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 Gruppo di studio su S.Teresa

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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Lun 22 Gen - 14:48

Anna rita ha scritto:
[…] TUTTI i santi , per essere arrivati ad essere tali, sono stati dei mistici? […] per essere santi, è NECESSARIO essere mistici?

I- Primo passo: Dipende della tua definizione di "mistici"

Se segui la definizioni che adopero, quella che potrebbe essere usata dai tre Dottori, allora la risposta è "si". Hanno semplicemente descritto la crescita del Seme del Battesimo fino alla pienezza di questa crescita, la pienezza dell'età di Cristo come dice san Paolo.
Seguire san Paolo e san Giovanni è valido per tutti i santi ( e i futuri santi)? Credo di "si" no?

Definisci "mistici" e poi vedremo. Pero', mi sembra che nel insegnamento che do ho definito il termine.
Chi prega bene, cresce. Chi cresce diventa per forza mistico. Ma "diventare mistico" non significa "avere dei fenomeni cosiddetti "mistici"" "o fenomeni straordinari". Santa Teresina è la perfetta incarnazione dell'insegnamento di san Giovanni della Croce e di santa Tersa! La domanda è qua: questa santa è mistica? C'è tanta gente che all'inizio del 20esimo diceva che non lo era! Non sono d'accordo, bisogna studiarla benissimo per scoprire quanto lei vive in pienezza tutta la Dottrina mistica di san Giovanni della Croce e di santa Teresa di Avila. È una vera mistica! Eppure i Papi del ventesimo secolo hanno tutti presentato santa Teresina come "la via comune del Vangelo per tutti"!
Ecco qui dunque la sfida per chi studia: scoprire fino a che punto lei incarna la Dottrina di santa Teresa di Avila e di san Giovanni della Croce!
Se Teresina non è mistica, allora andiamo a dormire. E dire che tutto cio' che lei dice non è per tutti, sarebbe contrario al sentimento della Chiesa, e dei Papi del ventesimo secolo.
C'è gente che ha passato tutta la sua vita a studiare santa Teresina. Chiediamo a loro cosa pensano! Padre Louis Guillet ocd era uno di questi! Ha studiato san Giovanni della Croce e santa Teresa di Avila tutta la sua vita, con impegno titanico perché temeva di non capire bene santa Teresina, perché appunto era, ed è ora ancora, percepita come una Santina all'acqua di rosa! E intuiva benissimo che non era il caso!

Un altro modo di porre la domanda: la Dottrina di santa Teresa di Avila e di Giovanni della Croce è il cuore del Vangelo o una invenzione facoltativa, opzionale, marginale? Io, vedo che loro non fanno altro che darci il Vangelo in profondità, in pienezza! Trovo che tutto cio' che dicono è nel Vangelo! Basta vedere come san Giovanni della Croce cita la Scrittura! Non ha mai detto che cio' che dice è solo per alcuni! Parla per tutti e la sua più grande opera (la Fiamma Viva) è offerta ad una vedova, una cristiana laica!

E la Madonna, era una mistica? Eppure la sua vita, vista dal di fuori, era semplice (in apparenza)! Una vita comune!

PS: spero di aver capito bene la tua domanda. Dimmi tu.

II- Secondo passo: Definiamo "santità"

Facciamo un'altra domanda: qual'è la definizione della santità? , qual'è la definizione di "essere santo"? Per me, questa è la domanda fondamentale del dopo-Concilio. Il Concilio ci ha detto che tutti siamo chiamati alla santità!! TUTTI...
Allora l'ideale sembra alto?!! o lo stiamo abbassando adesso?
Credo urgente, nel dopo Concilio, fare al meno tre cose:

1- Cambiare attitudine: non dare per scontato di sapere cosa vuol dire "santo", "santità" "diventare santo".

2- Studiare con impegno: cercare con serietà teologica ecclesiale cosa vuol dire "santo", ed arrivare ad una chiarezza a questo proposito.

È inutile dire che il terzo passo diventa:

3- Studiare con impegno totale e rinnovato: quali sono i mezzi della santità?... i mezzi che ci fanno diventare santi, e smettere di dare risposte un po' troppo comune e "passe-partout" che non hanno poca efficacia oggi. Qual'è il cammino comune che ci porta "a tutti" e "in modo sicuro" alla santità oggi?

Se il Cristianesimo non si impegna prima con tutte le sue energie ecclesiali a rispondere con serietà a queste 3 domande, non rispetta lo Spirito del Concilio Vat II, svia la sua urgenza (l'urgenza di diventare santi e la priorità di questo progetto su altri), e crea altre urgenze! Credo che il Concilio ci ricordava l'essenza del Vangelo. San Paolo lo dice: la volontà di Dio per voi è la santità.

Quindi vedi che la tua domanda non è assolutamente peregrina, anzi è la domanda impegnativa fondamentale del dopo-Concilio. Perchè il cuore, il centro, l'essenza del Concilio Vat II è questo: la chiamata universale alla santità (cioè che la santità è la vocazione di tutti gli esseri umani).

E non ho neanche parlato di santità per tutti coloro che non sono ancora cristiani (e sono oggi la maggioranza nel mondo!!!!). Cioè: come fare (dopo questi tre passi proposti sopra) per proporre il progetto di Gesù su tutta l'umanità? Perché non si puo' sapere la risposta ai tre punti e non pensare agli altri! Giovanni Paolo II, nella sua importante Enciclica "Redemptoris missio", ci ricorda con una forza teologica straordinaria quanto la missione fa parte dell'essenza stessa dell'essere cristiano. La Parola di Dio ci ricorda: "Avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente". "Chi ha e non dà al suo fratello che non ha", esce dalla volontà di Dio. Chi ha queste "conoscenze" e questi mezzi (che portano alla santità (cfr. i tre punti)) e non dà al suo fratello che non è cristiano questi mezzi, esce dalla volontà di Dio, e dovrà rendere conto alla fine.

Non è per niente che il Papa attuale, sua santità Benedetto XVI, nella sua prima Enciclica affronta la questione della Mistica cristiana! Credo che qui spiazza tutti. Certo: viviamo in tempi di grande povertà nella "Teologia spirituale" (o "Teologia mistica"). Viviamo in tempi dove neanche la "contemplazione cristiana" è definita chiaramente! Vedi quanto lavoro c'è da fare! Allora, diamoci da fare per servire Gesù e Maria Madre di questo Insegnamento.

E' vero che tra le righe puoi indovinare che per me "essere santo" o "essere mistico" è prettamente la stessa cosa! Sono per me sinonimi! Ma non è detto che questo sia percepito cosi da altri !

Ma la mia domanda per te, per voi è: secondo te/voi, se sono sinonimi, cosa implica questo per voi praticamente?
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Anna rita



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MessaggioTitolo: risposta   Lun 22 Gen - 16:53

Per me, come "sensazione personale" (cioè non verificata studiando ecc): essere santo è uguale ad arrivare all'Unione con Dio ("matrimonio spirituale"). Allora mi pare che ogni santo deve essere stato mistico, intendendo non i fenomeni soggettivi ma la capacità di accoglimento totale dell'incontro trasformante con Lui. Altrimenti, se non è così:
- mi domando COME ha fatto a fare il santo,
- mi domando QUALE è l'ALTRA via per la santità che io non intravvedo...

Per questo (e solo perchè io credo che se uno è motivato, potrebbe dare tantissimo di testimonianza a noi sulla forza che ha dal Signore) ho chiesto ad alcuni sacerdoti COME hanno fatto a fare i preti, e COME fanno a restare tali...

Ma a questa mia impressione, si oppone la credenza comune che non parla proprio dei santi in genere come mistici, nè rappresenta la loro capacità di incontro col Signore, ma si parla solo dei frutti che hanno prodotto, e si viene incitati a seguire il loro esempio nel dare tali frutti...

Allora: è vero che per gli altri sono i frutti che contano, ma anche sapere la VIA seguita per produrre i frutti sarebbe utile, no? Se dobbiamo imitare i santi... Per es, i martiri: S Stefano, primo per tutti: vede il cielo aperto, mentre lo ammazzano... e questo gli dà la forza...

Ma poi c'è anche il fatto che se dico questi miei dubbi, non si sa quali reazioni suscitano... E quindi ho dovuto fare un lungo giro di parole per arrivare a dire chiaramente questi miei "sospetti" sui santi... e sulla mistica... universale...
grazie anna rita
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Anna rita



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MessaggioTitolo: aggiungo alla risposta precedente   Mar 23 Gen - 19:35

Vorrei dire che quello che scrivo qui nasce dalla mia esperienza personale, e non da conclusioni cui sono arrivata studiando e confrontandomi con "esperti": quindi io sono innanzitutto "alla ricerca" e scrivo qui per chiedere agli altri il loro parere, perchè mi sia di aiuto, di confronto, o di correzione, se le mie impressioni derivano da moie interpretazioni distorte - Per questo aspetterei molto che gli altri mi dicessero la loro esperienza.

In questi mesi sto facendo esperienza forte del valore della testimonianza. Il valore che il corso ha avuto per noi, mi pare sia stato innanzitutto la occasione che ci è stata data di fare esperienza personale dell'incontro col Signore. - Questo è stato possibile perchè perchè ci è stata data la testimonianza da parte di altre persone - vive sulla terra o nel cielo, non importa - che hanno sperimentato a loro volta prima di noi che il Signore è entrato nel loro cuore saldamente una volta per tutte, e da quel momento non se ne è più andato, e ha fatto loro sperimentare la fedeltà costante dell'Amore. Dopo di che ognuno di loro è stato spinto a FARE altre cose, per esprimere questo Amore messo in loro stessi. Queste persone ci hanno dato una testimonianza pratica, di vita concreta, dai santi mistici che stiamo studiando, a Jean Thierry, ad altri, e dall'aver visto COME loro sono vissuti, quanto amore libertà luce hanno sperimentato, noi abbiamo potuto toccare con mano che è possibile che esista questa dimensione di Amore e che sia possibile viverla nel quotidiano. E questo ci ha cambiato la vita. Così noi a nostra volta , anche nel nostro piccolissimo essere, abbiamo sentito il bisogno di dire ad altri: "vieni a vedere cosa ho trovato", e altri sono venuti, e hanno visto, e sono stati presi...

Prima del corso, l'Amore che mi arrivava dalle letture della Messa, dalle preghiere, dalle funzioni liturgiche, mi richiedeva uno sforzo immenso di decodificazione, per arrivare alla RADICE del messaggio, all'esperienza NELLA CARNE dell'Amore che stava alla base di tutto. Ma mi restava sempre come una insoddisfazione, non arrivavo mai a "toccare" la cosa, il fuoco che sentivo sotto, era come sempre compresso, non lo si lasciava erompere come avrebbe voluto la Sua natura: e mi restava solo una accoglienza data per fede: cioè, sentivo che lì c'era il Tutto, ma dovevo scavare per disincrostarlo dagli involucri sovrapposti che lo filtravano, lo sminuivano, quasi.
Dicevo: è qui sotto, ma devo aspettare ancora, devo trovare il luogo, deve esserci il modo per poterlo trovare "a cielo scoperto"... Non so dire bene, vedo che mi esprimo con molta imprecisione, mi scuso. Ma insomma, venendo al corso ho potuto dire: "Ecco, ho trovato, è questo che cerco": ed è la TESTIMONIANZA, quello che ho trovato. La TESTIMONIANZA che mi ha detto: "puoi fidarti a credere che è possibile vivere questo, perchè io, - lui, lei, quell'altro, xy - ...abbiamo/hanno sperimentato questo" e ci hanno potuto costruire sopra la loro vita... con le sofferenze le persecuzioni ecc ecc , ma sempre con la PACE e la GIOIA nel cuore, che l'Amore dà loro ogni momento.

E allora vorrei che tutti potessero ricevere questa testimonianza, che l'Amore esiste, è possibile, si comunica, nella mia vita di ogni momento, mi costruisce a dispetto di tutta la mia impotenza miseria ecc... Vorrei che tutti quelli che fanno questa esperienza di Amore capissero che si deve sempre condividere con gli altri questa esperienza dell'Amore che ognuno individualmente ha fatto, e solo dopo è plausibile dare le leggi, le norme, le regole, e non viceversa...perchè le leggi, poi, vengono da sole, l'Amore te le dice, le segui perchè è Lui... anche se tu soffri eccc... Questo credo sia il "Andate e predicate", perchè il Vangelo è la BUONA NOTIZIA.

Insomma non voglio essere retorica, ma solo dire che quello che vale è sempre e solo il "vieni a vedere cosa ho trovato". E VA DETTO SEMPRE, INCESSANTEMENTE, perchè non è giusto tenere solo per noi il TUTTO che abbiamo ricevuto così senza nessun merito da parte nostra !!!!!
Scusate la mia esposizione confusa..
anna rita
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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Mar 23 Gen - 22:07

Grazie per questa testimonianza che spero farà reagire altri.
Comunque, mi hai fatto pensare a questo bellissimo passo della lettera agli Ebrei:

"E che dirò di piú? Infatti mi mancherebbe il tempo se volessi raccontare […] dei profeti, 33 i quali per fede vinsero regni, praticarono la giustizia, conseguirono le promesse, turarono le gole dei leoni, 34 spensero la forza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trassero forza dalla debolezza, divennero forti in guerra, misero in fuga gli eserciti stranieri. 35 Le donne riebbero per risurrezione i loro morti altri invece furono distesi sulla ruota e martoriati, non accettando la liberazione, per ottenere una migliore risurrezione. 36 Altri ancora subirono scherni e flagelli, e anche catene e prigionia. 37 Furono lapidati, segati, tentati, morirono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, afflitti, maltrattati 38 (il mondo non era degno di loro), erranti per deserti e monti, in spelonche e grotte della terra. […]
noi dunque, essendo circondati da un cosí gran numero di testimoni, deposto ogni peso […] corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesú, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrí la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. 3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue […]"
(Eb 11,32...12,4)

Vorrei pero aggiungere una cosa importante a proposito della questione della Testimonianza:
nel Vangelo si vede che ad alcune persone Gesù chiede di testimoniare ed ad altre no, lo vieta severamente. Quindi generalizzare la questione è delicato! Anche se dopo il Concilio e a causa del Concilio si è molto parlato di Testimonianza, soprattutto nell'Esortazione apostolica di Paulo VI "Evangelii nuntiandi" dove egli dice che: «L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, - dicevamo lo scorso anno a un gruppo di laici - o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni» (EN 41). E' tutta da leggere questa Esortazione, perché parla molto della testimonianza.
Se teniamo conto del fatto della crescita spirituale, e delle grazie che Dio ci dà, capiamo che a partire di certe tappe, non si puo' testimoniare in senso stresso dicendo cio' che riceviamo, perché le grazie che riceviamo cominciano ad aumentare in abbondanza e in qualità ! diventa molto difficile parlare. Anzi parlare diventa contrario all'intimità del Re. Parlare diventa – come dice santa Teresina – come un fiore che perde i suoi profumi…
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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Mer 24 Gen - 12:29

Quando parli dei mistici (o dei santi) tu fai spesso allusione al fatto che la loro esperienza di Dio da a loro un forza per fare tutto cio' che hanno fatto. Ed è vero che i mistici sono stati tra gli esseri i più fecondi delle storia.

Qui vorrei richiamare l'attenzione a certe cose che toccano questo rapporto tra l'interiorità (come luogo dove si trova la Fonte divina) e l'esteriorità (come opere che procedono dalla Fonte).

Santa Teresa riprende questo rapporto appunto nelle settime mansioni sia per spiegare la differenza tra lo spirito e l'anima (lo fa in 4 passi) sia per spiegare come la relazione tra Maria e Marta si trova in una sola persona che unifica tutti e due. Ho accennato a questo durante il Corso di secondo livello nel mese di novembre quando vi ho mostrato una delle rappresentazioni che si trovano nell'Icona di san Giovanni della Croce, rappresentazione che illustra l'Unione con Dio espressa nel Cantico Spirituale.

L'unione con Dio rappresenta nel più profondo dell'essere unito a Dio come una fonte di energia! È vero. Questo è un aspetto dell'unione e hai ragione di sottolinearlo. Non esiste solo a partire dell'unione, ma cresce progressivamente a partire dell'irruzione dell'Amore soprannaturale (4 Mansioni). Come dice Gesù nel Vangelo, chi beve a questo Amore, questi diventa in lui una Fonte che sgorga da suo seno (e nutre gli altri): "chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai piú sete in eterno; ma l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna" (Gv 4,14) e «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, dal suo seno sgorgheranno fiumi d'Acqua viva» (Gv 7,37-38 ) Quindi il mistico fa l'esperienza di avere accesso – come gli alberi – 12 mesi all'acqua Viva (Ap 22,2) o anche di avere nel suo centro come luce Dio stesso (cfr. Ap 22,5).

Se studiamo bene san Paolo vedremo quanto tutte le grazie che egli ha ricevuto (visioni, conoscenze ecc…) sono stati doni da parte di Dio che li hanno permesso di avere come una costante spinta per evangelizzare, erano come un Fuoco in lui che lo spingeva sempre avanti… è cio' che egli chiama: la carità… il motore della vita spirituale… senza la quale tutto cio' che si fa non vale gran che! Questa Carità, questo Fuoco che brucia in lui, risulta dall'intimità che aveva con Dio. È questo Fuoco (la carità divina in lui) che lo spingeva a fare tutto cio' che egli ha fatto.

Pero' è importante di capire che ogni atto (e non solo l'energia) procede da Dio. Il Figlio (in quanto uomo) non puo' fare nulla da se, ma cio' che vede il Padre fare, Egli fa lo stesso (cfr. Gv 5). Misuriamo il valore contemplativo del Figlio: sembra prima di tutto contemplare il Padre, la sua volontà, vederLo fare le cose, e poi farle lui. E ci ribadisce la stessa cosa nel capitolo 15 di Giovanni: voi non potete fare nulla da voi stessi! Dovete essere radicati in Me.
Quindi il Figlio ci è dato come esempio da seguire, da studiare: è lui la misura della santità e della mistica! È dal Vangelo che possiamo trarre la conoscenza di cio' che è la mistica. Gesù dice: solo il Figlio conosce il Padre (e solo il Padre conosce il Figlio), e il Figlio fa conoscere il Padre a chi vuole. Ecco l'esperienza cristiana: entrare nell'intimità di questo circolo chiuso che è la vita che esiste tra il Padre e il Figlio.

Notiamo anche che spesso i mistici hanno una debole complessione, e paradossalmente hanno una tremenda energia ed un grande fecondità. Come spiegare questo? È il Fuoco dell'Amore divino che brucia in loro. Attingono a questo Amore nella Fonte che sgorga nel più profondo del loro essere, e lo fanno più specialmente durante i tempi di preghiera profonda e prolungata.

Un'ultimo punto: pensiamo all'Unione con Dio, tale matrimonio spirituale, unione dove lo spirito e il Fuoco Divino, Dio, non si separano più! Unione dove lo spirito è trasformato in Dio a tale punto che fiammeggia in Dio, con Dio. Ma l'unione è fatto per che cosa? Solo l'unione? L'unione tra l'anima umana e lo Sposo divino (Gesù) è fatta per permettere all'Anima di dare allo Sposo dei Figli! Spesso i libri di teologia spirituale si fermano all'Unione e non vanno oltre! E questo è grave, perché l'unione mira alla generazione di figli per Dio! Opera divina…
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Anna rita



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MessaggioTitolo: risposta   Mer 24 Gen - 19:44

Tu dici "ogni atto deriva da Dio", "l'unione mira a generare figli per Dio". Effettivamente si ha la percezione di dover essere "le mani" per Dio, cosa che sgomenta terribilmente, ma nello stesso tempo dà pace , perchè si sa di potersi limitare a chiedere solo "fammi essere le tue mani" a passi piccolissimi nella vita banale del quotidiano. La pace deriva dall'esperienza che il progetto, ed il risultato, dipendono non dalla mia capacità ma solo da Lui.

Generare figli mi sembra essere semplicemente decidere di dare amore. Ma vorrei che tu spiegassi più a fondo cosa è per te "generare figli per Dio".

A me pare che l'esperienza di Amore che riceviamo sia talmente "al di fuori" della nostra portata, che il fuoco del desiderio di ricambiare tale dono non possa trovare espressione completa, per lo meno da parte mia, nel punto in cui mi trovo. Allora sembra che un modo di "sfogare" questo bisogno di corrispondere all'Amore sia amare il Dio che è nell'altro, perchè l'altro adesso è più "a portata di mano" per me, da una parte lo posso amare con modalità ancora umana, per il momento, ma dall'altra parte, questo è anche un modo, sia pure molto imperfetto, di cercare di attirare l'altro nell'esperienza di come lui stesso possa sentirsi amare da Dio. E questo è in minima parte iniziare a generare un figlio a Dio, attirare l'altro a Dio, che è Padre dell'altro. Mi sbaglio?
grazie.
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Gio 26 Apr - 18:05

Ciao Jean, mi piacerebbe avere un tuo parere su un punto a me poco chiaro delle seconde mansioni.
All' inizio di 2M 1,4 leggo: "Oh, Gesù, che baraonda fanno qui i demoni e quali sono le emozioni della povera anima, che non sa se deve andare avanti o tornare alla prima dimora! Perchè la ragione, per altro verso, le mostra che si sbaglia a pensare che tutto ciò non valga alcunchè in confronto alle sue alte aspirazioni; la fede (invece) le insegna ciò che le deve importare".
Io ho interpretato "tutto ciò" come riferito ai "beni caduchi" di cui S. Teresa parla poco prima, verso la fine di 2M 1,3. Quindi sono arrivata alla conclusione che la ragione, nelle seconde dimore, spinge l'anima nella direzione opposta rispetto alla fede o perlomeno la frena.
Nell' introduzione alle seconde dimore del mio testo (tradotta dall'opera From Ash to Fire. An Odissey in Prayer di Carolyn Humphreys, New City Press, New York, 1992) leggo invece la seguente affermazione: "I pellegrini sanno, attraverso la ragione, che il loro precedente stile di vita meschino non vale molto in confronto a ciò che stanno tentando di raggiungere".
Tu cosa ne pensi? Inoltre vorrei chiederti qual'è secondo te la differenza tra la ragione e l'ntelletto di cui S. Teresa parla più avanti in 2M 1,4.
Grazie mille!
Anna
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Gio 10 Mag - 17:03

Cara Anna
Ecco finalmente un po' di tempo per rispondervi. Mi dispiace per il ritardo.
Credo che bisogna capire un po la persona che si trova nelle seconde mansioni. In un certo senso ancora impara ad entrare in se stessa, e quindi a mirare Dio che si trova dentro. Si trova quindi tra due mondi: il mondo esterno, visibile (mondo delle creature), e il mondo invisibile, il mondo del Creatore. E in genere si ama quel che si vede, e santa Teresa vuol mostrare quanto ancora cio' che si vede ha un impatto sulla persona. Sono gli occhi del corpo e dell'intelligenza che sono come impregnati dal creato, e solo la fede, nell'atra direzione (verso dentro) porta l'intelligenza verso il Creatore. Lei dirà: "La fede in noi è così debole che crediamo più facilmente a quanto ci cade sotto gli occhi, che non alle verità che essa ci insegna." (IIM5)
Bisogna quasi direi, per capire santa Teresa, mantenere il suo modo di visualizzare il cammino spirituale: visualizzare un Castello, con una porta (l'orazione), e ricordarsi che il dinamismo di crescita oppone due mondi (quello di fuori e quello di dentro) e due direzioni (verso fuori, entrare dentro), beni diversi (beni creati, Dio) ecc… i mezzi che ci danno accesso a questi mondi (la ragione abbandonata a cio che gli occhi del corpo vedono e la ragione (l'intelligenza) guidata dalla Fede, portata da Lei verso l'Abitante di questo bellissimo Castello: Dio, Gesù)
Quindi non si tratta di negare l'intelligenza, ma di farla funzionare bene. Verso dentro, verso Gesù che abita il Centro del Castello, guidata dalla Luce della Fede che Dio dà sempre ecc…
Ed è una lotta anche per l'intelligenza, perché il peso delle creature (nelle seconde mansioni) è ancora molto forte: si è attirato da cio' che si vede, e l'impatto di cio che si vede è ancora molto forte sull'intelligenza. Quindi ha bisogno di fare tutto cio' che dipende da lei (come dice santa Teresa), di raccogliersi (entrare dentro, mirare verso di Lui), di considerare. (3 indicazioni fondamentali da ricordarsi, facendo il riassunto)

Quindi non si tratta di negare la ragione, ma di farla funzionare bene.
Vedi che qua ho semplificato mettendo tutti i vari vocaboli (intelligenza, ragione, pensiero) sotto lo stesso concetto: la facoltà intellettiva.
Quindi bisogna sempre vedere l'uso che santa Teresa fa di queste parole, e capirlo dal contesto, è la via più sicura. Il contesto determina il significato e l'uso della parola.
Va bene cosi? Credo che questa spiegazione risponde alle tue due domande, no?
A presto
Jean
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Ven 11 Mag - 1:41

Caro Jean,
hai risposto perfettamente alle mie domande!
Proseguendo nello studio, in particolare analizzando la relazione tra le facoltà e le virtù, mi era parso di intuire che le cose potessero essere così. Ora però con la tua spiegazione vedo tutto in modo più chiaro.
Ma che fatica! C'è stato un momento in cui mi sembrava di non capire più niente. Grazie quindi per i tuoi insegnamenti. Li apprezzo ancora di più adesso che sperimento, nel mio piccolo, come è difficile ricavarli.
A presto e ancora grazie!
Anna
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Gruppo di studio su S.Teresa   Ven 11 Mag - 4:32

Anna Maria ha scritto:
Ma che fatica! C'è stato un momento in cui mi sembrava di non capire più niente. Grazie quindi per i tuoi insegnamenti. Li apprezzo ancora di più adesso che sperimento, nel mio piccolo, come è difficile ricavarli.
Si, si all'inizio e per un lungo tempo, ci sembra non capire gran che!! Ma neanche studiando si capisce tutto! Perchè mica gli autori ti facilitano la vita, e ti parlano un liguaggio chiaro. Quindi si, hai raggione: "che fatica". Enorme!! Sofferenza mentale!
Si innesta il dover vivere queste cose (senza fare confusione anche qua), e poi, con la grazia di Dio, anno dopo anno, cominciare a vedere più chiaro...
Magari quando ci vediamo vi spiego un po come funzionano le virtu, i doni, il soccorso generale, particolare ecc... anche se lo sapete già, c'è sempre bisogno di tornarci..
Quindi non spaventarvi e non scoraggiarvi davanti a questo tipo di lavoro! Ricordatevi: è la materia la più difficile nella Teologia! Tutti scappano da questa materia!!
A presto
Jean
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