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 Santa Teresina

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emanuela

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MessaggioTitolo: Santa Teresina   Mar 12 Set - 11:31

Caro Jean,

ho riletto il Manoscritto "B" di Santa Teresina e sono praticamente ferma da oltre un mese su 5 pagine! Ho l'impressione che tra quelle righe ci sia TANTO da cogliere e comprendere e tantissimo che mi sfugge.

Provo a chiederti qualche chiarimento.

- Teresina dice: la mia vocazione e l'Amore! ... Così sarò tutto ... Si: perchè l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente...

- Usare le ricchezze (ho inteso non materiali) che rendono ingiusti per farvi degli amici che vi accolgano nelle dimore eterne ... ho capito che i miei desideri di essere tutto ..... erano ricchezze che avrebbero davvero potuto rendermi ingiusta: allora me ne sono servita per farmi degli amici

- riferito alla preghiera di Eliseo cosa si intende per "suo duplice spirito" e "concedermi il "vostro duplice Amore"

- riassumendo cosa intende Teresina per "il più piccolo moto di "puro amore" più utile che non tutte le opere messe insieme"

- talvolta .... il cuore dell'uccellino è assalito dalla tempesta... è quello il momento della "gioia perfetta"

Queste sono alcune cose e spero sia riuscita a scriverle in modo comprensibile, ti ringrazio di cuore.
A presto
emanuela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 14 Set - 17:59

Carissima Emanuela,

tu sai che ho bisogno di 5 corsi per rispondere alle tue domande!

ho riletto il Manoscritto "B" di Santa Teresina e sono praticamente ferma da oltre un mese su 5 pagine! Ho l'impressione che tra quelle righe ci sia TANTO da cogliere e comprendere e tantissimo che mi sfugge.

Hai ben ragione. Questo Ms B è un meteorite caduto del Cielo, un Fuoco concentrato, intenso che racchiude in se molto. Direi: quasi tutto. Non mi meraviglio della tua reazione davanti al Ms B, anzi, mi da tanta gioia, perché dimostra una percezione attente e giusta. Il mio Maetro, (l'ho saputo da altre persone) teneva quando era giovane monaco, nelle tasche del suo abito, una copia di questo MsB, e per anni! Vedi…
Le tue domande che fai, come te l'ho detto necessitano non solo una risposta, ma risposte cosi lunghe da fare dei Corsi.
Il Ms B è ricchissimo. E non è che si capisce cosi tutto. Si passa la vita intera per capirlo. Quindi accetteremo di progredire nell'intelligenza di questo meteorite, ma non saremo tristi di non aver capito tutto. Un po come le parole della Bibbia.


Provo a chiederti qualche chiarimento.
- Teresina dice: la mia vocazione e l'Amore! ... Così sarò tutto ... Si: perchè l'Amore sia pienamente soddisfatto, bisogna che si abbassi, che si abbassi fino al niente e che trasformi in fuoco questo niente...


L'Amore è semplicemente Dio, lo Spirito Santo. "Saro' tutto", perché "diventare Dio per partecipazione" (espressione di san Giovanni della Croce) è la vocazione dell'essere umano, e quindi cosa si vuole di più?!
Più lasciamo spazio per Dio in noi, più ci abita, ci riempie, più partecipiamo alla sua vita. L'Amore di Dio, come dice sant'Agostino è un peso, la Carità divina è un peso. Va sempre verso la Valle (l'umiltà), non verso la vetta del monte (l'orgoglio). Questo niente, noi, la valle, è trasformato in Fuoco, che è Dio.


- Usare le ricchezze (ho inteso non materiali) che rendono ingiusti per farvi degli amici che vi accolgano nelle dimore eterne ... ho capito che i miei desideri di essere tutto ..... erano ricchezze che avrebbero davvero potuto rendermi ingiusta: allora me ne sono servita per farmi degli amici

Lascio questa domanda per il momento.

- riferito alla preghiera di Eliseo cosa si intende per "suo duplice spirito" e "concedermi il "vostro duplice Amore"

Il duplice amore, è una citazione di quando Eliseo chiede ad Elia una duplice porzione delle suo Spirito. Non vorrei inventare delle risposte qui. Forse è l'amore di Dio e del prossimo?

- riassumendo cosa intende Teresina per "il più piccolo moto di "puro amore" più utile che non tutte le opere messe insieme"

E' qui che abbiamo bisogno di un Corso. E' una citazione di san Giovanni della Croce, CSB 29 introduzione alla strofa. E' l'Amore che da valore ai nostri atti. L'amore col quale facciamo le cose! Ma più precisamente, siccome l'Amore è Dio, quindi più siamo trasformati in Dio, più Dio è attore dei nostri atti con noi, perché diventiamo più docili a lui! Cosi, gli atti puri, sono atti fatti dall'anima e da Dio, insieme. Siccome è Dio che agisce in noi, il valore di questi atti sono grandissimi, infiniti.
Se invece una persona non abbastanza unita a Dio, si attiva e fa per Dio mille atti, un milione di atti, tutto questo conta poco, conta secondo il grado di unione (e quindi di presenza di Dio negli atti) della persona con Dio!

- talvolta .... il cuore dell'uccellino è assalito dalla tempesta... è quello il momento della "gioia perfetta"

"gioia perfetta" perché essendoci la tempesta non si appoggia su nessuna consolazione, nessuna percezione di Dio, e quindi, i suoi atti sono puri, e fatti puramente per Dio. E' facile fare il bene quando tutto va bene! Ma è più difficile di fare il bene quando tutto è buio! Percio' è più forte agire solo per Dio, quando tutto è contro: la gioia è più perfetta!

Spero che queste breve risposte ti soddisfino per il momento.
Non esitare a ritornare..
a presto

Jean
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Ven 15 Set - 2:54

Ecco il passo al quale si riferisce santa Teresina:

STROFA 29 [CA 20]


1. Effettivamente quest'anima è perduta a tutte le cose del mondo e conquistata solo all'amore: null'altro occupa più il suo spirito. Per questo motivo essa si astiene da tutto ciò che concerne la vita attiva e da ogni attività esterna, per compiere quell'unica cosa che, secondo lo Sposo, è necessaria (Lc 10,42), cioè l’attenzione e il continuo esercizio d’amore in Dio. Egli apprezza quest'unica cosa al punto che rimproverò Marta che voleva allontanare Maria dai suoi piedi per occuparla in altre faccende al servizio del Signore, convinta di fare tutto lei, mentre Maria non faceva nulla, perché se ne stava a godere ai piedi del Signore. Invece è vero tutto il contrario, perché non esiste opera più grande o più necessaria dell’amore. Per questo, anche nel Cantico dei Cantici, lo Sposo difende la sposa, scongiurando tutte le creature del mondo, rappresentate lì dalle figlie di Gerusalemme, di non impedire alla sposa il sonno spirituale d'amore, di non destarla, né di farle aprire gli occhi ad altra cosa, finché essa non lo voglia (Ct 3,5).

2. Occorre notare che, fin quando l'anima non ha ancora raggiunto questo stato d'unione amorosa, le conviene esercitare l'amore sia nella vita attiva che in quella contemplativa.
Ma una volta raggiunto tale stato, non è opportuno che si occupi di altre opere e attività esteriori che le possano impedire, anche minimamente, quella presenza d'amore in Dio, per quanto possano essere molto utili al servizio di Dio. Difatti è più prezioso agli occhi di Dio ed è più utile alla Chiesa un briciolo di quest’amore che tutte le altre opere messe insieme, quantunque sembri non faccia nulla.

Per questo Maria Maddalena, sebbene con la sua predicazione facesse molto bene, come di fatto ne fece molto in seguito, tuttavia per il grande desiderio di riuscire gradita al suo Sposo e di giovare alla Chiesa si nascose per trent'anni nel deserto, per dedicarsi interamente a quest'amore, convinta che in tal modo avrebbe giovato di più; un pizzico di quest'amor, infatti, giova e serve moltissimo alla Chiesa.

3. Se dunque un'anima avesse un po' di quest'amore solitario, si farebbe un grave torto a lei e alla Chiesa se la si volesse, anche per poco, occupare in cose e attività esteriori, per quanto molto importanti. poiché Dio scongiura che non la sveglino da quest'amore, chi oserà farlo senza esserne rimproverato? In fondo, siamo stati creati per questo fine d'amore.

Prestino bene attenzione, allora, le persone molto attive, che credono di abbracciare il mondo con la loro predicazione e le loro opere esteriori. Pensino che gioverebbero di più alla Chiesa e riuscirebbero più gradite a Dio se, a prescindere dal buon esempio che darebbero, impiegassero almeno metà del loro tempo nello stare con Dio in preghiera, anche se non avessero raggiunto un grado così elevato di preghiera come quello descritto qui. In questo caso otterrebbero di più - e con minor fatica - con un'opera sola anziché con mille, per il merito della preghiera e per le forze spirituali che in essa si acquisiscono. In caso contrario, sarà come battere l'aria o fare poco più che nulla, a volte proprio nulla o addirittura si reca danno.
Dio non voglia che il sale cominci a diventare insipido (Mt 5,13; Mc 9,50; Lc 14,34-35). Così, quanto alle persone molto attive, anche se esternamente sembrerà che facciano qualcosa, in sostanza non faranno nulla, poi che è certo che le opere buone non si possono compiere se non in virtù di Dio.

4. Oh, quanto si potrebbe scrivere qui su tale argomento! Ma non è questo il luogo adatto. Ho detto ciò per far capire la strofa che segue. Qui, infatti, l’anima risponde da sé a tutti coloro che criticano questo suo santo ozio e vogliono che tutto sia attività, che brilli e riempia esternamente l'occhio; essi non capiscono la vena e la fonte occulta da dove scaturisce l'acqua e sboccia ogni frutto." (S Giovanni della Croce, Cantico Spirituale B, strofa 29)
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emanuela

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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Ven 22 Set - 15:01

Caro Jean,
Santa Teresina, così come Santa Teresa e San Giovanni della Croce, tra le migliaia di cose che ci dicono, ci parlano dell'umiltà e del farsi ultimi.
Spiritualmente cosa intendono?
Grazie, a presto Emanuela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Mar 26 Set - 22:01

emanuela ha scritto:
Caro Jean,
Santa Teresina, così come Santa Teresa e San Giovanni della Croce, tra le migliaia di cose che ci dicono, ci parlano dell'umiltà e del farsi ultimi.
Spiritualmente cosa intendono?
Grazie, a presto Emanuela

Cara Emanuela,

I santi, quando parlano dell'umiltà, lo fanno cercando di mettere in evidenza un punto molto importante nel Vangelo, nel messaggio di Cristo. I santi sono riflessi della Luce di Cristo. E' Cristo per primo che ci parla dell'umiltà, e lo fa più di una volta. Ed è lui che ci invita a farci umili, e a prendere l'ultimo posto.
Le ragioni sono semplici, la ragione principale è semplice: Dio è l'umiltà stessa, Dio è umile, Gesù è umile. Quindi chi vuole avvicinarsi da Dio ha bisogno di cominciare, al quanto puo', ad imitarlo.
Gesù dice: imparate da me che sono mite ed umile di cuore. Maria dice: ha guardato l'umiltà della sua serva! Non ha cercato altre qualità o virtù. Gesù dice che l'autorità secondo Dio è di servire, di farsi piccolo, di prendere l'ultimo posto. Un santo ha detto che nessuno potrà prendere l'ultimo posto perché è Gesù che l'ha preso!

Gesù ci ha dato l'esempio lavando i nostri piedi, e ci ha dato il più grande esempio di umiltà con la Croce.

E' vero che il messaggio del Vangelo mette i nostri valori sotto sopra. Chi vuol farsi grande deve farsi piccolo, chi vuol guadagnare deve perdere, chi vuole salire deve scendere e farsi l'ultimo, ecc… Ma la natura di Dio è cosi. Dio è umile.

Chi punta verso l'unione con Dio, vuole avvicinarsi ad un Essere umilissimo. Quindi è chiamato ad imitarlo, ad assomigliarlo… al più possibile, se no, il suo proposito rischia di non avere successo. Dio si oppone agli orgogliosi, ma si lascia attirare dagli umili! Perché? Perchè Egli è umile.

In che cosa consiste il nostro sforzo?

Come qualsiasi cosa nella vita spirituale ci sono due aspetti: una parte che dipende da noi (il uno) e una cosa che dipende da Dio (il cento). Quindi sono chiamato a fare (con la grazia di Dio) uno sforzo di umiltà sperando che Dio risponderà facendomi progredire spiritualmente nell'umiltà con la sua grazia. Quindi ci sono due aspetti nell'umiltà: un aspetto che dipende da noi e un aspetto che dipende da Dio, come il soccorso generale e il soccorso particolare.

Praticare l'umiltà è come entrare in un dialogo segreto con Dio, dove Egli ci insegna come operare, dove Egli solo ci vede, Egli solo ci capisce. E' la Via regale per avvicinarci da Lui. E' un capirci profondo.

Non si tratta di schiacciare la nostra personalità, ma di dare vero cibo all'uomo nuovo in noi. L'umiltà è verità. Si tratta di dare il vero ossigeno al uomo nuovo in noi! l'umiltà – come attitudine – aiuta Dio a venire in modo sempre più abbondante in noi! Maria dice che la sua umiltà ha attirato Dio in lei! Quindi la pratica dell'umiltà ha una parte che dipende da noi, e che attira Dio in noi! abbiamo come una potenza su Dio, per attirarlo, sedurlo. L'umiltà è come la valle che raccoglie tutta l'acqua della pioggia. Mentre la vetta del monte, non raccoglie niente. Ad una novizia che diceva a santa Teresina voglio salire alla vetta della montagna (della perfezione, dell'unione), santa Teresina ha risposto: bisogna quindi scendere!
L'umiltà ha il gusto della profondità delle viscere di Dio. Chi vuol entrare sempre più profondamente, deve farsi sempre umile. Come un mendicante, come uno "povero". Cosi, Dio riempirà sempre il nostro cuore col suo Essere.

Santa Teresa di Avila ci ricorda spessissimo che l'umiltà è le fondamenta dell'edificio della Preghiera del Cuore (l'orazione). Perché? Perché la preghiera del cuore è la modalità di preghiera che (abbinata sempre con la Lectio) fà si che Dio si manifesta a noi sempre con più grande pienezza e abbondanza. Quindi, non si puo' ricevere Dio e conservarlo nel nostro cuore senza l'umiltà. Abbiamo qui bisogno di Maria, e del suo Cuore umile che è stato capace di serbare tutte le grazie, e che è stato la Tenda sotto la quale Gesù, il Logos, ha abitato in pienezza. Quindi senza l'umiltà di Maria non si puo' mantenere Dio in noi: la grazie si perdono. Maria-in-noi attira e vince Dio, e Maria-in-noi conserva Dio, senza niente perdere di Lui.

Dio è umile. Dio è l'Umiltà.

Non so se ho risposto alla tua domanda o volevi altre cose.
Jean

PS Alcuni esempi di umiltà come attitudine interiore:

Mai giudicare gli altri. Anzi, scusarli.
Considerare gli altri come superiori a se stesso, servendoli. Mettere il servizio come un valore divino.
Essere accusato ingiustamente e non rispondere o giustificarsi. Senza amarezza, senza ricordarsene.
La lectio divina, che ci fa imitare il cieco che vuol vedere la verità in lui. Cercare Dio con tutto il suo cuore.
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emanuela

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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Mer 27 Set - 11:33

Caro Jean,
grazie per la chiarezza: mettere il servizio come un valore divino, credo sia questo il lavoro da fare! Il Signore mi aiuterà!
Grazie ancora a presto emanuela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Mer 27 Set - 17:34

Ciao carissimo,
E' bellissimo questo concetto sull'umiltà, cercherò di essergli fedele quanto posso. Il giusto comportamento tra l'umiltà e la verità, e tra non schiacciare la personalità e non affondare nella debolezza è come camminare sul filo di un rasoio. Ora ti chiedo una cosa:
L'umiltà non raggiunta interiormente è ugualmente reale? Cioè posso comportarmi umilmente ma non esserlo interiormente? L'apparenza di umiltà è umiltà? Mi comporto umilmente, allora sono umile? A furia di essere umile lo divento? Oppure l'umiltà solo sperimentata non dura? Essere o avere? Sono umile o ho l'umiltà?
ciao N.


Vediamo una dopo l'altra le domande:

1- "Il giusto comportamento tra l'umiltà e la verità":
In Dio, l'umiltà e la Verità sono una e sola cosa! E' Dio. Quindi non c'è distanza tra i due. Pero', per "digerire" questo, dobbiamo ricordarci che l'umiltà corrisponde perfettamente alla verità! Ma quale verità? C'è la Verità che è Dio, che è Cristo, e ci sono verità concettuali! Bisogna essere attenti a questo. L'umiltà e la verità non sono dati matematici, sono realtà spirituali, sono Dio, essere increato. E quindi per noi, per vivere l'umiltà e la verità in pienezza, c'è tutta una strada per arrivarci, dei gradi di crescita. E' importante di tener conto di questo. Non ci si arriva di un colpo, ma ci si cresce.

2- "Il giusto comportamento tra non schiacciare la personalità e non affondare nella debolezza è come camminare sul filo di un rasoio"
Qui, sono d'accordo, la differenza tra "non schiacciare la personalità" e "non affondare nella debolezza" è esile. Come lo dicevo, non si tratta di schiacciare la personalità ma di nutrire l'uomo nuovo con la verità (e l'umiltà è verità, verità superiore su se stessi, sul prossimo, su Dio). C'è bisogno di scoprire Dio, la sua umiltà per capire cio' che schiaccia e cio' che eleva! Bisogna studiare Dio e il suo comportamento.

Poi, la debolezza! L'umiltà puo' certamente essere vista come debolezza! Il mondo, o l'uomo vecchio vede e giudica le cose a suo modo. Mentre Dio, l'uomo nuovo vedono e giudicano le cose in modo molto diverso, in modo divino. Sulla Croce Dio è forte o debole? L'uomo vecchio e il mondo diranno: è debole al punto del ridicolo. Eppure Dio sulla Croce è il più forte, è il Forte, perché vice veramente ogni male e lo trasforma in bene. L'acqua sembra debole, ma vince la roccia! È importante ridefinire la forza e la debolezza. E soprattutto è importante vivere l'umiltà in modo contemplativo, cioè come e quando Dio la chiede da noi, cosi ci da la forza per viverla e ci mostra la sua efficacia, se no, tutti in nostri discorsi sono belle teorie. Chi non ha sperimentato la potenza dell'umiltà, ha difficoltà a seguire questi discorsi! È una questione di esperienza!
Non darei niente per le croci della mia vita, perché è li che la verità appare più forte. Sono il più grande tesoro. Bisogna amare con tutto il suo essere la verità. Se no, sono discorsi tutto questo.

L'umiltà e la verità vissute in modo contemplativo, connettendoci a Dio per avere l'ispirazione, ci evitano di camminare sul filo del rasoio. Questa è la differenza tra le virtù e i doni dello Spirito.

3- L'umiltà non raggiunta interiormente è ugualmente reale? Cioè posso comportarmi umilmente ma non esserlo interiormente? L'apparenza di umiltà è umiltà? Mi comporto umilmente, allora sono umile? A furia di essere umile lo divento? Oppure l'umiltà solo sperimentata non dura? Essere o avere? Sono umile o ho l'umiltà?

Queste domande sono importanti. "comportarmi umilmente" è un atto di umiltà, il "uno" del quale parlo sopra. Mentre Dio mi da il "cento". Quindi non essere umile interiormente vuol dire che lo sto diventando. E il primo passo per diventarlo è di fare atti di umiltà. Questi atti (esteriori), non sono cosi solo esteriori, perché ogni atto che faccio è un atto della mia libertà, della mia volontà, della mia intelligenza, e ogni atto crea in me una nuova realtà, frutto diretto di quest'atto! Se no, non si cammina mai! Provocare il cambiamento, e crescere è composto da atti che ripeto! Ogni atto ripetuto crea in me una abitudine, e quest'abitudine è una realtà nuova in me. E questa si chiama la virtù. All'inizio ho l'impressione di non esserlo, ma in fatto, mi sono incamminato e quindi, pian piano ci arriverò.
Quindi non è ipocrisia, e non è niente! È un passo. Muovere la montagna del mio Io dell'uomo vecchio richiede atti da fare! E questi atti sono fatti a uno per uno! E l'essere umano non si trasforma di un colpo.

Quindi non possiamo dire che un atto di umiltà è una "apparenza di umiltà", perché anche se uno solo, è fatto con scelta cosciente, matura, con intelligenza e volontà e usando la mia libertà! Tutto questo è lodevole, soprattutto se l'uomo vecchio è cosi quasi totalmente regnante ancora! L'inizio del filo della matassa è l'inizio della distruzione dell'orgoglio!

Ricordiamoci che l'orgoglio (opposto all'umiltà) è l'atto più grave che possa esistere! E per muovere l'orgoglio in noi, si comincia tenendo il l'inizio del filo della matassa, e cosi, la sua fine si avvicina.
"Mi comporto umilmente", allora inizio il cammino di crescita verso una umiltà sempre più piena.

4- Essere umile o avere l'umiltà? Preferisco il "essere umile. Perché avere, è già un avere, un qualche cosa aggiunto, mentre l'essere, è il tessuto stesso.
La notte dello spirito, la purificazione dello spirito (le radice le più profonde del nostro essere) – e lo vedremo nel Corso di secondo livello – è il momento solenne dove Dio, vedendo i nostri sforzi ripetuti, comincia se stesso a creare in noi la vera umiltà. E' tutt'un lavoro di purificazione dove il Santo Santo Santo, con tutto il peso della sua Santità "si siede" su di noi, con un peso immenso dell'Essere increato, schiacciando l'uomo vecchio, rendendolo uguale al pavimento, macinandolo totalmente! È un lavoro divino! Solo Dio puo' farlo! Ma se non ci disponiamo, se non arriviamo con diversi atti, prima, alla soglie di questo Lavoro divino, rimaniamo lontani da Lui, e da questa opportunità unica di crescere, a modo divino.
C'è quindi l'umiltà spirituale a modo umano, e c'è l'umiltà spirituale a modo divino.

Mi fermo qua. Non esitare a tornare sull'argomento, anche se tratteremo della notte a partire di ottobre.
A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: s.teresina   Gio 28 Set - 14:17

caro jean, grazie di parlarci di umiltà e verità in modo contemplativo, è la chiave del tutto.
ma allora: Dio è umiltà perchè è verità, ma iDio è umiltà in quanto Dio è semplice, cioè essenziale.e quindi libero. e quindi misericordioso.

a noi la pazienza della perseveranza nella Sua contempazione, per ricevere solo da Lui il discernimento ...
ma ancora una volta, quanta strada ancora per arrivare ...
sarebbe tutto più facile se siarrivasse in fretta all'Unione. Laughing Laughing Laughing
cosa ne pensi? Question Question
ar
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Anna rita



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MessaggioTitolo: s teresina   Gio 28 Set - 18:05

aggiungo: mi pare che l'umiltà sia un pò la stessa cosa della gratitudine, quella del fiore che vive solo di ciò che gli è dato: luce calore-amore-e semplicemente accoglie. non compie alcun gesto per avere o essere di più di quanto gli viene dato. si apre per accogliere, e semplicemente inspira ed espira pienezza di amore e di gratitudine, incessantemente, comeMaria. può essere così?
grazie anna rita
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Lun 2 Ott - 19:35

Perfetto, non solo "puo' essere cosi", ma secondo me "è cosi". Aggiungerei che la gratitudine ci aiuta a prendere sempre coscienza delle grazie ricevute, e essere grati a Dio spinge Dio a dare di più. Quindi "rendere grazie" a Dio è un atto fortissimo che attira altre grazie…
Si, l'umiltà puo' essere descritta cosi, anche se l'umiltà – come Dio – è un abisso da esplorare, e che ci sorprende sempre.

Contempliamo l'umiltà di Gesù lavando i nostri piedi (sulla Croce)! Contempliamo Gesù nell'Ostia, cosi piccolo, cosi vulnerabili, depositato nella nostri mani… senza dire niente! Quanta umiltà c'è nell'Ostia!

Concludo dicendo di nuovo: la gratitudine è umiltà, e attira in noi altre grazie, e sempre di più. Come dice san Giovanni, siamo qui per ricevere una abbondanza, "senza misura", grazia dopo grazia!!! Quindi, usiamo quel "motore" della gratitudine che è segno di una persona umile, cosciente che cio' che riceve viene da Dio!! L'umiltà sa riferire la cosa alla sua origine, e la gratitudine mette in pratica questo movimento, dicendo: grazie.

E santa Teresina è Maestra in queste cose.
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MessaggioTitolo: s tersina   Lun 2 Ott - 20:47

s.teresina mostra la seduzione dell'umiltà come monotonia, grigiore (fino all'aridità) lei preferisce il grigiore alle rappresentazioni dell'apparire, alla realtà dell'essere. Esaltante, l'umiltà, ed è questa la realtà!!!
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Lun 2 Ott - 20:58

Anna rita ha scritto:
s.teresina mostra la seduzione dell'umiltà come monotonia, grigiore (fino all'aridità) lei preferisce il grigiore alle rappresentazioni dell'apparire, alla realtà dell'essere. Esaltante, l'umiltà, ed è questa la realtà!!!

Direi che santa Teresina mostra che dentro l'apparente grigiore ci sono delle porte per l'Infinito di Dio, presente, accessibile. Lei ha sempre cercato la verità, e ha chiesto a Dio di non essere ingannata da false apparenze (di cose spirituale anche). Sotto le apparenze cerca sempre la sostanza, la realtà nascosta, la presenza di Dio. E lo scopre.
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Ven 6 Ott - 18:31

Questioni sull'umiltà:


Ecco una citazione dalla Regola di San Benedetto, Documento da leggere solo per la vostra cultura - ma da leggere con intelligenza, cogliendo lo spirito che lo anima.
Si puo', leggendo questo documento, dimenticare tutta la dimensione soprannaturale dell'azione di Dio durante la purificazione dello spirito (che vedremo durante il Corso di secondo livello) che realizza in noi la vera umiltà.
Avevo dato sopra in un ps 4 segni.

Eccoli:
- Mai giudicare gli altri. Anzi, scusarli.
- Considerare gli altri come superiori a se stesso, servendoli. Mettere il servizio come un valore divino.
- Essere accusato ingiustamente e non rispondere o giustificarsi. Senza amarezza, senza ricordarsene.
- La lectio divina, che ci fa imitare il cieco che vuol vedere la verità in lui. Cercare Dio con tutto il suo cuore.

Ma questi segni non sono esaurienti. Ne aggiungerei due: quello di rivelare i pensieri profondi al suo accompagnatore spirituale.
Anche andare in confessione è un atto immenso di umiltà e di riconoscenza che Dio parla tramite la carne di questo uomo (il Sacerdote).
Questi atti di umiltà brucciano il demonio, lo vincono.

San Benedetto da 12 gradi di una scala verso l'umiltà perfetta.

Dalla Regola di san Benedetto:

Capitolo VII - L'umiltà

La sacra Scrittura si rivolge a noi, fratelli, proclamando a gran voce: "Chiunque si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato".

Così dicendo, ci fa intendere che ogni esaltazione è una forma di superbia,

dalla quale il profeta mostra di volersi guardare quando dice: "Signore, non si è esaltato il mio cuore, né si è innalzato il mio sguardo, non sono andato dietro a cose troppo grandi o troppo alte per me".

E allora? "Se non ho nutrito sentimenti di umiltà, se il mio cuore si è insuperbito, tu mi tratterai come un bimbo svezzato dalla propria madre".

Quindi, fratelli miei, se vogliamo raggiungere la vetta più eccelsa dell'umiltà e arrivare rapidamente a quella glorificazione celeste, a cui si ascende attraverso l'umiliazione della vita presente,

bisogna che con il nostro esercizio ascetico innalziamo la scala che apparve in sogno a Giacobbe e lungo la quale questi vide scendere e salire gli angeli.

Non c'è dubbio che per noi quella discesa e quella salita possono essere interpretate solo nel senso che con la superbia si scende e con l'umiltà si sale.

La scala così eretta, poi, è la nostra vita terrena che, se il cuore è umile, Dio solleva fino al cielo;

noi riteniamo infatti che i due lati della scala siano il corpo e l'anima nostra, nei quali la divina chiamata ha inserito i diversi gradi di umiltà o di esercizio ascetico per cui bisogna salire.

Dunque il primo grado dell'umiltà è quello in cui, rimanendo sempre nel santo timor di Dio, si fugge decisamente la leggerezza e la dissipazione,

si tengono costantemente presenti i divini comandamenti e si pensa di continuo all'inferno, in cui gli empi sono puniti per i loro peccati, e alla vita eterna preparata invece per i giusti.

In altre parole, mentre si astiene costantemente dai peccati e dai vizi dei pensieri, della lingua, delle mani, dei piedi e della volontà propria, come pure dai desideri della carne,

l'uomo deve prendere coscienza che Dio lo osserva a ogni istante dal cielo e che, dovunque egli si trovi, le sue azioni non sfuggono mai allo sguardo divino e sono di continuo riferite dagli angeli.

E' ciò che ci insegna il profeta, quando mostra Dio talmente presente ai nostri pensieri da affermare: "Dio scruta le reni e i cuori"

come pure: "Dio conosce i pensieri degli uomini".

Poi aggiunge: "Hai intuito di lontano i miei pensieri"

e infine: "Il pensiero dell'uomo sarà svelato dinanzi a te".

Quindi, per potersi coscienziosamente guardare dai cattivi pensieri, bisogna che il monaco vigile e fedele ripeta sempre tra sé: "Sarò senza macchia dinanzi a lui, solo se mi guarderò da ogni malizia".

Ci è poi vietato di fare la volontà propria, dato che la Scrittura ci dice: "Allontanati dalle tue voglie"

e per di più nel Pater chiediamo a Dio che in noi si compia la sua volontà.

Perciò ci viene giustamente insegnato di non fare la nostra volontà, evitando tutto quello di cui la Scrittura dice: "Ci sono vie che agli uomini sembrano diritte, ma che si sprofondano negli abissi dell'inferno"

e anche nel timore di quanto è stato affermato riguardo ai negligenti: "Si sono corrotti e sono divenuti spregevoli nella loro dissolutezza".

Quanto poi alle passioni della nostra natura decaduta, bisogna credere ugualmente che Dio è sempre presente, secondo il detto del profeta: "Ogni mio desiderio sta davanti a te".

Dobbiamo quindi guardarci dalle passioni malsane, perché la morte è annidata sulla soglia del piacere.

Per questa ragione la Scrittura prescrive: "Non seguire le tue voglie".

Se dunque "gli occhi di Dio scrutano i buoni e i cattivi"

e se "il Signore esamina attentamente i figli degli uomini per vedere se vi sia chi abbia intelletto e cerchi Dio",

se a ogni momento del giorno e della notte le nostre azioni vengono riferite al Signore dai nostri angeli custodi,

bisogna, fratelli miei, che stiamo sempre in guardia per evitare che un giorno Dio ci veda perduti dietro il male e isteriliti, come dice il profeta nel salmo e,

pur risparmiandoci per il momento, perché è misericordioso e aspetta la nostra conversione, debba dirci in avvenire: "Hai fatto questo e ho taciuto".

Il secondo grado dell'umiltà è quello in cui, non amando la propria volontà, non si trova alcun piacere nella soddisfazione dei propri desideri,

ma si imita il Signore, mettendo in pratica quella sua parola, che dice: "Non sono venuto a fare la mia volontà, ma quella di colui che mi ha mandato".

Cosa" pure un antico testo afferma: "La volontà propria procura la pena, mentre la sottomissione conquista il premio".

Terzo grado dell'umiltà è quello in cui il monaco per amore di Dio si sottomette al superiore in assoluta obbedienza, a imitazione del Signore, del quale l'Apostolo dice: "Fatto obbediente fino alla morte".

Il quarto grado dell'umiltà è quello del monaco che, pur incontrando difficoltà, contrarietà e persino offese non provocate nell'esercizio dell'obbedienza, accetta in silenzio e volontariamente la sofferenza

e sopporta tutto con pazienza, senza stancarsi né cedere secondo il monito della Scrittura: " Chi avrà sopportato sino alla fine questi sarà salvato".

E ancora: "Sia forte il tuo cuore e spera nel Signore".

E per dimostrare come il servo fedele deve sostenere per il Signore tutte le possibili contrarietà, esclama per bocca di quelli che patiscono: "Ogni giorno per te siamo messi a morte, siamo trattati come pecore da macello".

Ma con la sicurezza che nasce dalla speranza della divina retribuzione, costoro soggiungono lietamente: "E di tutte queste cose trionfiamo in pieno, grazie a colui che ci ha amato",

mentre altrove la Scrittura dice: "Ci hai provato, Signore, ci hai saggiato come si saggia l'argento col fuoco; ci hai fatto cadere nella rete, ci hai caricato di tribolazioni".

E per indicare che dobbiamo assoggettarci a un superiore, prosegue esclamando: "Hai posto degli uomini sopra il nostro capo".

Quei monaci, però, adempiono il precetto del Signore, esercitando la pazienza anche nelle avversità e nelle umiliazioni, e, percossi su una guancia, presentano l'altra, cedono anche il mantello a chi strappa loro di dosso la tunica, quando sono costretti a fare un miglio di cammino ne percorrono due,

come l'Apostolo Paolo sopportano i falsi fratelli e ricambiano con parole le offese e le ingiurie.

Il quinto grado dell'umiltà consiste nel manifestare con un'umile confessione al proprio abate tutti i cattivi pensieri che sorgono nell'animo o le colpe commesse in segreto,

secondo l'esortazione della Scrittura, che dice: "Manifesta al Signore la tua via e spera in lui".

E anche: "Aprite l'animo vostro al Signore, perché è buono ed eterna è la sua misericordia",

mentre il profeta esclama: "Ti ho reso noto il mio peccato e non ho nascosto la mia colpa.

Ho detto: "confesserò le mie iniquità dinanzi al Signore" e tu hai perdonato la malizia del mio cuore".

Il sesto grado dell'umiltà è quello in cui il monaco si contenta delle cose più misere e grossolane e si considera un operaio incapace e indegno nei riguardi di tutto quello che gli impone l'obbedienza,

ripetendo a se stesso con il profeta: "Sono ridotto a nulla e nulla so; eccomi dinanzi a te come una bestia da soma, ma sono sempre con te".

Il settimo grado dell'umiltà consiste non solo nel qualificarsi come il più miserabile di tutti, ma nell'esserne convinto dal profondo del cuore,

umiliandosi e dicendo con il profeta: "Ora io sono un verme e non un uomo, l'obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe";

"Mi sono esaltato e quindi umiliato e confuso"

e ancora: "Buon per me che fui umiliato, perché imparassi la tua legge".

L'ottavo grado dell'umiltà è quello in cui il monaco non fa nulla al di fuori di ciò a cui lo sprona la regola comune del monastero e l'esempio dei superiori e degli anziani.

Il nono grado dell'umiltà è proprio del monaco che sa dominare la lingua e, osservando fedelmente il silenzio, tace finché non è interrogato,

perché la Scrittura insegna che "nelle molte parole non manca il peccato"

e che "l'uomo dalle molte chiacchiere va senza direzione sulla terra".

Il decimo grado dell'umiltà è quello in cui il monaco non è sempre pronto a ridere, perché sta scritto: "Lo stolto nel ridere alza la voce".

L'undicesimo grado dell'umiltà è quello nel quale il monaco, quando parla, si esprime pacatamente e seriamente, con umiltà e gravità, e pronuncia poche parole assennate, senza alzare la voce,

come sta scritto: "Il saggio si riconosce per la sobrietà nel parlare".

Il dodicesimo grado, infine, è quello del monaco, la cui umiltà non è puramente interiore, ma traspare di fronte a chiunque lo osservi da tutto il suo atteggiamento esteriore,

in quanto durante l'Ufficio divino, in coro, nel monastero, nell'orto, per via, nei campi, dovunque, sia che sieda, cammini o stia in piedi, tiene costantemente il capo chino e gli occhi bassi;

e, considerandosi sempre reo per i propri peccati, si vede già dinanzi al tremendo giudizio di Dio,

ripetendo continuamente in cuor suo ciò che disse, con gli occhi fissi a terra il pubblicano del Vangelo: "Signore, io, povero peccatore, non sono degno di alzare gli occhi al cielo".

E ancora con il profeta: "Mi sono sempre curvato e umiliato".

Una volta ascesi tutti questi gradi dell'umiltà, il monaco giungerà subito a quella carità, che quando è perfetta, scaccia il timore;

per mezzo di essa comincerà allora a custodire senza alcuno sforzo e quasi naturalmente, grazie all'abitudine, tutto quello che prima osservava con una certa paura;

in altre parole non più per timore dell'inferno, ma per amore di Cristo, per la stessa buona abitudine e per il gusto della virtù.

Sono questi i frutti che, per opera dello Spirito Santo, il Signore si degnerà di rendere manifesti nel suo servo, purificato ormai dai vizi e dai peccati.


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Mariangela

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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Sab 7 Ott - 0:14

Caro Jean

non mi e' chiaro il confine fra la vera umilta' e la bassa stima di se'.
Non e' facile in questo cammino spirituale, spogliarci della nostra personalita' e confondere l'umilta' ad altri aspetti appartenenti al nostro io, saldamente ancorati alla nostra modalita' umana.
L'esercizio della carita', assimilata come attitudine interiore puo' servirci come mezzo per una paziente e costante opera di demolizione del nostro ego?
Ti ringrazio.
mariangela
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Sab 7 Ott - 0:41

Mariangela ha scritto:
non mi e' chiaro il confine fra la vera umilta' e la bassa stima di se'.

La vera umiltà è la vera stima di se! Perchè umiltà è verità.
Percio', è la venuta di Dio in noi (opera soprannaturale) che realizza una umiltà molto più profonda, che ci mostra direttamente, in noi, chi è Dio e chi siamo. Quindi è Dio che ce lo mostra dal di dentro.

Mariangela ha scritto:
Non e' facile in questo cammino spirituale, spogliarci della nostra personalita' e confondere l'umilta' ad altri aspetti appartenenti al nostro io, saldamente ancorati alla nostra modalita' umana.

Come accenno sopra, c'è una fase che dipende da noi, e poi, c'è una fase che dipende da Dio. E quindi è Dio che lavorerà il nostro "io" dal di dentro, e realizzerà la vera umiltà.
L'umiltà è la verità, la verità di cio' che Dio è, e cio che siamo. La purificazione che Egli realizza (se siamo fedeli all'ascolto e all'Immersione), togli dal nostro essere, dal nostro cuore, tutto cio' che non è Dio. Allora ti immagini cio' che rimane!
Ma siccome è il Grand Maestro che lo fà (cioè lo Spirito Santo), allora siamo in mani sicure.

Mariangela ha scritto:
L'esercizio della carita', assimilata come attitudine interiore puo' servirci come mezzo per una paziente e costante opera di demolizione del nostro ego?

L'esercizio della carità non è separabile della vera umiltà. Tu credi che questi punti:
- Mai giudicare gli altri. Anzi, scusarli.
- Considerare gli altri come superiori a se stesso, servendoli. Mettere il servizio come un valore divino.
- Essere accusato ingiustamente e non rispondere o giustificarsi. Senza amarezza, senza ricordarsene.

possono essere praticati senza carità?
La Carità è l'Essere di Dio versato in noi. E l'Essere di Dio (lo Spirito Santo) è come la pioggia, non si accumula nell'orgogliosa vetta del monte del nostro "io", ma nella valle umile della nostra apertura a Dio.
Chi chiede umilmente lo Spirito, fà già un atto di umiltà. L'umiltà è di sapere cio' che provviene da Dio e cio' che provviene da noi! E riportare cio' che viene da Dio a Dio. Quindi l'umiltà genera azione di Grazia, gratitudine.
Spero che è meno difficile allora... Smile
A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Sab 7 Ott - 22:25

Qualcuno mi ha scritto:

"Sull'umiltà: mi attira mi affascina continuamente. E' la radice di tutto. Del nostro bisogno di incontrare il Dio "oggettivo". E' semplicemente realismo. Ma noi non siamo costretti solo a dire "so di non sapere", non diciamo solo "so di non essere". Noi possiamo dire come S Teresina "Mio Dio, voglio sentirti bene.. Rispondimi ti supplico, quando, umile ti invoco: quale è la Verità? fa' che io non sia tratta in inganno da nessuna cosa"...." e Lui ci dà questo che chiediamo, che da soli non potremmo mai avere...
Lodiamo e ringraziamo e amiamo in ogni momento!"


Si, parliamo di umiltà, di vera umiltà. Santa Teresina diceva che solo un libro che ispirava vera umiltà la nutriva e tutti gli altri la stancavano.

Vorrei dire un punto importante:

L'umiltà, pur essendo ancora non umili, è un atto possibile, è una scelta libera di fare spazio in noi per la venuta di Dio. Questo atto attira Dio! "hai trovato grazia agli occhi dell'Altissimo" dice l'Angelo a Maria!! Perchè? come? c'è un atto di umiltà che attira... attira Dio.
L'umiltà è la valle che attira l'Acqua della Pioggia Divina che cade tutto il tempo. Fare un atto di umiltà fà parte del "soccorso generale", ci è dato, la grazia per farlo ci è sempre data! Imparare a farlo, è la chiava fondamentale.
La Lectio è un atto di questo tipo, perchè dico a Dio: non vedo, voglio vedere" quindi faccio in me spazio per Dio, per la luce di Dio, che farà un passo di più in me.

A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: santa teresina   Gio 9 Nov - 16:00

Caro Jean, potresti dire qualcosa sull'esperienza della "consumazione" come è intesa in S Teresina, cioè come "sfogliarsi", e in Elisabetta della Trinità, dove mi è parso di capire che porti, alla fine, alla trasfigurazione della vita Cristiana, alla pienezza del mistero della Trasfigurazione? Partono tutte e due dalla stessa radice, in ogni modo, Deuteronomio, lettera agli ebrei. Ma dicono anche alla fine la stessa cosa?
grazie anna rita
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Anna rita



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MessaggioTitolo: santa Teresina   Gio 9 Nov - 16:34

Caro Jean, puoi consigliarci quale sia la migliore edizione in italiano delle opere di s Teresina?

Trovo anche questa citazione di von Balthasar di cui vorrei chiedere il tuo commento.

"l'atto di fede in sè è...pura privazione di appoggi e certezze personali.E se questo atto di fede diventa una sequela di Cristo....può sembrare una sospensione tra la terra e il cielo, come lo era la Croce, fisicamente e spiritualmente...La vera vocazione carmelitana è di essere "sospesi"con il Signore-senza un legame verificabile nè sulla terra nè in cielo. La piccola Teresa nel suo cammino sotteraneo, senza sapere se avanzava e dove andava a finire. Penso sia soprattutto l'aspetto "esperienza" che Dio sopprime,...e che una sorta di semi-oscurità sia caratteristica di un' esperienza carmelitana.Non bisogna identificarla con la "Notte oscura"di s. Gv della Croce, ciò era un carisma "tipico" di fondatore...qui la piccola Teresa è un correttivo indispensabile."

Qui tu Jean sei d'accordo?

"san Gv della Croce ha parlato della sua Notte Oscura come della purificazione della sua anima per umiltà...La sua esperienza è certamente cristologica.Per noi semplici cristiani la prova della semi-oscurità ..basta, ...Anch'essa è cristologica
L'esperienza negata ha sempre una sua fecondità nel corpo Mistico"

Questa osservazione mi sembra abbastanza aderente, forse, alla nostra comune esperienza laica, dato che la spiritualità carmelitana non è una spiritualità solo per consacrati, o non è così? Tu cosa ne dici?

Grazie anna rita
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 16:59

Anna rita ha scritto:
Caro Jean, puoi consigliarci quale sia la migliore edizione in italiano delle opere di s Teresina?

Non ho tra le mani le vostre traduzioni, e non mi sono posto questa domanda.
L'ho fatto per Giovanni della Croce, perchè ero informato da parte di Padri Carmelitani e da parte del Traduttore stesso, e avevo avuto modo di dare un'occhiata.
Per Teresina, non ho idea. Presentatemi le vostre diverse traduzioni, scheliamo un passo, e paragoniamo.
E' ovvio che chi legge il Francese DEVE dare un occhiata al Francese, perchè alcuni termini sono difficile da tradurre, pur avendo un linguaggio molto molto semplice.
A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 17:11

Anna rita ha scritto:
Trovo anche questa citazione di von Balthasar di cui vorrei chiedere il tuo commento.

"l'atto di fede in sè è...pura privazione di appoggi e certezze personali.E se questo atto di fede diventa una sequela di Cristo....può sembrare una sospensione tra la terra e il cielo, come lo era la Croce, fisicamente e spiritualmente..."

Mi fai una domanda molto delicata. Nel senso che mi chiedi di dare un mio parere su un testo di un grand uomo, che è pure morto onorato dal Papa dalla porpora Cardinalizia. Quindi mi metti in pericolo. Lo se che non hai intenzione, e che tu cerchi solo la verità.

La citazione che ho messo (solo la parte che ho messo) è giusta. Ma è da precisare e ne parleremo con grande precisione durante il Corso. Avrete le spiegazioni.
Il resto della sua citazione è un'altra cosa!

Il mio consiglio è questo: prima di leggere i commenti ai santi Dottori della Chiesa, è meglio leggere cio' che loro dicono, e chiedere parere su cio' che dicono loro.
Leggere un'altro libro, è spesso seguire il pensiero dell'autore. Il Balthasar ha lavorato su un centinaio di autori. E alla fine, ti fa la sua presentazione. Sua. Cio' che noi ci chiediamo è questo: cio che ci interessa è il suo pensiero o quello dei santi Dottori?
E se c'è un rischio di diluzione o di confusione, cosa facciamo?
Vedi che la questione è delicata.
Mi dirai: ma vogliamo una introduzione, non possiamo leggere un autore cosi! Liberati di questi argomenti falsi. Giovanni della Croce quando scrive, non scrive pensando: il mio lettore non potrà leggermi direttamente, dovrà leggere una introduzione prima per capirmi!!! E' ridicola la cosa, sopratutto che le sue più grande opere sono scritte a persone che non hanno fatto univrsità, e lo dice lui ben chiaro! Il Cantico è offerto ad una Monaca! 400 anni fà, la formazione intellettuale di una monaca era quasi inesistente! E la Fiamma è scritta ad una giovane vedova. Quindi laica!
Allora queste scuse: ma bisogna avere una introduzione, mettiti bene nella testa che come tu senti il bisogno di capire il testo di Giovanni della Croce, è stato uguale per Baltasar, per quella monaca e per la vedova, giovane. E quindi, chi un giorno ti farà una introduzione a Giovanni della Croce rischia sempre di dirti la sua opinione non necessariamente il pensiero di Giovanni della Croce.

A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 17:37

Allora qui, ti do solo un solo esempio semplice di confusionismo tremendo, execrabile. Ecco una citazione che squalifica (in teologia spirituale) il suo autore, per mancanza di conoscenza degli autori, e di precisione in teologia Mistica:

Anna rita ha scritto:
La piccola Teresa nel suo cammino sotteraneo, senza sapere se avanzava e dove andava a finire. Penso sia soprattutto l'aspetto "esperienza" che Dio sopprime,... e che una sorta di semi-oscurità sia caratteristica di un' esperienza carmelitana. Non bisogna identificarla con la "Notte oscura" di s. Gv della Croce, ciò era un carisma "tipico" di fondatore... qui la piccola Teresa è un correttivo indispensabile."

Ho bisogno qui di un libro per spiegare questo, ma saro molto breve.
Prima di tutto, Giovanni della Croce parla della notte, ed è un concetto molto preciso che vedremo insieme durante il Corso. Ed è applicabile a tuti ed è questo sopratutto che vedremo insieme, non nei dottori, ma nel Vangelo stesso, che è la base. Quindi, non c'è niente da togliere della "Notte oscura" di Giovanni, sopratutto se si legge bene.
Questo concetto è la purificazione dell'essere umano, la purificazione delle sue radici profonde!

Il testo che citi, conferma altre letture fatte nel Baltasar, dove fede, notte oscura e il sotteraneo di Teresina (la sua ultima prova) vengono messi insieme!!!!!!!!!!! o mescolati relativizzati, o... o.. .
Questo "sotteraneo" di Teresina - del quale parla il Baltasar - dura fino all'ultimo momento della sua vita.
Si non è da identificare con la Notte, eppure lo identifica in altri scritti, pur volendo diminuirlo (come si vede qui), addolcirlo, farlo meta-oscurità.

Ma questo sotteraneo è un'altra cosa, non è la notte!

Tu vuoi farmi credere che "la più grande santa dei tempi moderni" (un Papa) non è anche arrivata al Fidanzamento spirituale. Quando io vi parlo di Unione con Dio, e di lavori che vengono fatti dopo? Che metto il matrimonio spirituale come fonte di fecondità? Quindi non c'è fecondità in Teresina? L'albero non arriva mai a maturità per dare frutti? Mentre Gesù dice: vi ho istituiti per andare e portare dei frutti, e dei frutti che rimangono. Allora la Carità in Teresina non è arrivata alla sua perfezione? Ma cio' contradicce i fatti!!
Chiami questo Teologia?

Chi legge bene sia Giovanni della Croce, sia Teresina (che è una illustrazione meravigliosa di tutta la dottrina di Giovanni della Croce, senza toglierne uno iota (questo è un principio interpretativo fondamentale), trovera' che il famoso sotteraneo di Teresian o la sua ultima prova che dura 18 mesi circa, non è la notte oscura di Giovanni della Croce!

Chi legge bene santa Teresina (e cercheremo di farlo durante il Corso) troverà bene il periodo di purificazione di santa Teresina, e si trova molto prima di 1896-97. Si trova tra il 1888 e la fine del 1992. Basta leggere bene, senza a priori o senza programma personale, o senza fretta!
Pur troppo mi hai obbligato di parlare male. E questa è una cosa che non amo mai.

Dopo tutto questo torniamo alla domanda tua di fondo: la Fede.
Leggi bene Salita libro II e Notte I e II, e capirai meglio la Fede per Giovanni della Croce, e la purezza che Dio vuole realizzare per il nostro atto di Fede. E poi, vedrai la Luce che ne risulta dopo, leggendo il resto di Giovanni della Croce.
Poi, nel Terzo livello, spiegheremo il problema di fondo sollevato dal "sotteraneo" di Teresina, o più esattamente la sua "prova" misteriosa durante i 18 ultimi mesi. E capiremo che qui, un anima pura, e che ama Dio, partecipa alla purficazione di altre persone, perchè l'Amore di Dio in lei non trova ostacoli (superficiali, non radicali).

A presto
Jean


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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 17:43

Ecco l'origine della citazione che mi dai, è una lettera ad una monaca, apparsa in: Vie Thérésienne, t.32 (1992) n°127. Ecco il tutto:

Lettre à une carmélite de Hans Urs von Balthasar


On sait l'intérêt que le Cardinal Hans Urs von Balthasar portait à Thérèse de Lisieux. Nous remercions le Bulletin de la Fédération des Carmélites du Midi de la France qui nous a autorisés à publier cette belle lettre du théologien suisse à une carmélite.
N.D.L.R.


***


Le 26 avril 1983


Chère Sœur,

Ce fut un plaisir de causer un moment avec vous, merci du temps que vous m'avez consacré. Nous avons parlé de l'obscurité de la foi et de la vocation carmélitaine. Aujourd'hui où la culture générale – autrefois chrétienne – ne soutient plus l'acte de foi, celui-ci devient plus difficile, c'est pourquoi tant de jeunes réclament, avant out une expérience de la foi. Un peu comme les pharisiens réclamaient, d'abord, un miracle, pour ensuite, croire… Expérience sociale (en groupe, une paroisse, un mouvement) ou personnelle – Cela se comprend psychologiquement.

Mais l'acte de foi en soi est pure confiance en Dieu et donc dénuement des attaches et assurances personnelles. Et si cet acte de foi devient une Suite du Christ (qui a pris sur lui le péché du monde avec son obscurcissement de Dieu), il peut paraître une suspension entre terre et ciel, comme l'était la Croix, physiquement et spirituellement. St. Augustin dit que nous avons nos racines en haut, au ciel, et que donc nous pendons dans le vide – voir la petite image qu'a dessinée St Jean de la Croix: le Crucifié pendant dans le noir.

Je suis certain que la vraie vocation carmélitaine est d'être "suspendu" avec le Seigneur, sans une attache vérifiable ni sur terre ni au ciel… La petite Thérèse dans sa marche souterraine sans savoir si elle avançait et où elle aboutirait. Je pense que c'est surtout le côté "expérience" que Dieu supprime (il le garde pour ainsi dire chez lui) et qu'une sorte de demi-obscurité est caractéristique pour l'existence carmélitaine. Il ne faut pas l'identifier à la "nuit obscure" de St Jean de la Croix, laquelle était un charisme typique de fondateur comme aussi beaucoup d'états que Thérèse d'Avila décrit. Ce sont des expériences qu'il ne faut jamais essayer de copier ou d'attendre, ici, la petite Thérèse est un correctif indispensable.

Il est peut-être aussi bon de se rappeler que le Christ est mort dans le délaissement et que la grande lumière à laquelle tendait St Jean de la Croix – au-delà de la Nuit – n'était pas prévue pour cette vie. Dieu peut donner un avant goût du ciel, s'Il veut et quand Il veut, mais il n'y a aucune loi, aucun système d'après lequel nous pourrions atteindre cette lumière ou consolation. Chacun a sa propre voie, prévue par Dieu; même si la ferveur de plusieurs était égale, rien ne peut être prévu par nous.

Je vous ai dit que je pense que St Jean de la Croix a parlé de la Nuit Obscure comme de la purification nécessaire à son âme par humilité, ne voulant pas s'approcher trop du Mystère de la Croix, mais son expérience est certainement christologique; pour nous, simples chrétiens, l'épreuve de la demi-obscurité (cf. Petite Thérèse!) suffit, elle peut être bien éprouvante si elle dure longtemps. Elle est christologique aussi.

Que l'expérience soit soustraite a toujours un effet dans le Corps Mystique: ce que Dieu nous enlève, Il le donne à d'autres qui en ont besoin. Le Carmel est – comme tout le monde le sait ou devrait le savoir – une des grandes œuvres sociales. Thérèse de Lisieux: la roue qui fait tourner toute la machine, la hiérarchie, les mission…

Soyez donc fervente pour nous autres qui vivons (dans nos actions) dans de votre dévouement. Les nombreux "mouvements" dans l'Eglise ont terriblement besoin d'un appui de prière!

Je voudrais me confier spécialement à vos prières.
Fidèlement dévoué en Notre-Seigneur et en la Vierge.

Hans Urs von Balthasar

(Nota: la sottolineatura è della mano del Balthasar)


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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 17:45

L'espressione "indispensable" sembra dire che Teresina non abbia vissuto la Notte di Giovanni della Croce!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ma ne avremo la dimostrazione insieme, leggendo Teresina, con attenzione, e non in fretta, con un programma personale, o opinioni personali.
_____________

Una domanda tecnica allora avviene: spetta a chi definire cos'è la fede? Spetta a quale matera definirla? La Teologia Dogmatica o la Teologia Spirituale (ossia la Mistica)? O?
La Teologia Dogmatica l'ha fatto, e lo fà tutt'ora nel Corso obbligatorio per otternere il Baccalaureato canonico, nel trattato "Grazia e virtù Teologali".
E come vediamo qui, la risposta ci verra piuttosto dalla Teologia Spirituale (ossia la Mistica). Si intrecciano le materie. Ma la luce della quale gode la Mistica è superiore, più completa.
Quindi, Tommaso di Aquino spiegerà la Fede. Piuttosto in modo "oggettivo", "nel suo oggetto" voglio dire.
E Giovanni della Croce spiegerà anche la Fede. Ma lo farà, nel soggetto, come un processo dinamico di crescita, non come una semplice affermazione mentale (mossa dalla volontà del credente) su un dato (una frase), come si soleva fare. Il famoso atto di Fede. (che è sempre valido anche)
Siamo di fatti usciti (prima del Concilio e sopratutto dopo il Concilio) da questa mentalità (fede = affermazione, consenso dato ad una frase), e siamo entrati in una percezione più dinamica di una crescita della Fede.
Ma usciti e entrati solo appena. Quindi c'è tutto un lavoro da fare (nella chiesa) per capire bene le tappe di crescita della Fede nel Credente.

P Louis Guillet è il grande Maestro della questione. Nel suo libro postumo ("Seigneur augmente en nous la foi"), ha studiato la crescita della Fede in Giovanni della Croce. E' un capo lavoro che secondo me sostiene 4 secoli di teologia e di teologia mistica nelle mani. E' un opera fondamentale.

Parlo in genere: Se si segue la bibliografia della questione, si trova che è immensa, sopratutto prima del Concilio. Quanti sforzi (spesso Tomistici) per capire la Fede, l'atto di fede ecc... Tortura mentale anche per arrivarci.

Invece: La via traccita da Padre Louis Guillet ocd, è una via un po diversa, ma segue in modo molto fedele Giovanni della Croce, e ci arriva a delle cime inconcepibile, quelle di una fede Matura. E' straordinario il suo apporto.
A presto
Jean


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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 18:06

Mi fai queste due domande: ma vorrei capire le tue domande.

Anna rita ha scritto:
[...] Qui tu Jean sei d'accordo?
[...] Questa osservazione mi sembra abbastanza aderente, forse, alla nostra comune esperienza laica, dato che la spiritualità carmelitana non è una spiritualità solo per consacrati, o non è così? Tu cosa ne dici?

Vorrei capire su quale lato dovrei o sarei d'accordo? La semi-oscurità? l'addolcire le cose per il comune delle persone? (incluso le monache)?

Ma come ho detto sopra, l'esperienza di Teresina è semplicimente (essendo la più bassa e la più piccola) universale. Capite questa affermazione e il suo peso? Dio ci manda la persona la più povera, la più piccola, e ci mostra che lei arriva alla cima! allora, la strada si apre per tutti...... TUTTI.... come lei, e non meno di lei !

E se Teresina è l'illustrazione la più bella di tutto l'insegnamento di Giovanni della Croce, la problematica si sposta e la domanda invece di essere: "lo è o no?" diventa: "come allora lo è?"

Lei non toglie niente di Gv +. Il sale di Gv + è puro ed è per tutti. Se no, perchè scriverebbe la sua esperienza? Da Maestro peccherebbe di imporre la sua propria esperienza agli altri! Quando scrive, scrive per tutti. L'ho già detto sopra: una monaca, una vedova laica (l'opera più alta).
Quando Teresina lo legge prega Dio: "Dio fai che io viva tutto questo che ho letto". Ecco la buona lettura sia di lui (Gv) sia di lei.

Perchè togliere il sale? Perchè diminuire il progetto di Dio? Sulla Croce è morto per te totalmente, non a metà, non in mezza oscurità! totalmente! Allora, di qua nasce il Vangelo.
Non diluiamo il Sale del Vangelo... e impariamo a leggere bene e a capire bene sia Gv+ sia Teresina, impariamo a vedere teologicamente l'unità profonda.

Ecco il grande rischio che ho sempre segnalato e che ha ossessionato P Louis: il rischio di non leggere bene santa Teresina! di non capirla bene! Valeva la pena spendere una vita intera per capirla. Si chiamava di fatti: "Louis di santa Teresa". Ha passato tutta la sua vita per studiare Gv+, ma lo faceva per capirla bene, perchè intuiva che si nascondevano in lei tesori immensi.

Allora ho risposto spero alle tue domande no?
Comunque sono problemi che hanno abitato la Teologia del 20esimo, sopratutto la prima parte del 20esimo, perchè la seconda è una confusione straordinaria. E teologicamente non siamo migliori di 50 anni fà... purtroppo.

Grazie di aver aperto questa porta, ma come vedi è tremenda. E spero che non cadremo - come purtroppo si suole fare in queste circostanze - in discussioni sterili, ma ci spingerà tutto questo a ricercare i principi di lettura (metodologia), e sopratutto, a fare lo sforzo di leggere bene i testi dei Dottori, al meno loro. Fà molta pena di vedere con quanta superficialità sono letti. E ti assicuro, che da mia parte, non cadro' nella trappola delle discussioni teoriche sterile, trappola che purtroppo ha semplicimente ucciso o fatto abortire il bellissimo rinnovanmento della misticia della prima parte del 20esimo secolo.

a presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Santa Teresina   Gio 9 Nov - 18:55

Anna rita ha scritto:
Caro Jean, potresti dire qualcosa sull'esperienza della "consumazione" come è intesa in S Teresina, cioè come "sfogliarsi", e in Elisabetta della Trinità, dove mi è parso di capire che porti, alla fine, alla trasfigurazione della vita Cristiana, alla pienezza del mistero della Trasfigurazione? Partono tutte e due dalla stessa radice, in ogni modo, Deuteronomio, lettera agli ebrei. Ma dicono anche alla fine la stessa cosa?
grazie anna rita

Cara Anna Rita,
Prima di tutto un principio di lettura importante. Il funzionamento della crescita verso la santità, verso la consumazione totale in Dio (trasformazione totale in Dio) è lo stesso dappertutto. Non si possono (senza correre rischi seri di confusionismo) opporre i santi tra di loro. Tutti, come diamanti diversi, riflettono la stessa Luce di Cristo. Quindi non si oppongono, ma si completano. In genere quindi, mi pare difficile e raro di trovare delle contradizioni. Il nostro lavoro contemplativo di Mistica, è di trovare l'unità profonda di discorso tra di loro. Questo ovviamente ci porta piuttosto verso la metodologia, e verso i criteri di lettura mistica, di analisi, di discernimento mistico. Da un lato è vero spesso ci pare trovare le stesse espressioni qua e là, similitudini. E' vero. Ma tutto va fatto con prudenza, pazienza, cautela, e profondità intelligente (intus – leggere).

Detto questo, c'è un elemento comune come dicevo sopra, che Dio è un Fuoco Divorante, veramente, e tornare a ritrovare (in Cristo) la somiglianza persa, fa si che questo Fuoco Divino riprende in mano il nostro spirito e lo riforma (lo mangia, lo trasforma) nella somiglianza persa, lo divinizza come dicono i padri della chiesa! Questo è inevitabile! Se si vuol avvicinare da Dio, si avvicina dal suo Essere! E il suo essere è un Fuoco, ma un Fuoco divorante. Non annulla il nostro essere, ma lo trasforma in Lui, lo divinizza! Non lo toglie dalla sua realtà incarnata, ma ridà cio' che è stato perso: la somiglianza! Ecco quindi il lavoro trasformante, purificante, trasfigurante di Dio.

Cosa fa il Fuoco divino? Consuma? Si. Mangia? Si, ma non fa sparire noi! toglie da noi tutto cio' che non è Dio!! Riesci a immaginarti questo? Togliere da noi, dal nostro cuore tutto cio' che non è Lui! Tutti gli idoli! Mamma mia! Allora chiami questo come ti pare (le espressioni possono variare, ma l'essenza è la stessa). L'essenza del discorso è detta. E più si dà a Dio, meglio è, cosi Egli ci trasforma. E la lectio è un darsi fondamentale che apre la porta all'efficacia di un altro darsi: la preghiera del cuore, nel quale il nostro cuore/spirito è in contatto diretto col Fuoco! La preghiera del cuore permette al nostro cuore di entrare nel Forno del Fuoco consumante di Dio. Il resto… lo possiamo dedurre no?

Ecco alcuni passi bellissimi, da prendere sul serio.

"1. Per maggior chiarezza di quanto sto dicendo e ancora dirò, è opportuno ora osservare che la conoscenza amorosa e purificatrice [l'azione di Dio durante la Preghiere del cuore], o luce divina, di cui sto parlando, purifica l'anima e la dispone alla perfetta unione con Dio, come fa il fuoco con il legno per trasformarlo, appunto, in fuoco. Il fuoco, appiccato al legno, prima lo dissecca, espellendone l'umidità e facendogli lacrimare tutto l'umore, poi lo rende nero, brutto e anche maleodorante. Essiccandolo a poco a poco, gli cava fuori tutti gli elementi interni incompatibili, anzi contrari, all’azione del fuoco. Alla fine, quando comincia a incendiarlo all’esterno e a farlo crepitare, lo trasforma in fuoco, rendendolo brillante com'è esso stesso. A questo punto il legno non presenta più alcuna sua proprietà e capacità naturale, se non il peso e la densità che sono superiori a quelli del fuoco, di cui ora possiede [le proprietà] e le forze attive. È secco e dissecca; è caldo e riscalda; è luminoso e diffonde il suo chiarore; è molto più leggero di prima, avendogli il fuoco comunicato le sue proprietà e i suoi effetti.

2. Ora possiamo applicare il nostro ragionamento al fuoco divino dell’amore contemplativo [che si riceve sopratutto nella Preghiera del cuore] che, prima di unirsi all’anima e trasformarla in se, la purifica da tutti i suoi elementi contrari. […]

3. Anzitutto, possiamo comprendere come questa luce e sapienza piena d'amore, che deve unirsi all’anima per trasformarla, è la stessa che all’inizio l'ha purificata e preparata. È come il fuoco che trasforma il legno penetrandolo, quello stesso fuoco che prima lo aveva predisposto a tale scopo. […]

6. Quarto: possiamo dedurre che, a mano a mano che si spoglia e si purifica grazie a questo fuoco d'amore, l'anima se ne infiamma sempre più, come il legno s'incendia più o meno presto secondo che viene più o meno predisposto a ricevere il fuoco."
(Giovanni della Croce, Dottore Mistico della Chiesa, Notte Oscura II,10)

A presto
Jean
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