrigou-Lagrange, noterai la sfumatura: non si parla molto della Chiesa o degli altri. Questo non significa che l'autore pensava poter proporre una via verso la santità dimenticando il prossimo. NO. Ma è solo un modo di presentare le cose, marcato per una visione centrata sull'individuo. Questi due libri sono separati da secoli. E danno lo stesso tono o la stessa sfumatura. Si presentava la santità con un accento posto più sull'individuo, perché è l'individuo che deve fare il lavoro (non gli altri), dimenticando un po' di completare con alcuni capitoli sulla crescita dell'Amore al prossimo e del legame intimo e inscindibile tra "amore di Dio" e "amore del prossimo".
Poi dici:
Guido1 ha scritto:
2. Diceva ancora che i dottori mistici, per arrivare all’Unione con Dio prevedevano tantissimi anni e grandi sacrifici. Oggi lo Spirito Santo ha suscitato una via semplice, brevissima, nuova. Cioè l’amore ai fratelli, che porta immediatamente a Dio.
Anche qui, hai dato la perfetta risposta:
Guido1 ha scritto:
In realtà il cammino ascetico che dura tanti anni e costa grandi sacrifici, oltre a far arrivare a Dio porta contemporaneamente all’unione con i fratelli, perché dove c’è Dio ci sono anche i suoi figli, chi ama Dio ama anche chi Dio ama.
La "via nuova" dell'amore ai fratelli ha sempre esistito e non può' fare altro che esistere.
Dopo di che, hai messo in guardia contro un altro eccesso:
Guido1 ha scritto:
Chi, invece, va direttamente agli altri, non passando per Dio, rischia seriamente di fermarsi agli altri e non arrivare mai a Dio. Per non dire che rischia di non arrivare nemmeno agli altri, perché non ne ha le capacità e le forze.
Non posso che approvare totalmente.
Direi che se no, è una forma di Comunismo, una forma di "Comunità di Gerusalemme" (che condivideva tutto ecc), ma senza lo Spirito Santo!
Sono d'accordissimo con te nel pensare che questa conclusione mostra che la persona della quale parli sopra considerava le differenze nelle epoche non come sfumature o tonalità (come lo penso io) ma come differenze di fondo.
Questo quindi ci riporta all'inizio del discorso: qui siamo di fronte a una ignoranza crassa di tutto. Sia del passato, sia del presente, che della Tradizione Spirituale Vivente della Chiesa.
Purtroppo caro Guido, c'è anche questa tendenza oggi. C'è gente che vuole costruire la Chiesa solo sull'affetto e l'aiuto portato al prossimo senza trarlo da Cristo. Chi ci nutre, il prossimo o Cristo? Chi ci dà la carità divina? il prossimo o Cristo? Chi ci trasforma? Il primato dato al Primo Comandamento si diluisce. Abbiamo visto questo sopratutto negli anni 70, dove una forte colorazione comunista si è impressa nella lettura che facciamo non solo del Vangelo, ma anche della Vita Spirituale.

Il fatto di ridurre l'ascesi all'amore del Prossimo solo è davvero prova di ignoranza (una forma troppo sommaria di riassumere lo sforzo e il lavoro spirituale). No comment! Anche San Paolo che dice: "tutta la legge si riassume nell'Amare il Prossimo", dice anche: prego, passo ore in preghiera, digiuno, lavoro, "maltratto" il mio corpo per non essere disqualificato, ecc.

Lungo questo tipo di problematiche vorrei parlarti di un altro problema: negli anni 20 del secolo scorso, si divideva la Teologia Spirituale in due fasi/tappe, una ascetica e una mistica. Grazie a Dio, ma solo fino ad un certo punto, vari autori di questa epoca hanno contribuito a eliminare questa inutile e dannosa dicotomia.

Aggiungo: negli stessi anni, dentro de la Mistica stessa abbiamo anche potuto fare la distinzione tra "la via mistica" normale per tutti e "i fenomeni straordinari" (levitazioni, alcuni aspetti esterni degli estasi, stigmate, ecc.). Quindi un po di progresso c'è stato. E come conclusione di questo inizio di rinnovamento degli anni 20-30, siamo arrivati alla conclusione che "tutti sono chiamati alla Santità", cioè alla Mistica (ma una via mistica ben capita) a causa del loro Battesimo.

Ma se compari la sintesi del Garrigou-Lagrange con quella del Padre Marie Eugène ("Voglio vedere Dio" scritta dopo quella del Garrigou-Lagrange, dopo la seconda guerra) vedrai che in quest'ultimo c'è una grande attenzione verso la Chiesa, e una presentazione della Santità e delle sue vette, molto più attenta al Prossimo, alla Chiesa. Amare il prossimo è necessario per crescere verso la pienezza di Cristo, ma dopo, ci sono dei mezzi molto più alti per amare il prossimo, i mezzi di Dio stesso. Ti invito a leggere un piccolo capolavoro che si trova verso la fine di quest'opera sopracitata del Padre Marie Eugène ("Voglio vedere Dio") dove egli analizza molto bene la relazione tra "crescita spirituale" e "apostolato" (o servizio degli altri). Ripeto, l'intuizione è geniale. Solo per queste pagine, solo per questa geniale percezione della relazione dinamica tra i due (crescita e apostolato) egli merita una statua a san Pietro.

C'è un Beato Carmelitano - Francisco Palau y Quer - che dice che dopo l'Unione con Cristo (il "Matrimonio spirituale"), c'è un matrimonio con la Chiesa. Io direi non "dopo" ma "contemporaneamente", perché appunto non si puo' separare Cristo-Capo, da Cristo-Corpo!! Quindi ti unisci a Cristo Capo e Corpo. Unirsi a Cristo-Corpo = Dio ti dà una Porzione del Suo corpo che diventa la Tua. Da vera Sposa. Le Veci della Sposa!

Spero che questo risponde un po' alle tue domande.
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Guido1



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MessaggioTitolo: Re: Come diventare santi?   Ven 19 Set - 15:46

Carissimo Jean,

non mi aspettavo una risposta direttamente da parte tua, mi sento onorato! Ti ringrazio tanto per le molteplici delucidazioni, ma anche degli approfondimenti e arricchimenti che non riporto, altrimenti non finisco. Grazie.

Riguardo alla prima questione, è stato per me nuovo l’apprendere che una certa tendenza all’individualismo è stata presente nella spiritualità dei secoli passati, non però nella sostanza, ma solo nella forma. Dell’amore per il prossimo se ne trattava poco e niente ed era sicuramente lo Spirito Santo a supplire, visto che i santi, arrivando all’Unione con Dio, contemporaneamente arrivavano a vivere la pienezza della Carità, com’è naturale conseguenza.

Oggi, all’eccesso dell’individualismo di un tempo, può essere presente l’altro eccesso: un non fondato altruismo, e questa volta, a mio parere, non nella forma (si opera dichiaratamente in nome di Cristo), ma nella sostanza (si opera senza Cristo, a digiuno di vita spirituale). Quante volte queste mie orecchie hanno sentito persone del Gruppo suddetto dichiarare con parole o con fatti quanto sia inutile la vita spirituale, giustificandosi col discorso di Gesù in Mt 25! Credo non sappiano che, assolutizzando un brano della Scrittura, tradiscono tutta la Scrittura (e quindi il cristianesimo), che non è costituita solo di un brano. Mi sono rallegrato che di questo tu ne parli nel libro sulla lectio tra i criteri per una lettura secondo lo Spirito (Prestare grande attenzione “al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura”). Credo tanto che agendo nella carità senza Cristo ci si stanca presto o, se si tiene duro, è perché supplisce la grazia di Dio. Ma perché tentare il Signore non percorrendo le vie ordinarie da lui designate? Perché forzare la sua volontà?

Sì, desideravo già leggere “Voglio vedere Dio” del padre Marie Eugène. Prima o poi credo che lo farò.

Ti saluto, ringraziandoti ancora. Guido
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Come diventare santi?   Sab 20 Set - 16:12

Carissimo Guido,

ti ringrazio per le tue parole amabili.
Tu dici:
Guido ha scritto:
Oggi, all’eccesso dell’individualismo di un tempo, può essere presente l’altro eccesso: un non fondato altruismo, e questa volta, a mio parere, non nella forma (si opera dichiaratamente in nome di Cristo), ma nella sostanza (si opera senza Cristo, a digiuno di vita spirituale). Quante volte queste mie orecchie hanno sentito persone del Gruppo suddetto dichiarare con parole o con fatti quanto sia inutile la vita spirituale, giustificandosi col discorso di Gesù in Mt 25! Credo non sappiano che, assolutizzando un brano della Scrittura, tradiscono tutta la Scrittura (e quindi il cristianesimo), che non è costituita solo di un brano. Mi sono rallegrato che di questo tu ne parli nel libro sulla lectio tra i criteri per una lettura secondo lo Spirito (Prestare grande attenzione “al contenuto e all’unità di tutta la Scrittura”). Credo tanto che agendo nella carità senza Cristo ci si stanca presto o, se si tiene duro, è perché supplisce la grazia di Dio. Ma perché tentare il Signore non percorrendo le vie ordinarie da lui designate? Perché forzare la sua volontà?
Hai perfettamente ragione di far notare che, quando si legge la Bibbia, c'è bisogno di prenderla tutta e rispettare la coerenza anche del tutto, come tutto. Altrimenti, è eresia. Mi spiego: la parola "eresia" significa: "scelta", cioè scelta di una parte, tralasciando il resto e quindi tralasciando il Tutto. Aggiungerei che nella Bibbia c'è l'esplicito e l'implicito. E Dio sa che l'implicito è più grande dell'implicito. Non si oppongono, anzi l'implicito prolunga la strada stessa aperta per l'esplicito. E' per questa ragione che diciamo che siamo della Parola (e non gente del Libro), per questo che diciamo che la Tradizione vivente è la Vita del Testo della Scrittura.. e perciò non si può separare Scrittura della Tradizione (e il Magistero).

Tornando a questa tentazione constante nella Chiesa, quella di buttarsi nelle "opere", nella "carità", privilegiandoli, e, peggio che peggio, citare la Scrittura per corroborare questo. Non è solo Mt 25 che aiuta, ma anche 1 Gv, dove dice: "amiamo con atti e non con parole", e anche "come puoi pretendere amare Dio che non vedi se non ami il Prossimo che vedi" ecc.
Cristo stesso dice che non possiamo fare niente senza di Lui e che c'è quindi bisogno di dimorare in Lui (come Egli dimora in noi) (Gv 15). Se la connessione tra il tralcio e la vite non c'è, come può passare la linfa? Mi chiedo!! Lo Spirito Santo come va comunicato? Automaticamente? Senza avere una Relazione Personale Viva ed Efficace con il Risorto? Cio' la Grazia di Dio cortocircuita il Figlio dell'Uomo? Mah...

D'altronde, il Catechismo della Chiesa Cattolica, ha una affermazione fortissima e molto chiara a questo proposito all'inizio della Quarta Parte, quella sulla Vita Spirituale. Situa bene questa quarta parte riguardo alle altre dicendo:
"2558 « Grande è il mistero della fede ». La Chiesa lo professa nel Simbolo degli Apostoli (parte prima) e lo celebra nella liturgia sacramentale (parte seconda), affinché la vita dei fedeli sia conformata a Cristo nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre (parte terza). Questo mistero richiede quindi che i fedeli credano in esso, lo celebrino e di esso vivano in una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero. Tale relazione è la preghiera."
Quindi non si può' credere il contenuto del Credo, vivere la liturgia, e essere moralmente giusto verso gli altri (la carità) se non ho una relazione viva e personale con il Dio vivo e vero.
Quindi un ateo, un comunista può' avere le apparenze delle opere della carità, ma non Cristo fonte della Carità, o lo Spirito fonte della Carità. Quindi è una corteccia secca. Non giudichiamo mai perché non vediamo i cuori, ma non possiamo neanche dire che questo è Cristianesimo. L'ideale della Comunità di Gerusalemme è iscritto nel cuore e nell'anelito dell'essere umano, qualsiasi essere umano. Ma la Comunità di Gerusalemme senza una Relazione personale con il Risorto, senza lo Spirito Santo, è vuota.
"Se do la vita", "se muoio per gli altri" e non ho la carità, tutto è vuoto. Dare la vita per gli altri, è possibile. Chi dice che "Mt 25 viene prima" sta' dando la sua vita al prossimo no? Ma da dove proviene la sua carità?
Noi giudichiamo le apparenze.
Dio giudica il cuore. Ed è il cuore che dobbiamo guardare!!
Nostro cuore è in contatto con il cuore di Cristo nella preghiera per riceverne lo Spirito Santo, cioè "la Carità divina"?
Ripetiamo con S Paolo: dare la vita per gli altri, morire, se non si ha il cuore pieno della carità divina, è vano!
Parole forti.

Per una cosa ancora più sottile, c'è bisogno di questa connessione con Cristo: il Sacerdote nella Messa dice, a ogni Messa, a tutti, che non basta esserci alla Messa con il corpo, che c'è anche da esserci "in Preghiera" per questo dice a tutti: "In Alto i nostri cuori", cioè, "in Cristo" che sta' in Alto, seduto alla destra del Padre. Posso quindi continuare la Messa avendo il cuore qui, sulla terra! non "in preghiera", non in Cristo. Sarà lo stesso? No. Per questo tutti i riti della Chiesa hanno questo: "in Alto i nostri cuori".
Quindi vedi anche la liturgia (e non solo le opere e gli atti esterni di aiuto al prossimo) ha bisogno di questa Relazione Viva con Cristo.

Lo stesso si applica per la recita del Credo. C'è recita e recita.

Il Cristiano non è giustificato con atti suoi. E' giustificato con una Relazione personale con Cristo che nutre suo cuore e lo rende vivo. Questa Relazione è la fonte di altri atti, che partono di Cristo.

Per questo la pratica della lectio divina è fondamentale perché permette a Cristo di guidarci, parlandoci.

Cristo potrebbe dirci: "Vi hanno detto farai atti di giustizia verso il prossimo, ma Io vi dico, i poveri li averti sempre con voi, ma io, non mi avrete sempre. Lavorate sempre ad avvicinarci dalla Luce, mente fa Luce."

E senza questa relazione con Cristo, senza la Carità divina versata nel nostro cuore, come si può veramente amare il prossimo? l'amore sarebbe questione di atti? o di sentimenti? Prendiamo un esempio, se questo prossimo un giorno si rivela come un nemico, ci fermeremo di amarlo? da dove si trarrà quindi la forza per continuare ad amarlo? Questo esempio mostra bene che per amare il prossimo, qualunque sia, abbiamo bisogno della Grazia di Dio.

Senza dimenticare che è la Relazione con Cristo, nella preghiera, che ci richiede di amare il Prossimo, perché è Cristo che ci dice nel cuore chi è il Prossimo: è suo corpo. E' Cristo vivente che ci chiede di amare Suo Corpo, non un testo.

So che tu sai tutto questo, ma avendo anch'io ascoltato questo ritornello che tu menzioni, mille volte, non posso che sottolineare alcuni aspetti. Va detto anche che è una proprietà del secolo passato, quello di buttarsi nella "carità" verso il prossimo. Attivismo. Già negli anni 1920, il P Marie Eugène aveva notato quest malattia dell'anima tra i laici e tra il clero. Ne soffriva molto e cercava con tutti i mezzi, secondo il suo stato di vita, di rimediare a questo. Il secolo passato è il secolo dell'Apostolato... ma non significa che abbiamo trovato la formula giusta ancora.
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Guido1



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MessaggioTitolo: Re: Come diventare santi?   Mar 23 Set - 15:38

Carissimo Jean,

grazie tante per la risposta: tutta da meditare!

Scrivi che nella Bibbia c’è l’esplicito e l’implicito; e che addirittura l’implicito è maggiore dell’esplicito. Non nascondo che questa verità è nuova per me e che mi entusiasma. Se prima credevo che la Bibbia fosse molto ricca, se c’è anche l’implicito, lo è ancora di più, no? E’ formidabile!

Sì, il rapporto personale con Cristo è veramente d’obbligo e grande tentazione ometterlo. Purtroppo anch’io più volte sono caduto in questa tentazione. Ora sto facendo in modo di curarlo al massimo e, per quanto possibile, di raccomandarlo agli altri.

Grazie perché ci ricordi sempre tutto ciò. Ci vuole chi tira fuori queste verità e le dica ad alta voce. Il mondo ha l’abile capacità di nasconderle e tenta di cancellarle.  Abbaglia e fa credere che se ne può fare a meno, perché l’uomo è capace di fare tanto, di fare tutto. Ci fa credere che il rapporto con Cristo è inutile e, non perdendo tempo con Lui, di attività se ne fanno il doppio. E’ vero che se ne possono fare di più, ma la qualità sarà uguale? E se quel “di più” Dio non lo volesse? Per me facendo così, si ritorna a essere Adamo indipendente da Dio, ci facciamo Dio. E’ triste!

Quindi grazie per la tua missione nella Chiesa. Ti saluto. Guido
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Come diventare santi?   Mar 23 Set - 20:37

Grazie Guido per le tue parole amabili. Prega per me.
Guido ha scritto:
Scrivi che nella Bibbia c’è l’esplicito e l’implicito; e che addirittura l’implicito è maggiore dell’esplicito. Non nascondo che questa verità è nuova per me e che mi entusiasma. Se prima credevo che la Bibbia fosse molto ricca, se c’è anche l’implicito, lo è ancora di più, no? E’ formidabile!
La Bibbia è come Dio. Chi può' pretendere di conoscere Dio? di metterlo nella sua mente? L'Essere di Dio, questo Fuoco di Amore, è Immenso, Infinito no? In che cosa consiste il Cielo? Ad ogni battito del nostro cuore vedremo un aspetto nuovo e nascosto di Dio, e saremo in ammirazione...
La Terra è un allenamento di questa nostra capacità di meravigliarsi. Dobbiamo svilupparla.
La Scrittura, è come Dio, come l'Eucaristia. Uno "mangia", si sazia oggi, ma non si lamenta che non ha finito Dio! Ancora c'è un infinito da scoprire.
La Bibbia ci parla di Dio, la Bibbia è la Sua Parola, la Bibbia ci dà Dio stesso. Possiamo ridurre Dio a cio' che sappiamo o vediamo di Lui? No.
La Bibbia è come un iceberg, cio' che vediamo è solo una piccola parte. Mentre si nasconde la maggior parte.
Dice la Bibbia: "la Gloria di Dio è di nascondere la parola, ed è la gloria dei Re di scoprire la parola" (Proverbi 25,2).
Guido ha scritto:
Sì, il rapporto personale con Cristo è veramente d’obbligo e grande tentazione ometterlo. Purtroppo anch’io più volte sono caduto in questa tentazione. Ora sto facendo in modo di curarlo al massimo e, per quanto possibile, di raccomandarlo agli altri.
Certo, è centrale, centrale, centrale. Cristo è il nostro Tutto, perché troviamo tutto in Lui. Egli è Dio e Uomo, Egli è il nostro Sposo... il nostro Tutto. Troviamo tutto in Lui...
Conosci questo testo di S Giovanni della Croce? E' un piccolo capolavoro per insegnarci a fare e rinnovare questo atto di fede in Cristo, entrando sempre più profondamente in Lui, scoprendo nuovi strati in Lui, fino ad arrivare alla Divinità. Ecco il testo:
Se ti ho già detto tutto nella mia Parola, che è mio Figlio, non ho altro da aggiungere. Cosa ti potrei rispondere o rivelare di più? Fissa il tuo sguardo unicamente su di lui, perché in lui ti ho detto e rivelato tutto e troverai in lui anche più di ciò che chiedi e desideri. Tu domandi locuzioni e rivelazioni particolari, mentre, se tu fissi gli occhi su di lui, vi troverai l’intera rivelazione, perché egli è tutta la mia parola, tutta la mia risposta, tutta la mia visione e tutta la mia rivelazione. Ora, io ti ho già parlato, risposto, manifestato, rivelato, quando te l’ho donato come fratello, compagno, maestro, caparra e premio. Il giorno in cui, sul monte Tabor, scesi su di lui con il mio Spirito, ho detto: Hic est filius meus dilectus, in quo mihi bene complacui, ipsum audite: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo (Mt 17,5). D’allora in poi ho interrotto ogni forma d’insegnamento e di risposta, rimettendo tutto nelle sue mani. Ascoltate lui, perché non ho altra verità di fede da rivelare né altre cose da manifestare. Se in passato parlavo, lo facevo per promettere la venuta di Cristo; e se mi interrogavano, rispondevo per orientare alla venuta e alla speranza di Cristo, nel quale avrebbero trovato ogni bene, come risulta chiaramente da tutta la dottrina degli evangelisti e degli apostoli. Ma se uno mi interrogasse adesso come allora e mi chiedesse qualche visione o rivelazione, sarebbe come se mi chiedesse un’altra volta il Cristo o più fede di quanta ne abbia già offerta in Cristo. In questo modo offenderebbe profondamente il mio amato Figlio, perché non solo mancherebbe di fede in lui, ma lo obbligherebbe anche a incarnarsi di nuovo, a ricominciare la sua vita e a morire di nuovo. Non desidererai, quindi, né chiederai rivelazioni o visioni da parte mia. Guarda bene a lui e saprai che in lui ho fatto e detto molto più di quanto mi domandi.
6. Se vuoi che ti risponda con qualche parola di consolazione, guarda mio Figlio, a me obbediente e per amor mio sottomesso e sofferente, e avrai molte risposte. Se vuoi che ti spieghi qualche fatto o avvenimento misterioso, non hai che da guardare a lui e scoprirai i misteri nascosti, i tesori della sapienza e le meraviglie di Dio in lui racchiuse, come dice l’apostolo Paolo: In quo sunt omnes thesauri sapientiae et scientiae Dei asconditi: Nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,3). Questi tesori di sapienza saranno per te molto più profondi, dilettevoli e utili di tutte le cose che vorresti sapere. Di queste si gloriava lo stesso Apostolo quando diceva: Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso (1Cor 2,2). Se tu volessi ancora altre visioni e rivelazioni divine o umane, contemplalo nella sua umanità e vi troverai più di quanto pensi, come afferma sempre l’apostolo Paolo: In ipso habitat omnis plenitudo divinitatis corporaliter: È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità (Col 2,9)."
(Salita Libro II, C. 22,5-6)

Guido ha scritto:
Grazie perché ci ricordi sempre tutto ciò. Ci vuole chi tira fuori queste verità e le dica ad alta voce. Il mondo ha l’abile capacità di nasconderle e tenta di cancellarle.  Abbaglia e fa credere che se ne può fare a meno, perché l’uomo è capace di fare tanto, di fare tutto. Ci fa credere che il rapporto con Cristo è inutile e, non perdendo tempo con Lui, di attività se ne fanno il doppio. E’ vero che se ne possono fare di più, ma la qualità sarà uguale? E se quel “di più” Dio non lo volesse? Per me facendo così, si ritorna a essere Adamo indipendente da Dio, ci facciamo Dio. E’ triste!

Beh, diciamo che molti movimenti nella Chiesa non hanno profondità spirituale... da dove verrebbe se lo stato stesso della Teologia Spirituale nella Chiesa è debole e ridotto? Non si ha qualcosa a partire dal niente. Quindi si parli con loro te diranno mille cose, ma non veramente basate su argomenti solidi... possono parlare... parole parole parole...

Pero', sarei prudente sia nel cercare di convincere. Mi spiego. L'aggressività con la quale certe persone parlano a volte non serve a niente. E poi, il soggetto è allo stesso tempo semplice e immenso.
"Semplice" per chi vuole vederlo, come l'esempio della vite de dei tralci. Ma "immenso", nello spiegare come uno cresce, le condizioni di questa crescita, le tappe di questa crescita, i mezzi per arrivarci ecc.

Ma lo stesso problema lo troviamo in mille altri luoghi nella Chiesa. La dimensione contemplativa nella Chiesa è molto debole. Anzi ci sono degli "intelligenti" che ti parlano di "contemplazione nell'azione". Ma qui il veleno è più sottile e quindi più distruttivo. Quindi l'obiezione qua non ti nega l'esistenza della contemplazione, ma te la abbina con l'Azione, dando di fatto (anche se ti dicono il contrario) tutta la priorità all'azione, dicendoti che "contempli mentre agisci". Roba da matti. Si arriva a dire quindi (se tu contempli mentre lavori), che non c'è bisogno di contemplare, di pregare, e il peggio del peggio ti dice a proposito delle tue obiezioni: "ma questa tua posizione non è la mia spiritualità". Come che si fosse che una spiritualità possa esistere ammazzando la dimensione contemplativa vera!
C'è anche gente capace di tralasciare l'orazione di Santa Teresa. Si arriva al punto di dire che Sta Teresa voleva delle opere opere opere (citando le settime mansioni). Vedi il delirio nell'interpretazione.
Ma perché anche lamentarsi di tutto questo?
Oggi nella Chiesa, dopo lo spargersi della Lectio Divina (dovuto al Vat II, a Enzo Bianchi e al Cardinal Martini) oggi si arriva ad una deviazione della Lectio divina: invece di insegnarti a fare la lectio ti vendono libri intitolati: "Lectio divina sul Vangelo di Matteo" e cio' che leggi è la meditazione spirituale dell'autore sul Vangelo di Matteo! E' un disastro. E' come mangiare il vomito di un altro. E dov'è la lectio divina?, cioè il sedersi per ascoltare Gesù che vuole parlarti?
Vedi, che le obiezioni possono essere molto sottili, citando pure santi o anche la Bibbia e bisogna avere una visione profonda e larga per poter vedere in ogni risposta il suo errore.
Mi dispiace se ti ingombro la mente con tutte queste problematiche...
al meno così preghi per la Chiesa e per me povero peccatore...
un caro abbraccio
In Maria
Jean
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