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 Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio

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Anna rita



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MessaggioTitolo: Citazioni sulla Lectio   Sab 13 Dic - 17:36

Da André Louf: "La vita spirituale", ed Qiqajon 2001.

Dalla Prefazione, a cura di Enzo Bianchi

"... segue ... una prima sezione dedicata all'ascolto della Parola di Dio nella leitourghía della Chiesa. Con questo termine ... non si intende certo soltanto la preghiera comunitaria delle comunità cristiane, bensì tutto ciò che rende fondamentale tanto il nostro riunirci per celebrare l'eucaristia e pregare i salmi, quanto il tempo che dedichiamo all'ascolto personale della Parola di Dio contenuta nelle Scritture. Del resto, è proprio questo un contributo fondamentale che i monaci offrono alla chiesa: ricordarle il primato dell'ascolto della Parola, che avviene soprattutto nella liturgia della chiesa e nella lectiodivina personale." (pag.5-6)


Dal "Prologo": "L'esperienza spirituale" (Cistercian Studies 2, 1975, pp 127-134)

"Nei suoi contemplativi, incessantemente in ascolto della Parola e da essa quotidianamente rigenerati, la chiesa, anche se rivolta al mondo e pienamente inserita in esso, si trova nel contempo sempre addossata al deserto. Questo dialogo amoroso tra la chiesa ed il suo Sposo, al quale alcuni sono votati in modo esclusivo, è la sola cosa che le garantisca l'autenticità del suo messaggio.
Perciò l'ascolto assiduo della Parola di Dio, nella liturgia celebrata in comune o in quella liturgia privata che è la lectio divina, è ormai divenuta l'occupazione principale del contemplativo, la sorgente alla quale egli alimenta la sua preghiera. Parola ascoltata, amorosamente ruminata, pazientemente assimilata, e che finisce per ripercuotersi in azione di grazie, in lode e in intercessione, a volte anche in condivisione ocn quelli che vengono a richiedergli una parola. Il contemplativo è la Parola divenuta preghiera." (pag 22)



Da: "L'al di là della liturgia" (Conferenza tenuta il 4 luglio 1969 alla quarta sessione di "Liturgia e monastero", Wavreumont)

Non appena ci si interroga sul significato autentico dell'azione liturgica, si scopre immancabilmente una realtà che da ogni parte oltrepassa la liturgia, che la precede, che la segue, e della quale la liturgia stessa è la celebrazione: la Parola di Dio...
... Tutta la vita della chiesa, tutta la sua attività viene spesa in questo evento spirituale che consiste nella tradizione della Parola: ... (1 Gv, 2-4) ... Inaugurata in un contesto liturgico, questa traditio si dispiega in molti modi e costituisce quell'"al di là" della liturgia ...
... Non è dunque senza una certa insistenza che i padri conciliari [ si riferisce qui alla costituzione Sacrosanctum Concilium] hanno voluto ricordare l'"al di là" della celebrazione liturgica: la liturgia celeste alla quale noi già partecipiamo, la preghiera interiore, autentica liturgia spirituale che è l'espressione stessa del dono di sè al Signore nella conformazione alla sua morte e resurrezione. Quest'insistenza, per quanto discreta, non può non tradire una difficoltà, quella di collocare esattamente la liturgia nel suo rapporto con l'esperienza cristiana, il kerigma e la mistica. La scoperta dei valori che si dispiegano nel cuore stesso della celebrazione liturgica ha potuto generare la presa di coscienza di una realtà più profonda, presente al livello più intimo dell'azione liturgica: l'esperienza spirituale che anima nel contempo la liturgia, la preghiera interiore e il ministero apostolico. In effetti, queste diverse manifestazioni dell'unica esperienza spirituale veicolano la stessa vita, la vita dello Spirito donato alla chiesa, trasmessa mediante la chiesa attraverso la fede.
Se è così, la liturgia diventa la cellula originaria, il nucleo, il germe a partire dal quale tutta la vita della chiesa si dispiega sempre più ampiamente. In un certo senso chiesa e liturgia coincidono: tutte le energie ecclesiali sono contenute nella celebrazione liturgica. In ogni persona e in ogni comunità ci sarà dunque sempre una necessaria continuità tra la liturgia e tutto il suo "al di là". Quest'ultimo serberà valore solo nella misura in cui verrà garantito il continuo fluire e rifluire tra la fonte liturgica e quello che potremmo chiamare il suo "pleroma": l'"al di là" dei testi e dei riti, lo Spirito in noi, che si esprime nella preghiera e nella testimonianza, che geme nell'attesa della redenzione perfetta, quando saremo introdotti nella "città del gran re"
... il popolo cristiano partecipa pienamente ed attivamente alla santa liturgia, esercitando così il sacerdozio regale del quale è stato rivestito mediante il battesimo" (pag. 27-28, 31-32).

[Parlando a proposito della Regola di San Benedetto]:
" Benedetto si attiene ancora fedelmente al vocabolario tecnico di Giovanni Cassiano ... . Per al Parola (psalmodia, lectio) come per la preghiera (oratio) prevede una doppia celebrazione: pubblica e privata.
Accanto alla salmodia in comune ... , la regola raccomanda la preghiera individuale del Salterio alla quale può aggiungersi la lettura della Scrittura. Benedetto la designa con il nome ricevuto da Cassiano: meditatio, ruminazione interiore e spirituale dei salmi. Essa non differisce molto dalla lettura meditata della Scrittura, alla quale d'altronde viene spesso associata.... Ora, sembra ... che non vi sia alcun dubbio: meditatio conserva qui, più che mai , il suo senso stretto: la ruminazione interiore e privata del Salterio e della Scrittura.... L'espressione non indica una preparazione intellettuale alla celebrazione liturgica, ma descrive il suo "al di là" in una celebrazione privata alla quale è finalizzata ogni libertà concessa." (pag. 45-47)




Passo alcune citazioni, ma non so se possano essere in qualche modo utili agli scopi indicati da Jean.
Per la riflessione pratica, a me è servita la lettura del testo completo . anna rita
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Lun 15 Dic - 2:40

Anna rita ha scritto:
Forse si potrebbe studiare l'origine della Lectio dalle Letture della Liturgia studiando i processi che hanno portato alla elaborazione della Liturgia, perchè mi sembrerebbe di poter ipotizzare che i due percorsi possano forse avere delle analogie, alla fine.

Ho cercato brevemente di farlo alla pagina 6 qui, in questo forum, del soggetto "Lectio divina", con il titolo "Alcuni spunti di storia della lectio". http://forumamorvincit.cultureforum.net/forum-scuola-di-maria-f1/1-vita-fondata-sulla-parola-di-dio-lectio-divina-t3-75.htm

Senz'altro, è studiando la storia dei lezionari, della loro nascita, che si potrà ritrovare il legame tra Lectio e Liturgia, Parola e Liturgia!
La Giovane Chiesa degli Apostoli, ha preso molto della liturgia del Sabato degli Ebrei, al punto che la Prima parte della Messa puo' essere considerata quasi una copia di questa liturgia! Ovviamente con "fede cristiana", e con il Vangelo! Ma la struttura si, è la stessa!
E la liturgia Ebrea, come lo dicevo negli "Spunti..." gira su 3 anni (Palestinese) o su 1 anno (Babilonese)... un po' come i Vangeli delle Domeniche nostre girano su 3 anni.
Poi, c'è tutta la questione dei lettori, della loro funzione nella chiesa primitiva, e poi successivamente (fino al settimo secolo circa) ecc.. tutto questo arricchisce la nostra percezione dell'esperienza e del contatto con la Parola che la Chiesa aveva.
Chi conservava i libri Sacri? (i lettori) dove? (da loro) Dove c'era accesso ai libri sacri (durante la Messa e durante la catechesi) ecc..
Quindi è studiando la storia dei lezionari che si potrà capire meglio come la Parola è stata "vissuta", "proclamata (cantata)", "ascoltata, memorizzata, vissuta". Sono certamente modi che sono spariti oggi!
Si pensa alla processione della Parola (il Vangelo) che è quasi riservata per solennità (e forse ripresa dalla liturgia Ambrosiana recente ho sentito dire), che è eppure fondamentale, poi il fatto di cantare la Parola, che non si fà più (peccato perché aiuta la memorizzazione)!
Tutto questo cambia il nostro approccio con la Parola, diventa un testo, un testo quasi morto, letto, sia dal Sacerdote o dal Diacono, e letto anche dall'assemblea (i fogli)... tutto questo toglie una parte della vita e della memorizzazione.
Quindi se è vero che abbiamo accesso alla Bibbia adesso (ed è una rivoluzione storica), questo non significa che il Popolo prima non sapeva memorizzarla e viverla... forse meglio di noi!
Discorso lungo... ma importante...
Grazie quindi Anna Rita per questi pensieri e per questi testi ... sunny
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Lun 15 Dic - 10:35

Grazie della segnalazione dell'altro intervento sulla Parola che cercherò di vedere appena possibile.
Molto in sintesi: mi interessano ( e mi "serve aprire") i "motivi interiori" (la teologia spirituale del processo?) che hanno portato alla formazione della Liturgia e che potrebbero esser comuni alla nascita e consolidamento della prassi della Lectio. Esempio evidente: l'AT è il tempo dell'attesa: tensione dolorosa ma anche illuminazioni profetiche rivoluzionarie; il NT è il tempo del compimento da aprire. Quindi At e NT sono inscindibili, si completano, non si arriva al compimento senza una preparazione. ecc ecc. La celebrazione eucaristica è il momento fondante la giornata, è fisiologica direi la esigenza di manducazione successiva di una Parola che è spada che provoca, e la contemplazione immersione ascolto di un Pane che si dona. La Liturgia sbocca fisiologicamente in preghiera continua cioè in manducazione-immersione continua. La liturgia è il centro che semina, il luogo che dona la pienezza di grazia, ma che attende di essere aperta. Come il Battesimo attende di essere aperto. Queste ovviamente sono solo mie impressioni superficiali e non verificate. Il tutto richiederebbe competenze di storia della liturgia e teologia liturgica, come minimo, che io non ho. Ho fiducia però anche che lo Spirito abbia vie sempre inattese e nuove per venire in nostro soccorso e darci quello che basta al cammino di ognuno.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Lun 15 Dic - 20:46

Ho letto l'intervento sulla storia della lectio, e vedo che là vengono svolti da Jean, anche con fondamenti "teorici", argomenti ai quali io ho qui accennato solo come mie impressioni... :sorry per la inutile ripetizione.
Alla fine: è vero, ci sono tanti metodi (che a me in realtà sembrano pochi, e alla fine riconducibili, secondo me) di Lectio. ecc ecc
Molto spesso mi trovo comunque a concludere che la cosa indispensabile e da mettere in evidenza è discernere la differenza tra "sapere" e "conoscere" come detto nell'altro topic. (Isaia 11,9 di ieri: "la conoscenza del Signore riempirà la terra" , e Geremia 24, 7 di oggi: "Darò loro un cuore per conoscermi" , parlavano proprio della "conoscenza del Signore "in questo senso). Conoscere intimo, non mediato nè dipendente alla fin nè dal ministro nè da altri, il solo che può avere una applicazione pratica = si può incarnare. Strumento per questo conoscere può essere il sapere, ma certo non lo garantisce nè lo esaurisce. ( L'esempio della vecchietta di s.Agostino, o del contadino del Curato D'Ars).
Allora: la lectio "spontanea" può sembrare più di altri tempi e culture, di ambienti spirituali diversi; la Lectio con metodo indagato, analizzato, dimostrato, riproducibile (secondo le leggi di Galilei!) è più adeguata ad alcune richieste attuali.( A parte il fatto che in molti casi mi sembra che alcune nostre esigenze attuali nascondano anche la nostra incapacità, il nostro penoso impoverimento per esserci allontanati dalla abitudine all'ascolto interiore, purtroppo). Ma alla fine ognuno deve incontrare il PROPRIO metodo di approccio: e conoscere approfondire i metodi altrui serve di preparazione, formazione, approfondimento, verifica, correzione di eventuali errori, suggerimento per superare difficoltà ecc... Ma col Signore ci si guarda faccia a faccia, senza appoggirsi a niente nè a nessuno. Il giudizio si trae dai frutti.
(Da un altro punto di vista, comunque, quanto detto sopra non sminuisce il significato ed il valore del lavoro di chi studia queste cose, che è fondamentale e non eliminabile, se si vuole aprire sempre più il cammino spirituale di tutti).

Ma alla fine: lo Spirito soffia dove e come vuole ecc ecc. L'importante è supplicare costantemente di poter imparare a discernere questo Soffio per assecondarlo e benedirlo esultanti... e la Lectio serve a questo.

(Non mi pare abbiate bisogno di altre citazioni o riferimenti, se mai Jean mi faccia sapere se ha altri interessi, se crede)
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mar 16 Dic - 15:00

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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mar 16 Dic - 15:27

Anna rita ha scritto:
Ho letto l'intervento sulla storia della lectio, e vedo che là vengono svolti da Jean, anche con fondamenti "teorici", argomenti ai quali io ho qui accennato solo come mie impressioni... :sorry per la inutile ripetizione.
Quindi non ti serve la risposta alla domanda:
Anna rita ha scritto:
Molto in sintesi: mi interessano ( e mi "serve aprire") i "motivi interiori" (la teologia spirituale del processo?) che hanno portato alla formazione della Liturgia e che potrebbero esser comuni alla nascita e consolidamento della prassi della Lectio.
Cioè ne hai trovato la risposta nel testo dell'altro filo?


Anna rita ha scritto:
Alla fine: è vero, ci sono tanti metodi (che a me in realtà sembrano pochi, e alla fine riconducibili, secondo me) di Lectio. ecc ecc
Si concordo. Direi che se si riesce a mettere in evidenza una "teologia dell'ascolto", cioè una analisi teologica del meccanismo dell'ascolto, allora troveremo il denominatore comune a tutte le forme, andremo al nucleo di ciè che è la lectio. E' per quella ragione che ho voluto aggiungere nell'articolo "Lectio divina" in wiki http://it.wikipedia.org/wiki/Lectio_divina queste parole:

"La lectio divina è l’operazione dell’Ascolto di Dio, che ci vuole parlare attraverso le Scritture. Praticamente, è il tempo forte quotidiano che si accorda a questo Ascolto. In un certo senso, è l’Arte spirituale principale. Quest’arte, così vitale, ci insegna come ricevere la “Parola del giorno” e come metterla in pratica. Questo è ciò che noi domandiamo nel Padre Nostro, quando diciamo: “sia fatta la tua volontà come in Cielo, così in terra” e poi: “dacci oggi il nostro Pane quotidiano”. Imparare quest’arte è stata da sempre l’urgenza del Cristiano.
L’operazione dell’Ascolto riassume in sé tutti i comandamenti, e tutto il Vangelo. Il cuore del messaggio biblico è di amare, amare Dio e amare il proprio prossimo. Ora amare è ascoltare la Parola di Cristo e metterla in pratica: “Se uno mi ama, osserverà la mia Parola” (Gv 14, 23, cfr. Gv 14, 15.21).
L’operazione completa dell’Ascolto si riassume così: “Ascoltare la Parola di Dio e metterla in pratica”. Niente di più semplice a parole, tuttavia la pratica mostra che non c’è sfida umana più grande di questa. In realtà, 1- la messa in pratica non è un’opera puramente umana. Essa non può essere realizzata appoggiandosi unicamente sulle nostre proprie forze. In aggiunta, 2- l’Ascolto è un’operazione che parte da Dio: noi non scegliamo quale Parola mettere in pratica, ma è Dio che, nella sua sapienza di veduta, ci dona “la Parola del giorno”. Quest’ultima è più adatta al nostro vero e più immediato bisogno di questo giorno. Durante l’operazione dell’Ascolto ci scontriamo contro due cose: 1- a) l’abisso che esiste tra ciò che noi sappiamo (la nostra intelligenza, i nostri pensieri) e ciò che noi facciamo (la nostra volontà, i nostri atti). 1- b) Constatiamo che la nostra volontà è ammalata, che fa altro dal mettere in pratica la Parola ricevuta. 2- Non sappiamo come fare per cavarcela; il lato pratico dell’Ascolto ci sfugge. E’ la lectio divina che ci insegnerà praticamente come colmare questo abisso."

Anna rita ha scritto:
Molto spesso mi trovo comunque a concludere che la cosa indispensabile e da mettere in evidenza è discernere la differenza tra "sapere" e "conoscere" come detto nell'altro topic. (Isaia 11,9 di ieri: "la conoscenza del Signore riempirà la terra" , e Geremia 24, 7 di oggi: "Darò loro un cuore per conoscermi" , parlavano proprio della "conoscenza del Signore "in questo senso). Conoscere intimo, non mediato nè dipendente alla fin nè dal ministro nè da altri, il solo che può avere una applicazione pratica = si può incarnare. Strumento per questo conoscere può essere il sapere, ma certo non lo garantisce nè lo esaurisce. ( L'esempio della vecchietta di s. Agostino, o del contadino del Curato D'Ars).
Si perfetto, concordo! Con la distinzione importante tra "sapere" e "conoscenza" (non mediata) davanti ad uno dei punti principali che toccano il nucleo del Profetismo Cristiano (ho scritto un testo su questo argomento, che spero poter passarvi in italiano un giorno). Nel NT Dio apre un' epoca nuova nel tempo e nell'Economia Sua (il darSi Suo). Egli decide di aprire una relazione personale con ognuno di noi, decide di parlarci nel cuore, e nella mente (uniti), e quindi fà di noi dei veri profeti. Qui la profezia non significa "parlare di cose future", ma significa semplicemente, tramite l'Effata, poter Ascoltare Dio che mi parla direttamente, (con discernimento certo, e "nello Spiritio", e con crescita) e poter Parlare a Dio direttamente. Cioè entrare nella Trinità in quanto vissuta dal Figlio dell'Uomo, che Ascolta il Padre e Parla al Padre Suo.

Anna rita ha scritto:
Allora: la lectio "spontanea" può sembrare più di altri tempi e culture, di ambienti spirituali diversi; la Lectio con metodo indagato, analizzato, dimostrato, riproducibile (secondo le leggi di Galilei!) è più adeguata ad alcune richieste attuali. (A parte il fatto che in molti casi mi sembra che alcune nostre esigenze attuali nascondano anche la nostra incapacità, il nostro penoso impoverimento per esserci allontanati dalla abitudine all'ascolto interiore, purtroppo).

Si incontrano sempre, tra noi umani le due tendenze: gente che vuole spontaneita e si ribella contro un "metodo" e l'abbiamo visto nel Sinodo. E gente che vuole una spiegazione. Sempre il falso dilemma tra la rigidità senza vita di un metodo e la vita sbandata, senza discerniemento. Credo, che non fa male citare una persona tra voi che diceva: con una ricetta non chiara, anzi, senza ricetta, non si cucina! La lectio soprannaturale è l'incontro di vari "ingredienti": Dio, Gesù che Parla, lo Spirito Santo, Maria che facilità e ci fa da Madre e di Esemplare perfetto, da stampo, noi, la nostra libertà, il saper fare, l'imparare, il darsi ecc ecc. E credo che hai ragione nel dire che oggi arriviamo ad una maturità, un bisogno maturo, di voler imparare il "come fare". Per guidare una macchina si impara, e poi, si guida senza pensare più al sincronismo dei movimenti! A mangiare il bimbio impare a tenere il cucchiaio, ma dopo, ognuno di noi, lo fa, senza pensare! Quindi la falsa discussione tra spontaneità dello Spirito, e apprendimento, deve cessare per cedere il posto ad una vera teologia dell'ascolto, come ho cercato di accennare sopra.
Mi fermo qua per il momento. Le cose da discutere sono molto ricche.
Grazie ancora Anna Rita
Credo giusto mettere questo soggetto e quello della lectio insieme, per non dover navigare da uno all'altro.
A presto
Jean

PS Mi intessa sempre qualsiasi cosa buona, seria, diversa, profonda sulla lectio. Adesso che stiamo parlando di lectio e liturgia, se trovi qualcosa su questo argomento non esitare. Grazie di cuore.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mar 16 Dic - 17:30

Per i "motivi intrinseci" di cui sopra, cioè la teologia spirituale del processo di formazione \trasformazione\ crescita della Liturgia, e della Lectio in quanto ramificazione della Liturgia: no, non ne ho trovato la risposta nel topic della Lectio: sono in ricerca da tempo... anche se non credo di poter trovare da sola contenuti "teorici" sufficienti. Ho bisogno di approfondire, da tempo, e mi provoca la Liturgia in sè, non la Lectio innanzi tutto, la Lectio è solo un aspetto.

per il resto: certo serve la ricetta per cominciare a cucinare un cibo, ma poi non ci si accontenta e si inizia a impiegare la propria inventiva persona ecc e si diventa cuochi. E' indispensabile diventare cuochi per essere adulti autonomi, non minestra riscaldata. Questo nella vita di tutti i giorni: ma nella vita dello Spirito è Lui che ci fa cuochi, che ci mette l'inventiva: e allora.....attenzione a seguire le sue dritte, perchè Lui vuole servirsi di noi come suoi strumenti, e noi non possiamo non metterci a di sposizione per la Sua costruzione, che noi non conosciamo per niente! ecc ecc! E' dovere verso Dio, parlare di Dio in Verità!

Grazie comunque delle conferme e precisazioni che hai aggiunto, che servono molto.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mar 16 Dic - 17:56

Grazie Anna Rita per la tua risposta. Certo bisogna passare all'età adulta "autonoma" (come la chiami) per poter trattare direttamente con Dio, e questo, inteso bene, non si oppone ne con la nostra Fede nella Chiesa (credere la Chiesa) ne con la Comunità, anzi, cosi e la Chiesa e la Comunità, diventano più vivi e responsabili.

Anna rita ha scritto:
Per i "motivi intrinseci" di cui sopra, cioè la teologia spirituale del processo di formazione \trasformazione\ crescita della Liturgia,.
Se non ti da fastidio, potresti spiegare un po di più la tua domanda?
Intendi questo?: vuoi capire meglio la teologia spirituale del ruolo della liturgia nel processo di formazione/crescita personale?
In altri termini: cerchi la teologia spirituale della liturgia? cioè cosa capita nel fedele, interiormente, durante la Celebrazione liturgica? cioè: cosa la liturgia dovrebbe suscitare come "manducazione" nel fedele, quali sono le sue condizioni, ecc?

O, cerchi una cosa diversa: la storia del processo di nascita/formazione della liturgia? della sua trasformazione nel tempo, evoluzione, sviluppo lungo la storia?
Tu dicevi:
Anna rita ha scritto:
Molto in sintesi: mi interessano ( e mi "serve aprire") i "motivi interiori" (la teologia spirituale del processo?) che hanno portato alla formazione della Liturgia e che potrebbero esser comuni alla nascita e consolidamento della prassi della Lectio.
Quindi sembra essere piuttosto questa seconda cosa.
In questo caso, non credo che ci sia stato, all'alba del Cristianesimo una persona che si è messa in piedi e ha detto: faremo cosi, per questi motivi. Le cose erano vissute, con spontaneità e istinto spirituale sicuro. Per la prima parte della liturgia, hanno preso la liturgia del Sabato Ebrea, cristianizzandola. Poi, per la Seconda parte, hanno obbedito al Comando del Signore: "fate questo in memoria di me", cristianizzando il Sabato, che diventa la Domenica, il Giorno del Signore, il Giorno del Sole, il Giorno della Risurrezione.
Ho quasi voglia di dire che solo oggi, possiamo, guardando dietro, noi, trovare le risposte alle tue domande, facendo un lavoro di sviluppo, capendo i veri motivi, ritrovandoli, per vivere un Cristianesimo più responsabile! Se questa operazione è fondamentale per ogni generazione, contiene rischi intrinseci, quelli di non cogliere tutte le ragioni, nelle loro ricchezze sia spirituali sia pratiche!
Perchè giravano, in Processione con il Libro del Vangelo? Perchè questo, perchè quello! Credo che prima di fare la teologia spirituale della cosa, bisognerebbe fare un Corso di liturgia, di storia della Messa al meno. Ci sono comunque libri su questo argomento! fatti con diversi angoli. Ma sempre molto interessanti.
Dopo aver colto i vari punti salienti della liturgia, si puo' dopo fare un secondo lavoro di teologia spirituale questa volta, entrando allora più in profondità, per vedere i legami interiori tra la prassi liturgica (il perchè di ogni cosa nella liturgia) e il lavoro interiore di trasformazione in noi. Cosi si potrà vivere la liturgia con molta più profondità e con maggiori frutti, sia da parte del Celebrante, sia da parte del Popolo. Se tutti e due sono preparati, la Messa diventa di una intensità straordinaria.

Di recente un ragazzo Francese ha proposto al suo Vescovo di fare una Messa leggermente diversa il Sabato mattina nella sua parrochia: propone di prolungare il silenzio dopo le letture e proclamazione del Vangelo, di 45 minuti, (quindi lectio, ma in mezzo alla celebrazione) e di 30 minuti dopo la Comunione.
Una iniziativa del genere, secondo me, puo' realizzarsi solo se sia il Sacerdote è formato a questa dimensione profonda della Messa (è sempre la stessa Messa, non abbiamo inventato una nuova forma liturgica o aggiunto altro alla Messa), sia il Popolo ovviamente.
Se no, si và verso la catastrofe, di gente che non ha tempo, che vuole partire, o semplicemente che non sà cosa fare durante questo tempo! Basta vedere voi, dopo il Corso, come già sapete stare in silenzio, e approfittare della presenza di Dio, e della Sua Azione (silenziosa ma efficace, liturgica, pienamente liturgica! Il Silenzio liturgico è Manducazione.)
Se si impegna a formare la gente, queste cose possono diventare realtà parrocchiali...

Grazie di precisare. So che le due cose sono legate, ma sono cose diverse.
Comunque per le questioni riguardante i legami tra "vita spirituale" del fedele (cioè tramite l'analisi fatta con la teologia spirituale) e "liturgia", il P Jesus Castellano ocd si era interessato a queste questioni, con angoli suoi. Ci sono alcune pubblicazioni sue.
Ma è vero che il lavoro in questo campo è immenso e ancora da fare.
Preghiamo che Dio susciti e sostenga studiosi praticanti in questo campo.
A presto
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mar 16 Dic - 21:37

Cito parti della risposta di Jean:
Jean ha scritto:
"potresti spiegare un po di più la tua domanda?
Intendi questo?: vuoi capire meglio la teologia spirituale del ruolo della liturgia nel processo di formazione/crescita personale?
In altri termini: cerchi la teologia spirituale della liturgia? cioè cosa capita nel fedele, interiormente, durante la Celebrazione liturgica? cioè: cosa la liturgia dovrebbe suscitare come "manducazione" nel fedele, quali sono le sue condizioni, ecc?

O, cerchi una cosa diversa: la storia del processo di nascita/formazione della liturgia? della sua trasformazione nel tempo, evoluzione, sviluppo lungo la storia?
Le cose erano vissute, con spontaneità e istinto spirituale sicuro. Ho quasi voglia di dire che solo oggi, possiamo, guardando dietro, noi, trovare le risposte alle tue domande, facendo un lavoro di sviluppo, capendo i veri motivi, ritrovandoli, per vivere un Cristianesimo più responsabile! Se questa operazione è fondamentale per ogni generazione, contiene rischi intrinseci, quelli di non cogliere tutte le ragioni, nelle loro ricchezze sia spirituali sia pratiche!
Credo che prima di fare la teologia spirituale della cosa, bisognerebbe fare un Corso di liturgia, di storia della Messa al meno. Ci sono comunque libri su questo argomento! fatti con diversi angoli. Ma sempre molto interessanti.
Dopo aver colto i vari punti salienti della liturgia, si puo' dopo fare un secondo lavoro di teologia spirituale questa volta, entrando allora più in profondità, per vedere i legami interiori tra la prassi liturgica (il perchè di ogni cosa nella liturgia) e il lavoro interiore di trasformazione in noi. .

Grazie di precisare. So che le due cose sono legate, ma sono cose diverse."

Le cose che ho citato in grassetto sono tue espressioni in cui dici "in modo giusto", alcune mie esigenze ed impressioni di possibile approccio ai problemi in questione, che non sapevo correttamente esprimere.

Innanzi tutto: "facevano delle cose con spontaneità ed istinto spirituale sicuro": certissimo! ma la ricetta è la FEDE la FEDE la FEDE E non la fede sola, ma l'ESPERIENZA DELL'AMORE. cioè: si accostavano con fede assoluta alle letture, e lì trovavano, nelle letture, l'Amore. Fede per Amore in una Persona. Dopo di che erano a posto, era fatto tutto l'essenziale... Lì è il cuore della teologia dell'Ascolto. Si ascolta chi si ama e lo si capisce nella misura in cui lo si ama. Una mamma capisce il suo bimbo lattante alla perfezione perchè lo ama, è in simbiosi con lui, non perchè ha studiato la ricetta grezza, e di fatti gli altri non capiscono quasi niente!
Allora:noi non abbiamo ricevuto in dono questo grado di fede e di amore. Non sto a indagare questo. Mi basta sapere però che possiamo, e dobbiamo, chiedere la FEDE, chiedere all'infinito. E chiederla anche per gli altri. Cosa vuole Maria se non l'amore e la fede per tutti, e lei non ci chiede continuamente di pregare per le sue intenzioni?

Il secondo punto: Ogni volta mi nascono domande che richiederebbero di aprire baratri di indagine e studio. Certo serve sempre una base di nozioni, da cui partire per indagare determinate dinamiche spirituali, nozioni su cui fondare e che anche rendano ragione della eventuale descrizione elaborata delle dinamiche stesse.
Cioé: a me interessa di volta in volta di capire meglio come nascono e come producono Vita in noi , come funzionano, certe cose, (che ad esempio stavolta sono: la liturgia, la lectio dalla liturgia, la lectio su 2-3 letture e così via) , per fare funzionare meglio la mia liturgia -lectio-ecc ecc. :e questo per non sprecare il DONO di DIO!!!
Poi mi accorgo che il lavoro richiesto sarebbe per me umanamente immenso... da capogiro.
Ma subito mi accorgo anche che qui si tratta di Vita di Dio, e allora... alleluia!!! dobbiamo solo chiedere "Signore che io sia per te" , e quindi:"Dammi quello che tu vuoi che sia a mia misura" e soprattutto anche "Signore dai a tutti, quanto loro serve, io te lo chiedo anche per coloro che non sanno di poterlo chiedere ". Grande liberazione! Così dopo si può magari anche studiare quell'infima particella che i nostri mezzi ci consentono, ma il risultato per la Vita in noi non cambia, perchè non dipende da noi!!! "Fai come se tutto dipendesse da te ma poi ...ecc..."

Mi sembra di dire io stessa cose incredibili ... tanta è la Grazia che ci giunge in continuazione

Grazie delle segnalazioni che fai di autori, molto interessanti e utili: vedrò cosa mi capita in mano... e a mia volta ti passerò segnalazioni che mi sembrino forse utili.
Grazie, nel Signore
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Conoscere e sapere   Mer 17 Dic - 12:50

Mi scuso se riprendo il discorso.
Ieri ho scritto in modo confuso e affrettato, ma il senso era: la conoscenza è un dono di Fede nell'Amore. Si conosce chi si ama, perchè si ascolta chi si ama. Poi, si fa la volontà di chi sia ama. La partenza quindi è la fede per amore. L'immagine della madre che ama e ascolta e capisce il figlio, è rimando chiaro a Maria. La conoscenza avviene per immersione mistica nell'Ascolto di Maria, perchè è Maria l'Accoglienza della Grazia. La madre accoglie la vita che è creata in lei, ma NON fa Nulla altro che essere accoglienza di servizio, perchè la vita cresce in lei da sola. Lei solo prega "Signore questa Vita sia per te". Questa è l'esperienza del miracolo della Vita che si perpetua ogni giorno, in occasione della formazione di ogni nuova vita, naturale o spirituale.
Se la conoscenza può essere, solo, conoscenza in Maria, questo spiega come, anche, la conoscenza non sia mai solo individuale, ma ecclesiale, comunitaria, dell'intero Corpo Mistico. La Vita è un Fluire continuo, Trinitario, appunto. Il processo dello studiare è un esempio di un aspetto del mistero della conoscenza nell'ambito del Corpo Mistico: studio, ascoltando la Vita dello Spirito in altri, data ad altri per tutti. Quanto mi è dato, fluisce poi automaticamente per osmosi ad altri, indipendentemente dalla mia volontà coscienza azione, al di là della mia percezione..
La conoscenza è il passare, sempre in crescendo ininterrotto, di gloria in gloria qui e ora, per la grazia effusa in Maria, ed attraverso di lei nella Chiesa. Restare in Maria, in questa Novena di Natale ormai avanzata, è assolutamente urgente.
Anche perchè conoscere è capire, come fa Teresina profeticamente, che ci è chiesto SOLO di essere accoglienza della Grazia. Anche il bisogno di rendere grazie, il desiderio di corrispondere al Dono indicibile, può consistere solo di nuovo nell' accogliere altra Grazia: vedi l'Offerta all'amore Misericordioso. Questa preghiera è Preghiera Eucaristica vera:si può rendere grazie solo con Cristo, per Cristo e in Cristo. E' Lui che ce lo dice: restate in me ed io resto in voi. Perchè la Grazia che ci vuole invadere è talmente soverchiante che ci annulla: ma per trasformarci (trasfigurarci) in Lui, appunto!
Questo è il Disegno.
Mistero di Avvento nei secoli.
In Maria


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Anna rita



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MessaggioTitolo: Pedagogia della conoscenza e la Lectio dalla Liturgia   Mer 17 Dic - 13:58

Non vi annoio più dopo di questo, che però è troppo bello per non mandarlo:

Da un monaco anonimo del XIII secolo, "Meditatio de Passione e Resurrectione Christi" 38, PL 184, 766.
"Donna, perchè piangi? Chi cerchi? Colui che cerchi lo possiedi e non lo sai? Tu hai la vera, eterna gioia e piangi? Essa è nel più intimo del tuo essere e tu la cerchi al di fuori?Tu sei là, fuori, a piangere presso la tomba. Il tuo cuore è la mia tomba. E lì io non sono morto, ma vi riposo vivo per sempre. La tua anima è il mio giardino. Avevi ragione quando credevi che io fossi il giardiniere. Io sono il nuovo Adamo. Coltivo e sorveglio il mio Paradiso. Le tue lacrime, il tuo amore, il tuo desiderio, tutto questo è opera mia. Tu mi possiedi nel più intimo di te stessa senza saperlo ed è per questo che mi cerchi fuori. E' dunque anche fuori che io ti apparirò: così ti farò ritornare in te stessa, per farti trovare nell'intimo del tuo essere colui che cerchi all'esterno."

Possiamo sostituire qualsiasi cosa a questo " "fuori", l'esterno , e tutto si spiega.
Il Signore è Grande.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mer 17 Dic - 22:12

Anna Rita,
scusami, torno dietro un attimo. Trovi qualche cosa di interessante nell'articolo "Liturgia" nel Dizionario di spiritualità? Immagino che sarà il P Jesus Castellano ocd che l'avrà fatto. No?
a presto
Jean
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mer 17 Dic - 22:36

Anna rita ha scritto:
si accostavano con fede assoluta alle letture, e lì trovavano, nelle letture, l'Amore. Fede per Amore in una Persona. Dopo di che erano a posto, era fatto tutto l'essenziale... Lì è il cuore della teologia dell'Ascolto. Si ascolta chi si ama e lo si capisce nella misura in cui lo si ama. Una mamma capisce il suo bimbo lattante alla perfezione perché lo ama, è in simbiosi con lui, non perché ha studiato la ricetta grezza, e di fatti gli altri non capiscono quasi niente!


Sai che la Domenica era la Celebrazione della Risurrezione di Cristo! quindi ogni settimana, Dio dava la possibilità al suo nuovo popolo di celebrare IL GIORNO che Egli ha fatto, l'Unico Giorno, la Risurrezione di Cristo. E si radunavano per celebrare Cristo presente tra loro! Era la Messa!
Ultimamente, all'inizio dell'Avvento, leggevo l'introduzione del mio Messale delle Domeniche, Francese, e l'autore, l'Abbé Jounel, parlava della Domenica. E' un testo al meno dell'inizio degli anni 70, quindi il dopo Concilio. Nel testo, l'autore spiegava la Domenica. E citava una espressione di alcuni martiri, durante il loro processo. Sai che si vietava durante certe persecuzioni di celebrare la Messa la Domenica, rendere Culto a questo Dio, quindi era vietato radunarsi per questo giorno. Mi fà pensare ai divieti che si trovava in Russia, ma anche in Egitto, di radunarsi nelle Case, solo per raduni (si temeva il subbuglio politico, on anche religioso/politico, sai che la Chiesa in Russia era ridotta a meno di niente). Immagino che lo stesso sia accaduto in tempi recenti durante la resistenza Francese o altrove. Ed ecco che uno dei martiri risponde (e morirà credo per questa ragione): "ma noi, non possiamo vivere senza la Domenica!"
Questa frase, (per la quale tra l'altro questo gruppo di martiri darà la sua vita) questa nozione di vita, questa parte della loro vita settimanale, era cosi essenziale, vivevano li qualche cosa di cosi unico, che senza questo giorno, la vita non valeva la pena di essere vissuta!
La settimana era veramente una salita verso IL GIORNO di Eternità che Dio inserisce nel tempo, nella Settimana Umana! Mentre le nostre domeniche sono da morire! da morire, tutto si fà in un ora, alla svelta, e guai a te se chiedi più tempo alla gente, ti ammazza!
Mentre li, erano pronti a morire per quel Giorno di Eternità quel Giorno Poetico, Quel Giorno del Mondo Futuro, Inserito li, nel tempo, erano pronti a morire se erano privati da quel giorno di Trasfigurazione! Erano viziati avendo questa Gloria tra loro, il Verbo Glorioso abitando tra loro! E poi, vivere senza questa Gloria, ma non ha senso!
Ecco cio' che mi sconvolge, che un fratello mio, un giorno (17 secoli fà) è morto per questo! E oggi, questo giorno è ormai morto anche lui, perché noi non sappiamo più vivere la Risurrezione, festeggiarla, non con i dolci, ma con una CELEBRAZIONE...
Questo mi sconvolge, e mi sconvolgerà fino alla fine della mia vita. Perché tutto per me gira intorno alla Messa. E la vita umana vale una sola Messa, ma ben fatta! ben vissuta.
E il Popolo va formato, preparato, per "entrare in profondità nelle vene della Risurrezione" per trarne vita, limfa, energia, gioia, fecondità.. allora quando il Sacerdote dirà: la Messa è finita andate in Pace, ci manderà veramente verso la Settimana che segue, per spargere la Risurrezione che portiamo in noi!
Perché il Verbo si fà carne in noi tramite la Comunione, lo vediamo ("abbiamo visto la Luce Vera"), e quindi siamo Cristofori, e "Anastasofori" (portatori della Risurrezione).
Quando, quando saremo pronti a dare la vita per IL GIORNO che verrà? il giorno già presente, il giorno già inserito nel tempo, nella nostra settimana?

Credo che il Rosario di s Giovanni ci educa molto molto a senso del tempo, della settimana, della sua struttura spirituale, trasformante, divinizzante.
Jean

"In piena persecuzione, i Cristiani d'Abitene, in Tunisia, 31 uomini e 18 donne, furono arrestati per raduni illeciti, non esitarono a rispondere al giudice: "Noi non possiamo vivere senza celebrare il Giorno del Signore"" (12 Febbraio 304) http://fr.wikipedia.org/wiki/Martyrs_d'Abit%C3%A8ne
Il Papa Benedetto XVI ne parla:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050529_bari_it.html
Colpisce: c'è una data, un 12 Febbraio, 17 secoli fà... è un fatto reale! Sono fratelli e sorelle nostri...! Ma noi, siamo fratelli e sorelle di loro?
Questa è per me liturgia, spiritualità, VITA divina in noi. Il Verbo ha fatto di ognuno di noi la sua Tenda. Il Sole (che è Cristo) della Risurrezione splendeva per loro!

Dovrei rileggere la lettera Apostolica di Giovanni Paolo II sul Giorno del Signore, "Dies Domini":
http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/apost_letters/documents/hf_jp-ii_apl_05071998_dies-domini_it.html


Ultima modifica di Jean il Mer 17 Dic - 23:45, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mer 17 Dic - 23:35

Ecco le Parole del Papa che ho trovato dopo:

"Questo Congresso Eucaristico, che oggi giunge alla sua conclusione, ha inteso ripresentare la domenica come "Pasqua settimanale", espressione dell’identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione. Il tema scelto – "Senza la domenica non possiamo vivere" - ci riporta all'anno 304, quando l’imperatore Diocleziano proibì ai cristiani, sotto pena di morte, di possedere le Scritture, di riunirsi la domenica per celebrare l’Eucaristia e di costruire luoghi per le loro assemblee. Ad Abitene, una piccola località nell’attuale Tunisia, 49 cristiani furono sorpresi una domenica mentre, riuniti in casa di Ottavio Felice, celebravano l’Eucaristia sfidando così i divieti imperiali. Arrestati, vennero condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino. Significativa, tra le altre, la risposta che un certo Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perché mai avessero trasgredito l’ordine severo dell'imperatore. Egli rispose: "Sine dominico non possumus": cioè senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucaristia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere. Dopo atroci torture, questi 49 martiri di Abitene furono uccisi. Confermarono così, con l’effusione del sangue, la loro fede. Morirono, ma vinsero: noi ora li ricordiamo nella gloria del Cristo risorto.

E’ un’esperienza, quella dei martiri di Abitene, sulla quale dobbiamo riflettere anche noi, cristiani del ventunesimo secolo. Neppure per noi è facile vivere da cristiani, anche se non ci sono questi divieti dell’imperatore. Ma da un punto di vista spirituale, il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall’indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto non meno aspro di quello "grande e spaventoso" (Dt 8,15) di cui ci ha parlato la prima lettura, tratta dal Libro del Deuteronomio. Al popolo ebreo in difficoltà Dio in questo deserto venne in aiuto col dono della manna, per fargli capire che "l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore" (Dt 8,3). Nel Vangelo di oggi Gesù ci ha spiegato a quale pane Dio, mediante il dono della manna, voleva preparare il popolo della Nuova Alleanza. Alludendo all'Eucaristia ha detto: "Questo è il Pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia di questo Pane vivrà in eterno" (Gv 6,58 ). Il Figlio di Dio, essendosi fatto carne, poteva diventare Pane, ed essere così nutrimento del suo popolo, di noi che siamo in cammino in questo mondo, verso la terra promessa del Cielo.

Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. La Domenica, Giorno del Signore, è l'occasione propizia per attingere forza da Lui, che è il Signore della vita. Il precetto festivo non è quindi un dovere imposto dall'esterno, un peso sulle nostre spalle. Al contrario, partecipare alla Celebrazione domenicale, cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è un bisogno per il cristiano, è una gioia, così il cristiano può trovare l’energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere ogni settimana. Un cammino, peraltro, non arbitrario: la strada che Dio ci indica nella sua Parola va nella direzione iscritta nell'essenza stessa dell’uomo. La Parola di Dio e la ragione vanno insieme. Seguire la Parola di Dio, andare con Cristo significa per l’uomo realizzare se stesso; smarrirla equivale a smarrire se stesso." ecc..

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2005/documents/hf_ben-xvi_hom_20050529_bari_it.html
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MessaggioTitolo: liturgia e lectio   Gio 18 Dic - 0:41

Sì, certamente, la voce sulla Liturgia nel Dizionario dell'Ancilli è di J. Castellano. Non l'ho ancora letta, perchè il primo testo sulla Liturgia che mi è capitato in mano è stato quello con l'articolo di Louf e da lì sono ancora ferma a Louf (adesso sulla Parola come fonte di Preghiera). Ma certo se trovo qualcosa sull'Ancilli lo segnalo. Non capisco se ti interessa la voce completa, però.

Per il resto che dici: sono cose tanto distanti dal mio livello...che posso solo pregare...ma...quanto!!! devo pregare....per avere la Fede!!! Che strada lunga!!!
Siamo nella Novena di Natale, però...
In Maria che attende nel silenzio.
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MessaggioTitolo: Lectio dalla Liturgia   Gio 18 Dic - 23:16

Emmaus è la prima Messa, direi. Bisogna confrontare con l'Ultima Cena e Gv corrispondente, ma forse non è sbagliato del tutto pensare a Emmaus come alla prima Messa.

Ma Emmaus mi sembra abbia elementi fondamentali in comune con la Lectio. La Parola si fa Pane e carne nella Lectio come nella Messa.

Forse in queste similitudini potrebbe esserci un aggancio che farebbe capire come la Lectio è "fisiologicamente" derivata dalla Messa (cosa evidente ma da dimostrare "rendendone ragione")

Ci sono molte cose da vedere e discutere...
Mi piacerebbe suggerire questa traccia di ipotesi da studiare.
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MessaggioTitolo: lectio e liturgia   Mer 28 Gen - 13:34

A proposito dell'indicazione di Jean a studiare il rapporto lectio-liturgia: ci sarebbero diversi spunti, per me derivati solo dalla esperienza pratica, e dei quali mi interesserebbe approfondire il fondamento dottrinale.

1) Il primo punto, a monte di tutto il resto, è la necessità che i laici siano iniziati alla Liturgia, punto di partenza e il culmine della vita spirituale.

2) Un nota "storica":mi pare che i commenti dei Padri all'AT-NT fossero molto spesso omelie tenute in preparazione della celebrazione eucaristica, o durante la stessa, quindi trattavano delle letture della Messa del giorno.
Di Sant'Agostino ha già parlato anche Jean.

3) Un punto, che mi pare stia alla radice del rapporto Lectio-Liturgia , è ripreso anche in una intervista rilasciata dal teologo Padre Bux prima del Sinodo sulla Parola, in cui sottolineava il concetto dell'unità delle due mense, per cui senza la mensa del Pane quella della Parola resterebbe "fluida", non pienamente efficace.

4) Un altro punto che mi sembra evidente a proposito del legame Liturgia- Lectio sta nell'aspetto comunitario della celebrazione liturgica, per cui fare la Lectio sulle letture della chiesa del giorno è un modo di restare nella comunione del corpo mistico.(andrebbe approfondito lo studio del valore liturgico della preghiera individuale)

In sintesi: La Lectio è a mio parere di fatto preparazione\ compimento alle Letture della Liturgia, e la Comunione è tra l'altro la necessaria "ricarica energetica" dataci per poter passare alla messa in pratica della luce ricevuta. Tutti vivono, sperimentalmente, il peso della grazia sacramentale della liturgia eucaristica. Non si può mangiare a metà, e la preghiera del cuore non dà quello che dà l'Eucaristia. Anche la pdc, come insegnato, è solo "prolungamento" dell'Eucaristia.
Se mangiamo a metà per necessità contingenti, ci è però chiaro che il valore spirituale della liturgia della Messa non è sostituibile da niente altro.

Mi parrebbe fondamentale che Jean, se vuole, riprendesse questo discorso molto complesso.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: culto spirituale   Mer 28 Gen - 17:03

Questa catechesi di Benedetto XVI mi è sembrata utile a proposito del significato del culto.

Permalink: http://www.zenit.org/article-16699?l=italian
"BENEDETTO XVI E IL CULTO SPIRITUALE IN SAN PAOLO
CITTA' DEL VATICANO
, mercoledì, 7 gennaio 2009 (ZENIT.org).-

[... ] L’impegno di unione con Cristo è l’esempio che ci offre anche san Paolo. Proseguendo le catechesi a lui dedicate, ci soffermiamo oggi a riflettere su uno degli aspetti importanti del suo pensiero, quello riguardante il culto che i cristiani sono chiamati a esercitare. In passato, si amava parlare di una tendenza piuttosto anti-cultuale dell’Apostolo, di una "spiritualizzazione" dell’idea del culto. Oggi comprendiamo meglio che Paolo vede nella croce di Cristo una svolta storica, che trasforma e rinnova radicalmente la realtà del culto. Ci sono soprattutto tre testi della Lettera ai Romani nei quali appare questa nuova visione del culto.
1. In Rm 3,25, dopo aver parlato della "redenzione realizzata da Cristo Gesù", Paolo continua con una formula per noi misteriosa e dice così: Dio lo "ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue". Con questa espressione per noi piuttosto strana – "strumento di espiazione" – san Paolo accenna al cosiddetto "propiziatorio" dell’antico tempio, cioè il coperchio dell’arca dell’alleanza, che era pensato come punto di contatto tra Dio e l’uomo, punto della misteriosa presenza di Lui nel mondo degli uomini. Questo "propiziatorio", nel grande giorno della riconciliazione – "yom kippur" – veniva asperso col sangue di animali sacrificati – sangue che simbolicamente portava i peccati dell’anno trascorso in contatto con Dio e così i peccati gettati nell’abisso della bontà divina erano quasi assorbiti dalla forza di Dio, superati, perdonati. La vita cominciava di nuovo.
San Paolo, accenna a questo rito e dice: Questo rito era espressione del desiderio che si potessero realmente mettere tutte le nostre colpe nell’abisso della misericordia divina e così farle scomparire. Ma col sangue di animali non si realizza questo processo. Era necessario un contatto più reale tra colpa umana ed amore divino. Questo contatto ha avuto luogo nella croce di Cristo. Cristo, Figlio vero di Dio, fattosi uomo vero, ha assunto in se tutta la nostra colpa. Egli stesso è il luogo di contatto tra miseria umana e misericordia divina; nel suo cuore si scioglie la massa triste del male compiuto dall’umanità, e si rinnova la vita.
Rivelando questo cambiamento, san Paolo ci dice: Con la croce di Cristo – l’atto supremo dell’amore divino divenuto amore umano – il vecchio culto con i sacrifici degli animali nel tempio di Gerusalemme è finito. Questo culto simbolico, culto di desiderio, è adesso sostituito dal culto reale: l’amore di Dio incarnato in Cristo e portato alla sua completezza nella morte sulla croce. Quindi non è questa una spiritualizzazione di un culto reale, ma al contrario il culto reale, il vero amore divino-umano, sostituisce il culto simbolico e provvisorio. La croce di Cristo, il suo amore con carne e sangue è il culto reale, corrispondendo alla realtà di Dio e dell’uomo. Già prima della distruzione esterna del tempio per Paolo l’era del tempio e del suo culto è finita: Paolo si trova qui in perfetta consonanza con le parole di Gesù, che aveva annunciato la fine del tempio ed annunciato un altro tempio "non fatto da mani d’uomo" – il tempio del suo corpo resuscitato (cfr Mc 14,58; Gv 2,19ss). Questo è il primo testo.
2. Il secondo testo del quale vorrei oggi parlare si trova nel primo versetto del capitolo 12 della Lettera ai Romani. Lo abbiamo ascoltato e lo ripeto ancora: "Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale". In queste parole si verifica un apparente paradosso: mentre il sacrificio esige di norma la morte della vittima, Paolo ne parla invece in rapporto alla vita del cristiano. L'espressione "presentare i vostri corpi", stante il successivo concetto di sacrificio, assume la sfumatura cultuale di "dare in oblazione, offrire". L’esortazione a "offrire i corpi" si riferisce all’intera persona; infatti, in Rm 6, 13 egli invita a "presentare voi stessi". Del resto, l’esplicito riferimento alla dimensione fisica del cristiano coincide con l’invito a "glorificare Dio nel vostro corpo" (1 Cor 6,20): si tratta cioè di onorare Dio nella più concreta esistenza quotidiana, fatta di visibilità relazionale e percepibile.
Un comportamento del genere viene da Paolo qualificato come "sacrificio vivente, santo, gradito a Dio". È qui che incontriamo appunto il vocabolo "sacrificio". Nell'uso corrente questo termine fa parte di un contesto sacrale e serve a designare lo sgozzamento di un animale, di cui una parte può essere bruciata in onore degli dèi e un'altra parte essere consumata dagli offerenti in un banchetto. Paolo lo applica invece alla vita del cristiano. Infatti egli qualifica un tale sacrificio servendosi di tre aggettivi. Il primo – "vivente" – esprime una vitalità. Il secondo – "santo" – ricorda l'idea paolina di una santità legata non a luoghi o ad oggetti, ma alla persona stessa dei cristiani. Il terzo – "gradito a Dio" – richiama forse la frequente espressione biblica del sacrificio "in odore di soavità" (cfr Lev 1,13.17; 23,18; 26,31; ecc.).
Subito dopo, Paolo definisce così questo nuovo modo di vivere: questo è "il vostro culto spirituale". I commentatori del testo sanno bene che l'espressione greca (tçn logikçn latreían) non è di facile traduzione. La Bibbia latina traduce: "rationabile obsequium". La stessa parola "rationabile" appare nella prima Preghiera eucaristica, il Canone Romano: in esso si prega che Dio accetti questa offerta come "rationabile". La consueta traduzione italiana "culto spirituale" non riflette tutte le sfumature del testo greco (e neppure di quello latino). In ogni caso non si tratta di un culto meno reale, o addirittura solo metaforico, ma di un culto più concreto e realistico – un culto nel quale l’uomo stesso nella sua totalità di un essere dotato di ragione, diventa adorazione, glorificazione del Dio vivente.
Questa formula paolina, che ritorna poi nella Preghiera eucaristica romana, è frutto di un lungo sviluppo dell’esperienza religiosa nei secoli antecedenti a Cristo. In tale esperienza si incontrano sviluppi teologici dell’Antico Testamento e correnti del pensiero greco. Vorrei mostrare almeno qualche elemento di questo sviluppo. I Profeti e molti Salmi criticano fortemente i sacrifici cruenti del tempio. Dice per esempio il Salmo 50 (49), in cui è Dio che parla: "Se avessi fame a te non lo direi, mio è il mondo e quanto contiene. Mangerò forse la carne dei tori, berrò forse il sangue dei capri? Offri a Dio un sacrificio di lode…" (vv 12–14). Nello stesso senso dice il Salmo seguente, 51 (50): "..non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi" (vv 18s). Nel Libro di Daniele, al tempo della nuova distruzione del tempio da parte del regime ellenistico (II secolo a. C.) troviamo un nuovo passo nella stessa direzione. In mezzo al fuoco – cioè alla persecuzione, alla sofferenza – Azaria prega così: "Ora non abbiamo più né principe, né capo, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo per presentarti le primizie e trovar misericordia. Potessimo essere accolti con cuore contrito e con lo spirito umiliato, come olocausti di montoni e di tori… Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito …" (Dan 3,38ss). Nella distruzione del santuario e del culto, in questa situazione di privazione di ogni segno della presenza di Dio, il credente offre come vero olocausto il cuore contrito – il suo desiderio di Dio.
Vediamo uno sviluppo importante, bello, ma con un pericolo. C’è una spiritualizzazione, una moralizzazione del culto: il culto diventa solo cosa del cuore, dello spirito. Ma manca il corpo, manca la comunità. Così si capisce per esempio che il Salmo 51 e anche il Libro di Daniele, nonostante la critica del culto, desiderano il ritorno al tempo dei sacrifici. Ma si tratta di un tempo rinnovato, un sacrificio rinnovato, in una sintesi che ancora non era prevedibile, che ancora non si poteva pensare.
Ritorniamo a san Paolo. Egli è erede di questi sviluppi, del desiderio del vero culto, nel quale l’uomo stesso diventi gloria di Dio, adorazione vivente con tutto il suo essere. In questo senso egli dice ai Romani: "Offrite i vostri corpi come sacrificio vivente…: è questo il vostro culto spirituale" (Rm 12,1). Paolo ripete così quanto aveva già indicato nel capitolo 3: Il tempo dei sacrifici di animali, sacrifici di sostituzione, è finito. È venuto il tempo del vero culto. Ma qui c’è anche il pericolo di un malinteso: si potrebbe facilmente interpretare questo nuovo culto in un senso moralistico: offrendo la nostra vita facciamo noi il vero culto. In questo modo il culto con gli animali sarebbe sostituito dal moralismo: l’uomo stesso farebbe tutto da sé con il suo sforzo morale. E questo certamente non era l’intenzione di san Paolo. Ma rimane la questione: Come dobbiamo dunque interpretare questo "culto spirituale, ragionevole"? Paolo suppone sempre che noi siamo divenuti "uno in Cristo Gesù" (Gal 3,28), che siamo morti nel battesimo (cfr Rm 1) e viviamo adesso con Cristo, per Cristo, in Cristo. In questa unione – e solo così – possiamo divenire in Lui e con Lui "sacrificio vivente", offrire il "culto vero". Gli animali sacrificati avrebbero dovuto sostituire l’uomo, il dono di sé dell’uomo, e non potevano. Gesù Cristo, nella sua donazione al Padre e a noi, non è una sostituzione, ma porta realmente in sé l’essere umano, le nostre colpe ed il nostro desiderio; ci rappresenta realmente, ci assume in sé. Nella comunione con Cristo, realizzata nella fede e nei sacramenti, diventiamo, nonostante tutte le nostre insufficienze, sacrificio vivente: si realizza il "culto vero".
Questa sintesi sta al fondo del Canone romano in cui si prega affinché questa offerta diventi "rationabile" – che si realizzi il culto spirituale. La Chiesa sa che nella Santissima Eucaristia l’autodonazione di Cristo, il suo sacrificio vero diventa presente. Ma la Chiesa prega che la comunità celebrante sia realmente unita con Cristo, sia trasformata; prega perché noi stessi diventiamo quanto non possiamo essere con le nostre forze: offerta "rationabile" che piace a Dio. Così la Preghiera eucaristica interpreta in modo giusto le parole di san Paolo. Sant’Agostino ha chiarito tutto questo in modo meraviglioso nel 10° libro della sua Città di Dio. Cito solo due frasi. "Questo è il sacrificio dei cristiani: pur essendo molti siamo un solo corpo in Cristo"… "Tutta la comunità (civitas) redenta, cioè la congregazione e la società dei santi, è offerta a Dio mediante il Sommo Sacerdote che ha donato se stesso" (10,6: CCL 47, 27 ss).
3. Alla fine ancora una brevissima parola sul terzo testo della Lettera ai Romani concernente il nuovo culto. San Paolo dice così nel cap. 15: "La grazia che mi è stata concessa da parte di Dio di essere "liturgo" di Cristo Gesù per i pagani, di essere sacerdote (hierourgein) del vangelo di Dio perché i pagani divengano una oblazione gradita, santificata nello Spirito Santo" (15, 15s). Vorrei sottolineare solo due aspetti di questo testo meraviglioso e quanto alla terminologia unica nelle lettere paoline. Innanzitutto, san Paolo interpreta la sua azione missionaria tra i popoli del mondo per costruire la Chiesa universale come azione sacerdotale. Annunciare il Vangelo per unire i popoli nella comunione del Cristo risorto è una azione "sacerdotale". L’apostolo del Vangelo è un vero sacerdote, fa ciò che è il centro del sacerdozio: prepara il vero sacrificio. E poi il secondo aspetto: la meta dell’azione missionaria è – così possiamo dire – la liturgia cosmica: che i popoli uniti in Cristo, il mondo, diventi come tale gloria di Dio, "oblazione gradita, santificata nello Spirito Santo". Qui appare l’aspetto dinamico, l’aspetto della speranza nel concetto paolino del culto: l’autodonazione di Cristo implica la tendenza di attirare tutti alla comunione del suo Corpo, di unire il mondo. Solo in comunione con Cristo, l’Uomo esemplare, uno con Dio, il mondo diventa così come tutti noi lo desideriamo: specchio dell’amore divino. Questo dinamismo è presente sempre nell’Eucaristia – questo dinamismo deve ispirare e formare la nostra vita. E con questo dinamismo cominciamo il nuovo anno. Grazie per la vostra pazienza."
[...]
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Mer 28 Gen - 22:57

Anna rita ha scritto:
A proposito dell'indicazione di Jean a studiare il rapporto lectio-liturgia: ci sarebbero diversi spunti, per me derivati solo dalla esperienza pratica, e dei quali mi interesserebbe approfondire il fondamento dottrinale.
Grazie Anna Rita,
Il discorso del rapporto tra "liturgia e lectio" è molto importante. L'ho sempre implicitamente trattato nei Corsi, ma meriterebbe un trattamento a parte, specifico. Sono d'accordo. Rimango purtroppo uno dei rari a fare riferimento cosi direttamente a tre relazioni:
1- Tra Mensa della Parola e Lectio (come metabolizzazione di essa)
2- Tra Mensa del Corpo e Sangue di Cristo e Preghiera del Cuore
3- Tra 1 e 2, cioè tra le due parti dell'Unica Mensa (e quindi tra Lectio e PCuore)
Come lo dicevo altrove: tutti gli autori sono d'accordo per dire che la liturgia è la fonte della lectio, ma mostrami uno che ti propone di fare la lectio a partire delle letture della Messa! È assurdo lo so, ma è il nostro caso oggi. Abbiamo in un certo senso tagliato, separato, la lectio dalla sua fonte!

Grazie per gli spunti che presenti qua. Vediamoli uno per uno:

Anna rita ha scritto:
1) Il primo punto, a monte di tutto il resto, è la necessità che i laici siano iniziati alla Liturgia, punto di partenza e il culmine della vita spirituale.

Certo. La Messa è Fonte e Culmine della vita quotidiana. Il Concilio ce l'ho ricorda. La Messa rimane l'essenziale di tutto! Non puo' mai essere sostituita da niente! Però, dopo aver stabilito questo punto fondamentale, rimane la domanda: ma siamo iniziati alla Messa? E non basta avere uno specialista nelle liturgia per farci fare questo lavoro! Abbiamo bisogno che lo specialista della Vita Spirituale si occupi della Messa. E, in un certo senso, ho sempre fatto questo! Se guardate bene da vicino. Ho cercato sempre di mostrare la densità straordinaria della Messa! Non ho dedicato un Corso per questo, ma parlare della Lectio per me, era parlare non di un esercizio "fuori" dalla Messa, ma sempre della Messa stessa! In questo senso proporrei un tempo dopo la Proclamazione per metabolizzare l'Evento, questa visita di Gesù. In un certo senso, sarei felice il giorno nel quale la lectio sparirà, perché allora, la Messa sarà più larga, la Liturgia della Parola sarà non solo Venuta di Cristo, Parola di Cristo, ma anche momento di silenzio per metabolizzare! Ma bisogna educare l'assemblea all'ascolto! La lectio è "Teologia dell'Ascolto".
Quindi si: educare l'assemblea all'Ascolto… certo, sono mille volte d'accordo! La Messa che viviamo oggi è una celebrazione "alla svelta"! è semplicemente: orribile la velocità! Disumana! La Messa ha cessato di essere un evento a dimensione umana! È molto più veloce che la nostra capacità di assimilazione.
La Messa Domenicale in certi paesi dura 3 ore! Quindi si: educare, formare, i fedeli a vivere la Messa in profondità. Formare anche i sacerdoti, certo, senz'altro. Ma non si tratta di cambiare niente della Messa! Ne di aggiungere niente! Ma di approfondire il "silenzio liturgico", che non è vuoto, ma metabolizazione. Poi anche migliorare la Proclamazione. Vi ricordata quando ho fatto la lectio guidata di quante volte ho letto i due testi? Eppure ci vuole rileggere, rileggere, mendicare, chiedere, bussare.

Anna rita ha scritto:
2) Un nota "storica": mi pare che i commenti dei Padri all'AT-NT fossero molto spesso omelie tenute in preparazione della celebrazione eucaristica, o durante la stessa, quindi trattavano delle letture della Messa del giorno. Di Sant'Agostino ha già parlato anche Jean.
Gli scritti dei Padri che abbiamo sono sia Omelie fate durante la Sinassi, o Commenti alla Sacra Scrittura. L'Omelia, non è un ascolto, è una spiegazione. Al massimo potrebbe essere un' ascolto per tutti! La grande domanda è questa: e l'ascolto individuale quando ha luogo? Quando Gesù viene e Parla, durante la Proclamazione, cosa facciamo? Lo Ascoltiamo? Ci si mette in Piede no? È per ascoltarlo! Quindi dobbiamo porci la domanda:
1- cosa succede tra Proclamazione del Vangelo e l'Omelia?
2- Se c'è Proclamazione e se l'ascoltiamo direttamente a Lui, in piedi, perché non ci si concentra su questo momento Sacramentale, di Grazia! La Proclamazione è Sacramentale, cioè, ha una materia visibile, udibile, il testo che è Proclamato, e una Grazia: La Parola, Gesù presente, che parla ad ognuno di noi! Cosa abbiamo fatto di questo Sacramento???
Subito si passa all'Omelia, quasi fermando la metabolizzazione.
Attenti, qua, non è che abbiamo soluzioni e non le diamo al popolo, non è che abbiamo riflettuto e approfondito queste cose!! Non dire: "abbiamo bisogno di approfondire questo"! Perché non è stato approfondito dai liturgisti, quindi non lo è stato approfondito punto! I Liturgisti con i Maestri di vita spirituale devono lavorare, riflettere! Bisogna sviluppare una Teologia dell'Ascolto, capire il suo meccanismo (un po come lo faccio nel mio libro sulla lectio), e cosi, arrivare alla semplice conclusione: non possiamo da un lato dare al Popolo una Proclamazione, e non darli i mezzi (tempo, modo) di metabolizzarla!
Il discorso è assolutamente uguale per la Comunione, ma qui, santa Teresa di Avila ha proposto 10 a 15 minuti di silenzio metabolizzante dopo la comunione! Quindi qualcuno ha parlato un po per questa materia! Ma non è abitudine sparsa nella Chiesa, ancora di meno nelle Parrocchie! E per arrivarci, bisogna educare i fedeli alla Preghiera del cuore! Vedi come alla fine del Corso di primo livello siete capaci di stare zitti per un lungo tempo! Perché non è tempo perso, è tempo guadagnato, nel quale ci metabolizza il Pane di Vita.

Anna rita ha scritto:
3) Un punto, che mi pare stia alla radice del rapporto Lectio-Liturgia, è ripreso anche in una intervista rilasciata dal teologo Padre Bux prima del Sinodo sulla Parola, in cui sottolineava il concetto dell'unità delle due mense, per cui senza la mensa del Pane quella della Parola resterebbe "fluida", non pienamente efficace.

Prima di tutto direi: "Liturgia-Lectio" e non "Lectio-Liturgia" perché la primazia è data alla Liturgia! Secondo me sembra che sia nel Medioevo che la lectio è stata staccata dalla sua radice/fonte: la celebrazione della Messa, la Proclamazione della Parola! Gesù viene di Persona alla Messa per parlare! Ci mettiamo in Piedi perché Egli è Presente, perché Egli Sta Parlando! Finché non capiremo questo, non capiremo l'immensità di questa Grazia e la qualità dell'Ascolto coinvolto per ricevere questo "sacramento".

Si c'è unita tra la celebrazione della Parola e la celebrazione dell'Eucaristia, al punto che è considerata una sola Mensa, non due (cfr. CCC 103: si parla di una Mensa e CCC 1346)! (se ci metti i passi di questa intervista ai quali fai riferimento, ti sarei grato, grazie.) Ma l'unità l'ho sempre sottolineata, perché è lo stesso tipo di unita che esiste tra Lectio e Preghiera del cuore! Ne parlo nel mio libro: pp. 194-205. Lo si vede questo rapporto in vari versetti o avvenimenti nella Scrittura:
La Struttura stessa del Vangelo mostra due parti: la predicazione di Cristo e poi il Dono di se stesso a noi nella sua Passione.
La struttura stessa della Trasfigurazione: dialogo tra Mosè-Elia e Gesù e poi, la Nube.
E i versetti che si trovano a pagina 199 nella tabella: Mt 7,21, Ap 3,20 e soprattutto il versetto regale di S Giovanni: 14,23.

La Messa con solo la Prima parte, certo è decapitata. La lectio, che è prolungamento (e non sostituzione) della Mensa della Parola, se non ha "Preghiera del cuore, che è prolungamento della Comunione (e non sostituzione), è anche lei molto indebolita!
Quando vi do il Corso di primo livello, quando si passa alla Preghiera del cuore sento già la Grazia lavorare in voi in modo molto più forte, mi sembrano nuove porte aprirsi.
Si entra nel Mistero dei Misteri! Nei tempi antichi, dopo la prima parte della Messa, si cacciavano i catecumeni, rimanevano solo i battezzati! E poi, si entrava nella Nube!
Ricevere Il Corpo e Il Sangue di Cristo è fondamentale!
Non si possono separare le due parti dell'unica Messa! Bisogna viverle tutte e due bene! Non una più dell'altra, o una meno dell'atra!

Anna rita ha scritto:
4) Un altro punto che mi sembra evidente a proposito del legame Liturgia-Lectio sta nell'aspetto comunitario della celebrazione liturgica, per cui fare la Lectio sulle letture della Chiesa del giorno è un modo di restare nella comunione del corpo mistico. (Andrebbe approfondito lo studio del valore liturgico della preghiera individuale)

Rapporto tra preghiera comune e preghiera individuale. Direi questo: la Chiesa è Cristo, e la Chiesa nasce e si trova nel profondo del nostro cuore! Chi prega individualmente, ma si separa dagli altri non prega, è nell'illusione. E vice versa: chi prega con gli altri, ma non prega in Spirito e Verità, è nell'illusione! In un certo senso non c'è preghiera "individuale" nel senso di "isolata"! Lo Spirito Santo, è allo stesso tempo il LEGAME che ci unisce al Padre, e il LEGAME che ci unisce agli altri. Quindi non si puo' da un lato mandar via quel LEGAME (con il fratello) e poi dirli, vieni qua, voglio pregare.
L'eremita nel deserto, la monaca di clausura, la madre di famiglia, tutti sono un po' soli, un po' pregando soli, con il loro problemi, le loro sofferenza! Ma è il cuore che decide se si apre al prossimo, se si apre a tutti, ai poveri, ai maledetti, ai cattivi, o rimane nell'illusione! Teresina dice: il cuore della Carmelitana abbraccia il mondo!
Sono d'accordissimo che il fatto di scegliere di fare la lectio con le letture della Messa è una scelta di essere in unione con la Chiesa, con il resto del Corpo di Cristo, è un migliore "sentire cum ecclesiae". Fortifica in noi un inserimento più profondo in Cristo. E' anche un atto di umiltà. E non è evidente purtroppo per molte Guide che insegnano la lectio divina! Questo mi stupisce molto, non può immaginare! Quanti discorsi si fanno sulla Chiesa, sulla Comunità, sulla Carità fraterna, ma appena si parla di Lectio, non si vuole saper niente dalle letture del giorno! Mi pongo la domanda, di che Chiesa allora parlano, o di che Comunità parlano! Mi stupisce molto questo! E se mostra una cosa, mostra al meno come abbiamo tagliato la lectio dalla sua fonte (la liturgia), al punto di non vedere più il legame profondo, il cordone ombelicale!

Più si cresce nella vita spirituale, più il nostro legame con Cristo Capo e membra cresce! Quindi la nostra penetrazione/inserimento nel Corpo Mistico diventa sempre più profonda! Non si possono fisicamente mai separare il Capo dal Corpo, il rapporto col Capo dal rapporto dal Corpo, camminano insieme! Giovanni della Croce dice che l'amore del Prossimo (cioè amare Cristo nelle sue membra) fa crescere tremendamente la vita spirituale (CSA 13; CSB 14 fine). Nella Messa riceviamo il Corpo di Cristo, che è insieme Capo e Corpo!
La Parola che riceviamo è allo stesso tempo quella di Cristo Capo, e quella di Cristo Corpo, cioè del povero che bussa alla mia porta! (Si puo' quindi dire anche come prima domanda: "Dimmi tu [tu Gesù nel Fratello umano] cosa vuoi da me?")

Per approfondire il valore "liturgico" (direi mistico, cioè ripercussioni sul Corpo mistico di Cristo) della preghiera individuale puoi' leggere il Manoscritto B di santa Teresina, quando parla della sua scoperta della Carità (e invece di Carità, puoi mettere: Spirito Santo). Vedrai il mistero della fecondità nascosta che può essere di una monaca o di una madre di famiglia, o di un ammalato! Partecipa alle missioni invisibili della Trinità: il Padre manda invisibilmente il Figlio e lo Spirito Santo dice san Tommaso d'Aquino (che festeggiamo oggi)! L'essere umano, trasformato in Cristo e unito a Lui, partecipa a queste "missioni invisibili"! è un'opera di fecondità straordinaria, ma molto "invisibile", nascosta nel cuore! San Giovanni della Croce dirà: l'Anima dà lo Spirito a chi vuole! Che regalità! Ecco quindi un aspetto della Fecondità della vita spirituale, della preghiera profonda! Ha delle ripercussioni sul mondo intero! E poi, quando Dio lo crede possibile, quando vede la densità della carità della persona, li fa allora partecipare a certe cose della Passione di Cristo, Passione che vige tutt'ora. Mistero………..

Ma, finché abbiamo corpo e salute, un minimo di frequentazione della liturgia comunitaria è doveroso! Non si puo' mai cancellarlo. La Chiesa occidentale si è posta questa domanda e ha detto che il minimo era la Messa della Domenica. Ma sappiamo bene che questo è un minimo veramente minimo!!

Anna rita ha scritto:
In sintesi: La Lectio è a mio parere di fatto preparazione compimento alle Letture della Liturgia, e la Comunione è tra l'altro la necessaria "ricarica energetica" dataci per poter passare alla messa in pratica della luce ricevuta. Tutti vivono, sperimentalmente, il peso della grazia sacramentale della liturgia eucaristica. Non si può mangiare a metà, e la preghiera del cuore non dà quello che dà l'Eucaristia. Anche la pdc, come insegnato, è solo "prolungamento" dell'Eucaristia.
Se mangiamo a metà per necessità contingenti, ci è però chiaro che il valore spirituale della liturgia della Messa non è sostituibile da niente altro.
Mi parrebbe fondamentale che Jean, se vuole, riprendesse questo discorso molto complesso.
Quindi la lectio non è solo "preparazione", è anche metabolizzazione, quindi viene inseguito alla Proclamazione come silenzio che manduca, che digerisce. Puo' benissimo essere inserito come parte integrante della Messa un momento di silenzio. Se il popolo è formato, lo farà! Un'iniziativa in Francia è stata lanciata per offrire due momenti lunghi di silenzio nella Messa di Sabato: uno dopo la Proclamazione (3/4 d'ora), e uno dopo la Comunione (mezz'ora). So che è una cosa "pazzesca", ma se la gente è formata, è una meraviglia! Cosi Gesù non solo passa, ma rimane in noi e noi in Lui.
Sono d'accordo che ricevere l'Eucaristia, prolungata con la Preghiera del cuore (o ringraziamento lungo), permette meglio di mettere in pratica! Santa Teresa di Avila, nei capitoli del libro della Vita (7 e soprattutto 8 ), dove fa l'apologia dell'orazione (la Preghiera del cuore) dice che l'orazione fa viaggiare più rapidamente, la Grazia che Dio ci dà, ci libera da certe schiavitù o paralisi o cattive abitudini, da peccati ecc. quindi senz'altro, non si puo' separare lectio e Preghiera del Cuore, non si puo' separare la Comunione al Corpo e Sangue di Cristo dalla Messa in pratica della Parola. Tutta la buona volontà che mettiamo nell'Ascoltare Cristo, viene ricompensata con una aiuto soprannaturale (viaggiare col mulo (lento faticoso) e viaggiare con la nave (più rapido)), frutto diretto della Comunione.

Grazie ancora per questi spunti stimolanti.
A presto
abbraccio
Jean
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MessaggioTitolo: Liturgia e preghiera individuale   Mer 28 Gen - 23:45

Grazie Jean delle risposte . L'argomento merita una trattazione esauriente, in ogni modo. E' vero che i tuoi corsi ne accennano, ma avverto con chiarezza la necessità di un "ribilanciamento"che mostri l'intreccio inscindibile tra vita sacramentale liturgica e Lectio-Orazione

L'educazione all'ascolto: serve prima di tutto iniziazione alla Liturgia!!!!!!!!!!!!!!! e questo è un "bilanciamento" da fare!!!!!!!!!!urgente ed indispensabile, prima di altro.
Si devono anche dare tempi per l'ascolto ed il ringraziamento durante la liturgia, ma nel frattempo lectio ed orazione staccate dalla Messa possono bene fare questo, perchè le comunità da educare sono comunque sempre eterogenee (e questo ha anche dei valori intrinseci da pure mettere in risalto). Il problema è trovare il tempo per fare tutto (liturgia delle Ore-Lectio-Messa-Orazione...) Ma è anche chiaro che di fronte alla necessità di dover scegliere, è la Messa che deve avere il primato, "gusti" a parte.

A proposito dell'aspetto "liturgico" della preghiera individuale mi riferivo a quanto brevemente letto in alcuni testi a proposito della complessa discussione sui rapporti tra liturgia e preghiera privata, meditazione, contemplazione. Discorso molto stimolante ma qui non pensavo ci fosse lo spazio per toccarlo.

A proposito dell'anima che dà lo Spirito: quello che dici, Jean, mi pare che possa collegarsi all' intervento che ho fatto prima sul forum di Teresina, no ?

NB: INIZIARE ALLA LITURGIA!!!!!!
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Gio 29 Gen - 2:39

"Una trattazione esauriente!" vedo che le tue aspettative sono molto al di sopra di cio' che la Chiesa puo' oggi provvedere. Lo stato della Teologia spirituale è abbastanza "in ritardo" oggi! abbiamo perso molto tempo a fare poco, a fare niente, durante circa 50 anni, se non di più. Quando dici "Iniziazione alla Liturgia" tu parli a partire del tuo punto di vista: che è il discorso nostro, l'angolo nostro! (e ricordati che con me siete stati "viziati") E, come lo dicevo sopra, per poter fare questo, bisogna prima di tutto essere molto molto addentrato nella Teologia spirituale (per colmare le tue legittime esigenze) e poi, essere direi, quasi ugualmente conoscitore (specialista) nella liturgia! Uomini che hanno avuto queste 2 capacità, non ci sono stati molti nella storia. Il P Jesus Castellano ocd era un po cosi, anche se forse era più preso "dalla liturgia" per certi versi! Perché la "tecnicità" della Teologia spirituale è molto esigente!

Torniamo al nostro soggetto! Chi farebbe questa iniziazione? Dico questo, perché, tu puoi benissimo andare in qualsiasi Facoltà di Teologia e seguire un corso di Liturgia (è doveroso farlo). Avendone seguito due, in diversi luoghi, temo che tu sii delusa! Imparerai molto, per carità! E ti aiuterà molto! Ma le problematiche più specifiche nostre (LD e PC e Teologia Spirituale in genere) non saranno mai affrontate! Rimarrai con la tua sete!

Auguro di avere persone capaci di fare questo lavoro! Forse esistono, ma non li ho incontrati, e non ho visto i loro libri! Eppure ho fatto la mia Teologia a Roma!

Capisco benissimo la tua esigenza, ma la Liturgia (parlo con esperienza) è un soggetto molto "caliente", dal quale nascono battaglie infinite! Anche gente molto colta, grandi teologi possono dire delle stranezze a proposito della liturgia, e sembrare molto infantili, perché tocca il Culto troppo da vicino, tocca la nostra umanità troppo da vicino! Quindi si infiammano le passioni, i caratteri influiscono, la cultura personale e l'esperienza personale di ciascuno (senza parlare delle diverse famiglie spirituali nella Chiesa) determina il giudizio! Quindi la cosa è esplosiva! "liturgia, scienza sine quia"! Quante battaglie ho viste nelle comunità a causa di e per la liturgia! Ci sono fattori di variabilità, e il discernere tra le costanti e le variabili richiede una saggezza rara (richiede esperienza e temperanza liturgica ("less is more"))!

Per queste ragioni e per altre, non mi butterei facilmente in questo campo!

"Ribilanciare", spetta ad ognuno! Credimi! Ognuno fa il suo cammino! Nei miei corsi non ho mai sbilanciato le cose, sono molto vigilante! Ho cercato a farvi gustare dal di dentro cio' che esiste già (gli atti del culto che esistono già)! Cosi la Messa per voi diventa più vissuta! Quante persone dopo il Corso mi hanno detto: "grazie la Messa per me è diventata tutt'altra cosa!
Ho cercato, e cerco sempre, di rimanere lo specialista nella Teologia spirituale, rispettando ogni altro campo o responsabilità pastorale (quindi non interferendo con il lavoro altrui).
Vi ho dato delle chiavi per aprire! Spetta a voi, di aprire! Di istruirvi di più, di interessarvi in varie cose! Di seguire un corso di Liturgia (credo che Don GB ne ha uno in Parrocchia quest'anno.). E' normalissimo per voi di seguire un corso di liturgia, di spiegazione della Messa, per carità! Ma molti sono capaci di farlo! E dovete farlo!

Ti ricordi di quel piccolo studio che avevo fatto sul legame tra Preghiera del cuore e la seconda parte della Messa (si trova nel libro sulla Preghiera del cuore)! Capisco, tu voi molto di più di questo tipo di approccio spirituale della liturgia! Ma questo testo è frutto di approfondimento, ma approfondimento semplice che faccio io! Non sono specialista della liturgia, anche se leggo e mi istruisco! Dovrei fare di più? Forse.
Ma vedi quanti corsi bisogna dare: "Liturgia e vita spirituale", o "Messa e vita spirituale"! ok! Ma dopo il dottorato. Il mese prossimo, Dio volendo, insegno la PC, in inglese, nell'urbe.
Comunque la Messa per me rimane la più grande cosa nella mia vita! E cerco, umilmente, da ignorante, di farvi gustarne la bellezza! Anche oggi riprendevo una parte della Messa Bizantina che mi colpiva! Ci sarà molto da dire, (e sto preparando varie cose) in un prossimo corso: "Messa e Vita Spirituale". Hai vinto.

Parli di testi a proposito dei rapporti tra liturgia e preghiera privata! Ok, ma la mia risposta ti ha bastato?

"Messa e Contemplazione". Si.

A presto
Jean
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MessaggioTitolo: grazie   Gio 29 Gen - 10:17

Grazie . Capisco le cose che dici e le difficoltà che indichi.
In realtà non intendevo sollecitare corsi da parte tua, esponevo solo esigenze che emergono, e non solo da parte mia, ma piuttosto diffuse. Visto che ne parli, comunque, penso che potresti dare un insegnamento sulla Messa da un punto di vista non comune. Con l'esplicitazione necessaria, magari, anche delle difficoltà. Perchè si vive nella chiesa e non si hanno molte volte strumenti di giudizio su quanto accade.
Certo: i tuoi corsi hanno spianato in modo molto diffuso la strada all'emergere del bisogno dell'inizizione alla liturgia.
Liturgia fonte della contemplazione: in fondo fino ad ora tutti nei secoli hanno, dal meno al più, sperimentato questo, nonostante i limiti umani, i quali però per fortuna non limitano la Misericordia. Ma proprio per questo, per i doni immessi dal Signore nei tuoi insegnamenti, e per le potenzialità aperte dal Signore attraverso i tuoi corsi, a me parrebbe obbligatorio non fermarsi.
La vita spirituale per fortuna cammina anche inconsciamente, mi pare, se c'è fede; ma "capire", e "discernere" aiuta a volte a camminare meglio e a donare. Il rischio da sorvegliare è non farsi intrappolare dal"gusto". Che poi ognuno debba darsi da fare con le sue forze, per la sua strada, e non accontentarsi di ripetere altri, è indubbio, è moralmente obbligatorio.
Comunque il Signore è grande, lode e rendimento di grazie al nostro Signore, nostro Amore.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: preghiera individuale e liturgia   Sab 31 Gen - 22:16

Mi interesserebbe sapere il parere di qualcuno, se possibile, a proposito del quesito se Lectio ed Orazione possano avere valore liturgico in quanto in "continuità" con la Messa del giorno. Messa e Lectio ed Orazione, se inserite nella preghiera continua, mi sembrerebbe che possano avere valore liturgico. La domanda può essere utilitaristica (fare la cosa più "utile" ecclesialmente )... Anche su questo aspetto utilitaristico mi piacerebbe sentire qualche parere.
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   Sab 31 Gen - 22:57

Anna rita ha scritto:
Mi interesserebbe sapere il parere di qualcuno, se possibile, a proposito del quesito se Lectio ed Orazione possano avere valore liturgico in quanto in "continuità" con la Messa del giorno. Messa e Lectio ed Orazione, se inserite nella preghiera continua, mi sembrerebbe che possano avere valore liturgico. La domanda può essere utilitaristica (fare la cosa più "utile" ecclesialmente )... Anche su questo aspetto utilitaristico mi piacerebbe sentire qualche parere.

La domanda puo' essere girata in un altro modo:
La relazione tra preghiera vocale (Messa) e preghiera mentale (Lectio e PC). O tra culto (la fisicità del culto) e il Culto in Spirito e in Verità.

Leggiamo in Gv 4 che Gesù parla alla Samaritana del culto: non è a Gerusalemme ne su questo monte (non è l'aspetto esteriore che conta prima), il Padre cerca dei veri adoratori: che adorano con lo Spirito Santo e con la Verità che è Cristo!
Andare a Messa solo col corpo e non entrare nel Vero Tempio che è Cristo, è un culto vuoto!
Ma avendo un corpo, non è buono andare all'altro estremo, quello di tralasciare il fatto di andare alla Messa stessa. Perché ha anche una dimensione comunitaria! Gesù appare ai discepoli radunati, quindi la Messa è educazione ad amare il prossimo anche.

Quindi la lectio e la PC sono se vuoi l'interiorità della Messa! Una Messa senza interiorità, senza attitudine "in Spirito e in Verità" a che cosa serve? E' Gesù che lo dice!
Per questo, la soluzione per me non stà a valle (LD e PC come prolungamento) ma a Monte: torniamo alla Messa vissuta "in Spirito e in Verità". Per questo mi piace l'iniziativa Francese che offre più interiorità, tramite il Silenzio liturgico digestivo (silenzio che è manducazione e digestione).

E' solo cosi, che LD e PC sono "liturgici".

Santa Teresa di Avila, nel libro "Cammino di Perfezione" affronta il rapporto tra "Preghiera vocale" e "Preghiera mentale" (orazione o PC). E lei dice: bisogna fare la mentale con la vocale perché è la mentale che dà valore alla vocale. Rafforza molto il fatto di non separare i due modi (come l'anima e il corpo). Ma, la sua vocazione nella Chiesa, è di mostrare non solo l'orazione in se, ma l'orazione come movimento interiore che compenetra tutto il culto! Quindi come vedi l'orazione (la PC) impregna tutto il Culto Cristiano, come dice Gesù: il Padre vuole un "nuovo culto", in Spirito e Verità... o come Maria dice a Medj: pregate "col cuore"!
La Preghiera del cuore impregna tutti gli atti del culto, perché se si prega fuori del vero Tempio (Gesù) il culto è vano! Siamo fuori della Trinità.
E, in un certo senso, la LD insegnata nella Scuola di Maria, porta in se questa dimensione contemplativa ("in Spirito e in Verità") che fà della lectio e dell'Ascolto un'operazione soprannaturale (soccorso particolare della Grazia). Qui stiamo toccando una problematica molto importante, per tutti, per tutti. Perché anche la lectio puo' scivolare, e perdere la sua interiorità contemplativa "in Spirito e in Verità".

Quindi possiamo vedere la LD e la PC come la dimensione profonda ("mentale"), contemplativa, della Preghiera comune, vocale: la Messa. Possiamo vederli come il modo di assistere alla Messa "in Spirito e in Verità". Non mi piace separarli dalla Messa! Li vedo dentro la Messa, perché è li il loro vero posto. La Messa allora arriva a circa 2 ore e mezzo, 3 ore in totale. Fanno parte della Messa secondo me!
Aver separato la lectio dalla Liturgia della Parola (scusate se mi ripeto) è per me una cosa strana, anomala, controproducente,… ecc.

Ma la Messa non è un avvenimento "chiuso"! Mi avvicino ancora di più dalla tua domanda. La Messa si apre alla vita quotidiana, per questo, il Sacerdote, alla fine della Messa, rinnova il mandato missionario di Gesù alla fine dei Vangeli dicendo: andate a spargere questa vita che avete ricevuto, mantenendola (con la LD e la PC... vedi!), e predicate il Vangelo che avete ormai in voi... che avete visto, ricevuto...

Bisogna rileggere santa Teresa, "Cammino di Perfezione" (vocale/mentale), santa Teresa è "Madre dei spirituali"! Si poteva dire: "Madre del culto in Spirito e Verità".

grazie per la tua domanda forte e delicata

Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Messa-Lectio-Orazione   Dom 1 Feb - 11:02

Grazie Jean di nuovo della tua attenzione.
Mi permetto di aggiungere alle tue parole alcune note e domande: se mai, si può sempre non leggere! lol! lol!

1)Una precisazione: dicendo che Lectio-Orazione sono "in continuazione" con la messa anch'io intendo dire che Messa -Lectio-Orazione sono "Tutt'uno".
Certo che non può fondarsi diversamente la cosa. "Ite Missa est" significa che la grazia data continua, significa la preghiera continua, che è poi la fonte di azione. La Grazia sacramentale non dura "dalle ore x alle ore y".
E la vita spirituale non è fatta "a capitoli" ma è tutt'una: interessa tutto l'uomo, corpo-anima-spirito senza fratture nelle 24 ore. Sperimentalmente: la vita in Cristo è ricomposizione dell'unità dell'essere, riunificazione della realtà intera, in Lui.
In conclusione:Lectio-Orazione sono esattamente come le si definiscono: cibarsi per la Vita. La Parola si fa Carne e [u]dobbiamo cibarci di questa Parola-Carne per partecipare della Vita. Ma la Parola -Carne ci è data nella celebrazione dell'Eucaristia.
Questo è la base del fatto evidente che non può sussistere Lectio-Orazione che non siano non in continuum con la Messa e tra di loro stesse e con la vita di 24 ore di tutto l'essere, di tutta la realtà.

2)Una notazione marginale: Jean definisce "semplice" il suo insegnamento, in quanto apparentemente soprattutto "pratico" (ma alle spalle ha uno studio non indifferente!).
La ricerca dei fondamenti dottrinali non è intellettualismo, in quanto è continuare ad addentrarsi nella Densità della Bellezza dell'Amore.
C'è un continuum anche tra dato esperienziale e dottrina: appunto vedi ST!! :la verifica dottrinale dell'esperienza è il "METODO DI LAVORO" di ST!! (ST ci è Madre in modo concreto e vero). L'esperienza promuove, suscita la dottrina e la spinge, la provoca inesorabilmente, la rinnova, non la lascia essere statica. La dottrina "pregata" apre l'esperienza, ne mette in evidenza i dettagli, sempre più in profondità, con sempre nuovo stupore reverente, con grata esultanza, con gioia straripante!!; smaschera i limiti umani dell'esperienza e smussa le tentazioni, i rischi di deriva individualistica, narcisistica!!! costantemente presenti. Come sempre, di nuovo ancora torniamo alla preghiera continua= restare in Lui.

3)Ultima notazione: P.Castellano o.c.d. non mi pare abbia attenzione sbilanciata alla Liturgia, piuttosto che alla contemplazione: almeno in quei pochi accenni di suoi scritti che ho superficialmente intravisto. L'esposizione dottrinale (che lui ha fatto sulla Liturgia- Sacramenti e voci correlate nel Dizionario Ancilli )sfocia sempre fisiologicamente nella pratica spirituale più contemplativa. Anche qui è un continuum ed un rimando costante.
Un testo molto ricco sulla preghiera con particolare attenzione alla preghiera individuale e i rapporti con la Liturgia è: A. Louf, "Lo Spirito prega in noi" ed. Qiqaion 1995. (ed. Marietti 1976: "Signore insegnaci a pregare").

Conclusione: a me parre che NON ESISTE LITURGIA NON CONTEMPLATIVA, NON PUO'ESISTERE MESSA SOLO VOCALE.
Perchè nella Liturgia il centro è il SACRAMENTO, la cui grazia oltrepassa la capacità umana alla contemplazione, l'educazione, la formazione, l'attitudine, ecc ecc ecc... LA MESSA DA' LA GRAZIA SACRAMENTALE: basta dire il "sì" all'adesione. Per cui non può esistere contemplazione al di fuori della Liturgia, avulsa dalla Liturgia, mi pare! Altrimenti COME LA SI DEFINISCE CRISTIANA? Altrimenti dove si fonda, e da dove ricava la forza? Altrimenti è solo umana, ovviamente.....
QUESTE COSE VANNO EVIDENZIATE continuamente.
Quindi sono ovviamente d'accordo che l'ottimale potrebbe anche essere la Messa di 3 ore... ma per fortuna la preghiera continua può già esserci...

DOMANDE: Se possibile cercherei il parere su queste mie impressioni: 1) La Liturgia ha come centro il Sacramento? Mi parrebbe che dato che l'Incarnazione sta alla base di tutto, allora il Sacramento è indispensabile, se è segno, e dono di Vita. Allo stesso modo: mi pare che anche il Scarmento non possa sussitere al di fuori della Liturgia.
2) A me parrebbe appunto che non possa sussistere Liturgia senza rimando al Sacramento: in caso contrario, come si spiega la cosa?
3) Non vorrei entrare adesso nel discorso sulla preghiera monastica in senso stretto, anche se il discorso va a sfociare naturalmente in questo capitolo della preghiera monastica e del suo significato liturgico ( A. Louf ne parla molto bene nel testo "Lo Spirito prega in noi")

Grazie
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MessaggioTitolo: Re: Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio   

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Il Sinodo di 2008 sarà sulla Parola di Dio
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