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 Gesù agli inferi

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Manfri49

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MessaggioTitolo: Gesù agli inferi   Lun 23 Apr - 17:29

Caro Jean, ecco la domanda: Gesù Cristo nel Credo Apostolico dice: "...discese agli inferi, il terzo giorno resuscitò dai morti.....". E' sceso solo quella volta? Avendo vinto la morte, ha aperto il paradiso a coloro che erano già morti e che per il momento potevano stare solo agli inferi? Grazie. Laughing Laughing Manfredi
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Gesù agli inferi   Mar 24 Apr - 19:40

Non so se ho capito bene la domanda.
La risposta ha un senso lato, e un senso stretto.

1- In senso stretto Gesù è sceso solo a quel momento, dopo la Redenzione che ha compiuto sulla Croce, ed è disceso con la sua anima.

2- Ma in senso lato, essendo Dio, puo' fare quello che vuole. Vede Mosè ed Elia nella trasfigurazione, vede Abramo (cf Gv 8,56-58 ), [Abrahamo, vostro padre, giubilò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». I Giudei dunque gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abrahamo?». Gesú disse loro: «In verità, in verità io vi dico: Prima che Abrahamo fosse nato, io sono». ], Isaïa lo vide prima della sua incarnazione (Gv 12,41) ecc..

Ma qui, non si tratta di "vedere" solo, ma di comunicare la sua salvezza. Quindi doveva aver luogo dopo la Croce, e prima della Risurrezione. Quindi anche il senso lato, se lo leghiamo all'Incarnazione, non trova un altro momento. Pero' la sua divinità è capace di parlare a chiunque! Ma Lui ha scelto la Via massima dell'Amore quella della somiglianza massima a noi esseri di carne, cioè la Via dell'Incarnazione. Quindi era felice di mostrare a loro (coloro che erano negli inferi) la sua Redenzione compiuta con il suo corpo, come loro hanno vissuto con un corpo e avevano bisogno di una Redenzione per la loro realtà di persone che hanno vissuto col corpo.


Ultima modifica di il Mar 24 Apr - 19:47, modificato 2 volte
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Gesù agli inferi   Mar 24 Apr - 19:42

CCC
Articolo 5 Paragrafo 1
CRISTO DISCESE AGLI INFERI


632 Le frequenti affermazioni del Nuovo Testamento secondo le quali Gesù “è risuscitato dai morti” (At 3,15; Rm 8,11; 1Cor 15,20) presuppongono che, preliminarmente alla Risurrezione, egli abbia dimorato nel soggiorno dei morti [Cf Eb 13,20]. È il senso primo che la predicazione apostolica ha dato alla discesa di Gesù agli inferi: Gesù ha conosciuto la morte come tutti gli uomini e li ha raggiunti con la sua anima nella dimora dei morti. Ma egli vi è disceso come Salvatore, proclamando la Buona Novella agli spiriti che vi si trovavano prigionieri [Cf 1Pt 3,18-19].

633 La Scrittura chiama inferi, shéol o ade [Cf Fil 2,10; At 2,24; Ap 1,18; Ef 4,9 ] il soggiorno dei morti dove Cristo morto è disceso, perché quelli che vi si trovano sono privati della visione di Dio [Cf Sal 6,6; Sal 88,11-13 ]. Tale infatti è, nell'attesa del Redentore, la sorte di tutti i morti, cattivi o giusti; [Cf Sal 89,49; 633 1Sam 28,19; Ez 32,17-32 ] il che non vuol dire che la loro sorte sia identica, come dimostra Gesù nella parabola del povero Lazzaro accolto nel “seno di Abramo” [Cf Lc 16,22-26 ]. “Furono appunto le anime di questi giusti in attesa del Cristo a essere liberate da Gesù disceso all'inferno” [Catechismo Romano, 1, 6, 3]. Gesù non è disceso agli inferi per liberare i dannati [Cf Concilio di Roma (745): Denz. -Schönm., 587] né per distruggere l'inferno della dannazione, [Cf Benedetto XII, Opuscolo Cum dudum: Denz. -Schönm., 1011; Clemente VI, Lettera Super quibusdam: ibid., 1077] ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto [Cf Concilio di Toledo IV (625): Denz. -Schönm., 485; cf anche Mt 27,52-53 ].

634 “La Buona Novella è stata annunciata anche ai morti. . . ” ( 1Pt 4,6 ). La discesa agli inferi è il pieno compimento dell'annunzio evangelico della salvezza. È la fase ultima della missione messianica di Gesù, fase condensata nel tempo ma immensamente ampia nel suo reale significato di estensione dell'opera redentrice a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, perché tutti coloro i quali sono salvati sono stati resi partecipi della Redenzione.

635 Cristo, dunque, è disceso nella profondità della morte [Cf Mt 12,40; Rm 10,7; Ef 4,9 ] affinché i morti udissero la voce del Figlio di Dio e, ascoltandola, vivessero [Cf Gv 5,25 ]. Gesù “l'Autore della vita” ( At 3,15 ) ha ridotto “all'impotenza, mediante la morte, colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” liberando “così tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per tutta la vita” ( Eb 2,14-15 ). Ormai Cristo risuscitato ha “potere sopra la morte e sopra gli inferi” ( Ap 1,18 ) e “nel nome di Gesù ogni ginocchio” si piega “nei cieli, sulla terra e sotto terra” ( Fil 2,10 ).

Oggi sulla terra c'è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato ed ha svegliato coloro che da secoli dormivano. . . Egli va a cercare il primo padre, come la pecora smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell'ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva, che si trovano in prigione. . . “Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio. Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell'inferno. Risorgi dai morti. Io sono la Vita dei morti” [Da un'antica “Omelia sul Sabato Santo”: PG 43, 440A. 452C, cf Liturgia delle Ore, II, Ufficio delle letture del Sabato Santo].


In sintesi

636 Con l'espressione “Gesù discese agli inferi”, il Simbolo professa che Gesù è morto realmente e che, mediante la sua morte per noi, egli ha vinto la morte e il diavolo “che della morte ha il potere” ( Eb 2,14).

637 Cristo morto, con l'anima unita alla sua Persona divina è disceso alla dimora dei morti. Egli ha aperto le porte del cielo ai giusti che l'avevano preceduto.

Catechesimo di Trento: Articolo 5
DISCESE ALL'INFERNO, IL TERZO GIORNO RISUSCITÒ DA MORTE


Significato dell'articolo

67 Interessa senza dubbio moltissimo conoscere la gloria della sepoltura di Gesù Cristo nostro Signore di cui abbiamo poco fa parlato. Ma deve interessare anche di più i fedeli il conoscere i trionfi strepitosi che egli riportò sul demonio debellato e l'inferno spogliato. Di ciò, appunto, e insieme della risurrezione, dobbiamo ora parlare. Avremmo potuto benissimo trattare separatamente i due argomenti, ma seguendo l'autorità dei santi Padri, riteniamo conveniente unire nella medesima esposizione la discesa all'inferno e la risurrezione.

Che cosa voglia dire, genericamente, "inferno"

68 DISCESE ALL'INFERNO. Nella prima parte dell'articolo ci viene proposto di credere che, dopo la morte di Gesù Cristo, la sua anima discese all'inferno e vi rimase finché il corpo restò nel sepolcro. Con queste parole riconosciamo che, in quel tempo, la medesima persona di Gesù Cristo fu nell'inferno e giacque nel sepolcro, il che non deve sorprendere. Infatti, come spesso abbiamo ripetuto, sebbene l'anima fosse uscita dal corpo, tuttavia la divinità non si separò mai né dall'anima, né dal corpo.
II parroco getterà molta luce sul senso dell'articolo, spiegando subito che cosa si debba intendere qui con il termine "inferno". Ammonirà anzitutto che esso non sta a significare il "sepolcro", come alcuni, non meno empiamente che ignorantemente, interpretarono. Abbiamo infatti appreso già dall'articolo precedente che Gesù Cristo nostro Signore fu sepolto; ne v'era motivo perché gli Apostoli, nel redigere la regola della fede, ripetessero il medesimo concetto, con formula più oscura. Qui il vocabolo in questione vuole significare quelle nascoste sedi, in cui stanno le anime di coloro che non hanno conseguito la beatitudine celeste. La Sacra Scrittura offre molteplici esempi di questo uso. In san Paolo leggiamo: "In nome di Gesù, ogni ginocchio si curvi, in cielo, in terra, nell'inferno" (Fil 2,10). Negli Atti degli Apostoli san Pietro assicura che Gesù Cristo nostro Signore risuscitò, dopo aver superato i dolori dell'inferno (At 2,24).

Che cosa voglia dire specificamente
69 Tali sedi non son tutte del medesimo genere. Una è quella prigione tenebrosa e orribile, nella quale le anime dei dannati giacciono in un fuoco perpetuo e inestinguibile, insieme agli spiriti immondi. In questo significato abbiamo i termini equivalenti di Geenna, abisso, inferno propriamente detto. In secondo luogo c'è la sede del fuoco purgante, soffrendo nel quale, per un determinato tempo, le anime dei giusti subiscono l'espiazione, onde possano salire alla patria eterna, chiusa a ogni ombra di colpa. Anzi, sulla verità di questa dottrina, che i santi concili proclamano contenuta nella Scrittura come nella Tradizione apostolica, il parroco insisterà con rinnovata diligenza, poiché viviamo in tempi nei quali la sana dottrina non trova agevole accesso presso gli uomini. Infine una terza sede è quella in cui le anime dei santi furono ospitate prima della venuta di Gesù Cristo nostro Signore. Esse vi dimorarono quietamente, immuni da ogni pena, alimentate dalla beatifica speranza della redenzione.

Reale discesa dell'anima di Gesù Cristo nell'inferno
70 Gesù Cristo scendendo nell'inferno liberò appunto le anime di questi giusti, aspettanti il Salvatore nel seno di Abramo. Ne dobbiamo credere che vi sia disceso in modo da farvi pervenire soltanto la sua virtù e la sua potenza, ma non la sua anima. Dobbiamo invece ritenere con tutta fermezza che la sua anima discese realmente e con la sua presenza nell'inferno. Abbiamo in proposito l'esplicita testimonianza di David: "Non lascerai l'anima mia nell'inferno" (Sal 15,10).
La discesa di Gesù Cristo all'inferno nulla detrasse all'infinita sua potenza, né gettò alcun'ombra offuscatrice sullo splendore della sua santità. Al contrario fu cosi solennemente confermato quanto era stato dichiarato circa la sua santità e la sua figliolanza da Dio, già manifestata da tanti miracoli. Ce ne persuaderemo senza indugio, se riflettiamo alle ben diverse ragioni, per le quali scesero in quella sede Gesù Cristo e gli altri. Tutti vi erano penetrati prigionieri; egli invece, libero e vincitore fra morti, vi entrò per debellare i demoni, dai quali essi erano tenuti prigionieri a causa della colpa originale. Inoltre, di tutti gli altri che erano discesi nell'inferno, una parte era stretta dalle più opprimenti pene; un'altra parte, pur libera da dolori sensibili, era amareggiata dalla privazione della visione di Dio e dall'aspettativa ansiosa della sperata beatitudine. Cristo signore invece vi discese non per soffrire, bensì per liberare i giusti dalla molestia dell'ingrata prigione e conferir loro il frutto della propria passione. Nella sua discesa dunque non si riscontra nessuna diminuzione dell'infinita sua dignità e potenza.

Cristo discendendo nel limbo liberò le anime dei santi
71 Poi si dovrà insegnare come Gesù Cristo nostro Signore è disceso nel limbo, per condurre seco in cielo i santi Padri e tutti gli altri uomini pii, liberandoli dal carcere, dopo aver strappato al demonio la sua preda; il che fu da lui compiuto in maniera ammirabile e con gloria grande. Il suo aspetto sfolgorò su quei prigionieri una luce chiarissima e riempì le loro anime di letizia immensa e di gaudio; anzi elargì a esse ancora la più desiderabile delle beatitudini che consiste nella visione di Dio. Così fu compiuta la promessa fatta al buon ladrone: "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23,43). Questa liberazione dei buoni era stata molto tempo innanzi predetta da Osea con queste parole: "O morte, io sarò la tua morte; o inferno, io sarò la tua distruzione" (Os 13,14); e dal Profeta Zaccaria: "Per te, a causa del sangue del tuo patto, io ritirerò i tuoi prigionieri dalla fossa senz'acqua" (Zc 9,11); nonché dal passo dell'Apostolo: "Egli ha spogliato i principati e le potestà, offrendoli a spettacolo e trionfando di loro" (Col 2,15).
Per meglio intendere il valore di questo mistero, dobbiamo sovente ricordare che per beneficio della passione di Cristo han ricevuto la salvezza non solo gli uomini pii, nati dopo l'avvento del Signore, ma anche quelli che lo avevan preceduto da Adamo in poi e che saranno per nascere fino alla fine del mondo. Perciò avanti che egli morisse e risorgesse da morte, le porte dei cieli non si aprirono mai per alcuno, ma le anime dei buoni, uscite di questa vita, erano portate nel seno di Abramo o venivano purificare nel fuoco del purgatorio, come avviene anche ora a quelli che han qualcosa da lavare o da scontare.
V’è infine un'altra causa della discesa di Cristo signore negli inferi, ed è la manifestazione della sua forza e potenza anche in quel luogo, com'era stato nel cielo e sulla terra, affinché si avverasse che al suo nome ogni ginocchio si piega in cielo, in terra e negli inferi (Fil 2,10). Chi non ammirerà a questo punto l'immensa benignità di Dio verso il genere umano? Chi non sarà preso dallo stupore, considerando che egli, non soltanto ha voluto subire per noi un'acerbissima morte, ma è ancor voluto scendere nei penetrali della terra, per toglierne le anime, a lui tanto care, e portarle seco alla beatitudine?
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