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 Tristezza (accidia) nella vita spirituale

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Jean
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MessaggioTitolo: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 19 Apr - 19:20

Una persona mi ha scritto questo:

Fedele ha scritto:

Carissimo jean,
ho fede e credo, come dici che il Signore vuole per noi la felicità e che in Lui possiamo trovare quella vera, ma allora perchè mi sento invadere, tante volte e come ora, dalla malinconia o tristezza non so, e a fatica trattengo le lacrime, da dove arriva? La devo allontanare?
Grazie
N.


Ultima modifica di il Dom 30 Apr - 17:57, modificato 1 volta
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 19 Apr - 20:01

Carissima Fedele,
Cosi, "rapidamente", posso al meno segnalare 5 punti:

1- Ci sono come "spiriti" (negativi) di tristezza (o altro) in noi sia che sono messi per la nostra lotta (come la tentazione è per spingerci a crescere, e quindi: non si lascia fare da questi "spiriti" che ci invadano, ma bisogna lottare puntando sul Centro: Gesù voluto solo per se stesso (non per i doni che ci dà)), sia che fanno parte della tapa di purificazione nella quale ci troviamo. (sono quasi la stessa cosa le due possibilità)
Quindi è comunque una chiamata per salire, crescere e non lasciarci prendere da questi spiriti: è la stessa dinamica della tentazione che ho spiegato nel Corso. Non indurci in tentazione e come la tentazione è come un gradino della scala da salire, e non un ostacolo. Tutto cio che accade nella nostra vita spirituale è finalizzato dalla nostra crescita spirituale.

2- San Paolo, parlando in genere, dice che ci sono due tipi di tristezze: una che porta alla morte e una alla Vita. Se è una tristezza in Dio, vuol dire che è una tristezza di non fare una cosa che è volontà di Dio. La morte dell'uomo vecchio è una bella tristezza, nel senso che è il segno di una vittoria! Quindi qui, chi è triste è l'uomo vecchio in noi, e quindi, bene per lui se muore.
Quindi bisogna cercare di vedere il motivo della tristezza. (se non si riesce si va al 1° o 2°)
Ecco la citazione: "La tristezza secondo Dio infatti produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto; ma la tristezza del mondo produce la morte." (2 Co 7,10)

3- In un'altro passo, san Paolo dice: "Rallegratevi del continuo nel Signore lo ripeto ancora: Rallegratevi" (Filippesi 4,4). Qui, c'è un insegnamento molto profondo e che puo' sembrare molto strano per molti: la gioia (essere nella gioia) è una scelta personale! O diciamolo cosi: c'è una gioia (ma anche una tristezza) provata, sentita, subita, passiva e una voluta, scelta. Quindi se san Paolo dice: "rallegratevi", significa che possiamo farlo, dipende da noi, e quindi egli vuol attirare la nostra attenzione sul fatto che qui la nostra libertà puo' (e dovrebbe) reaggire e non dobbiamo accontentarci di subire tutto passivamente, aspettando giorni (o ore) migliori.

4- Questo è in genere. Bisogna vedere più al profondo anche aspetti psicologici. Pero', a volte sentimenti "negativi" sono forze tremende di cambiamento e di lotta e di vittorie. Le persone che hanno paure, e che hanno cercato di vincere le loro paure hanno a volte avuto delle realizzazioni tremende nella vita. Quindi le cose "negative" sono come potenzialità, vasche vuote che aspettano il nostro sforzo per riempirle. Quindi si vede qui le grande potenzialità che Dio ha messo in noi. Capire questo, puo' fare di noi delle persone molto feconde.

5- Un ultimo punto: possiamo dire anche che si puo' a volte partecipare (se la carità è cosi forte, o allora per nature molto sensitiva) alle sofferenze altrui. Qui, c'è un'intercambio, misterioso. E va combattuto, come si fa per noi stessi: con la preghiera. Io bombardo questi sentimenti quando provengono (nello stomaco spesso per me) con "Ave Maria" finchè svaniscono. È come che si fosse che una persona mi sta misteriosamente chiedendo aiuto. Una Madre è spesso anche attaccata (il cordone ombelicale psi) ai figli e prova tutto! Ma bisogna qui gestire il "Plexus Solare", imparare a chiudere questa porta. Sono discorsi molto profondi, ma sono un altro soggetto. Quindi qui, ci sono due aspetti:
a) Naturale (es: madre-filgio o come medico: il transfer, ma anche grande sensitività) va anche trasformato progressivamente, tramite la crescita stessa della vita spirituale.
b) Spirituale (partecipazione misteriosa, tramite la carità, azione dello Spirito Santo, alla sofferenza altrui)

Non esitare a tornare su uno di questi punti se non è chiaro. Spero che troverai elementi di risposte per te.
Jean


Ultima modifica di il Mer 19 Apr - 20:39, modificato 1 volta
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Jean
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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 19 Apr - 20:34

Nota: "accidia spirituale" è il termine tecnico che si usa a volte per "malinconia". E' un soggetto classico nella vita spirituale. E' una delle "malattie"/tentazioni più frequente tra i monaci del deserto, isolati (o in clausura). Ma è tipica di qualsiasi vita spirituale seria. E' una delle sette "porte" (o centri) del nostro essere spirituale, (chiamate anche peccati capitali). Santa Teresa ne parla anche (nel libro delle Fondazioni)

Metto anche questo testo di S Govanni della Croce:


Notte Oscura, Libro I, CAPITOLO 7

Ove si parla delle imperfezioni che provengono dall’accidia spirituale.


2. Anche per quel che riguarda l'accidia spirituale, abitualmente i principianti si annoiano negli esercizi spirituali più elevati, anzi li evitano, perché li trovano contrari alle consolazioni sensibili. poiché nelle cose spirituali sono molto attratti dalle dolcezze, quando non ve le trovano si annoiano a morte. Se talvolta non sentono nella preghiera la soddisfazione richiesta dal loro gusto - occorre pure che alla fine Dio li privi della soddisfazione e li metta alla prova -, non vorrebbero più ritornarvi; altre volte l'abbandonano o vi vanno di malavoglia. Così, cedendo all’accidia, non imboccano il cammino della perfezione, che consiste nella rinuncia alla propria volontà [e nel piacere a Dio, e seguono invece quello della gioia e della soddisfazione della loro volontà] .In questo modo cercano la soddisfazione personale più che la volontà di Dio.

3. Molti di loro desiderano che Dio voglia ciò che essi vogliono; si rattristano per essere obbligati a volere ciò che vuole Dio, provando ripugnanza a conformare la loro volontà a quella di Dio. Molte volte arrivano a pensare che ciò a cui non sono portati e in cui non provano gusto non sia volontà di Dio; al contrario, quando si sentono soddisfatti, credono che lo sia anche Dio. Riducono Dio alla propria misura, anzi che conformarsi a lui. Invece il Signore nel vangelo insegna proprio il contrario, quando afferma che chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà (Mt 16,25).

4. I principianti mostrano persino intolleranza quando viene comandato qualcosa che dispiace a loro. Lasciandosi guidare dal piacere e dalle delizie dello spirito, sono molto fiacchi di fronte allo sforzo e alla fatica richieste dalla perfezione. Sono simili a coloro che si nutrono di cose elevate, ma rifuggono con tristezza da ogni asperità; si scandalizzano della croce, nella quale si trovano tutte le delizie spirituali. Al contrario, le realtà, quelle più spirituali, procurano loro solo disgusto, perché pretendono di camminare a modo loro nelle vie dello spirito e di seguire i capricci della loro volontà. Per tutti questi motivi provano una profonda tristezza e una grande ripugnanza ad imboccare la via angusta che conduce alla vita, di cui parla Cristo (Mt 7,14).

5. Basti per ora aver parlato di queste tra le molte imperfezioni in cui cadono i principianti nel primo stadio. Ciò dimostra quanto sia necessario che Dio li collochi nello stato di proficienti. Tale passaggio si realizza quando vengono introdotti nella notte oscura, di cui parlerò tra poco. Nel corso di questa purificazione il Signore li distacca da tutti i gusti e le delizie, per poi immergerli nell’aridità pura e nelle tenebre interiori. In questo modo li purifica da tutte le loro imperfezioni e infantilismi, perché acquistino la virtù per vie molto diverse. Infatti, anche se i principianti si dedicheranno a una dura mortificazione di sé in tutte le loro azioni e passioni, non vi riusciranno né in parte né in tutto fin che Dio non realizzerà tale trasformazione passivamente e purificherà l’anima nella suddetta notte oscura. Ma perché possa dire qualcosa di utile su di essa, voglia Dio concedermi la sua divina luce. Questa mi è proprio necessaria per parlare di una notte così oscura e per trattare di un argomento così difficile a spiegare e a far comprendere. Ecco, dunque, il verso:
In una notte oscura.
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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 26 Apr - 19:28

Una persona mi ha scritto questo:

Fedele ha scritto:
Sul punto 3 la gioia passiva e quella voluta non è un po’ come la Croce che ci viene data e quella invece scelta? Sulla Croce per scelta non so, ma la gioia molto tempo fa l’ho scelta (o almeno ci ho provato) nel portare le croci terrene sia mie che delle atre persone.

Queste domande toccano cose molto profonde:

I- Chiarimento:
Parlavo di una cosa che tocca tutto in generale nella nostra vita, la differenza tra un cosa provata (come risultato sia di avvenimenti esterni, sia dell'azione di Dio), passivamente, e una cosa scelta. Cioè la differenza in noi tra l'atto e il sentimento.
Mi spiego: abbiamo da una parte: l'atto che poniamo liberamente, e dall'altra parte, abbiamo il sentimento che proviamo (sia come risultato dell'atto (soddisfazione interiore) sia da cose esterne contrarie a noi o "con noi"). Quindi c'è una differenza tra l'atto e il sentimento. Questo è un punto di discernimento molto importante nella vita spirituale. Perché se si basa solo su quello che è provato (il sentimento), aspettando che le cose cambino, alla fine, niente accade. In fatti siamo noi anche a prendere parte nella crescita, facendo atti.

II- Diversi tipi di Croci:

1- (a e b) Tu parli qui della Croce scelta (cercare delle Croci supplementari per amare Dio) e quella scelta e accettata essendo inerente al nostro cammino di purificazione. E' una problematica diversa da quella del paragrafo precedente. Qui si tratta di accettare (perché l'avremo capito) la Croce che è inerente alla nostra purificazione, trasformazione, divinizzazione. Ma andare oltre la misura, e cercare delle croci per provare a Dio che lo amiamo (o per altri ragioni psicologiche di "compenso" o di…) è un'altra cosa! Non è buono, perché nutre l'orgoglio spirituale. La via spirituale non è nell'essere sommersi di Croci, di più croci possibili, ma di fare la volontà di Dio. Nutre meno il nostro "io spirituale", ma ci fa andare avanti meglio nel cammino di crescita.

Allora una croce "data", se è data dalla Providenza, la sua vera causa – anche se puo' non essere visibile per noi – è la nostra purificazione, il nostro distacco, ecc… ecc… Gesù ci dice di portare prima la nostra Croce! Quindi di impegnarci a crescere! A seguire il nostro proprio cammino di crescita, di scegliere la via stretta della volontà di Dio (non la via larga di altre intenzioni). Questa è una scelta.

2- E' vero che chi non "entra" veramente nel cammino spirituale continua ad avere delle "croci" ma sono diverse! È come bloccato in un posto, e le cose di complicano per lui/lei (non da parte di Dio, ma da parte sua, come uno che si mette sotto la pioggia senza ombrello, non è colpa di Dio se si bagna. E non è che Dio li manda la pioggia come punizione! Questi sono concetti strani a Dio, eppure molto sparsi.). Mentre chi si incammina di modo decisivo, tutto quello che li accade è per il suo bene. Quindi avendo accettato di incamminarsi, accetta anche la purificazione inerente a questo cammino (e non è colpa di Dio che bisogna purificarsi). Quindi le croci qui sono inerenti alla purificazione. E' una cosa molto più grande che si è deciso di fare: incamminarsi. Ma in modo implicito, si è scelto di "portare la sua propria croce" e quindi di entrare in una nuova intelligenza degli avvenimenti e delle sofferenze. Qui, se la persona è determinata, ci sono meno croci assurde, molto di meno, quasi nessuna! Mentre per chi è rimasto indeciso nell'entrare per la porta stretta di un cammino che porta all'unione, le croci sono diverse! Sono un po "assurde" nel senso che sono accumulazioni di complicazioni, che potrebbero essere evitate.
Qui, il destino di questa persona è, in un certo senso, fuori dalle mani di Dio. Perché Dio rispetta la nostra libertà.

3- Poi dopo, si parlerà di aiutare a Gesù, di portare la "sua" Croce, come san Paolo dice: "completo in me cio' che manca al Corpo di Cristo"… si aiutano gli altri cosi. E' quindi un terzo tipo di croci!

III- Una domanda:

Ma perché c'è croce inerente al cammino? Perché non si nasce puro e unito a Dio?

Senza entrare in discussioni che non finiscono mai (peccato originale, ecc..), vorrei mettere in rilievo un punto importante. Sant'Agostino dice : "Dio ci ha creati senza chiederci il permesso. Ma non ci salva senza il nostro consenso", senza la nostra collaborazione. Quindi anche se tutta la Salvezza è realizzata da Gesù sulla Croce, anche se ci ha ottenuti tutte le grazie, rimane il fatto che per riceverli, abbiamo bisogno di "voler" riceverli, di collaborare con Dio, di corrispondere al queste grazie, di scegliere di amare, di seguire Gesù. E questo coinvolge tutta la nostra vita! Quindi siamo in quel senso co-autori della nostra salvezza! Non ci si salva cosi, senza accorgersene! Ci si lavora, lo si sceglie, migliaia di volte. Non siamo come gli angeli, dove un solo colpo è decisivo per cambiare tutto. Abbiamo bisogno di una successione di atti per arrivarci. Quindi siamo veramente invitati a "voler", a scegliere di essere salvati! Non basta dire : "si". Come l'esempio della Danza che prendo nel Corso. La scelta della prima possibilità è presente: rimanere seduti quando Gesù ci invita di alzarci per ballare.

Quindi invece di soffermarci sull'aspetto doloroso del cammino, invece di soffermarci sulle croci e piangere tutta la sua vita (non parlo a te, ma parlo in genere), è buono di renderci conto della immensa dignità nostra: dipenda da noi di andare avanti o no, siamo liberi di andare avanti o no. Possiamo decidere del grado di gloria che sarà il nostro, possiamo allargare la nostra capacità di ricevere Dio, e di partecipare alla sua vita divina! Santa Teresina dice: quando ho capito questo (quando ho capito che le cose dipendevano da me) ho scelto tutto! Ho voluto tutto!

Quindi invece di prendere l'aspetto "negativo" della Croce, si puo' vedere in queste cose tutta la nostra grandezza di essere capaci di dire di si, di rinnovare questo si, di essere co-autori della nostra salvezza! Quindi alla domanda: perché croci inerenti alla purificazione? Si puo' rispondere: perché sei co-autore della tua vita spirituale. Se hai paura della croce, e non la capisci, allora, certo, niente accade, e le cose si complicano. Ma se la Croce nasconde in se la Grazia, la tua dignità di scegliere Dio (o di non sceglierlo), allora quanti torrenti di Grazie riceverai, perché sarai andato oltre la crosta della Croce, e avrai capito che la sofferenza non è voluta per se, e che nemmeno è voluta, anzi capirai che qui la GRAZIA, lo Spirito Santo ti aspetta. Quindi oltre il dolore, c'è la Vita… e non si sofferma sul dolore, ma ci si immerge nella Vita che Dio ci dà.
In verità tutto è racchiuso dentro questa Croce (o dentro Gesù sulla Croce). E' il fulcro dal quale esce tutto. I mistici l'hanno capito, e hanno abitato la zona del Golgota, non per masochismo, ma perché i loro occhi sono andati oltre alla sofferenza: hanno capito che la pienezza di Dio si trova sotto sotto.

Cosi, si cammina veloce… molto veloce…

Chi cerca dolore avarà dolore, ma chi cerca la Vita, avrà la vita! Ecco la scelta interna alla scelta della croce.
Come l'abbiamo detto in fatti, nella Croce ci sono diversi livelli:
a) sofferenza del corpo
b) sofferenza dell'anima
c) Dio che si dà.

La sua sofferenza nel suo corpo ci libera dei legami del corpo nostro e delle sue schiavitù. La sua sofferenza nella sua Anima, ci libera dei legami della nostra anima. E cosi, liberati, camminiamo immersi in Dio. Liberi di Seguirlo laddove va. Ecco un aspetto della Scienza della Croce.


Jean
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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 26 Apr - 20:21

Fedele ha scritto:
Sul punto 4 penso alle cose negative come possibilità che abbiamo di trasformarle in positive e
quindi un allenamento nel lavoro della trasformazione.

Sopra ho fatto allusione al fatto di poter aiutare Gesù a portare la sua Croce.
Entra anche in considerazione il fatto che la Croce di Gesù ci da la possibilità di trasformare non solo noi stessi ma anche a volte (non sempre come lo vogliamo o auguriamo) le situazioni. Quindi chi ama Gesù, non ama solo il Capo, ma ama anche il Corpo (non si possono separare), quindi: gli altri, le situazioni, la terra, cio' che si fa su questa terra. E quindi la forza trasformante della Croce è capace – se lo scegliamo e se lo vogliamo – di trasformare anche la realtà umana che ci circonda, i nostri fratelli (se lo vogliono), il mondo intero. Non posso solo amare Gesù per me stesso, amare il Capo, Gesù di Nazareth, e poi dimenticare il Suo Corpo. E ogni essere umano è – potenzialmente – suo Corpo, e per questo va amato e servito. Perché li si ama Gesù e si serve Gesù. Non si sceglie chi amare e chi servire. E quindi, Gesù ci chiede di amarLo nei nostri fratelli.

Quindi se siamo toccati in modo negativo da persone e/o da avvenimenti, siamo chiamati a viverli "nella Croce" e "nello spirito della Croce": cioè vendendo nella Croce una forza straordinaria per trasformare il male in bene superiore! Il male rimane "male" se non lo si mette dentro la Croce, se non lo si integra nella nostra preghiera, guardando la Croce! Il male rimane in circolazione! Amici, non lo lasciamo in circolazione, non rimaniamo come gente senza Speranza ("Ave Crux spes mea"), con un Dio incapace di entrare nella storia, di agire nella storia nostra quotidiana! No! Se lo lasciamo disoccupato, Dio non è Maestro della storia! Dio non è ipso facto Maestro (non si impone agli essere liberi che siamo)! Siamo noi a farlo Maestro, se lo vogliamo, se noi vogliamo mettere "il male che ci fa male" dentro Gesù-Crocifisso! Perché Gesù è Vincitore, ha vinto il male! Il male, ragazzi, rimane in giro se non lo mettiamo nel TRASFORMATORE: Gesù sulla Croce. Egli, li, è più che attivo, è l'Attività Stessa, l'Agnus Domini, il sollevatore, il elevatore. Non ci sono altre attività trasformatrici fuori di questa: prende il male e rende il Bene, rende un "Bene superiore".

Abbiamo di fatti 1- il Bene, poi 2- il Male, poi (il male non ha l'ultima parola) abbiamo: 3- il Bene superiore. Ma nel trarre il "Bene superiore" dal Male, il nostro ruolo è capitale. Non si fa senza di noi! Quindi la potenza trasformante della Croce, ci aspetta per essere data/comunicata agli altri. Come dice san Paolo: siamo dei "collaboratori di Dio". Il Torrente della Redenzione, che sale dal Costato di Cristo, aspetta noi per darlo.
Ecco quindi i Servitori che salgono al Cielo aperto (il Costato), attingono, e poi scendono! (cfr. Gv 1,51: “Amen, amen dico vobis: Videbitis caelum apertum et angelos Dei ascendentes et descendentes supra Filium hominis ”)

Le Chiavi della trasformazione del mondo sono tra le nostri mani. Beati voi, che avete la vita sulla terra, perché potete fare tanto del "Bene superiore". La Porta del Costato di Cristo è aperta! Andiamo ad attingere per dare ai nostri fratelli, ai nostri nemici, alle cose negative, al male. Maria ci insegna a "prendere Giovanni" ("ecce filius tuus") come figlio, a prendere i fratelli e a generarli.
Prendere i nostri fratelli come Figli… potenzialmente "figli di Dio".
Ecco un altro aspetto della Scienza della Croce.

Jean
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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 26 Apr - 21:18

Fedele ha scritto:

Non capisco “le vasche vuote”?


Riprendo la mia frase prima (presa dal n°4 sopra), poi rispondo. Ecco la citazione:

"Bisogna vedere più al profondo anche aspetti psicologici. Pero', a volte sentimenti "negativi" sono forze tremende di cambiamento e di lotta e di vittorie. Le persone che hanno paure, e che hanno cercato di vincere le loro paure hanno a volte avuto delle realizzazioni tremende nella vita. Quindi le cose "negative" sono come potenzialità, vasche vuote che aspettano il nostro sforzo per riempirle. Quindi si vede qui le grande potenzialità che Dio ha messo in noi. Capire questo, puo' fare di noi delle persone molto feconde."

Siamo dentro l'essere umano. Certe cose in noi, le vediamo come cose negative. Prendo come esempio sopra: la paura o il dubbio. Sono cose che consideriamo come negative! O anche alcuni difetti. Come san Paolo che dice:

"7Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l'allontanasse da me. 9Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte." (2 Co 12,7-10)

Una cosa ci sembra un male, ma in fatti è come una potenzialità, una fonte dalla quale nasce il bene, un bene superiore! Se il dubbio viene preso seriamente, una ricerca, un'attività, una preghiera, e quindi è come una "fonte" (invece di "vasca" che è chiusa di sotto). Ma se, invece, si fugge del dubbio, non si arriva a risolverlo. Se non si affrontano le cose che sono in noi, se fuggiamo da esse, alla fina, stiamo fuggendo dalla nostra propria terra! E il Seme divino non ha altri posti per incarnarsi!!! Dio ama la terra del nostro essere e vuole incarnarsi. Ma se noi, abbiamo un rifiuto di noi stessi, come allora potrà veramente amare questa Terra? Come potrà incarnarsi?

Il vuoto in noi, è il vuoto della Vasca [ci sono piccole vasche nella grande Vasca della nostra anima] che siamo noi, e questo vuoto è chiamato a essere riempito di felicità. Ma se uno fugge da questo vuoto, se non entra in se stesso, non c'è futuro per lui! Perché ha negato l'esistenza del luogo stesso dell'Incarnazione: il suo cuore, la sua anima, che sono immensi (ma rimangono sconosciuti per lui)!

Il primo Comandamento dice: "amerai con tutto te stesso"! Ma se una parte di te stessa la nascondi a te stessa, non la "riconosci" (parola profonda: ri-con-nascere), allora rimane questa parte nell'ombra, non esposta alla Luce trasformante di Gesù. Questa potenzialità in me, questa vasca (capacità di contenere Dio) rimane vuota, anche se abbiamo messo un coperchio sopra e facciamo finta che tutto va bene!

Questo intendevo con "vasca".

La vasca è fonte di energia, luogo dove si genera in noi la Vita nuova. Centro energetico forte.

C'è qui, in questo paragrafo citato sopra (il n°4) qualche cosa di molto molto profondo, pratico e liberante.

Siamo noi a qualificare la paura come un "male", a classificare il "dubbio" come un "male". Stupidi che siamo! La fede vera nasce dal vero dubbio! L'accettazione vera nasce dal vero rifiuto dell'impegnarsi totalmente per rispondere!

"28 «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli e rivolgendosi al primo disse "Figlio, va' oggi a lavorare nella mia vigna". 29 ma egli rispose e disse: "Non voglio"; piú tardi però, pentitosi, vi andò. 30 Poi, rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: "Sí, lo farò signore ma non vi andò. 31 Chi dei due ha fatto la volontà del padre?». Essi gli dissero: «Il primo»." (Mt 21,28-31)

Quindi Gesù loda chi ha cominciato bene guardando in se. Le belle parole non servono, serve di entrare in se, e di non solo accettare cio che vediamo dentro di noi (spesso una casa in disordine, con porte e finestre che non si fermano, polvere, ecc…) ma di amare cio' che vediamo, nel senso di deciderci di prendere quello che vediamo e di lavorarci! Amare vuol dire prendere il "pondus", il peso dell'amore. Quindi amare se stesso (che è il primo dovere) significa di accettare la sua propria casa interiore, come è, di impegnarsi per essa! Se si rimane fuori, si fanno belle cose, ma tutto è vuoto, perché la casa è tremendamente disoccupata, vuota, in disordine ecc…

Ecco quindi le vasche in noi, da amare, sapendo che sono destinate ad essere riempite di acqua, e che questa acqua diventerà vino, con l'azione di Gesù!

Avere paura di se stesso, ma che disastro! Non voler nemmeno entrare nella sua propria stanza! Ma che disastro! Tutto nasce dalla stanza interiore, in noi! Non c'è salvezza che cammina per aria, senza piedi! Nasce dal Dio che abita nel più profondo del nostro essere! Non nasce delle nostre azioni, dalle nostre fughe! No! Quindi le vasche sono da vedere, da amare (portarne il peso), e da prendersene cura.
Quando dicevo sopra: "tutto nasce dalla stanza interiore", mi ha fatto pensare ai padri del Deserto e ai mistici che hanno sempre raccomandato questi momenti di solitudine con Dio. San Bernardo diceva che rimanere in Stanza (la Cella del Monaco), e non andare in giro, è la porta di entrata dentro la Cella interiore. Quindi, il calmarsi e sedersi (consiglio di Dio al monaco Arsenio), è un primo atto del corpo, necessario, che dispone l'anima e il cuore per essere amati da Dio e ad amare. Non si puo' prescindere dalla solitudine della stanza!

Non so se è chiaro.
Jean
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Anna rita



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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Mer 26 Apr - 23:03

la accettazione della croce come momento di liberazione ,poi la croce come momento di trasformazione (di "rivoluzione",direi ),ci sono più o meno già stati ripetuti anche in altri casi.
la croce come "prendere il fratello come figlio"è pure nota.
in un certo senso a questa si collega il punto 5 ,a),e b).ma nel punto 5 compare il concetto del trasformare l'empatia in condivisione spirituale,che richiede tutto un percorso ulteriore.
e poi il s. Paolo del "vivo in me quello che manca alla Passione di Cristo",questo non mi è mai chiaro a sufficienza.osare una posizione come questa a volte mi sembra un rischio di somma presunzione.

grazie anna rita
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emanuela

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MessaggioTitolo: Re: Tristezza (accidia) nella vita spirituale   Ven 28 Apr - 17:54

il pensiero della Croce scelta mi è nato nel leggere Santa Teresina che desidera le sofferenze della Croce (o quelle del martirio), come croce suplementare per amare Dio:
non ho compreso quanto dice San Paolo, completare in se stessi ciò che manca al Corpo di Cristo, ma cosa può mancare al Corpo di cristo?
Grazie emanuela
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