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Anna rita



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MessaggioTitolo: Per Tutti   Mer 7 Nov - 19:09

Una citazione da "Il dramma è Dio", di David Maria Turoldo, tratta dal sito: http://misticainfo.blogspot.com/2007/11.

"Col proprio sangue

Dire è confessarsi, è donarsi; scrivere è liberarsi. Io non posso non scrivere. Anche se a leggere quanto è già stato scritto, di ben pochi, di pochissimi si potrà dire: ecco, costui ha scritto una verità che non era mai stata detta da alcuno. Ma ciò che importa, nello scrivere, non è questo. Scrivere è intingere la penna nel proprio sangue per dire a te stesso ciò che Lui, l'Amico, ha pensato di te, ciò che egli ha fatto e continua a fare di te: e quanto tu sia refrattario o disponibile alla grande opera comune."


Ultima modifica di il Lun 12 Nov - 13:23, modificato 1 volta
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Mer 7 Nov - 21:39

Assolutamente giusto.
E se non è il caso, meglio non scrivere.
Direi: chi scrive è ovvio che è pronto a dare il suo sangue per cio' che scrive. (Di conseguenza si criverebbe molto di meno, e con maggiore attenzione...)
Quindi direi: si scrive con carità soprannaturale. E' una grande carità (purtroppo spesso dimenticata) quella di trasmettere la verità, con chiarezza, generosità, in modo instancabile, opportuno... ecc...
E' una forma importante di carità...

Una sfumatura e un grande soggetto:

Pero', è importante ricordarsi anche certe confusioni presenti ormai in modo visibile e quotidiano nel mondo:
C'è gente che dà il suo sangue oggi, ma non per cause che toccano la Luce (cioè il vero Dio)! (beh, sono convinti di fare bene (caso di coscienza erronea), ma... dov'è la testa qua? dov'è il discerniemento? dov'è l'insegnamento sano?)
Senza nominare nessuna categoria, volevo quindi solo agiungere questa "sfumatura".

Teresina vedendo che moriva in un letto - lei che voleva morire martire (quindi in mezzo alla lotta esterna) - meditava sul vero martirio, in che cosa consiste.
Ecco quindi un soggetto da meditare... "in che cosa consiste il vero martirio?"
Il Concilio Vat II ci ricorda in modo molto sorprendente (positivamente sorprendente) che ogni Cristiano deve essere pronto a morire martire!! (non solo chi scrive)... (vedi Lumen Gentium 42)
E' la Luce più alta (il martirio) sotto la quale tutto si più capire... è il livello più alto di "santità" o di "perfezion", una grazia, la grazia più alta. Ce lo ricorda il Signore stesso: "non c'è amore più grande di chi dà la sua vita ai suoi fratelli".
Giovanni della Croce ha "rivoluzionato" il concetto di martirio in un capitolo della Salita (Salita II,19,13 e seguenti)
E santa Teresina ha anche lei fatto qualche sviluppo, ha parlato del Martirio quotidiano, più nascosto agli occhi altrui (e agli occhi propri) martirio "a colpi di spilla" (vedi lettere). Ha molto riflettuto lei sul Martirio, lei che aveva davanti a se l'esempio di santa Giovanna di Arco... (ha composto due teatri su santa Giovanna di A.)

Vediamo qui quanto una riflessione seria (con discernimento) ci spinge a non dare per scontato i concetti abituali, anche quelli cosidetti "spirituali" o "alti".
Se no, si finisce con una vita spirituale assai irresponsabile, e leggera...

Grazie per questo testo... che ci spinge a riflettere, ad approfondire... a discernere, tra estremismi di tutti i bordi...
Jean

PS Ecco il passo della Lumen Gentium (Concilio Vat II):

"Avendo Gesù, Figlio di Dio, manifestato la sua carità dando per noi la vita, nessuno ha più grande amore di colui che dà la vita per lui e per i fratelli (cfr. 1 Gv 3,16; Gv 15,13). Già fin dai primi tempi quindi, alcuni cristiani sono stati chiamati, e altri lo saranno sempre, a rendere questa massima testimonianza d'amore davanti agli uomini, e specialmente davanti ai persecutori. Perciò il martirio, col quale il discepolo è reso simile al suo maestro che liberamente accetta la morte per la salute del mondo, e col quale diventa simile a lui nella effusione del sangue, è stimato dalla Chiesa come dono insigne e suprema prova di carità. Ché se a pochi è concesso, tutti però devono essere pronti a confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo sulla via della croce durante le persecuzioni, che non mancano mai alla Chiesa." (LG 42)
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Riflessioni   Mer 7 Nov - 23:21

Da una prima lettura, due riflessioni "a caldo".
Lo scrivere: può essere, nei confronti di se stessi mezzo di discernimento e di testimonianza, e nei confronti degli altri, può essere dono e condivisione: della fatica compiuta nel discernimento, e della testimonianza della gloria sperimentata.
Poi c'è l'aspetto complementare a questo, ed è l'aspetto del leggere, inteso come ascoltare. Mi è balzato agli occhi quanto spesso leggiamo per illuderci di poter trovare stampelle che ci sostengano, ma che invece soltanto mascherano la nostra costituzionale impotenza.
Alla radice, ciò che va letto (considerato, come dice S Teresa) è in realtà sola la Parola, che ci fa sperimentare la nostra impossibilità costituzionale a salvarci, e finalmente proprio lì ci fa sperimentare che proprio quando sono debole, proprio lì sono forte (non ricordo a memoria la citazione di San Paolo). E da quel momento, può rinascere tutto. Dicendo questo, sperimento il valore di un insegnamento sempre ripetuto da Jean sulla necessità di "andare alle fonti".

Grazie Jean dei tuoi spunti, che aprono strade che forse a noi appaiono ancora estranee alla nostra realtà, in molti casi.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: La Parola attualizzata per costruire comunità   Gio 8 Nov - 9:53

Ancora Lectio ed Orazione...oltre la Liturgia...
Da uno stralcio di un intervento del Papa:

"Dio parla a ciascuno nella Scrittura, spiega Benedetto XVI
Ricordando la figura di San Girolamo



CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 7 novembre 2007 (ZENIT.org).- Dio parla a ciascuno personalmente nella Bibbia, sostiene Benedetto XVI.

Lo ha spiegato a circa 40.000 pellegrini riuniti in piazza San Pietro per partecipare all’udienza generale di questo mercoledì, nel corso della quale ha presentato la figura di San Girolamo (347-419/420), uno dei più grandi esegeti della storia, cha tradusse la Bibbia dal greco e dall’ebraico in latino.

Secondo il Papa, Girolamo insegna ai cristiani di oggi ad “amare la Parola di Dio nella Sacra Scrittura”.

“Ignorare le Scritture è ignorare Cristo”, diceva il biblista. “Perciò è importante che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura”.

Questo dialogo con essa deve avere sempre due dimensioni, ha spiegato il Vescovo di Roma.

“Da una parte, dev'essere un dialogo realmente personale, perché Dio parla con ognuno di noi tramite la Sacra Scrittura e ha un messaggio ciascuno”.

“Dobbiamo leggere la Sacra Scrittura non come parola del passato, ma come Parola di Dio che si rivolge anche a noi e cercare di capire che cosa il Signore voglia dire a noi”, ha raccomandato il Papa.

Per non cadere nell'individualismo, ha osservato, “dobbiamo tener presente che la Parola di Dio ci è data proprio per costruire comunione, per unirci nella verità nel nostro cammino verso Dio”.

“Quindi essa, pur essendo sempre una Parola personale, è anche una Parola che costruisce comunità, che costruisce la Chiesa. Perciò dobbiamo leggerla in comunione con la Chiesa viva”, ha indicato.

Secondo il Santo Padre, “il luogo privilegiato della lettura e dell'ascolto della Parola di Dio è la liturgia, nella quale, celebrando la Parola e rendendo presente nel Sacramento il Corpo di Cristo, attualizziamo la Parola nella nostra vita e la rendiamo presente tra noi”.

“Non dobbiamo mai dimenticare che la Parola di Dio trascende i tempi. Le opinioni umane vengono e vanno. Quanto è oggi modernissimo, domani sarà vecchissimo”, ha spiegato Benedetto XVI.

“La Parola di Dio, invece, è Parola di vita eterna, porta in sé l'eternità, ciò che vale per sempre. Portando in noi la Parola di Dio, portiamo dunque in noi l'eterno, la vita eterna”.

Per questo motivo, ha concluso con una frase di San Girolamo: “Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo”."
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Martirio   Gio 8 Nov - 21:02

Questo dovrebbe essere un nuovo soggetto, forse...
In ogni modo... il martirio delle "punture di spilli" riguarda tutti, se lo si accetta, è il morire a se stessi per il Cristo che è nell'altro. Anche se ci appare più gradevole morire a se stessi per il Cristo che si ha nelle propria immaginazione... ma per gli altri...BOH!!!
Qui sta il punto: tutto chiaro a parole, molto meno nei fatti.
Per cominciare: cosa significa amare se stessi (come il prossimo )????
Se amare se stessi è un comandamento... in che cosa si realizza?? Teresina dice"sottomettersi umilmente a tutti".....che mistero....

La testimonianza-martirio dell'affrontare (in che modo si affrontano) le punture di spillo è, come ogni testimonianza, comunque, missionarietà, lo è certamente.
Credo si debba meditare molto su questi punti radicali quotidiani, qui si gioca la credibilità del cristiano. Non sono parole a vuoto quelle "vedranno che siete miei discepoli dall'amore"ecc (non so a memoria la citazione).
Vorrei sentire altre persone su questi punti...
Grazie a chi dà contributi...
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Amare se stessi   Ven 9 Nov - 18:16

Ho l'impressione che amare se stessi voglia dire sempre la stessa cosa: cioè amare se stessi in LUI, fare in noi la Sua volontà, per non porre fondamenti diversi dall'unico realmente vero, cioè Lui. Il "proprio conoscimento" in Lui, per essere i veri se stessi. E al ricetta è sempre la stessa: Lectio, Orazione, Liturgia. Abbandono. ....................... Fosse facile.....................
Poi tutto va da sè, senza cercarlo: doveri di stato, lavoro vario, punture di spillo o calci in bocca, l'arena... Laughing Laughing Smile
Ma datemi almeno anche qualche vostra dritta, per favore...
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Amare se stessi   Sab 10 Nov - 14:29

Racconto ancora qualche spunto che mi viene in mente.
Amare se stessi è amare il Dono che Dio ha fatto a ciascuno di noi dandogli la vita. Quindi è un dovere, l'amare se stessi, e imparare da Lui il modo in cui Lui ci ama.
Lui ci ama innanzitutto nella sua gioia. Noi custodiamo la sua gioia nella misura in cui manteniamo la continuità tra le nostre radici e la sorgente che le nutre costantemente, e che nutrendo nello stesso tempo costantemente "tutte le chiese di Cristo" ci mantiene uniti ad esse.
Da questa gioia nasce naturalmente la testimonianza missionaria, con la vita, la parola, la scrittura, ecc... Nessun martire è mai morto soffrendo nello spirito, primo Cristo, e poi Stefano, e tutti gli altri, noti e ignoti, di qualsiasi grandezza agli occhi umani.
Dobbiamo contemplare l'amore con cui siamo amati nella gioia.
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Anna rita



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MessaggioTitolo: un altro sito   Dom 11 Nov - 12:02

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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Dom 11 Nov - 23:33

Carissima Anna Rita,
il Mattutino di oggi di Gianfranco Ravasi sul quotidiano "Avvenire" si apre con una frase molto bella che riporto qui di seguito: "Il marito deve dire a sua moglie: Il tuo amore è per me più dolce e più caro di tutto il resto. Se dovessi perdere tutto, se dovessi soffrire, non avrò paura se solo conservo il tuo amore".
Così si esprimeva s. Giovanni Crisostomo (vescovo di Costantinopoli nel quarto secolo) in una sua omelia sul c. 5 della Lettera agli Efesini, in cui s. Paolo celebrava la grandezza del matrimonio cristiano.
Ravasi definisce la frase citata una "intensa esaltazione dell'amore coniugale" e prosegue dicendo che "questo è l'ideale che già la Genesi delineava quando affermava che i due devono essere una sola carne, cioè una sola esistenza e persona. E Paolo commentava: Nessuno prende in odio la sua carne, ma la nutre e la cura (Ef 5,29)".
Io penso che questo sia soprattutto l'ideale della relazione di ciascuno di noi con Cristo, il vero Sposo. Dal Suo amore nasce l'amore per noi stessi e per gli altri, il Suo corpo, e il desiderio del martirio, che è uno slancio d'amore che proviene dallo Spirito Santo e dona la vita a Dio.
Gianfranco Ravasi conclude affermando che "certo, la fragilità umana conosce anche il momento della crisi: nello stesso Cantico dei Cantici, che è un luminoso poema d'amore, ci sono ben due "notti oscure" in cui i due sono lontani e tra loro cala il gelo dell'incomprensione. Ma l'amore non è come un oggetto che una volta perso, lo si è smarrito o distrutto per sempre. E' una realtà vivente che può rinascere, come un tronco arido può ancora gettare germogli".
Cosa pensi Jean a proposito delle due "notti oscure" e dell'interpretazione che Ravasi ne fa?
Grazie e a presto!
Anna
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Il Cantico   Lun 12 Nov - 10:07

Grazie Anna che hai fatto sentire la tua voce!
Affiorano tanti argomenti per meditare i quali occorrono mesi,credo.
Ero partita dalla scrittura come testimonianza, Jean ci ha chiesto di meditare sul martirio, io mi sono un po' chiesta "come si fa a sostenere realmente concretamente un martirio?", ora tu metti l'attenzione sul Cantico...Grazie, me lo vado a meditare... mi chiedo una cosa: come e dove, nel Cantico, c'è riferimento alla Croce - Eucarestia?
Mi pare che scavare nella proposta del martirio sia un punto fondamentale del nostro cammino. Il martirio per passione d'Amore è il centro del messaggio del Vangelo, e riguarda ognuno di noi, qui e ora.
Scavare per cercare il senso del vero martirio, per la nostra pratica quotidiana. E' contemplare cosa vuole dire per noi la richiesta che il Signore ci fa di essere umanità aggiunta
E poi anche scavare per vedere i diversi martirii, di cristiani, e dei non cristiani. Che cosa sono, i martirii dei non cristiani, e c'è qualcosa che li poò accumunare li può avvicinare alla proposta del Vangelo?
Questi non sono discorsi intellettualistici, ma nodi centrali pratici, di cui dobbiamo prendere coscienza.
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Anna Maria

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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Gio 27 Dic - 17:20

Ciao Anna Rita,
mi sembra che nel discorso pronunciato ieri dal Papa in piazza S. Pietro, prima della recita dell'Angelus, ci sia la risposta a una delle tue domande. Te ne riporto quindi un estratto: "Il legame profondo che unisce Cristo al suo primo martire Stefano è la Carità divina: lo stesso Amore che spinse il Figlio di Dio a spogliare se stesso e a farsi obbediente fino alla morte di croce (cfr Fil 2,6-8 ), ha poi spinto gli Apostoli e i martiri a dare la vita per il Vangelo.
Bisogna sempre rimarcare questa caratteristica distintiva del martirio cristiano: esso è esclusivamente un atto d'amore, verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori. (...)
Il martire cristiano, come Cristo e mediante l'unione con Lui, "accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un' azione d'amore. Quello che dall'esterno è violenza brutale, dall'interno diventa un atto d'amore che si dona totalmente. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita" (Omelia a Marienfeld - Colonia, 20 agosto 2005). Il martire cristiano attualizza la vittoria dell'amore sull'odio e sulla morte.
"
Penso che sia utile per proseguire il nostro discorso...
Anna
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Gio 27 Dic - 19:31

Cara Anna, grazie di quanto mi scrivi:
Anna Maria ha scritto:
Ciao Anna Rita,....atto d'amore[/b], verso Dio e verso gli uomini, compresi i persecutori. (...)
Il martire cristiano, come Cristo e mediante l'unione con Lui, "accetta nel suo intimo la croce, la morte e la trasforma in un' azione d'amore. Quello che dall'esterno è violenza brutale, dall'interno diventa un atto d'amore che si dona totalmente. La violenza così si trasforma in amore e quindi la morte in vita" (Omelia a Marienfeld - Colonia, 20 agosto 2005). Il martire cristiano attualizza la vittoria dell'amore sull'odio e sulla morte.[/i]"
Penso che sia utile per proseguire il nostro discorso...
Anna
"

Mi riferivo anch'io al senso di quanto tu dici: atto d'amore estremo, accennando in un altro topic alla festa di S Stefano che la Chiesa mette subito dopo il Natale. E'un po' come l'annuncio della Passione che viene dopo la Trasfigurazione: con la pienezza del divino, ci si prepara a passare al martirio=testimonianza. Solo con la pienezza del divino ci si può avvicinae a ciò anche solo col pensiero.
Infatti, quelli che sono giunti a tale atto estremo l'hanno potuto fare solo grazie alla forza NON UMANA della presenza di Dio in loro, alla pienezza eucaristica.

Ma dato che, almeno per quanto mi riguarda, io mi riconosco abissalmente lontana da tale pienezza, allora non mi resta che dire"Signore SOS".

Mi interrogano però i cosiddetti "martiri non cristiani"... : mi pare che debbano trovare in sè la gratificazione necessaria a tale martirio. Non è DONO estremo agape. E' forse affermazione estrema della propria idea, passione, ecc, ecc , a parte quelli che aspettano di raggiungere il paradiso col martirio, ovviamente. Grandezza morale che non mi ho certo diritto di poter giudicare, mi facevo la domanda solo per distinguere un po' cosa possa essere la molla umana al martirio. Sembrano i due estremi che arrivano ad assolutizzarsi toccandosi: passione estrema e morte... cosa dici?

Un abbraccio
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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Gio 27 Dic - 20:24

Mi piace ciò che ha detto Jean durante l'ultimo incontro a Legnano: il martirio cristiano non è una questione di coraggio o di muscoli, ma è un'abbondanza di amore.
Più si prosegue nel cammino spirituale, più si scopre il proprio nulla e contemporaneamente la misericordia sconvolgente di Dio.
Quando si raggiunge un grado di trasformazione tale che non siamo più noi che viviamo, ma è Dio che vive in noi (come dice S. Paolo), vale a dire quando arriviamo alla "pienezza della Carità", allora è possibile il martirio, se viene richiesto, o comunque una "morte d'amore" (anche in un letto d'ospedale).
Questa è la nostra meta e dobbiamo fin da ora allenarci per raggiungerla, anche se ci sentiamo deboli. Ogni giorno insieme a Gesù possiamo morire un po' a noi stessi e fare un piccolo passo in più in Lui.
Tutto il resto sinceramente non so che cosa sia...forse proprio il contrario...un' estrema affermazione di sè, come tu dici...
A presto
Anna
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Per Tutti   Sab 5 Gen - 21:51

A proposito di Maritirio:

Dalla lettera 224 del 25 Aprile 1897 di santa Teresina al Padre Bellière:

"Mio caro piccolo Fratello, devo confessare che nella sua lettera vi è una cosa che mi ha addolorato: è che lei non mi conosce così come sono realmente. È vero che per trovare anime grandi bisogna venire al Carmelo: così come nelle foreste vergini, vi crescono fiori dal profumo e dallo splendore sconosciuti al mondo. Gesù, nella sua misericordia, ha voluto che tra questi fiori ne crescano anche di più piccoli. Io non potrò mai ringraziarlo abbastanza, poiché [2r°] è grazie a questa condiscendenza che io, povero fiore senza bellezza, mi trovo nella stessa aiuola delle rose mie sorelle. O Fratello mio! La prego, mi creda, il buon Dio non le ha dato per sorella un'anima grande, ma un'anima molto piccola e assai imperfetta.
Non creda che sia l'umiltà ad impedirmi di riconoscere i doni del buon Dio: so che Egli ha fatto in me grandi cose Lc 1,49 e lo canto ogni giorno con gioia. Mi ricordo che deve amare di più colui al quale più è stato perdonato, Lc 7,47 e così cerco di fare in modo che la mia vita sia un atto d'amore e non mi preoccupo più se sono una piccola anima, al contrario me ne rallegro. Ecco perché oso sperare che «il mio esilio sarà breve», ma non già perché io sia pronta: sento che non lo sarò mai se il Signore non si degna di trasformarmi Lui stesso; Egli può farlo in un istante. Dopo tutte le grazie di cui mi ha colmata, aspetto ancora questa dalla sua misericordia infinita.

Lei mi dice, fratello mio, di impetrarle la grazia del martirio. Questa grazia l'ho spesso sollecitata per me, ma non ne sono degna e veramente si può dire con san Paolo: «Non è l'opera né di chi vuole né di chi corre, ma di Dio che fa misericordia».5 Rm 9,16 Poiché sembra che il Signore non voglia accordarmi che il martirio dell'amore, spero che mi permetterà, per mezzo suo, di cogliere l'altra palma alla quale aspiriamo. Vedo con piacere che il buon Dio ci ha donate le stesse aspirazioni, i medesimi desideri. L'ho fatto sorridere, mio caro piccolo Fratello, cantando «Le mie Armi». Ebbene, la farò sorridere ancora dicendole che, [2v°] nella mia infanzia, ho sognato di combattere sui campi di battaglia!... Quando cominciavo ad imparare la storia di Francia, il racconto delle imprese di Giovanna d'Arco mi estasiava, mi sentivo nel cuore il desiderio e il coraggio di imitarla: mi sembrava che il Signore destinasse anche me a grandi cose. Non mi ingannavo, ma al posto di voci del Cielo che mi invitavano al combattimento, udii nel fondo dell'anima mia una voce ancor più dolce, quella dello Sposo delle Vergini che mi chiamava ad altre imprese, a conquiste più gloriose e, nella solitudine del Carmelo, ho capito che la mia missione non era quella di fare incoronare un re mortale, ma di far amare il Re del Cielo e di assoggettargli il regno dei cuori."
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