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 Festa di tutti i Santi e Festa della Santità

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Jean
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MessaggioTitolo: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 1 Nov - 16:30

Festa di tutti i Santi
Festa della Santità, Festa dell'Insegnamento della Santità

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Auguri a tutti per Oggi, festa di tutti i santi.

Buona festa...

La liturgia Bizantina dice, prima della Comunione: "le Cose sante per i Santi", cioè, la Comunione (il Corpo e il Sangue di Gesù) per i Fedeli (i santi).

Anche la Chiesa primitiva usava chiamare i fedeli "i santi". San Paolo lo fà. (Rm 1,7; 1 Co 1,2; 6,1.2; 14,33 ecc...) e si trova anche nel libro degli Atti degli Apostoli: 9,13; 26,10 ecc..
Si faceva cosi anche nel Antico Testamento, dove Dio aveva chiesto agli Ebrei di essere santi come Egli è Santo (Lev 11,45).

Allora auguri a voi tutti e preghiamo gli uni per gli altri. Grazie quindi per la vostra preghiera. Vi affido tutti alla Tutta Santa, nel seno del quale siamo formati a immagine e somiglianza del suo Figlio.

Oggi ho una speranza, un desiderio:

che si studia bene in che cosa consiste la Santità. Il Concilio ci ha ricordato la nostra vocazione iniziale: siamo tutti chiamati da Cristo a diventare santi. Gesù ci parla del suo Spirito Santo, capace di fare dei pubblicani e delle prostitute dei Santi. Anzi, diceva che loro, saranno più veloci per arrivarci… forse perché sono anime di fuoco, decise, intere nel loro comportamento, non amano le metà misure.

Ecco la nostra speranza.

Ma come dicevo, studiamo bene cosa significa "essere santo"! E' troppo facile crearsi - come, per esempio, lo facevano i filosofi Greci – un idea della santità, ma che è un idea-prodotto-delle-nostra-idealizzazione. Ma che non abbia niente da fare con l'idea che se ne fa Dio. E che cosa sappiamo di Dio stesso, della sua santità?
Quindi è un cammino molto esigente di azzeccare bene il concetto di santità. E chi è umile e determinato, il Signore lo guiderà, tappa dopo tappa, facendoli scoprire cos'è la santità.
E' un dovere per ogni cristiano di studiare al meno una cosa: cos'è la santità. Il Concilio non ci ha dato mille compiti, ci ha dato solo uno: rispondere alla chiamata di Gesù che vuole fare di noi dei Santi.

Se, per diventare santi, si basa sulle storie dei santi come vengono raccontate, rischiamo spesso di cadere nello stesso errore dei filosofi greci che lasciavano la loro mente produrre il concetto idealistico, bello, estetico, perfetto. E quante storie di santi scritte da mani e menti irresponsabili. Si tracciano delle vie che non sono tracciate dai santi stessi! Andiamo piuttosto dai santi, e soprattutto da coloro che hanno missione per insegnare con discernimento le vie della santità (i Dottori mistici). San Tommaso d'Aquino dice: che il santo prega per noi, e che il dottore ci insegna! Il dottore anche lui deve essere santo, ma la sua grazia è diversa. Ma qui non si trattata neanche di qualsiasi dottore, perché non si tratta di qualsiasi materia da insegnare: si tratta qui di una materia molto specifica che non puo' quindi essere trattata in modo amatoriale (e quanti ci provano senza una formazione adeguata). Quindi il modo un po' strano di scrivere le storie dei santi va rivisto sotto la guida dei Dottori mistici, quindi "con scienza" e soprattutto "con discernimento".

Abbiamo bisogno di una schiera di persone, che si dedicano a questa Scienza, l'unica scienza che vale la pena di essere studiata: come diventare santi. Pur troppo, fino ad oggi, la questione è fatta in modo molto amatoriale, irresponsabile. Eppure è la cosa la più "grave" sotto il sole. Dobbiamo ritrovare le Vene della Tradizione Mistica della Chiesa, dobbiamo trovare i tesori che Cristo ha deposto durante 2000 anni nella nostra storia. Dobbiamo far uscire da sotto la sabbia, tesori seppelliti, dobbiamo disseppellire. E questo non si fa in modo amatoriale, "alla buona". C'è un Arte, un Mestiere da imparare… E un Arte si trasmette, di generazione in generazione.

Prendiamo un esempio: il Duomo di Milano non è stato costruito "alla buona", in modo amatoriale, cosi, come viene la cosa! Se era il caso, non sarebbe ancora qua! Quindi c'è il mestiere dell'ingegnere, degli artigiani, che hanno permesso questa costruzione. La stessa cosa per le Cattedrali in Francia ed altrove. Sono fatte nel 13 esimo secolo. Eppure, sono ancora qua, in piede. La stessa cosa per la Mistica. Va fatta con cura, con massima attenzione, con prudente discernimento, con anni di studio, e con sforzo uguale ai grandi atleti del Deserto, i monaci.

Ecco quindi il messaggio che i santi ci danno oggi: le cose non si ottengono "alla buona", "come viene la cosa", "vaille que vaille". E Dio non fa passare il suo messaggio per vie soprannaturali straordinarie se esistono le vie normali. Se un errore è palese, Dio non manda una visione o una rivelazione per dirlo: la ragione e il buon senso lo dicono già, lo gridano. Questa legge dell'Incarnazione applicata alla vita spirituale, ricordataci da san Giovanni della Croce ha delle conseguenze straordinarie. Il mondo cambierebbe se si sapesse quante cose dipendono da noi per cambiarlo. Dio è pronto per cambiare, ma non trova mani, menti, cuori che chiedono. Abbiamo già parlato di questa cosa in questo Forum, era sulla "legge dell'Incarnazione e responsabilità".

Il costruttore non puo' improvvisare. E' un "mestiere". Basta chiedere ai costruttori del Duomo come hanno fatto per acquistare il loro mestiere! Qui, è un mestiere che ha bisogno della Grazia, come ogni atto cristiano ha bisogno della Grazia dello Spirito. Qui, il Maestro interiore è lo Spirito Santo Maestro di Santità.

Andiamo alla Scuola per imparare.
E quale Scuola migliore di quella di Maria, che non fa di noi degli angeli, ma degli esseri umani, santi, a immagine del Suo Figlio.
Buona festa a tutti. Preghiamo gli uni per gli altri e preghiamo per coloro che sono lontani.
Grazie
Jean


Ultima modifica di il Gio 16 Nov - 3:31, modificato 2 volte
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 1 Nov - 20:05

"Specialista" e "Maestro"
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C'è una differenza tra lo studio puramente-studio e l'apprendimento di questa scienza della Mistica.
Lo studio "puramente studio" crea lo specialista, che studia la cosa "in se" (metafisicamente), la storia della cosa ecc…
Come c'è una differenza tra "chi studia filosofia" e "chi sa filosofare" c'è anche una differenza tra lo Scienziato (o lo Specialista) e il Maestro. La distanza è immensa.
Lo specialista di una materia (prendiamo per esempio la Mistica Cristiana) e il Maestro in questa materia sono due esseri completamente diversi che hanno capacità molto diverse.

Qui, per diventare "Maestro" c'è bisogno di molto di più del fatto di "studiare la cosa fino a diventare uno specialista della materia"! Teresa di Avila ha sempre avuto in grandissima stima gli "specialisti". Erano coloro che avevano studiato Teologia e preferiva chi l'aveva fatto benissimo. Perché temeva come la peste i mezzi-letterati (lo dice nei suoi scritti). Lei aveva sempre ricorso ai "lettrados" del suo tempo (chi aveva studiato teologia). I buoni "lettrados". Spesso erano Domenicani, ma non solo.

Pero, per diventare Maestro, dice santa Teresa di Avila, c'è bisogno di avere due altre "qualità" o "caratteristiche": 1- l'esperienza addentrata e 2- il discernimento (anche lui addentrato).

Parliamo del Discernimento

Il Signor "Discernimento" lui, non entra in noi cosi. Per riceverlo, dice santa Teresa, c'è bisogno di avere un/una Maestro/a. Perché il discernimento è come una locomotiva: nel Treno della vita spirituale la si mette spesso "di fronte", come anche nel corpo umano la testa è in alto, o come gli occhi sono davanti alla testa non indietro. Si cresce nel discernimento, come si cresce in santità, non è una cosa statica, o una quantità determinata che entra come un blocco massiccio in noi. E per ricevere il Discernimento c'è bisogno di avere l'umiltà di credere nell'Incarnazione: credere che il "potere" - per usare un espressione del Vangelo - Divino del Discernimento è dato agli uomini. Ecco il passo: "Le folle, veduto ciò, si meravigliavano e glorificavano Dio, che aveva dato tale potere agli uomini" (Mt 9,8 )

Si tratta di un Discernimento soprannaturale, non del semplice "buon senso" (del quale abbiamo anche molto bisogno, come fondamenta umane). Il Discernimento soprannaturale, nasce dal fatto che si è sottomesso alla Legge dell'Incarnazione, riconoscendo e professando una "sottomissione" a Dio nella Carne della natura umana, sia in Cristo, sia tramite qualsiasi carne, ma in virtù della Fede in Cristo.
Ecco un primo passo a questo riguardo: "E ogni spirito che non riconosce che Gesú Cristo è venuto nella carne, non è da Dio" (1 Gv 4,3).

E' per quella ragione che san Paolo dice: siate sottomessi gli uni agli altri, a causa di Cristo, cioè nella logica dell'Incarnazione. Ecco il passo: "sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo" (Ef 5,3) (cioè: "a causa di Cristo", "in Cristo", la sottomissione essenziale è fatta "a Cristo" che è l'unico che è morto per noi e che ci ha "comprati" con prezzo molto caro ("non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19 ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia" (1P 1,18-19)), quindi non si ridiventa schiavo un'altra volta sottomettendoci ad un essere umano: "State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitú." (Ga 5,1))

Ecco il motore di questo Discernimento: avere l'umiltà costante di "sottomettersi" a Cristo, a Dio, che parla tramite gli uomini. Chi non segue questo cammino, chi non professa l'Incarnazione, non discerne bene, e chi non discerne bene non sa quale spirito lo sta guidando!
E lo spirito che noi cerchiamo è lo Spirito Santo, e cerchiamo di essere guidati sempre da Lui.

Santa Teresa, san Giovanni della Croce e tutti i santi, ognuno a suo modo ci ricorda questa legge dell'Incarnazione che fa nascere in noi il Discernimento soprannaturale e cosi, si cresce nella santità.

Se lo studioso vuole anche diventare Maestro, è chiamato non ad avere solo un dottorato da parte dei scienziati (sarà solo uno specialista) ma anche avere il Diploma da parte di Dio, e quindi è chiamato a "sottomettersi" a Cristo, e in virtù di Cristo, a ogni essere umano, ma anche ad una formica, se Dio la usa per parlarli.

Non si lascia la realtà umana incarnata, anzi, lo si entra sempre di più dentro, ma con Dio, e come Dio lo fa. Dio è il Maestro dell'Incarnazione vera non finta. Quella di Satana è finta, quella nostra anche. Ma quella data dallo Spirito di Dio, è vera. Quindi Dio ama la Terra, e la riempie. Dio non ci chiama a lasciare la Terra, ma a lasciarLo trasformarla, come Lui l'ha voluta. Non si è incarnato momentaneamente: si è incarnato fino all'eternità: la Carne di Gesù è risuscitata, ed è salita alla Destra del Padre (dentro la Trinità), e ci rimarrà per l'eternità.

Il Maestro quindi, si sottomette non solo a cose della ragione, ma a cose del discernimento, dell'imparare, progredendo a scoprire le profondità della terra, le profondità di Dio. Impara a tenere bene la Mano del grande Maestro: lo Spirito Santo. E tutto si fa, in questa umile sottomissione a Cristo tramite la carne degli uomini (quel famoso sacco di patate).

Cosi, il Docente, lo Specialista, chi studia, diventa Discepolo di Cristo, Discepolo del Regno. Perché il Regno non è solo studio. Lo Studio se è solo studio, non fa entrare nel Regno. Un cammello non entra nel buco dell'ago. Lo specialista non entra nel buco dell'ago, perché la scienza pur essendo fondamentale, puo' gonfiare il cuore e la mente, puo' mancare di discernimento. E il discernimento non si impara all'Università, ma ai piedi di un Maestro umano… in virtù e puntando al vero Maestro: Gesù.
Non c'è dottorato nel Discernimento. Eppure non si diventa santo essendo solo specialista.
Quindi siamo chiamati ad essere specialisti, se è la nostra chiamata, ma ogni specialista, è chiamato ad essere Discepolo di Cristo, per imparare a passare nel buco dell'ago, entrare nel Regno.

Il Maestro di spiriti, il Maestro di vita spirituale quindi deve a lungo essere Discepolo. Se diventa troppo presto Maestro, non dà frutti. L'albero deve arrivare prima a maturità per dare dei frutti. No?

Ecco. il discorso è lungo ma importante.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 1 Nov - 22:27

Il discernimento, l'obbedienza e la purificazione del giudizio
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Ecco qui sotto i passi di santa Teresa dove lei parla della purificazione della nostra capacità di giudizio, di discernimento, della nostra intelligenza. Il mezzo per arrivarci è l'obbedienza. Ma di quale obbedienza si tratta, questo è da vedere con grande discernimento, se no, si creano della confusioni infinite. Quindi ripeto, abbiamo bisogno di capire esattamente di quale obbedienza si tratta qui.
E' vero che santa Teresa parla alle sue consorelle, monache. E le monache - come tutti i religiosi e religiose - fanno voto di obbedienza. Questa "obbedienza" religiosa regola la loro vita, per cio' che tocca il foro esterno. Questa obbedienza non tocca il foro interno e non tocca ai laici, perché loro non fanno "voto di obbedienza".

Nel "sistema" religioso fondato e regolato da santa Teresa di Avila, la Priora gioca spesso un doppio ruolo: è da una parte superiora (per il foro esterno), ed è madre spirituale (foro interno). Ma non esercita la sua "maternità spirituale" in modo obbligatorio; siccome la scelta dell'accompagnamento spirituale nella Chiesa è stata e sarà sempre una cosa libera mai imposta, spetta alle singole monache di scegliere chi le accompagna. Per questa ragione i testi che leggeremo, testi indirizzati alle superiore - e alle monache riguardo alle loro superiori - sono da prendere soprattutto nel quadro dell'accompagnamento spirituale e della crescita spirituale che il suo oggetto fondamentale. Quindi quando parla di obbedienza nei paragrafi che leggeremo, l'obbedienza è da studiare soprattutto nel quadro del foro interno, quello dell'accompagnamento spirituale.
Quindi ripeto, nei passi di santa Teresa che citiamo qui sotto, si tratta anche di obbedienza, ma di una obbedienza da prendere e da capire piuttosto nel quadro dell'accompagnamento spirituale. Questa obbedienza non è un voto che si fa all'accompagnatore/accompagnatrice. La scelta dell'acompagnatore/accompagnatrice è una scelta personale, pregata. E come l'abbiamo visto, non vieta di chiedere il parere di più di una persona come lo faceva in certi casi santa Teresa, per essere sicura, e per capire bene cosa doveva fare.
Pero' siccome questa obbedienza tocca il foro interno, è molto raccomandata a tutti perché genera una crescita spirituale notevole, e senza questa obbedienza - in vari casi - non si puo' neanche saper cosa fare per progredire. E' quindi una scelta libera e sovrana (è un consiglio evangelico non un voto), di "sottomettersi" a Gesù, per Gesù, nel parere di una persona (l'accompagnatore) che ci precede, e che puo' guidarci, vedendo e veramente discernendo la Voce di Dio in esso. Se no, l'obbedienza è caduca. Quindi qui, la dimensione contemplativa è ancora più importante che nel caso dell'obbedienza religiosa. Perché, come lo dicevo sopra: l'obbedienza va fatta solo a Dio. E' lui che è morto per noi, è Lui che ci ha comprati col Suo Sangue prezioso. Non possiamo mai quindi cadere nella schiavitù di una obbedienza umana! Quindi l'obbedienza va fatta "discernendo" la Voce di Dio, nella voce dello strumento umano (l'accompagnatore). Quindi la dimensione contemplativa (o teologale) di questa obbedienza è il segreto del suo dinamismo ed efficacia interiore, e purificante.
Giovanni della Croce parla dello scambio che si puo' facilmente fare: scambiare una obbedienza teologale con una obbedienza umana! Si perde quindi il merito (cioè la capacità accrescente dell'obbedienza).
Il discorso qui è molto importante, ma delicato, e va preso con grande cautela, e profondità. L'obbedienza è una Spada fortissima, ma anche pericolosissima, perchè nel suo nome si puo' fare il massimo bene, ma anche il massimo danno.
Seguiamo con discernimento il movimento del pensiero di santa Teresa (è meglio leggere questi capitoli interi per capire il contesto), e soprattutto cerchiamo di cogliere lo Spirito che vuol passare tramite queste righe. C'è bisogno di grande onestà e rettitudine per capire bene queste cose cosi delicate, e vitali.

"10 - Sapendo il demonio che l'obbedienza è la via più rapida per arrivare al sommo della perfezione, si adopera in mille modi per frapporre ostacoli e difficoltà sotto colore di bene. Si faccia attenzione e si vedrà chiaramente che dico il vero.
Chiaro è che la somma perfezione non sta nelle dolcezze interiori, nei grandi rapimenti, nelle visioni e nello spirito di profezia, bensì nella perfetta conformità del nostro volere a quello di Dio, in modo da volere, e fermamente, quanto conosciamo essere di sua volontà, accettando con la medesima allegrezza tanto il dolce che l'amaro, come Egli vuole. L'estrema difficoltà che ci sembra d'incontrare, non è tanto nell'opera, bensì nel doverne sentir piacere, nonostante le ripugnanze della volontà che in questo segue le sue naturali inclinazioni. Ma l'amore, quando è perfetto, ha pur la forza di farci dimenticare ogni nostro contento per contentare l'Amato. Ed è proprio così, tanto vero che ci divengono leggere anche le tribolazioni più gravi quando, sopportandole, sappiamo di far piacere al Signore. Ciò spiega perché le anime giunte a questo stato amino i disonori, le persecuzioni e gli oltraggi: cosa così evidente e conosciuta che non occorre fermarsi più a lungo.

11 - Voglio far comprendere il motivo per cui mi pare che l'obbedienza sia la via più breve e il mezzo più efficace per arrivare a questo felicissimo stato.
Saremo padroni della nostra volontà in modo da applicarla tutta e perfettamente al servizio di Dio, solo allora che l'avremo assoggettata alla ragione. Ora, la vera via per arrivare a questo è appunto l'obbedienza. Le buone ragioni non bastano, perché la natura e l'amor proprio ne hanno in contrario in sì gran numero che non vi riusciremo mai. Spesso, infatti, ci diviene sciocca anche la cosa più ragionevole, solo per il fatto che, non piacendoci, non ci sentiamo di farla.

12 - Ci sarebbe tanto da dire intorno a questa lotta interiore e agli ostacoli con cui il mondo, il demonio e la nostra sensibilità tentano offuscarci la ragione, che non si finirebbe più. Ma quale il rimedio? Quello stesso che si usa nel mondo per una contesa molto dubbia: le parti, stanche di questionare, scelgono un giudice e si rimettono nelle sue mani. Ne scelga uno anche l'anima, sia egli il prelato o il confessore, e decida di non più litigare, né di più pensare alla sua causa, per abbandonarsi fiduciosamente alla parola del Signore che dice: «Chi ascolta voi ascolta me». (Lc 10,16) Dimentichi ogni sua volontà: sacrificio che il Signore apprezza molto, e molto ragionevolmente, perché con esso lo si costituisce padrone di quel libero arbitrio che Egli stesso ci ha donato. In questo modo, ora fra le ripugnanze della natura ed ora in preda a mille lotte causate dal sembrarci che il giudizio portato sulla nostra causa sia insensato, arriveremo, sia pure con pena, ad uniformarci a quello che ci comandano: insomma, con pena o senza, finiremo col sottometterci. In questo il Signore non lascerà d'aiutarci. Anzi, sforzandoci noi di assoggettare per amor suo la nostra ragione e volontà, ci darà modo di divenirne padroni. E fatti padroni di noi stessi, potremo consacrarci a Lui perfettamente, offrendogli una volontà pura affinché l'unisca alla sua. Lo pregheremo allora di mandare dal cielo il fuoco del suo amore per consumare il sacrificio e spogliarci di quanto in noi gli dispiace. - Da parte nostra non avremo omesso nulla: avremo posto la vittima sull’altare a costo d'innumerevoli sacrifici, ma senza più nulla di terra, almeno per quanto sarà da noi.

13 - È chiaro che non si può dare quello che non si ha, e che prima di dare occorre avere. Perciò, credetemi: per acquistare questo tesoro non v'è mezzo migliore che di scavare nella miniera dell'obbedienza ed estrarlo a viva forza. Più scaveremo e più troveremo; più 'ci assoggetteremo agli uomini col non volere altra volontà che quella dei Superiori, e più ci faremo padroni della nostra per conformarla a quella di Dio. Riflettete ora, sorelle, se non sareste ben ripagate nel sacrificare le dolcezze della solitudine! No, vi dico, non è la mancanza di solitudine che in tal caso v'impedirà la vera unione di cui parliamo, consistente nell'uniformare la nostra volontà a quella di Dio. Questa l'unione che io desidero e che vorrei vedere in tutte voi, non già quelle sospensioni molto dilettose a cui si dà il nome di unione, e che unione non sono se non quando sono precedute da questa. Se dopo tali sospensioni si avrà ancora poca obbedienza e molta propria volontà, l'unione non sarà certo con la volontà di Dio, ma con l'amor proprio. - Piaccia al Signore ch'io metta in pratica questi avvisi come li comprendo!"
(Fondazioni 5,10-13)



"Resti dunque stabilito di ritenere per sospetto tutto quello che ci avvince in tal modo da non lasciarci libera la ragione. Non sarà mai per di qui che si giungerà alla libertà di spirito, perché prerogativa di tale libertà è appunto il trovare Dio in ogni cosa e poter pensare ad ogni oggetto. Il resto è schiavitù di spirito: oltre che averne danno alla salute, l'anima ne rimane inceppata ed incapace di avanzare, press'a poco come un viaggiatore che, imbattutosi in una palude o in una strada fangosa, non possa più andare innanzi. Eppure ella, se vuol progredire, deve non dico camminare, ma volare." (Fondazioni 6,15)

"Credetemi, quando l'amore di Dio eccita le passioni fino a far cadere in qualche colpa, e turba l'anima che n'è presa fino a impedirle d'ascoltare la ragione, è amor di Dio soltanto a nostro modo di vedere, e in esso non cerchiamo che la nostra soddisfazione. Il demonio allora è tutt'occhi su di noi, in attesa del momento opportuno per farci il maggior danno possibile, assalendoci come già fece con quella donna, il cui caso mi spaventò moltissimo. Non voglio già credere che questo le abbia impedito la sua eterna salvezza: la bontà di Dio è infinita; ma è certo che la tentazione l'assalì in un brutto momento." (Fondazioni 6,21)

Vedere anche Fondazioni 7,2-3

"So di alcune persone a cui manca quasi nulla per perdere il giudizio del tutto; ma siccome sono umili e temono d'offendere il Signore, si conformano in tutto all'obbedienza e sopportano il loro male facendo come le altre, nonostante le grandi lacrime che versano e la lotta che devono interiormente sostenere. Certo che così il loro martirio si fa più grande, ma non meno grande sarà pure il loro premio: fanno il purgatorio in questa vita, e ne saranno esenti nell'altra.
Quanto a coloro che non si sottomettono di buona voglia, bisogna che ve le costringano le Priore, senza lasciarsi prendere da falsa compassione, per impedire che le loro stravaganze turbino le altre."
(Fondazioni 7,5)
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 20 Ago - 1:24

Ciao Jean,
a proposito di santità, mi piacerebbe avere un tuo commento a questo brano, tratto dall'introduzione del libro di Bruno Maggioni, Un tesoro in vasi di coccio. Rivelazioni di Dio e umanità della Chiesa, Milano, Vita e Pensiero, 2005.
Ecco il testo: Non mancano nell'epistolario paolino affermazioni lapidarie, dirette, a volte persino sconcertanti, ma sempre capaci di condurci al centro della questione. Una di queste si legge in 2 Cor 4,7: Portiamo questo tesoro in vasi di coccio, affinchè appaia che la straordinaria sua forza proviene da Dio e non da noi. Paolo non sta parlando semplicemente di una sua condizione personale, ma di tutti. Ne parla, infine, al plurale. Vaso di coccio è ogni cristiano e l'intera comunità.
Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile, anche fragile, che si utilizza ogni giorno. Non è come un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato. Fuori metafora: se Dio si servisse soltanto di santi, sarebbe un'ovvietà. Tutti immaginiamo che Dio - se davvero è Dio - dovrebbe agire così. E invece si serve anche (e soprattutto) di uomini comuni, fragili, persino di poca fede come i discepoli che si è scelto e come noi. Sta qui la meraviglia che sorprende. Una meraviglia che - come la meraviglia dell'Incarnazione a cui rinvia - non cessa di stupire. Se il vaso fosse prezioso, attirerebbe l'attenzione su di sé. Nella sua umiltà, invece, rinvia. La sua debolezza è la sua trasparenza. La potenza del vangelo si fa presente nell'inadeguatezza per rendere trasparente, chiaro a tutti, che la sua efficacia viene da Dio, non dagli uomini e dai loro strumenti. (...)
Senza dire, poi, che in una comunità di soli santi mi troverei molto a disagio. Mentre invece in una comunità di vasi di coccio mi sento perfettamente a mio agio, accolto, amato e perdonato.

Alla luce dei tuoi insegnamenti, mi sembra che non sia corretto paragonare un santo (vale a dire colui che ha raggiunto l'Unione con Dio e la Pienezza della Carità) ad un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato. Questa piuttosto potrebbe essere l'immagine di un cristiano delle terze dimore (e quindi all'inizio del cammino verso la santità) in cui l'esterno sembra essere bello, ma è opaco e l'interno è ancora informe ed incapace di contenere Dio in pienezza e quindi di servire gli altri.
Solo al termine del processo di purificazione profonda lo spirito ritrova la sua forma originaria e può ricevere Dio in pienezza, che traspare dall'anima e dal corpo ormai purificati. A questo punto il cristiano, unito a Dio, diventa un vero servitore dei fratelli e quindi quello che S.Paolo chiama un vaso di coccio contenente un tesoro.
Cosa ne pensi?
A presto!
Anna
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 20 Ago - 2:58

Ciao Anna,
Devo dire che la tua domanda è molto utile e molto pertinente. E' molto vicina alla domanda fondamentale che ogni cristiano doppo il Concilio dovrebbe porsi: ma che cos'è la santità? che testa ha? Come si presenta nella vita quotidiana? È una domanda fondamentale per noi cristiani! E puo', legitimamente diventare il «tormento» del cristiano! Lo «tormenta» finch'è non ha una visione chiara della santità, al livello pratico e quotidiano!
Credo che l'autore si è espresso male. Volendo dire una cosa buona e utile, l'ha espressa male.
Riprendiamo il suo testo:
« Non mancano nell'epistolario paolino affermazioni lapidarie, dirette, a volte persino sconcertanti, ma sempre capaci di condurci al centro della questione. Una di queste si legge in 2 Cor 4,7: Portiamo questo tesoro in vasi di coccio, affinchè appaia che la straordinaria sua forza proviene da Dio e non da noi. Paolo non sta parlando semplicemente di una sua condizione personale, ma di tutti. Ne parla, infine, al plurale. Vaso di coccio è ogni cristiano e l'intera comunità. »
Fin qua siamo d'accordo. Ma vorrei aggiungere una cosa che non appare dopo nel resto della citazione: quando dice « vaso di coccio è ogni cristiano » sta dicendo implicitamente: « incluso i santi ». Perchè san Paolo è santo, e ogni essere umano ha anche lui una debolezza. Pero', c'è « debolezza » che è il terreno stesso (l'umus) della santità, e c'è « debolezza » che è l'uomo vecchio che ancora ha bisogno di essre purificato. Continuiamo la citazione:

« Il vaso di terracotta è un vaso casalingo, umile, anche fragile, che si utilizza ogni giorno. Non è come un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato. Fuori metafora: se Dio si servisse soltanto di santi, sarebbe un'ovvietà. »
Prima di continuare, nasce in noi un dubbio: qui, quando si parla di santità, è la santità nella mentalità popolare, o la santità come l'autore la pensa (e quindi la chiesa)?
« sembrare un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato » è la definizione data da chi? Dalla pietà popolare o dall'autore, o dalla chiesa? Se, san Paolo, che è santo, dice che lui è un vaso di creta, quindi se guardiamo solo l'esterno del vaso, san Paolo neanche puo' essere ammirato, anzi, è Dio che va ammirato in san Paolo: « affinchè appaia che la straordinaria sua forza proviene da Dio e non da noi ».
Penso che l'autore sta affrontando opinioni popolari false sulla santità, per corregerle. Continuiamo:
« Tutti immaginiamo che Dio - se davvero è Dio - dovrebbe agire così. E invece si serve anche (e soprattutto) di uomini comuni, fragili, persino di poca fede come i discepoli che si è scelto e come noi. Sta qui la meraviglia che sorprende. »
Ma i discepoli sono tutti dei santi! Quindi tutti i santi sono : uomini comuni, fragili, etc... Pero' egli aggiunge: « persino di poca fede »! se prendiamo questi uomini prima della santità, allora si, Pietro appare come di poca fede ecc... ma dopo santità, pur non perdendo il vaso di creta, la sua fede è più grande, ma la sua poca fede, è diventata una fede robusta, ma veramente robusta cioè, veramente fede: radicata nell'umiltà. Cio' che l'autore puo' aggiungere è questo: la santità e l'esperienza della propria debolezza vanno insieme, crescono insieme e non sono in opposizione! Questa si, sarebbe una scoperta per molti, e un insegnamento prezioso! Lo dobbiamo sopratutto alla grande revoluzionaria della santità che è santa Teresina! Ci ha mostrato che essere piccoli, deboli non è in contradizione con la santità! Quindi ci traccia una via più verosimile per arrivare alla santità. Santa Teresina stessa fà un po come questo autore parlando dei santi come di grande montagne, e di lei, come di un essere molto debole! Ma Teresina è la più grande santa dei tempi moderni! Quindi aveva torto di paragonare i santi come delle grande montagne (un po come fa il nostro autore qua) dicendo che i santi sono da mettere in vetrina. Teresina dice che sembrano eroi nella virtù! Mentre lei si sente debolissima. Continuiamo:
« Una meraviglia che - come la meraviglia dell'Incarnazione a cui rinvia - non cessa di stupire. Se il vaso fosse prezioso, attirerebbe l'attenzione su di sé. Nella sua umiltà, invece, rinvia. La sua debolezza è la sua trasparenza. La potenza del vangelo si fa presente nell'inadeguatezza per rendere trasparente, chiaro a tutti, che la sua efficacia viene da Dio, non dagli uomini e dai loro strumenti. (...) »
è giusto ma questa è la santità, e questa sola è la santità! Quindi cio' che si mostra nella vetrina è falsa rappresentazione della santità, è rappresentazione « popolare » della santità, ma sbagliata! Come fanno molti di coloro che ci scrivono vite di santi, mettendoci cose straordinarie, invece di mostrarci il vaso di creta, cosi brilla di più la Grazia di Dio in loro! Continuiamo:
« Senza dire, poi, che in una comunità di soli santi mi troverei molto a disagio. »
Ovviamente, qui, la frase è sbagliatissima, o detta male! Intende dire lui: si mi trovo con delle persone che fanno finta di vivere queste cose strabilianti (e sono false, è falsa santità) allora mi sentiro' a disaggio, perchè è falsa santità! C'è solo un tipo di santità: quella della Grazia che agisce in noi, non quella forzata, che porta a delle illusioni!
« Mentre invece in una comunità di vasi di coccio mi sento perfettamente a mio agio, accolto, amato e perdonato. »[/i]
Pietro, dopo i suoi errori durante la Passione, è molto più santo, perchè ha perso il suo orgoglio di modalità umana di seguire Gesù! È quindi più umile! Quindi puo' dirigere il popolo di Dio, perchè è più umile, paziente, più mite, più veramente santo! Mentre le pretese di Pietro di dare la sua vita per Cristo, prima della Passione sono semplicemente falsa santità! Modalità umana nella sua più brillante « sottise » (stupidità).
Ma siamo tutti chiamati a seguire questa strada dove la modalità umana lascierà il posto alla modalità divina di seguire, conoscere ed amare Cristo e gli altri! E la modalità divina è tutta umiltà, tutta radicata nell'umiltà, questa è la vera definizione della santità!
Giovanni della Croce diceva che più il Confessore era santo più era mite ed umile, compassionevole! Mentre la mentalità popolare si immagina la santità in modo opposto! Che chi è santo è intolerante, rigido, duro, severo ecc.... non è cosi! È più sfumata la cosa!

Credo che con queste spiegazioni la citazione diventa sia più chiara, sia più aggiustata.

Tu dici: « Alla luce dei tuoi insegnamenti, mi sembra che non sia corretto paragonare un santo (vale a dire colui che ha raggiunto l'Unione con Dio e la Pienezza della Carità) ad un vaso prezioso che si pone in vetrina per essere ammirato. Questa piuttosto potrebbe essere l'immagine di un cristiano delle terze dimore (e quindi all'inizio del cammino verso la santità) in cui l'esterno sembra essere bello, ma è opaco e l'interno è ancora informe ed incapace di contenere Dio in pienezza e quindi di servire gli altri. » anche quelli delle quarte mansioni possono cadere nella vana gloria! Ma anche tutti, prima della purificazione radicale (notte dell'anima e dello spirito). Perchè seguire Gesù nelle 4 e 5 mansioni è ancora a modalità umana, come Pietro! Soprannaturale, ma a modalità umana! Quindi non solo le 3 mansioni!
Dici: « Solo al termine del processo di purificazione profonda lo spirito ritrova la sua forma originaria e può ricevere Dio in pienezza, che traspare dall'anima e dal corpo ormai purificati. A questo punto il cristiano, unito a Dio, diventa un vero servitore dei fratelli e quindi quello che S.Paolo chiama un vaso di coccio contenente un tesoro. » Si, assolutamente. Ed è una persona umile e mite, una persona con la quale vivere non dovrebbe essere pesante! Anche se si sà che alcuni santi avevano pur dopo purificazione, un carattere un po difficile. Ma avevano una umiltà che dava a questo carattere un gusto già diverso, ed era fonte di grazie (canale di grazie) invece di essere ostacolo! La creta non è ostacolo, ma canale, umus.
Grazie ancora
spero che è più chiara la cosa!
Jean
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mar 21 Ago - 18:19

Grazie mille Jean!
Si, ora la cosa è decisamente più chiara!
Il nostro autore prosegue affermando: "Si tratta...del paradosso della "gloria" presente nella "carne", come direbbe S.Giovanni (1,14)".
Poi verso la fine del libro (a p. 216) riprende questo discorso aggiungendo: "Comprendere questo rapporto gloria e carne è essenziale. (...) Il proprium di Giovanni è questo legame stretto fra carne e gloria. Per lui la carne non è un involucro da attraversare - e poi tralasciare - per raggiungere la gloria. E' proprio nella carne che la gloria va vista. La storia di Gesù è la visibilità di Dio. Se la "carne" fosse solo l'involucro della "gloria", il Logos non avrebbe veramente manifestato la sua gloria - cioè la vicinanza di Dio all'uomo, il suo amore -, bensì la distanza di un Dio che si "preserva".
Gloria è, infatti, l'amore di Dio che, essendo di Dio, è profondo, vero e luminoso. La sua luminosità non assotiglia la carne, ma l'attraversa e la visibilizza mediante i segni: i miracoli, la Croce innalzata (12,32).
"Dio nessuno l'ha mai visto: un Unigenito Dio, che è nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato": v.18".

E l'immagine che ci rivela è quella di un Dio che è più umano dell'uomo, come dici tu.
Diventare santi, quindi, non significa diventare degli esseri diafani, disincarnati, ma più umani (anzi umani, perchè prima non lo si era pienamente). La purificazione fa in modo che il nostro cuore di pietra diventi un cuore di carne divinizzato (è una tua espressione e mi sembra molto bella!), pienamente umano, capace a sua volta di prendersi cura dei fratelli.
Non dovrebbe, quindi, essere brutto vivere in una comunità di soli santi!
Grazie di tutto e a presto!
Anna
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 22 Ago - 21:44

Ciao Anna,

grazie per le due citazioni dell'autore, la corta e la lunga. Tutte e due sono belle, giuste e profonde. Non ho niente da ridire, anzi, trovo che abbia espresso bene la cosa. E tu, hai ripreso bene anche, e hai commentato bene, ricordandoti dei passi opportuni per l'argomento.

Vorrei tornare di nuovo sulla questione dell'apparenza della santità (che testa ha?) con queste domande che abitano la mente ed il cuore del ricercatore di Dio, di chi si è incamminato per arrivare all'Unione con Dio:
come appare la santità?, quale forma ha?, come sono i santi quando vivono sulla terra? Perchè è normale, per chi crede nel « Dono di Dio » (espressione del Signore alla Samaritana), porsi queste domande. Se dobbiamo ricevere questo Dono sulla terra, siamo curiosi di sapere come diventeremo, come ci comporteremo, cosa proveremo in noi ecc... quando arriveremo all'Unione. Quindi lo studio della santità, del suo contenuto essenziale e comune, della sua forma (sue forme) comune, fa parte del nostro studio, anzi, ne è la parte centrale. Non è per niente che il grande Papa Giovanni Paolo II ha beatificato e canonizzato un gran numero di persone (e spesso persone che hanno avuto una vita molto vicina alla nostra). Voleva dirci quanto la santità debba essere un fatto quotidiano nella nostra vita, nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità. Ha cercato indirettamente di renderci la santità accessibile, familiare. Ha cercato di togliere questa paura reverenziale che alcuni possono avere davanti ai santi. Non sono « montagne » come sembra alludere santa Teresina. Sono nella « via comune » (espressione fondamentale di santa Teresina) della quotidianità umana. Abbiamo tutti visto almeno due santi, perlomeno alla TV: Giovanni Paolo II e Madre Teresa di Caclutta. Almeno questi due. Non c'era né luce né niente che usciva da loro! Però erano santi! [vedi come l'intuito interiore nostro ci dice che « sono santi », vedi come il « senso dei fedeli » (che è lo Spirito che abita in noi) ci indica la santità!] Hanno lavorato come noi e più di noi! Sono stati certamente molto uniti a Dio, a Cristo, e hanno pregato lungamente. Sono stati fecondissimi. Ed..... erano umili. Di una vera umiltà, audace, ma umile, brillava in loro lo Spirito, che è nella sua azione « suaviter et fortiter », non solo « suaviter ». Erano anche loro fatti di « creta ». Hanno vissuto la malattia, la fatica del giorno, l'avvicinarsi inevitabile della morte. Però tutto questo è stato vissuto in modo « trasfigurato » per chi ha voluto, saputo, vederlo. La morte del santo è diversa!! E' trasfigurata da Cristo.

Vediamo prima un punto in Cristo e poi vediamone le ripercussioni in noi:
L'Incarnazione del Figlio Eterno del Padre, il fatto che Egli abbia preso carne, sia cresciuto come noi ecc.... ci mostra che l'Incarnazione non mescola le due Nature (divina e umana). Questo è un punto importante. E' vero che il suo spirito (la punta dell'anima) è unito alla sua divinità, e che tutta la sua umanità è unita alla sua divinità nell'unica Hypostasi (Persona) del Figlio Eterno (vedi « Terza lezione » del Primo livello, che spero uscirà sotto forma di libro prossimamente), ma questo non crea confusione o miscuglio tra le diverse nature e tra le loro operazioni. Ogni natura, infatti, mantiene, le proprie operazioni. Il punto d’incontro, è vero, è lo spirito (dove ha luogo la partecipazione alla Natura divina), ma l'anima ed il corpo sono solo « presi dallo Spirito » ognuno al proprio livello e secondo la natura umana.
Questo per il Figlio.

Non siamo il Figlio e non lo saremo mai in senso assoluto. Noi partecipiamo alla Sua vita e, in una misura molto lontana (perchè non-Ipostatica e non così santa: la sua santità, infatti, è piena e completa), viviamo qualche cosa di questo mistero di Cristo. Quindi se, a nostra misura (molto più ridotta), il nostro spirito partecipa alla Natura divina, ed alle Operazioni e Missioni della Trinità, questo non dà, né all'anima, né al corpo, uno stato eccezionale di luminosità o di gloria (visti in modo umano). Cioè appare chiaramente che l'anima ed il corpo sono di creta. Però è vero anche che lo Spirito Santo li sorregge! Ed è ancor più vero che, se lo Spirito Santo dovesse smettere anche solo per un'ora (o tre giorni come dice santa Teresa d’Avila) di sorreggere l'essere umano (anima e/o corpo), la persona si sentirebbe male, malissimo e le sembrerebbe di essere tornata alle prime mansioni. Santa Teresa d’Avila parla di questo fenomeno nelle Settime Mansioni. E ci dà una descrizione molto interessante e molto umana della santità. Basta leggere anche la sua ultima Relazione, scritta poco tempo prima di morire. Sembra una persona « normale »! Eppure sappiamo che non è così!

Torniamo:
L'intervento dello Spirito nell'Anima e nel Corpo non avviene come si aspetterebbe l'immaginazione popolare (modalità umana), secondo la quale Dio dovrebbe intervenire in modo fortemente percepibile, glorioso e costante nell'anima, dandole anche per tutto il tempo l'impressione di una ispirazione costante ecc... Però, più la persona va avanti nella vita spirituale, più riceve certamente un insegnamento sul come sentire ed essere fedele alle ispirazioni di Dio. La formazione che avete ricevuto vi ha già indirizzati in modo corretto verso il dinamismo proprio della santità dell'anima e del corpo. Prendiamo l'esempio della Lectio divina (come vi è stata presentata): vi allena ad imparare a percepire (« vedere ») le indicazioni di Dio/Cristo (le Parole di Dio) nel quotidiano. Molti fanno fatica (non tutti) all'inizio per capire cosa e come bisogna fare. Ma questa uscita da noi stessi, alla ricerca della volontà di Dio (quotidianamente), è già un allenamento per l'anima e per il corpo, per sintonizzarsi con Dio (sinergia). Questo « esercizio » fondamentale (la Lectio soprannaturale) permette allo Spirito Santo di comunicarSi a noi e di trasformaci e di renderci sempre più docili alle Sue ispirazioni.

Perchè la Parola ci viene data tramite lo Spirito Santo, che la incarna in noi! (la famosa « piccola Annunciazione »). Quindi già con la lectio ben fatta (cioè soprannaturale) siamo messi sulla strada della santità, che è la strada di un Tesoro straordinario portato in vasi di creta. La Lecito e la Preghiera del cuore ci aprono una strada (quella del Vero Mosé: Gesù), che ci porta verso questo tipo di relazione con lo Spirito Santo. Più avanti, nel Terzo livello, vedremo certamente queste cose, ma non fa male parlarne adesso. Vorrei solo dire una cosa importante, che ho certamente accennato durante i Corsi, ma che ha il suo posto qui. E’ l'esistenza di una « rifrazione » (spero che sia giusto in italiano) della Luce-Amorosa di Dio, Increata, nel suo passaggio dallo spirito all'anima e l'esistenza di un velo tra i due, un velo che, per un permesso divino, può diventare opaco (partecipazione alla Passione di Cristo, come per Teresina). L'anima non riceve mai la Natura divina tale quale essa è. Questo fa si che l'anima sia in stato di creta non in stato di « gloria ». Parlo con parole umane e modi umani. L'anima riceve solo un’eco creato in lei della Natura divina [questo è valido anche per il dopo morte, vedi il Cantico Spirituale, ultima strofa]. Solo lo spirito, per definizione, riceve Dio direttamente e partecipa alla Natura divina direttamente. Quindi vediamo qui la frontiera tra la Gloria e la Creta passare nell'essere umano. L'anima non ha mai accesso (in modo normale) a ciò che ha luogo nello spirito. Questo è fondamentale per il discernimento. Quindi ripeto, l'anima (e a maggior ragione il corpo) è in stato di « creta », cioè non è « come la mosca nella marmellata ». Una volta che abbiamo capito questo, capiamo molto sulla questione del Tesoro in un vaso di Creta. Santa Teresina, negli ultimi 18 mesi, ha il velo (tra spirito e anima) oscurato, opaco, e dice un giorno alla madre Priora: non vedo altro che ciò che i miei occhi vedono.... (cioè non ho visioni o rivelazioni, o luci, o, o...). La sua intelligenza è guidata solo tramite l'informazione che le viene data dai sensi (occhi, senso, gusto ecc..).
Eppure a quel livello è già santa!! Anzi, addentrata nella santità. Quindi vediamo come la Gloria di Dio è presente nella persona (nello spirito), ma in modo « nascosto » sia a se stessa (anima/corpo) sia allo sguardo degli altri.

Però è vero che una persona che sa discernere, riesce a vedere questo. Mi ricordo di aver vissuto con un monaco molto santo e mi meravigliavo che alcuni non capivano che fosse un santo. Pur essendo in un vaso di creta, la santità ha dei segni, dei modi con i quali si può come « intravedere » o discernere.

« Détabouiser »*
Grazie quindi per la tua domanda, che ci aiuta a far passare la santità da un soggetto tabù, lontano, intoccabile, ad una cosa che dovrebbe essere l'oggetto dei nostri desideri e che non dovremmo vergognarci mai di parlarne, e sopratutto di arrivarci. È falsa umiltà, anzi orgoglio nascosto, non voler parlare di queste cose (dico questo perchè alcuni (non voi, lo so) possono pensare che affrontare queste cose troppo alte « sia orgoglio »). Se continuiamo a pensare che sono « troppo alte » continuiamo ad offendere Gesù che ha voluto sulla Croce darsi totalmente a noi. Lo studio di queste cose dovrebbe essere lo studio di ogni essere umano, perchè siamo sulla terra per queste cose!

* Fare che una cosa non sia più tabù è: détabouiser.

Autocoscienza?
Esserne coscienti o meno (di essere arrivati) è ancora un altro problema: quello dell'autocoscienza! (causa di tanti problemi del Terzo livello). La risposta chiara è: in modo ordinario no! Non si ha autocoscienza della santità in modo ordinario! Possiamo avere tra noi dei santi che non lo sanno, e non è necessario saperlo. L'importante è fare le opere della santità, non godersi il fatto di saperlo! Anche perchè nessuno è protetto dall'orgoglio!! fino alla fine! Perchè più ci si avvicina a Dio, più si diventa liberi! Questo è vero: ma anche trasformati ... anche bruciati !!! Perchè non c'è autocoscienza? Per quale motivo ciò che ha luogo nello spirito non viene ipso facto ripercosso nell'anima/corpo in modo forte? Perchè la visione della Trinità e dell'Umanità di Cristo (con tutti i suoi aspetti), come ne parla santa Teresa nelle settime mansioni, non sembra « mettere in guardia » la persona sul fatto che essa sia « arrivata »? Il motivo è che queste due sembrano far parte dell'arredamento della vita nuova che la persona vive, e sembrano spesso avvenire come un'alba che nasce lentamente. Quindi la persona rimane « ignorante » del peso di Gloria che Dio ha depositato in lei! E non è necessario saperlo, anche se, come Maria, si loda il Signore per le sue meraviglie, ma dimmi come l'anima potrebbe valutare (senza una grazia molto speciale che è data a chi ha la missione di fare accompagnamento) ciò che ha luogo nello spirito? L'inferiore (l'anima/corpo) non sa del superiore (spirito). Ma non deve diventare un dogma o un ostacolo, il fatto di ignorare. Perchè? Certo c'è la prima grazia (1) da ricevere, quella che ci santifica, che essenziale. Però ritengo che la seconda grazia (2) (capire con l'anima, e solo secondo le sue capacità, ciò che ha luogo nello spirito) e la terza grazia (3) (saper spiegare/trasmettere agli altri, per esser causa (umana e strumentale) di Grazia per loro) siano da ricevere per aiutare gli altri. Chi riceve la Vita Spirituale solo per tenersela, è un LADRO. Chi non si muove per aiutare gli altri e spargere la Vita Spirituale, che egli ha ricevuto gratuitamente, è semplicemente un LADRO. Dio gli ha dato gratuitamente, ma egli si è appropriato (ne ha fatto una sua proprietà) di ciò che ha ricevuto. Quindi deduco che Dio vuole dare in abbondanza le grazie 2 e 3, per permetterci di aiutarlo a salvare gli altri, a spargere la Vita Spirituale, ed essere causa di grazie per gli altri. (Certo « causa strumentale », umile, ma indispensabile come la Natura umana di Cristo è stata indispensabile (per scelta Divina) per la nostra Salvezza!). dobbiamo usare il nostro Corpo per AMARE e far AMARE Dio.

Bene, mi fermo qua.
Grazie ancora per le tue domande.
Jean


Ultima modifica di il Sab 20 Ott - 18:29, modificato 1 volta
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 27 Ago - 2:54

Ciao Jean,
ti ringrazio molto per la tua risposta! Ciò che hai scritto permette di aggiungere nuovi tasselli al "volto" della santità, che un po' alla volta si sta delineando.
Durante i Corsi, come dici, avevi già parlato del fenomeno della "rifrazione" della Luce-Amorosa di Dio, nel suo passaggio dallo spirito all'anima e della presenza di un velo tra i due, che si può oscurare. Solo ora però mi sembra di capirne il significato.
Una persona, quindi, può realmente contenere un Tesoro, senza rendersene conto pienamente e senza che questo appaia in modo chiaro nell'anima e nel corpo! Anche la sua vita quotidiana può in apparenza continuare a essere simile a quella di prima (pensiamo a S.Teresina). L'interno della persona però è completamente trasformato e di conseguenza ogni azione verrà fatta in un modo diverso, con una profondità maggiore e soprattutto con un'efficacia ben più grande.
Tu hai detto durante un ritiro che più una persona è unita a Gesù (più è santa), più le sue azioni sono efficaci, perchè vengono fatte con il Suo aiuto e quindi portano molto frutto. Esteriormente la persona sembra comportarsi come tutte le altre, compie gli stessi gesti degli altri, ma interiormente fa molto di più, perchè porta le persone insieme a Gesù e diffonde la Sua luce e il suo calore. Il bello è che tutti noi siamo chiamati a diventare così e a essere fecondi!
Attraverso la Lectio Divina, Dio ci prende per mano e ci insegna a compiere ogni nostro gesto quotidiano diversamente. Ci insegna a mangiare, dormire, persino a muoversi in modo diverso (sono tue parole!). Quando si raggiunge la santità, quindi, tutto il rapporto con la materia è cambiato e si può realmente modificare la faccia della Terra!
Sono cose molto belle...
Grazie mille!
Anna
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Sab 20 Ott - 18:08

Si sono d'accordo con quel che dici.

Per meglio vedere apparire progressivamente il volto della santità nella vita quotidiana, prendendo l'angolo della Fede e della sua crescita in noi, ecco le tappe le più importanti della crescita della Fede del Cristiano (le Fede essendo la "quantità" di Vita Divina in noi, o il "grado di tarsformazione" del nostro essere in Dio (la divinizazione)). E' la Tradizione viva della Chiesa che ci insegna l'esistenza di queste tappe, di questo cammino di crescita.


1- Dubbi, ricerca (sentimento dell'assenza di Dio, a volte e brevemente indovinarlo in modo oscuro nascosto dietro manifestazioni della natura, o avvenimenti).

2- Fede di tipo monoteistico in Dio, in Cristo.

_________________ sunny Incontro personale con Cristo sunny __________________

3- Alti e bassi, che sono forti all'inizio poi, man mano che si cresce, diminuiscono.

4- La fede sembra essere solida e gioiosa (ci sembra godere della fede). E' una prima vittoria.

5- Arriva il passaggio dalla modalità umana alla modalità divina dell'esercizio della fede: il deserto:
a) Comincia il deserto con momenti più corti (bocconi) che sono precursori della purificazione radicale della Fede. Quindi si vive dei momenti alternati: momenti dove se prova questo primo modo di godere della fede e momenti di aridità nuova, radicale.
b) Si intensifica il deserto. Si ha l'impressione che abbiamo perso tutto (perso la fede, perso quel primo "godimento") Si ha l'impressione dell'assenza di Dio, che ci ha lasciati, abbandonati ecc… Un momento di grande perplessità, di "scandalo" dove si inciampa, dove non si capisce cosa Dio stà facendo.
c) Si impara a fare degli atti di Fede in modo diverso, puro, quello di Maria. Si ricorre alla Fede di Maria. Non guardare i nostri peccati (i nostri atti di fede previi) ma la Fede della tua Chiesa (quella di Maria che ne è il Cuore).

6- Ci comincia a sentire una fede "nuova" che proviene da un luogo più interiore, più alto, più sottile.
Questo sentimento nuovo cresce e si consolida con varie visite dello Spirito Santo. In un certo senso si puo' dire che la persona qui gode della Fede in verità. (Unione con Dio (stato costante))

7- Si possono dopo avere delle "prove" come quelle di santa Teresina o di M. Teresa di Calcutta dove la Carità divina in noi ci unisce con persone che si trovino nei numeri 1, 2 … Si ha l'impressione forte e quasi totale di sentire e vivere cio' che le persone nei 1 e 2 vivono e sentono.
Quindi non c'è più qui "godimento" della fede. La Fede (la vita divina) eppure è in noi. Con questa operazione misteriosa (portare la gente che è in 1, 2..) si entra in una battaglia (contro i sentimenti percepiti dell'assenza di Dio ecc…) e vincendo, centimetro per centimetro, si comunica la Fede (la vita divina) agli altri, dal didentro.

Vediamo quindi come la Fede è un Albero che comincia prima con la vulnerabilità di un Seme Divino, che dobbiamo far crescere con atti di corrispondenza alla Grazia (c'è bisogno di imparare a fare questo, per questo c'è la formazione che vi do, per esempio), per farlo arrivare alla forma di un Albero Grande, che dà frutti. Possiamo anche, evidentemente prendere l'esempio delle età: feto, bimbo, 3 anni 7 anni, 12 anni, 16 anni, 18, 21 ecc…

E' importante adesso sapere come fare, per far crescere questa Fede. Sono cose comunque che abbiamo visto e imparato nel Corso di primo livello. Imparare a fare gli atti sinergetici che sono come il motore della nostra crescita, della crescita della Vita Divina (la Fede) in noi.

A presto
Jean
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 29 Ott - 11:14

Jean, hai scritto:

"5- Arriva il passaggio dalla modalità umana alla modalità divina dell'esercizio della fede: il deserto:
E' importante adesso sapere come fare, per far crescere questa Fede.
Imparare a fare gli atti sinergetici che sono come il motore della nostra crescita, della crescita della Vita Divina (la Fede) in noi."

Nel Vangelo, ogni volta che gli è chiesto di farsi giudice di una situazione di "giustizia" umana (marta e maria, per primo, ma tutti gli altri, i due fratelli, le sciagure, il male in generale, cioè,), Gesù sposta il discorso sull'interno di chi gli ha fatto la domanda. Cioè Gesù dice:sei tu che devi convertirti, riconoscerti figlio del Padre, a cui chiedere"Padre sono misero, illuminami", e riconoscerti fratello, e donare, portando l'altro (ma questo "portare", come è complesso, da discernere, da fare diventare abitudine...resta solo chiedere:"Signore insegnami ad amare come tu ami"...??? ).

Esaltante...ma...come si fa?
Sembra di non poter fare niente, perchè il discorso è troppo alto, e per tradurlo nella situazione concreta che ci si propone nella vita quotidiana non si sa da dove cominciare. Atti sinergici... ma anche qui non si sa bene come fare.
Allora si vorrebbe trovare un esempio umano, da imitare. Ma ogni esempio umano è parziale, pieno di infedeltà, e riempie di dubbi ulteriori.
Allora, sembra che non stiamo facendo niente... solo cercando di fare atti sinergici (ma quali? in che modo?)... certo, ... la Lectio, pazienza, fede... Non giudicarsi, in ogni modo? Solo affidarsi? Non cercare di vedere risultati...
Ma che difficile. Quanta fatica, incertezze. Che strada lunga e ripida. E quanto dubbio di non "fare abbastanza", di essere infedeli, autoreferenti...
Sembra in ogni modo che sfugga un punto risolutore, essenziale.
E allora, nasce il dubbio che si stia fuggendo davanti alla realtà concreta, davanti al male sembra che ci ci si stia rifugiando nel Signore solo per trovare in Lui la consolazione (solo Lui è bello). La Fede di Maria : credere contro un muro invalicabile, credere per fede nella Fede.
Anche questa è aridità, mi pare. oppure è solo impazienza, e non aver interiorizzato abbastanza il "voi non potete fare niente senza di me"? è solo presunzione... Resta solo l'Affidarsi??!! E' anche questo l'ascesi della testimonianza-martirio???...
Ci sono solo i Sacramenti, e solo alla fine l'Eucarestia: anche qui, superando il colpo che viene al nostro orgoglio dal constatare quanto saremo sempre infinitamente indegni di un tale Dono. Accettare la consapevolezza di quanto non potremo mai fare abbastanza per meritarlo anche in minima parte... Accettare che questo infinitamente Altro sia il solo che ci può riscattare, accettare che lui si incarni in noi in mdo così intimo in ogni nostra più piccola particella, come nessun altro essere umano potrà mai essere. E accettare che Lui si dia a noi con una tenerezza ed una umiltà tali che noi ne veniamo spezzati,squarciati, a tal punto siamo impossibilitati a contenere tanto dono sconfinato... Eppure, appare che solo dall'accettare l'esperienza di questo lasciarsi squarciare, ne possa traboccare l'inizio dell'esperienza di essere parte del Corpo Mistico, l'esperienza del Regno...

Che scommessa!!!

Una parola di incoraggiamento, per favore, se possibile...
Grazie.
Lode e gloria al Signore.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 29 Ott - 19:07

Grazie per la tua domanda. Trovo che tu dici come si fa, e dai la risposta. Te la rido, citando te:

"Sembra di non poter fare niente" (l'uomo vecchio, deve cessare le sue abitudini, allora ha l'impressione di non poter far niente, come faceva prima)

"perchè il discorso è troppo alto" certo il discorso è molto alto, c'è un Abisso tra noi e il SANTO SANTO SANTO… ma dire che non si puo' far niente no (lectio, Parola di Dio, Passione, Salmi, Profeti, Maria, Bambino, far tacere l'uomo vecchio, affidarsi…. Quante cose da "fare" e non son poche non sotto valutarle per favore, non lasciare l'uomo vecchio giudicare cio' che l'uomo nuovo fà)

"e per tradurlo nella situazione concreta che ci si propone nella vita quotidiana non si sa da dove cominciare." Spero che sia chiaro adesso!

"Atti sinergici... ma anche qui non si sa bene come fare." (la lectio… l'affidarsi (che spiegherò) il lasciare Dio fare… o disfare mille cose… liberarci da mille schiavitù inutili… distaccarci di tutto e di tutti, pur essendo ancora in vita e ben incarnati)

"Allora si vorrebbe trovare un esempio umano, da imitare. Ma ogni esempio umano è parziale, pieno di infedeltà, e riempie di dubbi ulteriori." (guardare solo Cristo e Maria, perché come dice Giovanni della Croce: siamo cosi fatti che siamo capaci di vedere dei difetti anche nei santi e negli angeli)

"Allora, sembra che non stiamo facendo niente... solo cercando di fare atti sinergici (ma quali? in che modo?)... certo, ... la Lectio, pazienza, fede... Non giudicarsi, in ogni modo? Solo affidarsi? Non cercare di vedere risultati..." (certoooooooooooooooooo e credi che tutto questo sia niente? È questo cio' che è da fare.. hai detto bene)

"Ma che difficile. Quanta fatica, incertezze. Che strada lunga e ripida. E quanto dubbio di non "fare abbastanza", di essere infedeli, autoreferenti..." (la Fede, la Pazienza, la lectio… la PAZIENZA, Dio ha fatto il mondo in sei giorni, non in uno, e ha salvato il mondo in 3 giorni non in uno, sono i tuoi atti di pazienza che ti fanno andare avanti)

"Sembra in ogni modo che sfugga un punto risolutore, essenziale." (no, non lo credo…. È Tentazione pensarlo credo)

"E allora, nasce il dubbio che si stia fuggendo davanti alla realtà concreta, davanti al male sembra che ci ci si stia rifugiando nel Signore solo per trovare in Lui la consolazione (solo Lui è bello). La Fede di Maria: credere contro un muro invalicabile, credere per fede nella Fede." (non è fuga, è intelligenza! Ti pongo una sola domanda: davanti allo scatenarsi del Male durante la Passione di Cristo, questo scatenarsi contro di Lui, dove andresti? Fuggire? Andare altrove? O andare a Lui, pur essendo appeso sulla Croce? È cercare consolazione o rifugio in Lui o allora è "intelligenza"? credo che è intelligenza, e non è un fuggire!

"Anche questa è aridità, mi pare." Ma chi parla? È l'uomo vecchio! Lasciamolo stare, e chi mette la mano nell'aratro, è l'uomo nuovo! Lasciamo stare l'uomo vecchio! Molliamolo una volta per sempre! Con la grazia di Dio.

"Oppure è solo impazienza" (sembra di si)

"e non aver interiorizzato abbastanza il "voi non potete fare niente senza di me"?" (mais oui, questo è il punto essenziale: un giorno arriva il GRANDE Dio e ti dice: abbiamo giocato abbastanza, adesso, ti mostro CHI SONO… allora li, davanti alla Rivelazione di questo ESSERE enoooooorme, Tutt'Altro, hai l'impressione che tutto cio' che si voleva fare è fumo, … e cioè che E' questo ESSERE comincia a invadere il nostro essere, e il SILENZIO pervade, e prende il sopravvento davanti a questa RIVELAZIONE…
Certo: niente, nulla, senza di ME.

"è solo presunzione..." quel povero uomo vecchio si immagina tante cose, che pure lo torturano! Eppure, chi ha messo la mano nell'aratro è l'uomo nuovo, non il vecchio!! Quante cose vuole quest'uomo vecchio, e quante volte crede in cose che sono solo "carne" come dice Gesù in san Giovanni.

"Resta solo l'Affidarsi??!!" E' E'… credi che è poco????????? Mamma mia, ma ogni atto di questo affidarsi è un sorso di INFINITO che ci viene dato!!! E' criminale sottovalutare un atto di affidamento (fatto bene, mettendoci nelle Mani di Maria). CRIMINIALE……… oooooooo uomo vecchio… quanto sei ....

"E' anche questo l'ascesi della testimonianza-martirio???..." (non capisco queste parole, se puoi spiegare (se trovi che è necessario ritornarci)

"Ci sono solo i Sacramenti, e solo alla fine l'Eucaristia: anche qui, superando il colpo che viene al nostro orgoglio dal constatare quanto saremo sempre infinitamente indegni di un tale Dono." (e fa male questo? Fa solo BENE. Si trasforma in GRATITUDINE alla Misericordia di Dio)

"Accettare la consapevolezza di quanto non potremo mai fare abbastanza per meritarlo anche in minima parte..." Meritarlo? Mai, niente, zero… il cammino è un cammino di discesa, scendi scendi, e vedrai, che il merito è: zero.
Eppure, dopo, siamo chiamati ad amarlo come Egli ci ama! (questo lo vedremo nel Corso di terzo livello, ma puoi' già leggere Gv + fine Cantico e Fiamma Viva)

"Accettare che questo infinitamente Altro sia il solo che ci può riscattare, accettare che lui si incarni in noi in modo così intimo in ogni nostra più piccola particella, come nessun altro essere umano potrà mai essere." (mais oui, bien sûr)

"E accettare che Lui si dia a noi con una tenerezza ed una umiltà tali che noi ne veniamo spezzati, squarciati, a tal punto siamo impossibilitati a contenere tanto dono sconfinato..." (infiniment "oui")

"Eppure, appare che solo dall'accettare l'esperienza di questo lasciarsi squarciare, ne possa traboccare l'inizio dell'esperienza di essere parte del Corpo Mistico, l'esperienza del Regno... Che scommessa!!!" si, certo, la nascita è un nuovo inserimento nel Corpo…

"Una parola di incoraggiamento, per favore, se possibile..." Incoraggio a mille per cento. Maria presente al tuo lato vuole tenere la tua mano. Allora, non toglierla dalla Sua.

"Grazie." Prego

"Lode e gloria al Signore." Si, SANTO SANTO SANTO, la TERRA è piena della TUA GLORIA e lo sarà di più se continui cosi…

Jean


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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 29 Ott - 19:08

Caso mai è utile dico questo (se no, lasciamo stare, quel che è detto sopra è quel che conta):

fedele ha scritto:
Nel Vangelo, ogni volta che gli è chiesto di farsi giudice di una situazione di "giustizia" umana (marta e maria, per primo, ma tutti gli altri, i due fratelli, le sciagure, il male in generale, cioè,), Gesù sposta il discorso sull'interno di chi gli ha fatto la domanda.

Carissima Fedele,
Cosi, di prima reazione, trovo queste parole perspicace. Poche persone vedono questo.
"Il mio Regno non è di questo mondo" anche, e decine di altri versetti.
Credo che tutto puo' essere messo sotto: "Cercate prima il Regno di Dio e poi, tutto il resto vi sarà dato gratuitamente" (non ha detto: cercate il resto).
In effetti, è come una chiamata a concentrare tutto lo sforzo e l'energia nostri in una sola causa!
Mi spiego.
Dio ha potere su tutto, ma ha scelto di avere l'uomo libero, quindi ha scelto di non avere potere sulla libertà umana (e quindi questo riduce molto il suo potere), quindi non ci cambierà se non vorremo cambiarci. Quindi la chiave di comprensione è questa: ha scelto di non aver potere su di noi sulla nostra libertà. E quindi spetta a noi di cambiarci, o meglio di accettare la Grazia che sollecita questo cambiamento.
Quindi, l'unica cosa che lui non puo' cambiare nel mondo è noi. E' per quella ragione che punta sempre sul cambiamento interiore, è perchè questa è l'unica cosa che dipende da noi. Quando dico "dipende da noi" è ovvio che non tolgo l'iniziativa divina della Grazia che ci sollecita per cambiare. Dio è come una persona sprovveduta davanti a noi, e ci supplica di concentrare l'attenzione su questo punto (interiore che lui non puo' toccare)...

La situazione di Dio è una situazione di orientamento della nostra intelligenza.
E' una situazione di grande povertà di mezzi da parte di Dio. (Niente, o quasi si muoverà se non ci concentriamo sul lavoro interiore).
E' una situazione di supplica (ci supplica di capire che niente cambierà se non vogliamo ricevere lo Spirito che ci indica come cambiare) (di capire che la porta di uscita che porta al cambiamento è quella, non ci sono altre)

Non so se riesco a far capire la cosa.

Bene, proseguo la lettura delle tue parole e rispondo.
Grazie
Jean


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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Lun 29 Ott - 19:09

Caso mai è utile direi questo (se no, lasciamo stare):

fedele ha scritto:
Jean, hai scritto: "5- Arriva il passaggio dalla modalità umana alla modalità divina dell'esercizio della fede: il deserto:
E' importante adesso sapere come fare, per far crescere questa Fede.
Imparare a fare gli atti sinergetici che sono come il motore della nostra crescita, della crescita della Vita Divina (la Fede) in noi."

E' ovvio che non hai l'intenzione di ridurre il Corso di secondo livello a queste tre righe mie, prese da una cosa molto schematica. Quindi è tutta l'informazione e le risposte che offro nel Corso di secondo livello che vanno messi al posto di questa citazione. Se siamo d'accordo su questo punto possiamo procedere. E credo che lo siamo.

Gli atti sinergetici, intendo al meno la lectio quotidiana, che rimane il Faro essenziale per la giornata. Essere nel Deserto non è assenza di Dio! È una nuova prossimità di Dio, e quindi Dio non cessa mai di parlarci nel Deserto. Solo che ci parla diversamente (nei contenuti), per esempio mi parla con il Figlio che grida: "perché mi hai abbandonato", ma parla, ho sempre il Figlio come Luce nella notte! Quindi atti sinergetici indicati da Dio direttamente nella lectio, sono cosa quotidiana. E non è poco, è quasi tutto!

Il Corso va riascoltato, meditato, interiorizzato. Varie indicazioni vitali sono dentro il Corso. Datemi credito e giustizia al meno nel dire questo: "riprendete la materia" perchè è concentrata in un Corso, ma dopo, c'è il vostro lavoro di assimilazione. Non è per niente che scrivo dei libri per voi (è vero che qui ancora la materia non arriva (anche se c'è modalità umana/divina di P Louis)). Non è per niente che le registrazioni si fanno, è per permettervi di riprendere cose, magari dette (per utilità vostra) quando ancora non ne vedevate l'utilità.

Non si puo' dire: ma non so cosa fare, o verrei essere sicura... quando dentro il Corso ci sono decine di consigli pratici, utilissimi, e non faro' altro che riprenderli... l'unica differenza è che sono dimenticati (e non è colpa mia), e vanno riveduti... la materia è stata data, non vi ho lasciati sprovveduti...

Ma è vero che "voler essere sicuro che siamo nel giusto e che non c'è altro da fare" viene in genere tramite l'accompagnamento, è la sua grazia propria. Ma c'è anche un punto: dentro la notte, ci sono dei momenti dove non dobbiamo cercare altra sicurezza fuori di Dio. Non vuol dire "non fare delle domande", ma vuol dire: "comunque, ci sono degli atti di fede, fatti nel buio tremendo e totale"! Se no, come nascerebbe la Fede? (vedi: l'atto di fede puro secondo san Giovanni della Croce) Vedi? E' quello il punto... voler appoggiarsi su qualsiasi cosa che non è Dio, non ci fà fare il buco nelle nuvole...!
- Arriva qui la Forza che proviene dalla lettura della Passione... Forza straordinaria... di vedere Gesù anche Lui nel buio... (leggere i profeti desolati, i salmi desolati)
- Arriva qui la presenza di Maria, discreta, ma unica Corda che pende dall'Altro per farci cavalcare un Abisso tra dove siamo, e dove Il SANTO SANTO SANTO si trova...
- Arriva il momento di far tacere l'intelligenza e la sua ricerca di briciole (se no altro) per vacare a infinitamente più grande (ma non ancora percepito).
- Arriva il momento del diventare Bimbi, e questo non piace ne all'uomo vecchio che vuole questo, vuole quello, e continua a voler trattare Dio in questo modo ecc... ne alle previe abitudini prese nel trattare con Dio (quelle del "uomo spirituale" che ancora non ha avuto il secondo annuncio del Vangelo)
Sono queste indicazioni solo che danno sicurezza! E' vero sicurezza "non palpabile" (non a modo umano), sicurezza "solo di Fede", ma "di Fede sicura"... Se Dio non crede in voi, se non crede che potete farcela, non vi annunzierebbe il Secondo annuncio. Potete farla. Coraggio. Avanti. Forza. Non dubitare di CHI ha Promesso. E' il momento di perdere tutto, per guadagnare il Tutto. Non aver paura di non più guardare dietro! Chi mette la mano nell'aratro… non guarda dietro… Lasciamo l'uomo vecchio e i suoi modi. La sicurezza proviene di Gesù, dalla Sua Parola (la Scrittura)… dalla Spirito che lavora ormai fortemente… Pace.

Ma, cio' nonostante, oggi vorrei soffermarmi al meno su un punto con te qui. La questione del "affidarsi". Scelgo solo questo punto, perchè varie cose possono solo essere riprese nell'accompagnamento personalizzato. Ma nulla vieta di entrare più dentro anche qui.

Ma comincio con questo punto.

(Tra l'altro, sto facendo il Corso di secondo livello con il Cairo adesso e quindi a maggior raggione risponderei volentieri alle tue domande).

Grazie
A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Chiamata alla santità   Mar 20 Nov - 21:39

Caro Jean, ho molto apprezzato l'accenno fatto al corso base di Busto sul punto di fondo della chiamata alla santità. Forse sarebbe utile per noi approfondire un po' su come questa chiamata si trovi nel Battesimo, e come si sviluppi poi nella vita con la grazia sacramentale. Lectio e Orazione devono arrivare a stabilire in noi l'atteggiamento abituale all'ascolto e alla contemplazione anche soprannaturale costante. Come giustamente hai sottolineato, nella vita spirituale tutto è collegato, non ci sono momenti disgiunti da altri, è una "armonia" unica. Il mistero è incitativo sempre, questo lo sperimentiamo di continuo... Forse si potrebbe dire qualcosa a questo proposito anche al corso, Lectio ed Orazione nella vita del cristiano, e rispondere ai dubbi di chi a un certo punto si chiede"Lectio o Messa?", "Orazione o Eucarestia?"(io sono stata tra questi). Mi ha colpito un dibattito in corso relativo ad alcuni partecipanti al movimento del Rinnovamento, che finiscono con l'avere scarsa vita sacramentale, accontentandosi della preghiera loro propria. Questo dibattito ha messo in luce una difficoltà che io ho avvertito in passato, ma non sapevo esprimere a parole. Grazie di tutto sempre.
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 21 Nov - 23:42

Dalla "Lumen Gentium", del Concilio Vaticano II: ecco la grande bomba:

CAPITOLO V

UNIVERSALE VOCAZIONE ALLA SANTITÀ NELLA CHIESA


La santità nella Chiesa

39. La Chiesa, il cui mistero è esposto dal sacro Concilio, è agli occhi della fede indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito è proclamato « il solo Santo » [121], amò la Chiesa come sua sposa e diede se stesso per essa, al fine di santificarla (cfr. Ef 5,25-26), l'ha unita a sé come suo corpo e l'ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio. Perciò tutti nella Chiesa, sia che appartengano alla gerarchia, sia che siano retti da essa, sono chiamati alla santità, secondo le parole dell'Apostolo: « Sì, ciò che Dio vuole è la vostra santificazione » (1 Ts 4,3; cfr. Ef 1,4). Orbene, questa santità della Chiesa costantemente si manifesta e si deve manifestare nei frutti della grazia che lo Spirito produce nei fedeli; si esprime in varie forme in ciascuno di quelli che tendono alla carità perfetta nella linea propria di vita ed edificano gli altri; e in un modo tutto suo proprio si manifesta nella pratica dei consigli che si sogliono chiamare evangelici. Questa pratica dei consigli, abbracciata da molti cristiani per impulso dello Spirito Santo, sia a titolo privato, sia in una condizione o stato sanciti nella Chiesa, porta e deve portare nel mondo una luminosa testimonianza e un esempio di questa santità.

Vocazione universale alla santità

40. Il Signore Gesù, maestro e modello divino di ogni perfezione, a tutti e a ciascuno dei suoi discepoli di qualsiasi condizione ha predicato quella santità di vita, di cui egli stesso è autore e perfezionatore: «Siate dunque perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste» (Mt 5,48 ) [122]. Mandò infatti a tutti lo Spirito Santo, che li muova internamente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cfr Mc 12,30), e ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro (cfr. Gv 13,34; 15,12). I seguaci di Cristo, chiamati da Dio, non a titolo delle loro opere, ma a titolo del suo disegno e della grazia, giustificati in Gesù nostro Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto. Li ammonisce l'Apostolo che vivano « come si conviene a santi » (Ef 5,3), si rivestano «come si conviene a eletti di Dio, santi e prediletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di dolcezza e di pazienza » (Col 3,12) e portino i frutti dello Spirito per la loro santificazione (cfr. Gal 5,22; Rm 6,22). E poiché tutti commettiamo molti sbagli (cfr. Gc 3,2), abbiamo continuamente bisogno della misericordia di Dio e dobbiamo ogni giorno pregare: « Rimetti a noi i nostri debiti » (Mt 6,12) [123].

È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità [124] e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l'esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà in frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato nella storia della Chiesa dalla vita di tanti santi.

Esercizio multiforme della santità

41. Nei vari generi di vita e nei vari compiti una unica santità è coltivata da quanti sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, camminano al seguito del Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e uffici deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità . In primo luogo i pastori del gregge di Cristo devono, a immagine del sommo ed eterno sacerdote, pastore e vescovo delle anime nostre, compiere con santità e slancio, umiltà e forza il proprio ministero: esso, così adempiuto, sarà anche per loro un eccellente mezzo di santificazione. Chiamati per ricevere la pienezza del sacerdozio, è loro data la grazia sacramentale affinché, mediante la preghiera, il sacrificio e la predicazione, mediante ogni forma di cura e di servizio episcopale, esercitino un perfetto ufficio di carità pastorale [125] non temano di dare la propria vita per le pecorelle e, fattisi modello del gregge (cfr. 1 Pt 5,3), aiutino infine con l'esempio la Chiesa ad avanzare verso una santità ogni giorno più grande.

I sacerdoti, a somiglianza dell'ordine dei vescovi, dei quali formano la corona spirituale [126] partecipando alla grazia dell'ufficio di quelli per mezzo di Cristo, eterno ed unico mediatore, mediante il quotidiano esercizio del proprio ufficio crescano nell'amore di Dio e del prossimo, conservino il vincolo della comunione sacerdotale, abbondino in ogni bene spirituale e diano a tutti la viva testimonianza di Dio [127] emuli di quei sacerdoti che nel corso dei secoli, in un servizio spesso umile e nascosto, hanno lasciato uno splendido esempio di santità. La loro lode risuona nella Chiesa di Dio. Pregando e offrendo il sacrificio, com'è loro dovere, per il loro popolo e per tutto il popolo di Dio, cosciente di ciò che fanno e confermandosi ai misteri che compiono [128] anziché essere ostacolati dalle cure apostoliche, dai pericoli e dalle tribolazioni, ascendano piuttosto per mezzo dì esse ad una maggiore santità, nutrendo e dando slancio con l'abbondanza della contemplazione alla propria attività, per il conforto di tutta la Chiesa di Dio. Tutti i sacerdoti e specialmente quelli che, a titolo particolare della loro ordinazione, portano il nome di sacerdoti diocesani, ricordino quanto contribuiscano alla loro santificazione la fedele unione e la generosa cooperazione col loro vescovo.

Alla missione e alla grazia del supremo Sacerdote partecipano in modo proprio anche i ministri di ordine inferiore; e prima di tutto i diaconi, i quali, servendo i misteri di Dio e della Chiesa [129] devono mantenersi puri da ogni vizio, piacere a Dio e studiarsi di fare ogni genere di opere buone davanti agli uomini (cfr. 1 Tm 3,8-10; e 12-13). I chierici che, chiamati dal Signore e separati per aver parte con lui, sotto la vigilanza dei pastori si preparano alle funzioni di sacri ministri, sono tenuti a conformare le loro menti e i loro cuori a una così eccelsa vocazione; assidui nell'orazione, ferventi nella carità, intenti a quanto è vero, giusto e onorevole, facendo tutto per la gloria e l'onore di Dio. A questi bisogna aggiungere quei laici scelti da Dio, i quali sono chiamati dal vescovo, perché si diano più completamente alle opere apostoliche, e nel campo del Signore lavorano con molto frutto [130].

I coniugi e i genitori cristiani, seguendo la loro propria via, devono sostenersi a vicenda nella fedeltà dell'amore con l'aiuto della grazia per tutta la vita, e istruire nella dottrina cristiana e nelle virtù evangeliche la prole, che hanno amorosamente accettata da Dio. Così infatti offrono a tutti l'esempio di un amore instancabile e generoso, edificando la carità fraterna e diventano testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa, in segno e partecipazione di quell'amore, col quale Cristo amò la sua sposa e si è dato per lei [131]. Un simile esempio è offerto in altro modo dalle persone vedove e celibatarie, le quali pure possono contribuire non poco alla santità e alla operosità della Chiesa. Quelli poi che sono dediti a lavori spesso faticosi, devono con le opere umane perfezionare se stessi, aiutare i concittadini e far progredire tutta la società e la creazione verso uno stato migliore; devono infine, con carità operosa, imitare Cristo, le cui mani si esercitarono in lavori manuali e il quale sempre opera col Padre alla salvezza di tutti, in ciò animati da una gioiosa speranza, aiutandosi gli uni gli altri a portare i propri fardelli, ascendendo mediante il lavoro quotidiano a una santità sempre più alta, santità che sarà anche apostolica.

Sappiano che sono pure uniti in modo speciale a Cristo sofferente per la salute del mondo quelli che sono oppressi dalla povertà, dalla infermità, dalla malattia e dalle varie tribolazioni, o soffrono persecuzioni per la giustizia: il Signore nel Vangelo li ha proclamati beati, e « il Dio... di ogni grazia, che ci ha chiamati all'eterna sua gloria in Cristo Gesù, dopo un po' di patire, li condurrà egli stesso a perfezione e li renderà stabili e sicuri» (1 Pt 5,10).

Tutti quelli che credono in Cristo saranno quindi ogni giorno più santificati nelle condizioni, nei doveri o circostanze che sono quelle della loro vita, e per mezzo di tutte queste cose, se le ricevono con fede dalla mano del Padre celeste e cooperano con la volontà divina, manifestando a tutti, nello stesso servizio temporale, la carità con la quale Dio ha amato il mondo.

Vie e mezzi di santità

42. « Dio è amore e chi rimane nell'amore, rimane in Dio e Dio in lui » (1 Gv 4,16). Dio ha diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr. Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di lui. Ma perché la carità, come buon seme, cresca e nidifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e con l'aiuto della sua grazia compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'eucaristia, e alle azioni liturgiche; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, all'attivo servizio dei fratelli e all'esercizio di tutte le virtù. La carità infatti, quale vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr. Col 3,14; Rm 13,10), regola tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine [132]. Perciò il vero discepolo di Cristo è contrassegnato dalla carità verso Dio e verso il prossimo.

Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13). Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d'amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa.

Parimenti la santità della Chiesa è favorita in modo speciale dai molteplici consigli che il Signore nel Vangelo propone all'osservanza dei suoi discepoli [133]. Tra essi eccelle il prezioso dono della grazia divina, dato dal Padre ad alcuni (cfr. Mt 19,11; 1 Cor 7,7), di consacrarsi, più facilmente e senza divisione del cuore (cfr. 1 Cor 7,7), a Dio solo nella verginità o nel celibato [134]. Questa perfetta continenza per il regno dei cieli è sempre stata tenuta in singolare onore dalla Chiesa, quale segno e stimolo della carità e speciale sorgente di fecondità spirituale nel mondo.

La Chiesa ripensa anche al monito dell'Apostolo, il quale incitando i fede]i alla carità, ]i esorta ad avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale « spogliò se stesso, prendendo la natura di un servo... facendosi obbediente fino alla morte » (Fil 2,7-8 ), e per noi «da ricco che era si fece povero » (2 Cor 8,9). L'imitazione e la testimonianza di questa carità e umiltà del Cristo si impongono ai discepoli in permanenza; per questo la Chiesa, nostra madre, si rallegra di trovare nel suo seno molti uomini e donne che seguono più da vicino questo annientamento del Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando, nella libertà dei figli di Dio, la povertà e rinunziando alla propria volontà: essi cioè per amore di Dio, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono a una creatura umana al di là della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi più pienamente a Cristo obbediente [135].

Tutti i fedeli del Cristo quindi sono invitati e tenuti a perseguire la santità e la perfezione del proprio stato. Perciò tutti si sforzino di dirigere rettamente i propri affetti, affinché dall'uso delle cose di questo mondo e da un attaccamento alle ricchezze contrario allo spirito della povertà evangelica non siano impediti di tendere alla carità perfetta; ammonisce infatti l'Apostolo: Quelli che usano di questo mondo, non vi ci si arrestino, perché passa la scena di questo mondo (cfr. 1 Cor 7,31 gr.) [136].


Ultima modifica di il Mer 21 Nov - 23:58, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Mer 21 Nov - 23:47

Sempre nella Lumen Gentium:

n°11:

"Muniti di salutari mezzi di una tale abbondanza e d'una tale grandezza, tutti i fedeli d'ogni stato e condizione sono chiamati dal Signore, ognuno per la sua via, a una santità, la cui perfezione è quella stessa del Padre celeste."

n°32:

"Non c'è quindi che un popolo di Dio scelto da lui: « un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo » (Ef 4,5); comune è la dignità dei membri per la loro rigenerazione in Cristo, comune la grazia di adozione filiale, comune la vocazione alla perfezione; non c'è che una sola salvezza, una sola speranza e una carità senza divisioni. Nessuna ineguaglianza quindi in Cristo e nella Chiesa per riguardo alla stirpe o nazione, alla condizione sociale o al sesso, poiché « non c'è né Giudeo né Gentile, non c'è né schiavo né libero, non c'è né uomo né donna: tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28 gr.; cfr. Col 3,11).

Se quindi nella Chiesa non tutti camminano per la stessa via, tutti però sono chiamati alla santità e hanno ricevuto a titolo uguale la fede che introduce nella giustizia di Dio (cfr. 2 Pt 1,1)."

n°50:

"Il contemplare infatti la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo, è un motivo in più per sentirsi spinti a ricercare la città futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno [157], potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità."
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Gio 22 Nov - 0:01

Il Cattechismo della Chiesa Cattolica riprende lo stesso insegnamento evangelico (riprenderà ovviamente sia la Sacra Scrittura sia la Lumen Gentium):

IV. La santità cristiana

2012 “Sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio. . . Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati” ( ⇒ Rm 8,28-30 ).

2013 “Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 40]. Tutti sono chiamati alla santità: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” ( ⇒ Mt 5,48 ):

Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché. . . , in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo. Così la santità del popolo di Dio crescerà apportando frutti abbondanti, come è splendidamente dimostrato, nella storia della Chiesa, dalla vita di tanti santi [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 40].

2014 Il progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama “mistica”, perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti - “i santi misteri” - e, in lui, al mistero della Santissima Trinità. Dio ci chiama tutti a questa intima unione con lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti.

2015 Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale [Cf ⇒ 2Tm 4 ]. Il progresso spirituale comporta l'ascesi e la mortificazione, che gradatamente conducono a vivere nella pace e nella gioia delle beatitudini:

Colui che sale non cessa mai di andare di inizio in inizio; non si è mai finito di incominciare. Mai colui che sale cessa di desiderare ciò che già conosce [San Gregorio di Nissa, Homiliae in Canticum, 8: PG 44, 941C].

2016 I figli della Santa Chiesa nostra madre sperano giustamente la grazia della perseveranza finale e la ricompensa di Dio loro Padre per le buone opere compiute con la sua grazia, in comunione con Gesù [ Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1576]. Osservando la medesima regola di vita, i credenti condividono “la beata speranza” di coloro che la misericordia divina riunisce nella “città santa, la nuova Gerusalemme” che scende “dal cielo, da Dio, come una sposa adorna per il suo Sposo” ( ⇒ Ap 21,2 ).
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Gio 22 Nov - 0:14

VII. La grazia del Battesimo

1262 I diversi effetti operati dal Battesimo sono significati dagli elementi sensibili del rito sacramentale. L'immersione nell'acqua richiama i simbolismi della morte e della purificazione, ma anche della rigenerazione e del rinnovamento. I due effetti principali sono dunque la purificazione dai peccati e la nuova nascita nello Spirito Santo [Cf ⇒ At 2,38; 1262 ⇒ Gv 3,5 ].

Per la remissione dei peccati

1263 Per mezzo del Battesimo sono rimessi tutti i peccati, il peccato originale e tutti i peccati personali, come pure tutte le pene del peccato [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1316]. In coloro che sono stati rigenerati, infatti, non rimane nulla che impedisca loro di entrare nel Regno di Dio, né il peccato di Adamo, né il peccato personale, né le conseguenze del peccato, di cui la più grave è la separazione da Dio.

1264 Rimangono tuttavia nel battezzato alcune conseguenze temporali del peccato, quali le sofferenze, la malattia, la morte, o le fragilità inerenti alla vita come le debolezze del carattere, ecc., e anche una inclinazione al peccato che la Tradizione chiama la concupiscenza, o, metaforicamente, “l'incentivo del peccato” (“fomes peccati”): “Essendo questa lasciata per la prova, non può nuocere a quelli che non vi acconsentono e che le si oppongono virilmente con la grazia di Gesù Cristo. Anzi, non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole ( ⇒ 2Tm 2,5 )” [Concilio di Trento: ibid., 1515].

“Una nuova creatura”

1265 Il Battesimo non soltanto purifica da tutti i peccati, ma fa pure del neofita una “nuova creatura” ( ⇒ 2Cor 5,17 ), un figlio adottivo di Dio [Cf ⇒ Gal 4,5-7 ] che è divenuto partecipe della natura divina, [Cf ⇒ 2Pt 1,4 ] membro di Cristo [Cf ⇒ 1Cor 6,15; 1265 ⇒ 1Cor 12,27 ] e coerede con lui, [Cf ⇒ Rm 8,17 ] tempio ello Spirito Santo [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ].

1266 La Santissima Trinità dona al battezzato la grazia santificante, la grazia della giustificazione che
- lo rende capace di credere in Dio, di sperare in lui e di amarlo per mezzo delle virtù teologali;
- gli dà la capacità di vivere e agire sotto la mozione dello Spirito Santo per mezzo dei doni dello Spirito Santo;
- gli permette di crescere nel bene per mezzo delle virtù morali.
In questo modo tutto l'organismo della vita soprannaturale del cristiano ha la sua radice nel santo Battesimo.

Incorporati alla Chiesa, Corpo di Cristo

1267 Il Battesimo ci fa membra del Corpo di Cristo. “Siamo membra gli uni degli altri” ( ⇒ Ef 4,25 ). Il Battesimo incorpora alla Chiesa. Dai fonti battesimali nasce l'unico popolo di Dio della Nuova Alleanza che supera tutti i limiti naturali o umani delle nazioni, delle culture, delle razze e dei sessi: “In realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo” ( ⇒ 1Cor 12,13 ).

1268 I battezzati sono divenuti “pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo” ( ⇒ 1Pt 2,5 ). Per mezzo del Battesimo sono partecipi del sacerdozio di Cristo, della sua missione profetica e regale, sono “la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” che li “ha chiamati dalle tenebre alla sua ammirabile luce” ( ⇒ 1Pt 2,9 ). Il Battesimo rende partecipi del sacerdozio comune dei fedeli.

1269 Divenuto membro della Chiesa, il battezzato non appartiene più a se stesso, [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ] ma a colui che è morto e risuscitato per noi [Cf ⇒ 2Cor 5,15 ]. Perciò è chiamato a sottomettersi agli altri, [Cf ⇒ Ef 5,21; ⇒ 1Cor 16,15-16 ] a servirli[Cf ⇒ Gv 13,12-15 ] nella comunione della Chiesa, ad essere “obbediente” e “sottomesso” ai capi della Chiesa, [Cf ⇒ Eb 13,17 ] e a trattarli “con rispetto e carità” [Cf ⇒ 1Ts 5,12-13 ]. Come il Battesimo comporta responsabilità e doveri, allo stesso modo il battezzato fruisce anche di diritti in seno alla Chiesa: quello di ricevere i sacramenti, di essere nutrito dalla Parola di Dio e sostenuto dagli altri aiuti spirituali della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 37; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 208-223; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 675, 2].

1270 “Rigenerati [dal Battesimo] per essere figli di Dio, [i battezzati] sono tenuti a professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11] e a partecipare all'attività apostolica e missionaria del Popolo di Dio [Cf ibid., 17; Id. , Ad gentes, 7; 23].

Il vincolo sacramentale dell'unità dei cristiani

1271 Il Battesimo costituisce il fondamento della comunione tra tutti i cristiani, anche con quanti non sono ancora nella piena comunione con la Chiesa cattolica: “Quelli infatti che credono in Cristo ed hanno ricevuto debitamente il Battesimo, sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica. . . Giustificati nel Battesimo dalla fede, sono incorporati a Cristo, e perciò sono a ragione insigniti del nome di cristiani, e dai figli della Chiesa cattolica sono giustamente riconosciuti come fratelli nel Signore” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 3]. “Il Battesimo quindi costituisce il vincolo sacramentale dell'unità che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati” [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 3].

Un sigillo spirituale indelebile

1272 Incorporato a Cristo per mezzo del Battesimo, il battezzato viene conformato a Cristo [Cf ⇒ Rm 8,29 ]. Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (“carattere”) della sua appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609-1619]. Conferito una volta per sempre, il Battesimo non può essere ripetuto.

1273 Incorporati alla Chiesa per mezzo del Battesimo, i fedeli hanno ricevuto il carattere sacramentale che li consacra per il culto religioso cristiano [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Il sigillo battesimale abilita e impegna i cristiani a servire Dio mediante una viva partecipazione alla santa Liturgia della Chiesa e “a esercitare il loro sacerdozio” battesimale “con la testimonianza di una vita santa. . . e con una operosa carità” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

1274 Il “ sigillo del Signore ” [Dominicus character”: Sant'Agostino, Epistulae, 98, 5: PL 33, 362] è il sigillo con cui lo Spirito Santo ci ha segnati “per il giorno della redenzione” ( ⇒ Ef 4,30 ) [Cf ⇒ Ef 1,13-14; 1274 ⇒ 2Cor 1,21-22 ]. “Il Battesimo, infatti, è il sigillo della vita eterna” [Sant'Ireneo di Lione, Demonstratio apostolica, 3]. Il fedele che avrà “custodito il sigillo” sino alla fine, ossia che sarà rimasto fedele alle esigenze del proprio Battesimo, potrà morire nel “segno della fede”, [Messale Romano, Canone Romano] con la fede del proprio Battesimo, nell'attesa della beata visione di Dio - consumazione della fede - e nella speranza della risurrezione.
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   Ven 23 Nov - 4:51

E' ovvio che il Battesimo, la Cresima e l'Eucaristia hanno una dimensione mistica in loro.
Il Battesimo ci inserisce (innesta) in Cristo, fa si che il suo Corpo nutre e fa vivere il nostro corpo, che la sua anima nutre e fa vivere la nostra anima, il suo spirito nutre e fa vivere il nostro spirito, che la sua Natura Divina nutre i nostri: corpo, anima e spirito, che la Sua Persona divina unifica la nostra persona ecc…
Questo evoca già tutta una dimensione mistica che trova una delle sue vette nelle parole di san Paolo: non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. Quindi la dimensione dell'Unione con Cristo-Dio è la realizzazione in pienezza in noi del Seme del Battesimo.
Non andremo mai oltre il Battesimo. Nel Battesimo c'è tutto perché è inserimento (innesto) in Cristo, nella Trinità. È il punto di partenza e il punto di arrivo. È il codice genetico se vuoi.

Se si parla di "Unione con Dio" (Cristo essendo Dio), si continua ancora di parlare del Battesimo… non è che si sta inventando una nuova realtà. L'Unione è la realizzazione in pienezza del Battesimo. Quindi si puo' (e si dovrebbe) contemplare sempre il Battesimo durante la nostra preghiera… perché in esso si vede sia il Seme iniziale del Dono di Dio, sia la sua crescita, la sua realizzazione in pienezza, e dopo i suoi frutti.

Nel Battesimo riceviamo Gesù, perché è Lui il Dono di Dio, e la sua umanità è tutta piena di Spirito Santo e Lui ci dà lo Spirito Santo. Ci dà il Suo Corpo per il nostro corpo, la Sua Anima per la nostra anima, il suo spirito per il nostro … la sua divinità per il nostro spirito e la sua Persona che sostiene tutta la nostra persona. Siamo chiamati a sviluppare questa trasformazione in Lui, in pienezza, e la si realizza tramite la nostra libera volontà, ripetuta, espressa in atti.

C'è tutta una dimensione mistica e nuziale nel mistero del Battesimo.
I religiosi non fanno altro che vivere in pienezza il loro Battesimo, non si aggiunge niente al Battesimo. Il Sacerdozio è al servizio dei fratelli battezzati.

La Comunione non fa altro che darci un nutrimento sul nostro cammino. Questo nutrimento fa crescere il Seme del Battesimo. E, di per se, un nutrimento completo e pieno, siccome è tutto Gesù (che è Dio) che noi riceviamo. Ma si adatta alle nostre capacità di ricezione.

Pero' non dimentichiamo altri aspetti che forse non sono chiamati "sacramenti" ma lo sono: il boccone/parola quotidiano da ricevere dalle Mani di Gesù. È la prima parte della Messa. Questo boccone puo' benissimo essere chiamato sacramento. Perché la definizione di sacramento è: segno palpabile, fisico, visibile, di una grazia (che è invisibile).

E' questo che chiedevi?
Jean


Ultima modifica di il Sab 24 Nov - 0:04, modificato 1 volta
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Anna rita



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MessaggioTitolo: GRAZIE!   Ven 23 Nov - 10:57

Sì è questo: chiedevo la dimensione mistica del Battesimo, e dei sacramenti: non sapevo formulare la domanda. E la dimensione sacramentale di Lectio-Orazione. Credo che abbiamo bisogno che questi aspetti vengano esplicitati, approfonditi, sono così essenziali e poco detti, a volte. Esplicitare come tutta la vita spirituale si svolga in un continuum di atti, segni , non so come dire: momenti di grazia dei quali dobbiamo esere coscienti, per riconoscerli accoglierli e lasciare loro lo spazio perchè il Signore li possa far crescere in noi, portare a compimento in noi nella loro infinita pienezza, che ci è già DATA FIN DALL'INIZIO. La vita spirituale vive di vita sacramentale, no? Dobbiamo SAPERE, per CHIEDERE LA GRAZIA di saper RISPONDERE. Chiedere la grazia di VEDERE la CROCE, che contiene e apre tutto.
Grazie, non è QUESTO è l'Avvento: chiedere che ci sia dato lo stupore orante di Maria, per vivere ogni momento immersi in una preghiera di contemplazione e di ringraziamento, per la pienezza che Dio ha voluto per noi quando ci ha pensati?...Per meglio dire: chiedere che Maria sia in noi per proseguire in noi il suo stupore e la sua preghiera.
Grazie.
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MessaggioTitolo: Re: Festa di tutti i Santi e Festa della Santità   

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Festa di tutti i Santi e Festa della Santità
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