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 accompagnatore spirituale e confessore

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Manfri49

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Numero di messaggi : 31
Data d'iscrizione : 22.03.06

MessaggioTitolo: accompagnatore spirituale e confessore   Lun 29 Gen - 18:32

Buon giorno a tutti, ho qualche difficoltà a iniziare a parlare di questo argomento, andando direttamente a particolari aspetti che lo contraddistinguono. Pertanto, con lo scopo di "rompere il ghiaccio", chiedo di avere delucidazioni sulle differenze più sostanziali sulle due "persone" dell'accompagnatore e del confessore e sui compiti di entrambi, sia nel caso che si tratti di "persone" distinte sia che si configurino in una sola. Grazie Manfredi Rolling Eyes
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Jean
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Numero di messaggi : 550
Localisation : Londra
Data d'iscrizione : 19.03.06

MessaggioTitolo: Re: accompagnatore spirituale e confessore   Lun 29 Gen - 21:22

Carissimo Manfredi,
grazie per questo sforzo di rompere il ghiaccio...
Alcuni mesi fà una persona mi aveva fatto una domanda un po' vicina a questa tua domanda.
Mi permetto di mettere qui la mia risposta presa da questo Forum, magari per chiarire almeno alcuni punti che toccano l'accompagnamento spirituale.

F ha scritto:
Gent. Jean
perdoni la domanda, ma lei, come laico, può proporre l'accompagnamento spirituale?
F

Gent. F,
grazie per la domanda.
Di Tradizione nella Chiesa si fà la differenza tra Confessione (che è un sacramento) e l'Accompagnamento spirituale (che non è un sacramento). Sono due cose assai vicine, ma mai uguale, mai.
Questa è la pratica della Chiesa.
I Gesuiti, per esempio, in diversi posti propongono una formazione ai Laici, cosi possono dare accompagnamento durante i ritiri.
Altro esempio: santa Teresa (nel 16esimo) chiedeva alla Madre Priora di fare accompagnamento spirituale (di essere Madre spirituale) alle suo Monache (sempre con libertà da parte delle monache (non c'è obbligo)).
E la Priora pur essendo religiosa (che non è un sacramento) lo fa! E' pratica della Chiesa, fin dall'inizio.
Quindi Predicare, Insegnare, Fare accompagnamento anche lei puo' farlo. Questa è la Legge della Chiesa! E io lo incoraggio molto come lo fa la Chiesa.
Se ha bisogno di più chiarezza me lo dice.

Ecco, per finire due passi del Catechismo:-

1- E' obbligo dei fedeli di impergnarsi per il Messagio

900 I laici, come tutti i fedeli, in virtù del Battesimo e della Confermazione, ricevono da Dio l'incarico dell'apostolato; pertanto hanno l'obbligo e godono del diritto, individualmente o riuniti in associazioni, di impegnarsi affinché il messaggio divino della salvezza sia conosciuto e accolto da tutti gli uomini e su tutta la terra; tale obbligo è ancora più pressante nei casi in cui solo per mezzo loro gli uomini possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo. Nelle comunità ecclesiali, la loro azione è così necessaria che, senza di essa, l'apostolato dei pastori, la maggior parte delle volte, non può raggiungere il suo pieno effetto [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 33].

La parola è forte: non è un permesso concesso cosi, è un "obbligo" !

2- Possibile responsabilità per alcuni fedeli nella direzione spirituale

2690 Lo Spirito Santo dà ad alcuni fedeli doni di saggezza, di fede e di discernimento in vista di quel bene comune che è la preghiera (direzione spirituale). Gli uomini e le donne che ne sono dotati sono veri servitori della vivente tradizione della preghiera...

Il testo dice bene: "fedeli", non "preti".
Di più, abbiamo, per cio che riguarda l'Insegnamento: tre Donne Dottore della Chiesa!!
E' per questa raggione che organizzo - con la Grazia di Dio - in Italia una formazione per laici, per aiutarli ad occuparsi della Vita spirituale avendo un ruolo: insegnare, accompagnare ecc... Più avremo Laici formati, meglio sarà.

A presto
Jean

F ha scritto:
Gent. Jean,
Ma come si può capire se questo dono è stato dato dallo Spirito? Anche chi fa accompagnamento è a sua volta "accompagnato" da un altro? Come si arriva a scegliere l'accompagnatore?
La mia domanda nasce dalla seguente riflessione: dato che i temi trattati nei colloqui di accompagnamento spirituale rivestono carattere profondamente intimo e di grande valore per la vita spirituale e psicologica è necessario avere la certezza di condividerli con persona di assoluta fiducia e riservatezza, sia dal punto di vista spirituale e religioso, sia da quello umano.
So che accoglierà questa mia riflessione con la pazienza che si usa verso i neofiti.
Grazie ancora per la sua attenzione
F

Carissima F,
La ringrazio per le sue domande. Cerco di rispondere.

Non è una decisione arbitraria di una persona di "fare accompagnamento". Se una persona sente la chiamata, allora bisogna verificare e confrontare questa chiamata "in Chiesa". E per confermarla, bisognerà dopo formarsi, e, certamente, durante la formazione, bisogna essere seguito da un accompagnatore. Queste cose sono ovvie. Non si puo' avere vita spirituale profonda, e non si puo' portare una tale responsabilità senza queste due condizioni. Non è una cosa arbitraria. Si fanno le cose "in Chiesa".

Questa è una "Tradizione viva", vuol dire che si trasmette, da "maestro a discepolo" ecc… Non si decide di essere maestro se non si è fatto prima discepolo. Non avrebbe del tutto senso.
Perché? Perché il diventare "accompagnatore" necessità di essere passato per certe tappe, se no, non si capisce niente della vita spirituale e si crea confusione. La vita spirituale è un cammino, come l'abbiamo visto durante il Corso di primo livello, e questo cammino suppone crescita, e suppone il passare da una tappa all'altra. E avendo l'umiltà di obbedire a Dio tramite l'accompagnatore, si riceve cosi il "dono del Discernimento". Perché ci sono delle tappe ulteriori, che sono decisive, e se non si ascolta Dio tramite l'altro (l'altro essendo l'accompagnatore, o gli accompagnatori) allora si rischia veramente di sviarsi. Ho spiegato alcune cose sul tema del "Discernimento" sul Forum.

La scelta dell'accompagnatore. Prima di tutto non è sempre il caso di avere lo stesso accompagnatore per tutta la vita. Non tutti sanno fare "per tutti" e "in tutto". Santa Teresa di Avila, Madre dei Spirituali, ne ha avuto diversi. Per questioni delicate a volte bisogna avere la flessibilità di chiedere il parere non solo di una persona ma di diverse. E si ascolta sempre la voce di Dio, tramite le parole degli uomini.

Per scegliere l'accompagnatore bisogna:
L'accompagnatore dovrebbe avere 3 qualità al meno: Esperienza, Scienza, Discernimento.
Se gli manca la Scienza, e se ha grande esperienza è meglio. Ma uno che ha "meta-scienza" è meglio di no.
Poi, bisogna:
1- Pregare molto e con grande umiltà e insistenza il Signore, cosi ci indica la persona giusta. Si puo' magari procedere in due tappe: una primo approccio, poi magari pregare per una conferma.
2- Poi si chiede alla persona se lo accetta.
3- L'accompagnatore puo' avere 2 tappe nella sua decisione: 1- una prima accettazione della persona, per vedere, e seguirla un po. 2- una seconda accettazione.
Perché la vita spirituale ha bisogno di una grande determinazione per andare avanti. Quindi all'inizio si accetta la persona per vedere la sua sostanza. Se ha grande determinazione, allora si passerà ad un'accettazione più profonda, perché ci saranno delle esigenze da tutte e due parte. Perché l'accompagnatore porta la persona, porta la responsabilità, fino ad un certo punto. Prega per l'accompagnato/a. ecc…

Lei dopo, menziona "l'assoluta fiducia e riservatezza, sia dal punto di vista spirituale e religioso, sia da quello umano" che bisogna avere nella persona scelta. Questo è ovvio. È un'opera sacra la responsabilità di un'anima. Molto sacra. E non tutti sono idonei. E non tutti lo sono diventati. "Uno su mille" si dice. Avere una persona che sa tenere il segreto (sia prete sia non prete), avere una persona già di un equilibrio umano sano e solido, sono cose rarissime. Pero', per carità esistono. La riservatezza è un dovere per diverse professioni: il suo medico ha giurato questo, di non divulgare i suoi segreti personali. Il suo psicologo (se ne ha) ha il dovere di fare la stessa cosa. Ecc… ecc… Il Catechismo della chiesa cattolica menziona questi aspetti. Li mette tutti sotto il titolo: "il rispetto della verità" nn° 2490 e 2491.
Non è solo il Sacramento della penitenza nel quale l'essere umano responsabile è tenuto al segreto (anche se è di natura diversa) ma anche il segreto professionale.
Direi che l'obbligo del segreto per l'accompagnamento è dello stesso tipo di quello della confessione. Questo si vede per esempio per un caso particolare nel seminario dove l'avviso del Direttore spirituale non puo' essere chiesto. Il testo mette sullo stesso piano il Direttore spirituale con quello del Confessore:
Diritto canonico n°240 n°2:
"2. In decisionibus ferendis de alumnis ad ordines admittendis aut e seminario dimittendis, numquam directoris spiritus et confessariorum votum exquiri potest."
(nelle decisioni che riguardano ….. non si puo' chiede il parere (votum) del direttore spirituale, ne del confessore!)
Fino ad un certo punto direi che l'essere umano dovrebbe avere una chiarezza molto profonda e vasta con il suo direttore (si parla per esempio, nella tradizione spirituale dell'oriente monastico della rivelazione dei pensieri). E non è il caso di un confessore di passaggio. Quindi la responsabilità riguardo alla fiducia e al segreto è, in un certo senso molto più grande ancora di quella del confessore.

Vorrei aggiungere una cosa importante: avendo scelto un accompagnatore, questo non significa che siamo legati "ad vitam" con lui o lei (puo' essere una donna)! No! Si rimane libero di lasciarlo a qualsiasi momento. Non è auspicabile di cambiare tutti i giorni, ma la libertà di fondo deve rimanere sempre, e non si deve far sentire (da parte dell'accompagnatore) nessun peso a questo riguardo. Siamo figli di Gesù, è lui che ci ha comprati con prezzo molto caro, non l'accompagnatore. E nell'accompagnamento, pur avendo a che fare con un essere umano, è la volontà di Dio, in tutto che si cerca, e non la si cerca in modo arbitrario, ma con intelligenza e discernimento, lasciando sempre la persona libera, sempre. Se no, cessa di essere accompagnamento.

Puo' sempre tornare a chiedere degli chiarimenti perché la questione è vasta.
Puo' anche leggere le parole fortissime di san Giovanni della Croce contro i Direttori spirituali ignoranti e possessivi, in Fiamma Viva, commento alla terza strofa, terzo versetto nn°31-62, il primo nemico dell'anima.
Ecco qui l'indirizzo per leggerle: http://www.amorvincit.com/giov_croce_fviii3.htm#_ftn11
A presto
Jean


PS Aggiungo questo per più chiarezza:

Per cio che riguarda l'accompagnamento spirituale, cio' che fonda l'autorevolezza o l'autorità della persona non è il fatto di essere o di non essere prete. Cio' che fonda l'autorevolezza del maestro o della maestra di spirito è la combinazione integrata di tre cose: esperienza, scienza e discernimento. Il maestro che non ha esperienza, non ha percorso il cammino della vita spirituale, non è passato da certe tappe, come potrebbe essere maestro?

Per la questione del silenzio il vero maestro è comunque legato al silenzio da parte di Dio stesso già sulle grazie che Dio li dà, perché questo fa parte della crescita spirituale. Non va in giro raccontando o "testimoniando" di cio' che Dio li ha dato. Quindi è già una persona abituata a tenere e a serbare i segreti del Re! In fatti appartire di certe tappe di vita spirituale, si impare a taccere. E' necessario.

Per illustrare la questione dell'autorevolezza, ecco cosa dice Gesù ad un Dottore nel terzo capitolo di Giovanni: "Tu sei il dottore d'Israele e non sai queste cose? 11 In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che conosciamo e testimoniamo ciò che abbiamo visto" Il fatto di essere "dottore" (cioè un'autorità nel mondo dell'insegnamento rabbinico della Bibbia e della teologia) non sembra aver servito a Nicodemo. Mentre, Gesù qui, mette in rilievo gli aspetti dell'esperienza di prima mano: "cio che conosciamo", "cio' che abbiamo visto".

Di per se l'esperienza non si oppone ne all'insegnamento, e neanche al sacerdozio! Anzi, è l'ideale di avere un sacerdote che abbia tutto. Ma non è il proprio suo, non è il proprietario di una tale esperienze, di una tale maestria. Cio' che li dà l'autorità non è il fatto di essere sacerdote, ma di essere un vero maestro di spirito. E questa autorità del maestro proviene da una parte dall'esperienza di Dio, dalla crescita personale, dal lavoro che fa su di se, e dall'altra parte dal discernimento (si è fatto prima discepolo, per ricevere il discernimento), e - speriamo - da una scienza valida (di per se, la cosa la più difficile da trovare).

Santa Teresa di Avila è una donna, ed è vera Maestra di vita spirituale, ed è dichiara dalla Chiesa: "Madre dei spirituali". Santa Teresina anche è Maestra! Eppure non sono sacerdoti…. Non hanno l'Ordine sacro (il sacerdozio)!

Questo aspetto della Chiesa è presente fin d'all'inizio. A mo di battuta possiamo dire che è presente nella coppia Pietro-Giovanni. Non lavorano separatamente, Pietro è sempre il Capo. Pero il più rapide, il più "giovane" è Giovanni! Il grande contemplativo è Giovanni (o anche la Maddalena).

Jean


Ultima modifica di il Lun 29 Gen - 21:56, modificato 2 volte
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: accompagnatore spirituale e confessore   Lun 29 Gen - 21:39

Manfri49 ha scritto:
[...] chiedo di avere delucidazioni sulle differenze più sostanziali sulle due "persone" dell'accompagnatore e del confessore e sui compiti di entrambi, sia nel caso che si tratti di "persone" distinte sia che si configurino in una sola. Grazie Manfredi Rolling Eyes

Siccome la confessione è un "Sacramento" possiamo riceverla da qualsiasi Sacerdote. Mentre l'accompagnatore è "personale" (e puo' in linea di massima essere una donna). (Si puo' anche chiedere consiglio a volte anche a più di una persona. Santa Teresa lo faceva.)
Il contenuto della confessione è di dire i peccati (non "tutta la vita", come è il caso con l'accompagnatore, neanche dire "le buone cose" che facciamo o le grazie che riceviamo). Lo scopo con l'accompagnatore è di darli l'informazione necessaria per aiutarlo/la a capire il lavoro della Grazia in noi e cosi potrà discernere e aituarci a camminare.

Dentro la Confessione, le parole del Sacerdote sono limitate a cio' che si è detto, e quindi non aspettarsi ad un'accompagnamento spirituale da sua parte. La sua attenzione è rivolta solo alle questioni di peccato menzionate..
Se si vuole trattare di cose "fuori" di questioni di peccato, si chiede appuntamento al Sacerdote di nostra scelta e si va a vederlo. In quel caso siamo nell'acompagnamento, o nel "chiedere consiglio".

Di per se la Confessione (che è un Sacramento) e l'Accompagnamento sono cose distinte. A volte se si riesce, e se si vuole, si puo' avere una sola persona per ambedue! pero' nel caso dell'assenza dell'acompagnatore si puo' sempre confessarsi da qualsiasi confessore!!!

Ogni sacerdote normalmente puo' confessare. Mentre l'accompagnamento richiede delle capacità non direttamente legate al Carattere sacerdotale (anche se si auspica che tutti i sacerdoti ne siano capaci): Esperienza, Scienza, Discernimento.

In un certo senso si puo' anche dire che la Confessione è proposta dal ramo Sacerdotale della chiesa (per es. il prete di parrochia) e l'accompagnamento è proposto dal ramo "Profetico" (i monaci, i religiosi ecc...). E' un modo di parlare che adopero chi per far capire le cose! Ma non prenderlo in sensso stretto e unico.

La Tradizione monastica antica ci ricorda anche un fatto molto importante: che è necessario per progredire velocemente e efficacemente di rivelare anche i pensieri all'acompagnatore! Quindi, paradossalmente, si dice molto di più all'accompagnatore che al Confessore!
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